Attualità · Curiosita' · Eventi · Storia

Il Gala d’Oro di Fieracavalli

Il Gala d’Oro è uno degli appuntamenti più attesi di Fieracavalli, un evento che richiama artisti nazionali e internazionali che si esibiscono in riprese di dressage, caroselli e spettacoli in libertà. Un evento che entusiasma piccoli e grandi, esperti e neofiti.

Ma facciamo un passo indietro. Fieracavalli nasce nel 1898 a Verona e diviene la 1° fiera internazionale dei cavalli, la più grande d’Italia.
Nel 1985 nasce lo spettacolo di gala, una serata di animazione per il pubblico della Fiera nella quale si esibiscono artisti promossi dall’Ente Fiere. Due anni dopo, nel 1987, viene realizzata una struttura migliore per ospitare lo spettacolo e far esibire un numero maggiore di professionisti del mondo equestre. Viene anche istituito il Premio Internazionale “Il Cavallo nel Circo” che per 7 edizioni, verrà assegnato al miglior artista. Nel 1991 viene realizzato per la prima volta in Italia, uno spettacolo dedicato alla storia dell’arte equestre, intitolato “La Briglia d’Oro“; da quel momento in poi, ogni anno, lo spettacolo di gala avrebbe avuto un titolo diverso a seconda del tema della serata. Negli anni successivi per diverse edizioni lo spettacolo venne intitolato “Gala d’Oro“, finché nel 2004 l’intero spettacolo prese questo nome ufficialmente, continuando ad avere un tema differente per ogni anno.
Nel 2018 Fieracavalli festeggia 120 anni di storia ed in questa occasione il Gala d’Oro viene intitolato “Anniversary” ospitando grandi artisti come la Rudj Bellini Company, il team Nero Luminoso con i suoi murgesi, Vincent Liberator con i suoi iberici in libertà, le arie di alta scuola di David Chaves e la Fanfara a cavallo della Polizia di Stato in apertura dello spettacolo.
Nel 2019, nasce l’Accademia del Gala d’Oro per formare i futuri talenti degli spettacoli del mondo equestre, nella quale vengono forniti corsi specifici per formare artisti professionisti. Inoltre, all’interno dell’Accademia, viene istituito il primo centro documentale sulla storia del cavallo nel mondo dello spettacolo.

Hai mai visto questo spettacolo? Quest’anno andrai a Fieracavalli? Faccelo sapere qui sotto con un commento!

Consigli · Cura del cavallo · Curiosita' · Intervista

L’arte della mascalcia – Intervista a Gianni Serra

Tutti noi sappiamo chi è e cosa fa il maniscalco. Ma forse pochi sanno quale enorme conoscenza e sensibilità si celi dietro a questo mestiere antichissimo. Non a caso si parla della mascalcia come di un’arte, ed il signor Gianni, in questo campo da oltre 40 anni, ci porta a conoscere più da vicino la figura di questo professionista, così vitale nella quotidianità di una scuderia.

1.Si può presentare brevemente raccontandoci la sua esperienza nella mascalcia e il suo rapporto coi cavalli?

Mi chiamo Giovanni Serra. Sono nato in un paesino del nord ovest della Sardegna. All’età di 16 anni ho deciso di arruolarmi nell’esercito come sottufficiale, con la specializzazione di maniscalco; sono stato trasferito prima alla scuola di specializzazione per mascalcia di Pinerolo, poi presso l’Accademia Militare di Modena, dove ho prestato servizio come ufficiale maniscalco fino al 1994, anno in cui mi sono congedato per continuare l’attività di maniscalco da civile.
Nel 1995 ho insegnato presso il centro professionale di Gallarate, in un corso biennale di mascalcia organizzato dalla regione Lombardia, successivamente ho insegnato in un corso professionale a San Rossore di Pisa ed infine in un corso annuale presso il centro IFOA di Reggio Emilia.
Tra le altre cose ho fatto parte della squadra nazionale di mascalcia per alcuni anni ed ho preso parte a moltissimi convegni sia come relatore sia come auditore. Le mie origini sono agricole, di lavoro quotidiano con il bestiame, pertanto l’approccio con il cavallo non è stato difficile, anche se, nel periodo in cui ho iniziato, purtroppo l’atteggiamento degli addetti ai lavori era molto irruento e aggressivo nei confronti degli animali. Nel tempo l’esperienza mi ha fatto capire che il mio l’approccio e tentativo di sottomissione dell’animale era sbagliato e ho imparato che una azione brusca ha come risposta una reazione altrettanto brusca e a volte incontrollata. Ho fatto tesoro di ciò ed oggi mi trovo a condividere con i cavalli situazioni di rispetto reciproco. Una carezza rassicurante piuttosto che un’aggressione può essere di giovamento.

2. Quali sono gli aspetti più difficili di questa professione?

Partiamo dalla certezza che per imparare l’arte del ferrare i cavalli non basti una vita. Gli aspetti più difficili di questa professione sono molteplici: è necessaria la profonda conoscenza della podologia, della biomeccanica e del funzionamento di ogni elemento che compone l’arto dell’equino, non solo del piede, ma di ogni muscolo in generale. Faccio una considerazione: il piede del cavallo non è dotato di muscoli ma di una base scheletrica, legamenti, tendini, masse fibroelastiche, tessuti cheratogeni, vasi sanguini ecc… i muscoli sono tutti distanti dal piede, per questo motivo la nostra conoscenza non può essere solo limitata al piede, così come pure le ferrature, che interessano/influenzano anche gli appiombi, gli equilibri, i bilanciamenti. Una conoscenza a 360 gradi è quindi fondamentale.
La seconda parte, non meno importante, è la conoscenza della forgiatura. Colui che sa forgiare conosce il senso di ogni martellata che viene data su un ferro di cavallo per poter essere modellato in base al piede a cui è destinato; ciò permette al maniscalco di adattare una ferratura al piede e non viceversa.

3. Che tipo di rapporto professionale esiste tra maniscalco e veterinario?

Radiografia effettuata per la collaborazione Veterianrio Maniscalco

Il maniscalco, per quanto possa essere bravo e preparato, non può e non deve fare a meno della buona collaborazione con il veterinario. Ci vuole competenza ma anche umiltà. La ricerca scientifica sta facendo dei passi importanti riguardo ai cavalli sportivi e non, per questo motivo non si può operare individualmente. Spesso abbiamo bisogno di radiografie ed ecografie per conoscere meglio lo stato del piede equino nel suo interno e solo una accurata analisi ci mette in condizioni di operare con cognizione. La scuola militare di mascalcia era incorporata presso l’Accademia di veterinaria militare, gli insegnati di anatomia erano veterinari… un motivo ci sarà!
Una breve nota: spesso i maniscalchi sono professionisti che hanno le conoscenze e la preparazione per potersi confrontare con i veterinari; laddove non si crei questo tipo di dialogo, il maniscalco si ritrova tra le mani il nome di un catalogo da consultare, il codice del ferro, indicazioni su antishock o ammortizzanti o quant’altro da utilizzare per effettuare la ferratura, senza che si venga messi a conoscenza della patologia dell’equino. Questo porta a sminuire la figura del maniscalco che diventa un semplice prestatore di manodopera con tutti i risvolti negativi che ne possono conseguire nonché scarico di responsabilità non dovute. Un buon dialogo è sempre la soluzione migliore perché rientra nel rispetto reciproco. Lavoriamo insieme per il benessere del cavallo.

4. Ci sono competizioni/gare di mascalcia? Quali sono le più importanti?

Forgiatura dimostrativa durante una gara di mascalcia nazionale

Ci sono tantissime gare e competizioni di mascalcia, dove i maniscalchi devono forgiare dei ferri partendo dalla verga (cioè il pezzo di ferro iniziale che verrà modellato), in base ai modelli forniti dai giudici e, se è compresa la ferratura, devono essere creati dei ferri in base alle esigenze dell’animale, naturalmente dopo un’accurata analisi del cavallo sia in statica che in dinamica.
Questa bellissima opportunità serve a far maturare ulteriormente i partecipanti, stimolandoli ad allenare l’occhio nella perfezione dell’operato. In Italia abbiamo avuto per anni competizioni nazionali che come obiettivo avevano la selezione di una squadra che rappresentasse la categoria alla “Gara Internazionale di mascalcia” a Fieracavalli di Verona. Esiste poi una gara di mascalcia dove il primo classificato partecipa di diritto alla competizione finale mondiale che si tiene a Calgary (Canada), la World Championship Blacksmiths’ Competition.

6. Nel corso degli anni questa professione è cambiata molto (soprattutto con l’innovazione tecnologica), o si può definire ancora un mestiere che utilizza tecniche della tradizione?

Tradizione e innovazione

Partiamo da cenni storici che risalgono circa a 300 anni a.C.: i Romani per rendere i cavalli più forti e veloci gli crearono una calzatura in cuoio e giunchi chiamato ipposandalo, mentre nello stesso periodo furono i Celti a creare una sorta di ferro in metallo applicato ai piedi come ora, usando però attrezzi e ferri rudimentali. Il tempo e la conoscenza hanno fatto sì che si arrivasse ai giorni nostri con metalli diversi, stampati o fusi, fino a creare la ferratura quasi perfetta. Gli studi di veterinaria hanno approfondito la funzionalità di ogni organo che compone l’arto e il piede e ciò ha permesso di creare ferri sempre più appropriati. Nei primi anni ‘80 sono state create scarpe di gomma, con le stesse caratteristiche dell’ ipposandalo, ma non hanno dato i risultati sperati. Si è provato a creare ferri in plastica, che si sono rivelati non solo inefficaci ma anche dannosi per gli zoccoli. A mio avviso, nonostante le tecniche innovative e l’utilizzo di materiali moderni, non è possibile soppiantare la tradizione a cui ancora dobbiamo fare riferimento costantemente. Anche se oggi non si porta più il cavallo dal maniscalco ma è lui che con un furgone super attrezzato e tecnologico , si muove raggiungendo i maneggi e i privati.

7. Come si diventa maniscalco? Sono più le persone che lo diventano attraverso corsi di formazione o quelle che lo diventano perché gli viene tramandato dalla famiglia?

Questa è una domanda molto interessante. Dopo la chiusura della Scuola Militare è difficile dare una risposta. Ho però un’opinione su come lo si dovrebbe diventare: si diventa maniscalchi attraverso corsi che dovrebbero insegnare sia la teoria sia la pratica. Oggi non esistono corsi appropriati ed è per questo che vengono creati alcuni “pseudo incontri prolungati” che hanno la caratteristica di indottrinare ed educare giovani ragazzi alla mascalcia. Ma un corso vero e proprio deve rilasciare regolare brevetto o diploma, e oggigiorno non esistono Scuole abilitate riconosciute né finanziate da Fondi Europei; quindi allo stato attuale regna un po’ di anarchia. Oltre ai nuovi aspiranti maniscalchi, ho personalmente constatato che anche coloro che hanno imparato il “mestiere” in famiglia, vorrebbero frequentare corsi di aggiornamento, e necessitano l’approfondimento della tecnica, soprattutto per quanto riguarda la forgiatura. La differenza della ferratura da cavallo da lavoro e da cavallo sportivo è notevole, la scienza ha fatto passi da gigante e coloro che di mascalcia sono sempre vissuti ( se non peccano di presunzione) hanno il desiderio e la voglia di migliorare le loro conoscenza. Nel nostro lavoro o meglio, in questa arte, l’umiltà è una dote fondamentale, infatti chi la pratica, seppur qualificato da corsi o da tradizione famigliare, spesso sente l’esigenza di imparare cose nuove e di aggiornarsi, diversamente da coloro che dopo un corso da fine settimana si sentono addirittura in grado di insegnare.

8. In base all’impiego/disciplina del cavallo, è diversa la ferratura? Esistono dei corsi per specializzarsi in una disciplina piuttosto che in un’altra?

Ad ogni cavallo va effettuata adeguata ferratura in base alla conformazione degli zoccoli, ai difetti, alle patologie e anche in base alla disciplina sportiva per cui è destinato. Qualche esempio: per il cavallo da galoppo si utilizzano ferri intercambiabili, leggerissimi e sottilissimi per le gare, un po’ più pesanti per l’allenamento, con una rigatura tale da consentire un certo grip sul terreno; per il cavallo da monta americana si vedranno ferri sottili e piccoli perchè i cavalli sono più minuti, se poi sono impiegati nel reining, nei posteriori verranno usati ferri che facilitare la slittatura; per un cavallo da salto ostacoli, sugli anteriori si useranno ferri più ampi, più comodi e ammortizzanti per agevolare la ricezione.
Il maniscalco solitamente nasce generico (se proviene da corsi riconosciuti), e la specializzazione nel settore di cui è appassionato o interessato è una strada che sceglie successivamente.

9. Quali sono le operazioni quotidiane per mantenere gli zoccoli al meglio tra una visita del maniscalco e l’altra?

Fettone con imputridimento a causa delle scarse cure

L’operazione quotidiana è la pulizia, fatta in modo minuzioso e attento. Bisogna però evitare gli eccessi: alcuni puliscono gli zoccoli raramente, questo fa marcire il fettone, altri talmente tanto da grattare perfino le scaglie della suola rendendola sottile e troppo sensibile. C’è inoltre da considerare il discorso dei grassi. Il piede è dotato di un impermeabile naturale detto benda perioplica, pertanto non ha bisogno di molto grasso, ha solo bisogno di una pulizia regolare. Alcuni grassi sintetici seccano l’unghia rendendola friabile, altri, se messi in eccesso, possono bloccare la traspirazione del piede, o lubrificarli oltremodo indebolendo la ferratura. Personalmente suggerisco poco grasso.

10. Esistono richieste particolari fatte per il solo fine estetico? ( in vista magari di esibizioni, gare …)

Si. Sui piedi dei cavalli esistono tantissime richieste. Un esempio: sui cavalli da morfologia, per cercare di nascondere dei piccoli difetti di senso trasversale o di bilanciamento, viene applicato sulla parete dello zoccolo una sorta di grasso smaltato nero, che dipingendo i piedi, ne cela le imperfezioni alla vista dei giudici.

11. Durante le operazioni del maniscalco, c’è qualcosa che il proprietario del cavallo può fare per aiutare/agevolare il lavoro, o è meglio farsi da parte?

Ci sono vari tipologie di cavalli: cavalli viziati, per i quali la presenza dei proprietari può essere controproducente, e cavalli padronali per i quali la presenza può essere di aiuto. Ci sono poi i proprietari ansiosi che se non sono presenti è meglio perché innervosiscono sia il cavallo sia il maniscalco…esiste di tutto, la presenza a volte è utile, molte volte è superflua o invadente mettendo il maniscalco a disagio. Perciò è preferibile che sia il maniscalco a chiedere al bisogno. Il maniscalco può aiutare sé stesso usando il rispetto verso il cavallo che si accinge a ferrare. Nel passato le aggressioni verso i cavalli, che non collaboravano alla ferratura, erano costanti e questo non è un bel gesto verso l’animale né professionale agli occhi delle persone presenti. Il tempo mi ha insegnato che approcciando in maniera più dolce e rispettosa ottengo tantissimo senza andare in contrasto con l’equino con cui sto lavorando.

12. Qual è la sua posizione nei confronti del barefoot?

Non sono assolutamente contrario all’utilizzo del cavallo scalzo, anch’io pratico il barefoot tranquillamente. Bisogna però fare molta attenzione, perchè se fatto senza le necessarie competenze e conoscenze, può rivelarsi molto dannoso per la salute dell’animale e causare anche ulcere, zoppie, laminiti. Ultimamente se ne sente molto parlare, tanto da essere diventata quasi una moda; ma si tratta in realtà di un’operazione difficile, che non si limita semplicemente a togliere i ferri al cavallo, ma che comporta uno studio della consistenza, dello spessore della suola, oltre che del bilanciamento, equilibrio e forma del piede, fondamentale per non causare inutili sofferenze all’animale. Spesso si cerca di rendere il piede sensibile per cercare di creare spessore della suola, ma in realtà la suola pareggiata con cognizione diventa compatta e spessa, senza passare per la sofferenza.
Mi è stato insegnato che la ferratura è “un male indispensabile” sul cavallo che lavora e nel caso di terreni ghiaiosi o accidentati; se un cavallo deve stare in campagna può farne tranquillamente a meno.

13. Cosa rende un maniscalco un buon maniscalco?

E’ una domanda molto difficile. Una volta c’era molta ignoranza sulla mascalcia, ma mi dicevo che col tempo, l’esperienza e il progresso si sarebbe arrivati a capire con precisione cosa è giusto e sbagliato per il cavallo. Mi sbagliavo. Ancora oggi trovo che in questo mondo ci sia troppa gente che non abbia la conoscenza necessaria. Per di più la propensione a voler sempre cercare la soluzione più economica, porta molti ad affidarsi a falsi professionisti. I maniscalchi che costano poco, tante volte è perchè hanno poco da dare. Fanno apprendistato a spese del cavallo, provocando danni alla fine ben più costosi e gravi di quelli inziali. Un buon maniscalco ha la capacità di intervenire su qualsiasi tipo di patologia senza inventarsi dei grandi artifizi per curare un cavallo. E’ un mondo dove dietro c’è molto business e può capitare che vengano suggerite soluzioni che portano un maggior guadagno a chi le propone. (veterinario o maniscalco che sia) .
Io opero per il bene del cavallo nel modo più semplice possibile e ho ottenuto tantissime soddisfazioni: seguo una cavalla che compete nel dressage a livello internazionale e sebbene presenti un mancinismo importante, è ferrata in modo semplicissimo. Se si hanno le conoscenze necessarie, si possono mettere a posto le piccole e le grandi cose, senza creare spese eccessive.
Se dovessi rispondere a questa domanda in poche parole, direi che un buon maniscalco è il maniscalco dotato di professionalità. Cos’è la professionalità? Preparazione, serietà, rispetto, puntualità, conoscenza, umiltà.

Anatomia · Consigli · Discipline · Monta americana · Razze equine · Sport

Lo sliding stop

Lo sliding stop è tra le figure più conosciute e spettacolari dell’equitazione western, un momento delle gare di reining in cui il tifo si fa molto intenso e sentito.

Il cavallo avanza in linea retta con un galoppo progressivo e allo “whoa” del cavaliere, blocca i posteriori continuando a camminare in avanti con gli anteriori.
Questo tipo di manovra necessita di un’adeguata conformazione fisica, attitudine e addestramento del cavallo, dell’abilità del cavaliere oltreché di un terreno adatto.
Le caratteristiche fisiche principali che si richiedono al cavallo per eseguire al meglio questa manovra si ritrovano principalmente nella razza del Quarter Horse; questa infatti ha una muscolatura del dorso e della groppa molto sviluppata, e la schiena, lunga e inclinata, permette al cavallo di portare sotto di sé i posteriori nello sliding stop; questa conformazione fornisce inoltre un buon equilibrio sui posteriori nell’esecuzione di stop e rapidi cambi di direzione.
Grazie alla selezione fatta tramite l’allevamento, già dai primi giorni di vita, il puledro quarter mostra l’attitudine ad eseguire stop anche in libertà, fermandosi bruscamente dopo essersi lanciato al galoppo verso una staccionata.
Per quanto riguarda il terreno, non deve esserci né troppa sabbia perché andrebbe a bloccare la scivolata, né troppo poca perché al contrario potrebbe risultare troppo scivoloso compromettendo l’equilibrio del cavallo.

Tips per eseguire un buon sliding stop:

  • il cavallo deve galoppare libero e rilassato in linea retta, con le spalle allineate, un buon impulso e aumentando la velocità progressivamente. Senza impulso si avrà uno stop debole;
  • il cavallo deve essere attento ai comandi senza anticiparli;
  • durante la frenata il cavallo deve rimanere arrotondato e rilassato e il cavaliere deve essere attento al movimento dell’animale, lasciandogli le redini sciolte e guidandolo con il corpo; al comando vocale, il cavaliere deve spostare leggermente indietro le spalle e, facendo pressione sulla seduta, provocare una pressione sulle staffe, in particolare sui talloni che vengono spinti verso il basso e si allontanano dai fianchi del cavallo.
Fonte: Irene
Anatomia · Curiosita' · Micropillole · Razze equine

Micropillola / Quante ossa ha un cavallo?

Lo scheletro del cavallo ha circa 205 ossa. Perchè diciamo “circa”?
Perchè questo numero può variare in base a:

1. alla fusione di alcune ossa, come le 5 vertebre sacrali (le ultime vertebre prima della coda), con l’avanzare dell’età;

2. al tipo di razza: l’arabo può avere 5 vertebre lombari invece delle solite 6, 17 vertebre toraciche (costole) invece di 18;

3. al diverso numero delle vertebre caudali (coda) che varia da 15 a 21.

Cura del cavallo · Curiosita' · Micropillole · Storia

Micropillola / “Sull’equitazione” di Senofonte

“Sull’equitazione” è un trattato breve scritto da Senofonte, storico ateniese vissuto intorno al 400 a.C., le cui opere ci hanno permesso di avere molte informazioni su personaggi, avvenimenti e costumi dell’epoca. Questa in particolare è un’opera tecnica in cui l’autore fornisce numerose e precise indicazioni su vari argomenti, in particolare sulla scelta, la gestione e l’addestramento del giovane cavallo.
Pur essendo uno tra i primissimi scritti che tratta di equitazione, si possono trovare diverse idee avvenieristiche come quella di non utilizzare metodi coercitivi nell’addestramento del puledro, o quella di esaminare scrupolosamente il corpo del cavallo prima di procedere alla compravendita, in particolare gli zoccoli.
Il trattato è diviso in 12 parti e si passa da nozioni generali come la scelta e la cura del cavallo a più tecniche e specifiche su come addestrarlo e su che tipo di equipaggiamento utilizzare in battaglia.