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Il manto pomellato

Il mantello pomellato nasce come sistema di difesa mimetico molto probabilmente durante la preistoria; prove evidente sono le pitture rupestri a Lascaux e Pech-Merle in Francia, risalenti al 20.000 a.C.
Cavalli pomellati compaiono in moltissimi manufatti ritrovati nelle tombe di sciiti, celti ed etruschi; dall’ VIII secolo poi, arazzi e manoscritti testimoniano come i pomellati fossero presenti in un’ampia area che andava da Costantinopoli fino in Spagna, per poi diffondersi anche in Inghilterra, Danimarca e Scandinavia. Le varietà pomellate europee nacquero dalla razza spagnola, dove appunto era presente un gene pomellato, come testimoniano diversi dipinti che rappresentano esemplari spagnoli dell’allevamento di Lipizza e Vienna.
L’Appaloosa e il Knabstrup, le razza pomellate per eccellenza, discendono entrambe dai cavalli spagnoli.
Le caratteristiche tipiche di questo mantello sono la cornea bianca, la pelle chiazzata intorno al muso e ai genitali e gli zoccoli striati.

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Le principali razze americane

La storia del cavallo in America comincia “solo” 4 secoli fa, e quindi vive uno sviluppo molto più breve rispetto alle altre razze equine. I cavalli americani discendono da quelli importati dai conquistadores spagnoli e vennero allevati in parte nella zona delle prime colonie, in parte nella vasta area delle grandi pianure, dove vissero le più famose tribù indiane. L’ubicazione di queste razze sulla cartina non può quindi essere molto precisa…perciò leggetela come un’indicazione generica. Ora iniziamo!

Fonte : Pironato Reining Horses

L’Appaloosa in principio venne allevato dalle tribù indiane Nez-Percè e Palus o Palouse, dal nome della fertile prateria sita tra gli stati di Washington e Idaho e da cui prende origine anche la denominazione di questa razza. La caratteristica che rende l’Appaloosa famoso in tutto il mondo, è il manto pomellato; i tipi di mantello previsti dallo Stud Book di razza sono diversi, senza contare che ad essi si aggiungono infinite variazioni e combinazioni; tra i principali troviamo il leopard, dove su uno sfondo bianco ci sono macchie scure sparse ovunque, il blanket, quando la zona delle cosce e della schiena, è di colore bianco con delle macchie scure, e il roan, quando su uno sfondo scuro si mescolano peli bianchi sparsi più o meno uniformemente su tutto il corpo. Cavalli con entrambi i genitori Appaloosa, possono nascere senza alcuna pomellatura, in quel caso si parla di mantello solid. I puledri inoltre possono cambiare diverse volte la colorazione del mantello durante la crescita, prima di arrivare a quella definitiva che si sviluppa intorno ai 3 anni.

Chi come me ha visto e rivisto il film della Dreamworks “Spirit”, saprà bene chi sono i cavalli Mustang. Il termine è una deformazione del termine spagnolo “mesteño” che vuol dire “senza padrone”, “non domato”; infatti dei primi cavalli importati in America, alcuni fuggirono o vennero abbandonati e sopravvissero adattandosi all’ambiente e spostandosi in branchi soprattutto nelle regioni dell’America occidentale. Attualmente si trovano in Messico e in California e sebbene ci siano stati alcuni momenti in cui questa razza sembrava destinata ad estinguersi, è ora una specie protetta dalla legge americana. I mustang vivono in branchi di circa 15 individui, e lo stallone capobranco difende sé e gli altri cavalli da altri stalloni o da predatori come puma, orsi e coyote che minacciano i puledri.

Fonte : Pironato Reining Horses

Un’altra grande razza americana è quella del Paint Horse: il nome deriva da “pinto” che in lingua spagnola significa dipinto e, sebbene inizialmente il nome indicasse solo un mantello, dal 1936 sta ad indicare una razza equina a tutti gli effetti. La selezione che ha portato alla formazione di questa razza si deve al particolare interesse che il mantello pezzato ebbe presso gli indiani; furono apprezzati, tanto da divenire quasi un loro segno distintivo, soprattutto dai Comanche, perché grazie alla loro colorazione si mimetizzavano facilmente nell’ambiente. Si parla di mantello tobiano quando su fondo bianco si presentano pezzature di tinta differente, e di mantello overo quando ci sono pezzature bianche su un fondo di diverso colore.

Fonte : Pironato Reining Horses

E infine arriva lui, il Quarter Horse, la razza più antica d’America; creato dai coloni della Carolina e della Virginia e derivata dagli incroci di cavalli Arabi, Berberi e Spagnoli con cavalli di razza inglese, è un cavallo muscoloso, scattante, dalla grossa mandibola e le orecchie piccole, imbattibile sulle brevi distanze (venivano fatti correre sulle strade principali dei paesi, su una distanza di circa un quarto di miglio, in inglese quarter). Si scoprì in questo animale un’ innata predisposizione per ciò che viene definito “cow sense”, e si dimostrò utile nel controllo del bestiame soprattutto per isolare un vitello dal resto del branco. La razza è tutt’ora una delle più popolari d’America ed è il protagonista indiscusso di molte discipline western.

Ci sono altre razze americane come il Morgan, il Tennesse Walking Horse o il Palomino…tu ne conosci altre? Vuoi parlarcene? Scrivici nei commenti!!!

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Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia · Uncategorized

Il nitrito della buonanotte / Il circo equestre

Sento necessario fare una piccola premessa: spero che gli spettacoli circensi che prevedono l’uso di animali, spesso esotici, costretti ad esibirsi e a vivere in condizioni fortemente contrarie alla loro natura, vengano presto aboliti in Italia, come già è successo in altri paesi del mondo.
Detto questo, ciò che vi voglio raccontare stasera è il particolare legame che c’è sempre stato tra l’arte equestre e la storia degli spettacoli circensi.
Il circo inteso come esibizione di capacità fisiche, tecniche e di intrattenimento, ha una storia molto antica, ma è soprattutto nell’antica Roma che svolge il ruolo importante di intrattenimento del popolo dell’urbe. Allora come per molti secoli dopo, i cavalli erano i principali protagonisti, e il circo mantenne sempre un rapporto stabile con gli aspetti più evoluti dell’arte equestre.

Il circo moderno nasce nel 1700 a Londra, quando un ex sergente della cavalleria britannica, Philip Astley, fondò l’Astley’s Amphitheatre: l’ambiente era costituito da una pista circolare di 13 metri di diametro attorno a cui si sviluppavano a 360 gradi gli spalti per gli spettatori paganti. La pista circolare fu preferita al rettilineo poichè si era osservato che era più facile fare numeri acrobatici quando si galoppava in un cerchio stretto.
Alle esibizioni dei cavalli, che rappresentavano i più alti livelli di destrezza e virtuosismo equestri, si aggiunsero solo in seguito i numeri di funamboli, giocolieri, acrobati e clown. Gli intrattenimenti circensi ebbero grande fama anche a Parigi, dove Astley aprirà un secondo circo, l’Amphithéâtre Anglais; qui la fama di Astley continuerà sotto il nome di un suo socio, l’italiano Antonio Franconi, cavaliere e circense con cui i numeri di Alta Scuola rimasero una parte fondamentale e popolare del programma.

Un numero famoso era quello in cui il cavaliere rimaneva in piedi sul dorso di due cavalli lanciati al galoppo fianco a fianco; si tratta di un virtusismo già inventato dai cosacchi che se ne servivano in battaglia, ma con Astley venne eseguito per la prima volta all’interno di un circolo.
Le razze equine maggiormente utilizzate nei circhi erano gli addestratissimi Lipizzani dell’Alta Scuola, gli esili Arabi, che occupavano meno spazio sulla pista, e altre razze pesanti come i Frisoni. In ogni caso, ovviamente, si prediligevano soggetti dal temperamento calmo, con la schiena ampia e piatta e dall’andatura regolare e ritmica.

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Il nitrito della buonanotte – Holy Roller

Molti campioni, prima di diventarlo, sono esseri come tanti altri, o addirittura più sfortunati di altri. Sembra questo il caso di Holy Roller, un purosangue destinato alle corse che nasce nel 1992 in Australia e che già dalle prime ore di vita, sembra avere la sorte avversa: il parto dura più di un’ora, e lascia madre e puledro sfiniti, tanto che alcuni pensano che i due abbiano poche chances di sopravvivere. Dopo quasi un’altra ora però il puledro finalmente riesce ad alzarsi sulle gambe tremolanti, e quello che si troverà davanti lo stalliere, ha dell’incredibile. Il nuovo arrivato è più alto dei puledri di Clydesdale con cui divide il paddock! Holy Roller infatti è ricordato per la sua altezza, oltre il metro e 80, ben oltre quella dei normali cavalli da corsa, alti intorno ai 160cm.

Per quanto riguarda il peso, non fu possibile calcolarlo perchè il cavallo era troppo grosso per la bilancia, ma si stima che si aggirasse intorno agli 800 kg. Venne castrato in giovane età nella convinzione che questo avrebbe rallentato gli incredibili ritmi di crescita, ma così non fu.
L’essere così grosso, creava qualche difficoltà tecnica ai jockey che lo montavano: nelle gare Holy doveva stare verso l’esterno del campo da corsa, per aver abbastanza spazio per muoversi e distendersi senza finire schiacciato tra più cavalli; dalla sella poi non si riusciva a vedere bene i cavalli che correvano davanti, coperti dal collo e dalla testa di Holy. Quindi bisognava avere fiducia nel cavallo e lasciare che fosse lui a guidare il sorpasso. Anche la ferratura risultò essere un problema, perchè a differenza degli altri cavalli che avevano ferri lunghi circa 20 cm, Holy necessitava di un ferro lungo oltre 30.
Il cavallo vinse 12 delle 26 gare disputate; una delle più incredibili è la Waterford Crystal Mile corsa nel 1997, dove il cavallo, rimasto ultimo per buona parte della corsa, riuscì a superare tutti piazzandosi in prima posizione e tagliando il traguardo con uno stacco di 6 lunghezze dal secondo!

Guardate il video qui sotto.

Video Youtube – Holy Roller, Waterford Crystal Mile

Il cavallo venne ritirato dalle corse dove alcuni problemi ai legamenti, e venne acquistato da un veterinario, il dottor Hoare, che prima di mettere definitivamente in pensione Holy, ne scoprì un atleta di completo, sembra stando molto attento a non causare nuovi problemi alle gambe del cavallo. Disse di lui “sebbene venga ricordato per la sua taglia, non è questo il ricordo che abbiamo di lui. È la sua personalità e natura che lo faceva risaltare. La sua mole era intimidatoria ma era un gran gentiluomo. ”

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Speciale Halloween – Il cavaliere senza testa

Nel libro de “La leggenda della Valle Addormentata” (1820) conosciuta anche come “Sleepy Hollow”, viene raccontata una storia spaventosa: quella del cavaliere senza testa.

In vita, era un soldato tedesco a cavallo che, durante la sanguinosa guerra d’indipendenza statunitense venne ucciso da colpito da una cannonata che gli staccó di netto la testa.
Da quel maledetto giorno, lo spettro del soldato si aggira a cavallo nei pressi di una chiesa e di un cimitero vicini alla foresta, alla ricerca di una testa, spaventando a morte qualsiasi persona attraversi quella zona fredda e buia. Questo spettro oltre che dalle persone vive, è temuto anche da fantasmi e demoni perché non si limita a spaventare gli umani, ma arriva ad ucciderli.
Tuttavia esiste un modo per sfuggire al cavaliere: riuscire ad oltrepassare il ponte della Valle, perché secondo la leggenda, il fantasma non può oltrepassare l’acqua corrente altrimenti perderà i suoi poteri.

Nella notte di Halloween, il cavaliere senza testa si mette all’inseguimento di Ichabod Crane, un uomo che stava attraversando la foresta per tornare a casa dopo una festa. Crane rischia più volte di essere decapitato, ma il suo cavallo, galoppando senza sosta, riesce a portarlo oltre il ponte dove si ferma credendosi in salvo. Ma lo spettro ha in mano una zucca infuocata (jack-o’-lantern) che prontamente gli lancia con rabbia colpendolo in piena faccia.
La mattina dopo, gli abitanti della Valle trovarono a terra soltanto il cappello di Crane e una zucca spaccata, ma dell’uomo non si seppe più nulla…