Curiosita' · Storia

Gli indiani d’America e i cavalli

E’ noto che i nativi americani sono stati grandi uomini di cavalli e che l’arrivo di questo animale abbia rivoluzionato completamente la vita di queste tribù, divenendo un mezzo fondamentale per la caccia, gli spostamenti e il trasporto.

Eppure i primi nativi che incontrarono il cavallo portato dagli spagnoli, ne rimasero terrorizzati; non avendola mai vista pensarono fosse una creatura mostruosa e ostile. Poi però, riconoscendogli grandi doti e utilizzi, cominciarono a considerarlo un’animale sacro, portato dagli dei. Essendo il cane l’animale conosciuto che maggiormente assomigliava al cavallo, i nativi lo chiamarono con espressioni come “il grande cane dell’uomo bianco”, “cane misterioso” o ancora “cane daino”.
I Comanche furono una delle tribù maggiormente legata al cavallo; ne possedevano talmente tanti da usarli come merce di scambio per ottenere armi o altri beni. Questo grazie all’allevamento ma anche grazie alla cattura di esemplari selvaggi o tramite il furto. Un guerriero comanche, poteva arrivare a possedere tra i 50 e i 100 cavalli.
I nativi americani utilizzavano ancor prima dell’arrivo dei cavalli cinghie di cuoio che furono poi adattate per diventare briglie, lacci e capezze. Le prime selle, che comunque arrivarono molto più tardi, erano sacche di pelle di animale riempite con paglia e assicurate al dorso del cavallo con cinghie; divennero col tempo poi più elaborate, con staffe e decorazioni.
I cavalli, quando bisognava affrontare delle battaglie o delle battute di caccia, venivano decorati sul manto con simboli dai colori sgargianti e pezzi di stoffa colorati venivano attaccati alla criniera o alla coda; alcune tribù usavano anche delle maschere a forma di testa di bisonte con corna e piume per dar loro un’aria più aggressiva.

Tutto era legato anche alla componente magica che questi animali portavano con sè, essendo considerati esseri divini, soprannaturali. Anche il colore del manto aveva una certa valenza: alcune tribù preferivano i cavalli grigi, altre quelli neri, altre ancora quelli pezzati.
I bambini erano abituati a stare a cavallo fin da piccolissimi, e una delle prime importanti responsabilità di un ragazzino che si avviava verso la maturità, era quello di badare ai cavalli, a non perderli mai di vista ed ad assicurarsi che avessero sempre acqua a disposizione.

Anatomia · Consigli · Cura del cavallo · Curiosita'

Dove e come agisce l’imboccatura?

Ci sono moltissimi tipi di imboccatura, dal semplice filetto snodato ai morsi più complessi e severi. Oggi però vogliamo farvi capire cosa succede nella bocca del cavallo quando l’imboccatura entra in azione attraverso le nostre mani sulle redini.
Osserviamo quali sono i punti di contatto diretto con la bocca del cavallo:

  • LE BARRE. Sono la parte priva di denti che si trova tra gli incisivi e i premolari; qui il filetto si appoggia e crea sia pressione che sfregamento, ruotando nella bocca del cavallo;
  • LE COMMESSURE LABIALI. Sono la parte che collega il labbro superiore con quello inferiore; bisogna innanzitutto regolare i montanti dell’imboccatura affinchè non siano troppo corti col risultato che il filetto tiri troppo sulle commessure labiali; queste subiscono pressione quando le redini si tendono e possono essere anche pizzicate qualora si utilizzi un filetto con anelli mobili (come quello in figura, dove gli anelli possono ruotare);
  • LA LINGUA. Essendo sotto all’imboccatura, ne subisce il peso; nel caso di un’imboccatura snodata, la lingua ha maggiore spazio di movimento ma può venire schiacciata nel caso si tirino le redini perchè i bracci del filetto si avvicinano tra loro, come uno schiaccianoci; nel caso invece di un cannone monopezzo, lo spazio di movimento della lingua è inferiore, ma si evita l’effetto di schiacciamento.
  • LA BARBOZZA. E’ la parte tra il mento e la mandibola che viene coinvolta nel caso dei morsi provvisti di barbozzale, una catenella che passa su questa parte e la stringe quando l’imboccatura entra in azione.

Parti che possono ma non devono essere toccate dall’imboccatura sono il palato e i denti; sono entrambe parti che se coinvolte provocano grande dolore al cavallo. Per quanto riguarda il palato, può succedere che lo snodo del filetto spezzato lo tocchi, in particolare se l’animale tiene la testa sulla verticale o se ha un palato particolarmente basso; in ogni caso è una situazione da evitare, cambiando tipologia di imboccatura. I denti sono altrettanto delicati e rischiano di essere toccati qualora i montanti dell’imboccatura siano regolati male.
C’è poi la nuca che può essere coinvolta indirettamente nel caso di morsi che utilizzano le leve; quando si tirano le redini, la parte inferiore della leva va indietro, mentre la parte superiore va in avanti; in questo modo la pressione tramite i montanti arriva fino alla nuca, costringendo il cavallo ad abbassare la testa.

Indipendentemente dalla zona, la testa del cavallo è comunque da considerarsi una parte molto delicata e sensibile. La scelta pertanto dell’imboccatura e il controllo che questa, insieme ad ogni parte della testiera, sia correttamente utilizzata, devono essere fatti con la supervisione di un istruttore o di una persona con esperienza.

Cavalli famosi · Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia

Il nitrito della buonanotte / Sleipnir

Non so voi, ma i miti mi hanno sempre fatto sognare…storie di mostri, dei ed eroi sono parte del lascito della cultura greca e romana che ancora oggi appassionano e ispirano tante persone. Ma oggi non vi voglio parlare dei “soliti” miti; oggi vi voglio portare in terre lontane e molto fredde ma ugualmente ricche di leggende e personaggi strabilianti. Le terre di Thor e di Freia, dove si raccontava anche di Sleipnir, il grigio cavallo di Odino, che aveva 8 zampe.

Dal norreno antico, il nome significherebbe “colui che scivola” perchè di Sleipnir era nota l’incredibile velocità, tale da permettergli di correre sull’acqua e nel cielo. Questo cavallo così speciale era nato da un’inganno, ordito dagli dei per non perdere una sfida. Un gigante abile costruttore, si era detto capace di erigere un muro possente a difesa di Asgaror, il regno degli dei; tuttavia come ricompensa se fosse riuscito nell’impresa, chiese la dea Freia in sposa, il sole e la luna, una richiesta a dir poco esigente. Gli dei all’inizio accettarono, ma resisi conto che la costruzione sarebbe stata terminata in tempo dal gigante, anche grazie al suo infaticabile stallone Svaðilfǿri, chiesero a Loki, il dio degli inganni, di fare qualcosa. Egli si trasformò in giumenta e per tre notti sedusse il possente cavallo del gigante, impedendo a quest’ultimo di finire il lavoro. Perciò da Loki e Svaðilfǿri nacque un cavallo grigio con otto zampe, che diventerà la cavalcatura di Odino. Sleipnir era il più veloce e possente di tutti.

Nel frattempo Loki aveva giaciuto con Svaðilfǿri e in seguito diede alla luce un puledro. Esso era grigio, aveva otto zampe ed è il miglior cavallo fra gli dei e gli uomini.

da l’Edda in Prosa di Snorri Sturluson

Il numero otto, oltre a voler enfatizzare l’incredibile velocità del cavallo, sembra avere richiami allo sciamanesimo; 8 infatti sono le direzioni cosmiche, che permettono di raggiungere tutti i mondi, inferi e superni.
Rappresentazioni di cavalli con 8 zampe sono state ritrovate su alcune pietre runiche, come questa a fianco a sfondo rosso; in sella all’animale potrebbe esserci Odino oppure un guerriero ucciso che si appresta a raggiungere il Valhalla.

Cavalli famosi · Curiosita' · Micropillole · Storia

Micropillola / Federico Tesio

Sono sicura che molti di voi non hanno idea di chi sia questo signore qui a fianco…ma se vi dicessi che nelle sue scuderie sono stati allevati campioni indiscussi del galoppo come Nearco e Ribot??
Federico Tesio nasce a Torino nel 1869. E’ un grande appassionato di cultura umanista e scientifica ma, soprattutto, di cavalli. Fu egli stesso un fantino di corse di galoppo, ma dopo una brutta caduta, si dedicò ad un altro suo sogno; nel 1898 comprò la proprietà di Dormello sul lago Maggiore che trasformò, con anche l’aiuto della moglie, in un allevamento di Purosangue Inglese. Il suo interesse per la scienza ed in particolare per la teoria evoluzionistica di Darwin e gli studi di genetica di Mendel, lo accompagnò nella ricerca della formula segreta per ottenere dei cavalli vincenti: tra questi Nearco, ma soprattutto Romanella e Tenerani, i genitori del grande Ribot.
Oltre ad essere un grande nome che ha positivamente influenzato l’allevamento del purosangue in Italia, Tesio ha sicuramente dato un grande contributo all’ippica italiana da un punto di vista tecnico-normativo, partecipando alla formazione dell’UNIRE, un ente che tra le altre cose incentivava l’allevamento e il miglioramento di razze equine da competizione.
Nel 1932, per problemi di liquidità, il 50 per cento dell’azienda viene ceduto al marchese Mario Incisa della Rocchetta, e quindi il nome modificato in “Tesio-Incisa”.
Federico Tesio morirà nel 1954, due mesi prima del debutto di Ribot, che quindi non vedrà mai correre.

Attualità · Curiosita' · Eventi · Storia

Il Gala d’Oro di Fieracavalli

Il Gala d’Oro è uno degli appuntamenti più attesi di Fieracavalli, un evento che richiama artisti nazionali e internazionali che si esibiscono in riprese di dressage, caroselli e spettacoli in libertà. Un evento che entusiasma piccoli e grandi, esperti e neofiti.

Ma facciamo un passo indietro. Fieracavalli nasce nel 1898 a Verona e diviene la 1° fiera internazionale dei cavalli, la più grande d’Italia.
Nel 1985 nasce lo spettacolo di gala, una serata di animazione per il pubblico della Fiera nella quale si esibiscono artisti promossi dall’Ente Fiere. Due anni dopo, nel 1987, viene realizzata una struttura migliore per ospitare lo spettacolo e far esibire un numero maggiore di professionisti del mondo equestre. Viene anche istituito il Premio Internazionale “Il Cavallo nel Circo” che per 7 edizioni, verrà assegnato al miglior artista. Nel 1991 viene realizzato per la prima volta in Italia, uno spettacolo dedicato alla storia dell’arte equestre, intitolato “La Briglia d’Oro“; da quel momento in poi, ogni anno, lo spettacolo di gala avrebbe avuto un titolo diverso a seconda del tema della serata. Negli anni successivi per diverse edizioni lo spettacolo venne intitolato “Gala d’Oro“, finché nel 2004 l’intero spettacolo prese questo nome ufficialmente, continuando ad avere un tema differente per ogni anno.
Nel 2018 Fieracavalli festeggia 120 anni di storia ed in questa occasione il Gala d’Oro viene intitolato “Anniversary” ospitando grandi artisti come la Rudj Bellini Company, il team Nero Luminoso con i suoi murgesi, Vincent Liberator con i suoi iberici in libertà, le arie di alta scuola di David Chaves e la Fanfara a cavallo della Polizia di Stato in apertura dello spettacolo.
Nel 2019, nasce l’Accademia del Gala d’Oro per formare i futuri talenti degli spettacoli del mondo equestre, nella quale vengono forniti corsi specifici per formare artisti professionisti. Inoltre, all’interno dell’Accademia, viene istituito il primo centro documentale sulla storia del cavallo nel mondo dello spettacolo.

Hai mai visto questo spettacolo? Quest’anno andrai a Fieracavalli? Faccelo sapere qui sotto con un commento!