Attualità · Curiosita' · Storia

La villa del sauro bardato a Pompei

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ha reso Pompei e altri piccoli comuni alle falde del vulcano, famosi in tutto il mondo; la lava che ha completamente sommerso l’antica città, ha conservato edifici, manufatti, persino persone ed animali, permettendoci di sapere come si viveva 2000 anni fa in questa zona dell’Italia.
All’inizio del 2018, un eccezionale ritrovamento aveva portato alla luce gli ambienti di servizio di una grande e lussuosa villa, in particolare la stalla in cui era presente la sagoma integra di un cavallo ancora legato, le zampe di un secondo animale e una mangiatoia lignea. La villa venne perciò ribattezzata “tenuta del sauro bardato”.


Con il proseguire delle operazioni, è stato possibile realizzare il calco di tutti e due i cavalli, ed è stata accertata la presenza anche di un terzo equino, che però non si è potuto recuperare per colpa dei danni operati dai tombaroli.
Sono venuti alla luce anche reperti di bronzo e ferro, che facevano parte della ricca bardatura di questi animali. Nello specifico sembra che i resti siano quelli di una sella detta “a quattro corni”: una struttura lignea rivestita di placche di bronzo con 4 corni, due davanti e due dietro che servivano a dare maggiore stabilità al cavaliere, in un’epoca in cui le staffe ancora non esistevano.

I finimenti, insieme a scheletri che fanno intuire si trattasse di cavalli dalla presenza imponente, lasciano intendere che ci si trovi davanti ad importanti animali di rappresentanza, di razza selezionata e utilizzati per lo più durante le parate.
Il fatto che fossero bardati al momento della tragedia, ha fatto avanzare l’ipotesi che fossero stati preparati per la fuga.

Curiosita' · Micropillole · Storia

Micropillola / I simboli sui cavalli degli indiani d’America

Vediamo insieme quelli che erano i principali simboli con cui i nativi americani erano soliti decorare i loro migliori cavalli, all’alba di una battaglia o di una battuta di caccia. Alcuni servivano per mostrare il valore del guerriero, altri erano segni per ingraziarsi la sorte.

  1. Linee orizzontali poste sopra il naso o sulle gambe, mostravano il numero delle vittorie e dei trofei di guerra.
  2. Cerchi attorno agli occhi e/o alle narici servivano ad amplificare i sensi del cavallo.
  3. la freccia dritta era un simbolo di buon auspicio per la riuscita dell’impresa.
  4. ferri di cavallo squadrati o tondeggianti, segnavano il numero delle incursioni (per rubare cavalli) portate a termine dal guerriero.
  5. una forma di serpente con un piccolo cerchio e una linea a zigzag lungo le gambe posteriori, serviva ad augurare al cavallo di agire con velocità e senza essere scoperti.
  6. una o due linee a zigzag, simbolo del fulmine, servivano a dare potenza e velocità.
  7. l’impronta di una mano di qualsiasi colore tranne il rosso, segnalava che una missione era stata portata a termine; se era rossa invece, segnava la morte di un nemico. Inoltre, se era posta sulla spalla del cavallo, era anche un voto di vendetta.
  8. puntini bianchi posti sul petto erano l’auspicio che la grandine si abbattesse sul nemico.
Curiosita' · Storia

Gli indiani d’America e i cavalli

E’ noto che i nativi americani sono stati grandi uomini di cavalli e che l’arrivo di questo animale abbia rivoluzionato completamente la vita di queste tribù, divenendo un mezzo fondamentale per la caccia, gli spostamenti e il trasporto.

Eppure i primi nativi che incontrarono il cavallo portato dagli spagnoli, ne rimasero terrorizzati; non avendola mai vista pensarono fosse una creatura mostruosa e ostile. Poi però, riconoscendogli grandi doti e utilizzi, cominciarono a considerarlo un’animale sacro, portato dagli dei. Essendo il cane l’animale conosciuto che maggiormente assomigliava al cavallo, i nativi lo chiamarono con espressioni come “il grande cane dell’uomo bianco”, “cane misterioso” o ancora “cane daino”.
I Comanche furono una delle tribù maggiormente legata al cavallo; ne possedevano talmente tanti da usarli come merce di scambio per ottenere armi o altri beni. Questo grazie all’allevamento ma anche grazie alla cattura di esemplari selvaggi o tramite il furto. Un guerriero comanche, poteva arrivare a possedere tra i 50 e i 100 cavalli.
I nativi americani utilizzavano ancor prima dell’arrivo dei cavalli cinghie di cuoio che furono poi adattate per diventare briglie, lacci e capezze. Le prime selle, che comunque arrivarono molto più tardi, erano sacche di pelle di animale riempite con paglia e assicurate al dorso del cavallo con cinghie; divennero col tempo poi più elaborate, con staffe e decorazioni.
I cavalli, quando bisognava affrontare delle battaglie o delle battute di caccia, venivano decorati sul manto con simboli dai colori sgargianti e pezzi di stoffa colorati venivano attaccati alla criniera o alla coda; alcune tribù usavano anche delle maschere a forma di testa di bisonte con corna e piume per dar loro un’aria più aggressiva.

Tutto era legato anche alla componente magica che questi animali portavano con sè, essendo considerati esseri divini, soprannaturali. Anche il colore del manto aveva una certa valenza: alcune tribù preferivano i cavalli grigi, altre quelli neri, altre ancora quelli pezzati.
I bambini erano abituati a stare a cavallo fin da piccolissimi, e una delle prime importanti responsabilità di un ragazzino che si avviava verso la maturità, era quello di badare ai cavalli, a non perderli mai di vista ed ad assicurarsi che avessero sempre acqua a disposizione.

Cavalli famosi · Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia

Il nitrito della buonanotte / Sleipnir

Non so voi, ma i miti mi hanno sempre fatto sognare…storie di mostri, dei ed eroi sono parte del lascito della cultura greca e romana che ancora oggi appassionano e ispirano tante persone. Ma oggi non vi voglio parlare dei “soliti” miti; oggi vi voglio portare in terre lontane e molto fredde ma ugualmente ricche di leggende e personaggi strabilianti. Le terre di Thor e di Freia, dove si raccontava anche di Sleipnir, il grigio cavallo di Odino, che aveva 8 zampe.

Dal norreno antico, il nome significherebbe “colui che scivola” perchè di Sleipnir era nota l’incredibile velocità, tale da permettergli di correre sull’acqua e nel cielo. Questo cavallo così speciale era nato da un’inganno, ordito dagli dei per non perdere una sfida. Un gigante abile costruttore, si era detto capace di erigere un muro possente a difesa di Asgaror, il regno degli dei; tuttavia come ricompensa se fosse riuscito nell’impresa, chiese la dea Freia in sposa, il sole e la luna, una richiesta a dir poco esigente. Gli dei all’inizio accettarono, ma resisi conto che la costruzione sarebbe stata terminata in tempo dal gigante, anche grazie al suo infaticabile stallone Svaðilfǿri, chiesero a Loki, il dio degli inganni, di fare qualcosa. Egli si trasformò in giumenta e per tre notti sedusse il possente cavallo del gigante, impedendo a quest’ultimo di finire il lavoro. Perciò da Loki e Svaðilfǿri nacque un cavallo grigio con otto zampe, che diventerà la cavalcatura di Odino. Sleipnir era il più veloce e possente di tutti.

Nel frattempo Loki aveva giaciuto con Svaðilfǿri e in seguito diede alla luce un puledro. Esso era grigio, aveva otto zampe ed è il miglior cavallo fra gli dei e gli uomini.

da l’Edda in Prosa di Snorri Sturluson

Il numero otto, oltre a voler enfatizzare l’incredibile velocità del cavallo, sembra avere richiami allo sciamanesimo; 8 infatti sono le direzioni cosmiche, che permettono di raggiungere tutti i mondi, inferi e superni.
Rappresentazioni di cavalli con 8 zampe sono state ritrovate su alcune pietre runiche, come questa a fianco a sfondo rosso; in sella all’animale potrebbe esserci Odino oppure un guerriero ucciso che si appresta a raggiungere il Valhalla.

Cavalli famosi · Curiosita' · Micropillole · Storia

Micropillola / Federico Tesio

Sono sicura che molti di voi non hanno idea di chi sia questo signore qui a fianco…ma se vi dicessi che nelle sue scuderie sono stati allevati campioni indiscussi del galoppo come Nearco e Ribot??
Federico Tesio nasce a Torino nel 1869. E’ un grande appassionato di cultura umanista e scientifica ma, soprattutto, di cavalli. Fu egli stesso un fantino di corse di galoppo, ma dopo una brutta caduta, si dedicò ad un altro suo sogno; nel 1898 comprò la proprietà di Dormello sul lago Maggiore che trasformò, con anche l’aiuto della moglie, in un allevamento di Purosangue Inglese. Il suo interesse per la scienza ed in particolare per la teoria evoluzionistica di Darwin e gli studi di genetica di Mendel, lo accompagnò nella ricerca della formula segreta per ottenere dei cavalli vincenti: tra questi Nearco, ma soprattutto Romanella e Tenerani, i genitori del grande Ribot.
Oltre ad essere un grande nome che ha positivamente influenzato l’allevamento del purosangue in Italia, Tesio ha sicuramente dato un grande contributo all’ippica italiana da un punto di vista tecnico-normativo, partecipando alla formazione dell’UNIRE, un ente che tra le altre cose incentivava l’allevamento e il miglioramento di razze equine da competizione.
Nel 1932, per problemi di liquidità, il 50 per cento dell’azienda viene ceduto al marchese Mario Incisa della Rocchetta, e quindi il nome modificato in “Tesio-Incisa”.
Federico Tesio morirà nel 1954, due mesi prima del debutto di Ribot, che quindi non vedrà mai correre.