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Epona, dea dei cavalli

Epona è una divinità femminile della cultura celtica, simbolo di fertilità e protettrice di cavalli, asini e muli; il nome infatti deriverebbe da “epos“, cioè “cavallo” nell’antica lingua dei celti.

Il culto di Epona sembra essersi originato presso tribù nomadi dell’Asia centrale che vedevano nei cavalli una risorsa indispensabile per spostarsi e quindi per sopravvivere. Divenne poi popolare soprattutto tra il primo e il quarto secolo d.C. all’interno di una cultura celtico-romana. Se ne hanno tracce in tutto l’impero romano, in Bretagna, Gallia, Renania, Nord Africa, fino alla Bulgaria; il tempio più grande della dea era in Borgogna, zona rinomata per l’allevamento di cavalli.
La dea celtica venne aggiunta nel pantheon romano ed era cara soprattutto agli ufficiali di cavalleria.
Epona viene rapprensentata, nella maggior parte dei casi, in presenza di cavalli; spesso è in groppa a una giumenta, a volte seguita da un puledro. Questa immagine della dea in sella a una cavalla, potrebbe anche essere un simbolo funerario, poichè evocherebbe il viaggio dell’anima nell’oltretomba.
Le popolazioni celtiche consideravano i cavalli come esseri oracolari, cioè molto vicini agli spiriti e agli dei, e infatti vi erano numerosi rituali che prevedevano la presenza di questi animali per interpretare il volere delle divinità.

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The club house / La categoria di potenza

Nel concorso ippico internazionale di Piazza di Siena a Roma, la categoria di potenza è sempre stata una specialità di grande spettacolo per appassionati e non. Caratterizzata da due salti di riscaldamento e poi il famoso muro di oltre 2 metri, era una prova molto attesa e amata dal pubblico perché ricca di adrenalina; tuttavia negli anni cominciò a perdere importanza a causa della poca disponibilità di binomi disposti ad affrontare la sfida e dello stress fisico e psicologico del cavallo nel salto di un muro imponente.
Alla luce dei fatti, nel 2015 l’allora presidente FISE Vittorio Orlandi, prese la decisione di cancellare questa categoria, sostituendola con una simile, la sei barriere.
Questa prova è strutturata come una grande gabbia formata da sei ostacoli verticali, di altezza progressiva, disposti a due tempi l’uno dall’altro.
Il cambiamento attuato è stato applaudito sia dal pubblico che da molti ostacolisti tra i quali il grande Michel Robert.

ELENA: è sicuramente una gara molto spettacolare che da prova del coraggio e della determinazione del binomio, ma se io fossi chiamata ad affrontarla, sarei seriamente preoccupata per l’impatto che potrebbe avere sulla salute del cavallo. Penso che sarebbe ora di cercare di promuovere l’immagine dell’equitazione senza dover sempre ricorrere a prove così intense e pericolose, perchè la spettacolarità del cavallo può essere rivelata in molti altri modi, non solo attraverso l’altezza di un ostacolo.

INES: sono d’accordo nel riconoscere che sia una prova altamente adrenalinica perché toglie il fiato agli spettatori, ma nonostante il miglioramento della prova, resa un po’ più graduale, per me resta un “no”. A mio parere, far saltare un ostacolo di circa 2 metri ad un binomio solo per spettacolo, oltre che essere pericoloso, è poco sportivo, sia per l’immenso sforzo di lancio e di atterraggio che è la parte più delicata del salto in sé, ma anche per la poca o nulla esperienza che potrebbe avere il cavallo per questa prova.

LAURA: ritengo che come prova, nonostante la modifica apportata, rimanga troppo pericolosa per quanto riguarda il benessere fisico dell’animale e che non metta in luce le qualità di cavallo e cavaliere; penso che sia finalizzata più alla spettacolarizzazione dell’evento. 

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Il nitrito della buonanotte / Il mito di Chirone

Nella cultura dell’antica Grecia, i centauri, così come altri esseri mitologici, rappresentavano l’esasperazione di pregi e difetti del genere umano.
Spesso descritti come brutali e avidi, uno tra loro era l’eccezione: oggi vi racconto la storia di Chirone, il più saggio e virtuoso dei centauri.

Secondo una versione del mito, Chirone sarebbe nato da Crono e dalla ninfa Filira; quest’ultima, per sfuggire alle avance del titano, si tramutò in giumenta, ma invano, perchè a sua volta Crono si trasformò in cavallo. Dall’unione nacque un essere ibrido immortale, per metà uomo e per metà bestia. A differenza però degli altri centauri, egli era saggio e benevolo, esperto di scienza, di arti e in particolare delle pratiche mediche: si credeva infatti fosse stato lui il maestro di Asclepio, venerato in Grecia come il dio della medicina e delle guarigioni. La grotta di Chirone, sul monte Pelio, era una vera e propria accademia per formare giovani principi ed eroi; il centauro fu infatti il mentore di molti altri famosi personaggi, come Enea, Teseo ed Achille.

Chirone verrà infine ferito per sbaglio da Eracle, suo amico, con un dardo bagnato con il veleno dell’idra dal quale era impossibile guarire; piuttosto di rimanere in un limbo eterno di sofferenza e disperazione, il centauro preferì la morte, scambiando la sua immortalità con Prometeo. Si dice poi che il padre degli dei Zeus, riconoscendo la grande rettitudine di Chirone, gli abbia dedicato la costellazione del centauro. Qui è rappresentato come un essere virtuoso, sul punto di sacrificare un animale (il lupo dell’omonima costellazione) sull’altare (costellazione dell’Altare).

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Micropillola / La polizia a cavallo londinese

Formatasi nel 1760, e’ un ramo della Metropolitan Police di Londra. Inizialmente era stata creata per pattugliare le stazioni di pedaggio all’ingresso della città, mentre oggi é richiesta soprattutto come supporto durante manifestazioni ed eventi come partite di calcio; il cavallo permette infatti un’azione rapida nel caso dello scoppio di sommosse. I primi ufficiali a cavallo erano chiamati “Redbreast” per via della casacca rossa che indossavano. Per chi vuole operare in questa sezione, deve essere gia’attivo nella polizia da almeno 2 anni, e devo seguire un corso di 4 settimane in cui vengono testate le sue capacità; seguirà infine un corso di equitazione standard di 16 settimane. Il training non é solo per gli umani ma anche per i cavalli; per 6 mesi vengono esposti a ogni tipo di situazione che potrebbe verificarsi nelle strade della città, e si cerca di abituarli ai rumori tipici della metropoli. I soggetti scelti sono solitamente cavalli in cui ben si combinano il coraggio, tipico dei purosangue e la forza dei cavalli da tiro.

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Micropillola / I WEG

I World Equestrian Games sono i campionati mondiali di equitazione organizzati dalla FEI e si tengono ogni 4 anni. Vennero inaugurati nel 1990, poiché fino a quel momento ogni paese organizzava i propri campionati di ogni disciplina. Ai WEG concorrono 8 specialità: reining, dressage, paradressage, salto ostacoli, completo, endurance, volteggio e attacchi.

Gli ultimi campionati si sono svolti nel 2018 a Tryon negli Stati Uniti, dove il team italiano ha conquistato ben 3 medaglie d’oro, due nel paradressage con Sara Morganti, e una nel volteggio con Silvia Stopazzini e Lorenzo Lupacchini.

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Il nitrito della buonanotte / Il circo equestre

Sento necessario fare una piccola premessa: spero che gli spettacoli circensi che prevedono l’uso di animali, spesso esotici, costretti ad esibirsi e a vivere in condizioni fortemente contrarie alla loro natura, vengano presto aboliti in Italia, come già è successo in altri paesi del mondo.
Detto questo, ciò che vi voglio raccontare stasera è il particolare legame che c’è sempre stato tra l’arte equestre e la storia degli spettacoli circensi.
Il circo inteso come esibizione di capacità fisiche, tecniche e di intrattenimento, ha una storia molto antica, ma è soprattutto nell’antica Roma che svolge il ruolo importante di intrattenimento del popolo dell’urbe. Allora come per molti secoli dopo, i cavalli erano i principali protagonisti, e il circo mantenne sempre un rapporto stabile con gli aspetti più evoluti dell’arte equestre.

Il circo moderno nasce nel 1700 a Londra, quando un ex sergente della cavalleria britannica, Philip Astley, fondò l’Astley’s Amphitheatre: l’ambiente era costituito da una pista circolare di 13 metri di diametro attorno a cui si sviluppavano a 360 gradi gli spalti per gli spettatori paganti. La pista circolare fu preferita al rettilineo poichè si era osservato che era più facile fare numeri acrobatici quando si galoppava in un cerchio stretto.
Alle esibizioni dei cavalli, che rappresentavano i più alti livelli di destrezza e virtuosismo equestri, si aggiunsero solo in seguito i numeri di funamboli, giocolieri, acrobati e clown. Gli intrattenimenti circensi ebbero grande fama anche a Parigi, dove Astley aprirà un secondo circo, l’Amphithéâtre Anglais; qui la fama di Astley continuerà sotto il nome di un suo socio, l’italiano Antonio Franconi, cavaliere e circense con cui i numeri di Alta Scuola rimasero una parte fondamentale e popolare del programma.

Un numero famoso era quello in cui il cavaliere rimaneva in piedi sul dorso di due cavalli lanciati al galoppo fianco a fianco; si tratta di un virtusismo già inventato dai cosacchi che se ne servivano in battaglia, ma con Astley venne eseguito per la prima volta all’interno di un circolo.
Le razze equine maggiormente utilizzate nei circhi erano gli addestratissimi Lipizzani dell’Alta Scuola, gli esili Arabi, che occupavano meno spazio sulla pista, e altre razze pesanti come i Frisoni. In ogni caso, ovviamente, si prediligevano soggetti dal temperamento calmo, con la schiena ampia e piatta e dall’andatura regolare e ritmica.

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Shawn Flarida

Shawn Flarida è un grande nome del reining: nel 2011 ottiene un posto nella ambitissima Hall of Fame della NRHA (National Reining Horse Association) e nel 2017 diventa il primo a raggiungere l’incredibile somma di 6 milioni di dollari vinti durante la sua carriera.

Shawn ha sempre saputo che la sua vita sarebbero stati i cavalli. Nel 1988, dopo il diploma, decide infatti di andare subito a lavorare presso il fratello Mike, già addestratore di successo di cavalli da reining. Ma è il padre che gli da il maggior supporto e insieme a lui riesce a sviluppare una forte empatia con i cavalli con cui lavora, ottenendo fin dalle prime gare grandi risultati.
Nel 2003 diventa un “million dollar rider” ma da lì la sua fama e il suo successo non fanno che diventare ancora più grandi. Vince più volte le gare più importanti al mondo: l’NRHA Open Futurity, l’NRHA Derby Open, l’NRBC (National Reining Breeders Classic) e l’American Quarter Horse Congress. Ottiene anche 5 medaglie d’oro ai FEI World Equestrian Games.
Questi sorprendenti risultati li ottiene grazie ad alcuni tra i più importanti cavalli della storia del reining: Wimpys Little Step, Wimpys Little Chic, KR Lil Conquistador, Spook Gotta Whiz, Smart Spook per citarne solo alcuni.
Nel 1992 Shawn sposa la sua storica fidanzata delle superiori, Michele, con la quale ha tre figli: Cody, Courtney e Sam. Insieme a Michele, Shawn gestisce a Springfield il Shawn Flarida Reiners. Il figlio Sam sta proseguendo la strada del padre, gareggiando nel Team USA Youth Reining e nel NRHA Futurity & NRBC.

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Il nitrito della buonanotte / Snowman

La storia di Snowman è un po’ quella della cenerentola dei cavalli; in tanti momenti di quella che sempre una bellissima fiaba, appare evidente come fosse destino che il grosso grigio e il suo proprietario e fantino, l’olandese Harry de Leyer si incontrassero per scrivere insieme una pagina nella storia del salto ostacoli.

Harry conobbe Snowman nel 1956 grazie a una gomma della macchina bucata che lo fece arrivare in ritardo a un’asta di cavalli; l’ultimo rimasto era un cavallo da tiro che, poiché invenduto, era già stato caricato sul camion per il mattatoio. Harry lo acquistò per soli 80 dollari e lo rivendette subito al suo vicino di casa. Ma Snowman saltò la recinzione e tornò da Harry; una, due, tre volte, non importava quanto il recinto venisse alzato, il cavallo riusciva sempre a liberarsi e a tornare dal suo salvatore. Harry si rese allora conto che il loro destino era legato e che si trattava di un cavallo speciale, dalle grandi doti di saltatore; decise allora di riprenderselo e di farlo partecipare ad alcune gare locali. Il nome di Snowman divenne sempre più famoso, sembrava che potesse superare qualsiasi ostacolo e battere tutti i grandi campioni di salto dell’epoca; ad Harry venne offerta la cifra record di 100mila dollari per il suo cavallo, ma rifiuterà sempre di separarsi dal suo amico. Il picco della carriera di Snowman arriverà con la vittoria al concorso nazionale tenutosi nel 1958 al Madison Square Garden di New York; qui sarà nominato cavallo dell’anno per due volte consecutive. E sarà sempre al Madison Square Garden che, 11 anni dopo, il cavallo si ritirerà dalle corse, tra gli applausi e la commozione di tutta la platea di questa prestigiosa arena. Snowman, “the cinderella horse”, morirà di vecchiaia nel 1974. In un intervista Harry de Leyer afferma: “Ogni cavallo è un po’ diverso come un essere umano. Ogni cavallerizzo è diverso. Ed è come trovare la chiave per una serratura. Quello scatto e poi si apre la porta. Tra me e Snowman quello scatto c’è stato dal primo momento.”

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Prima del cavallo venne la renna

C’è una teoria secondo la quale l’addomesticamento del cavallo, avvenuto 5000 o 6000 anni fa, avvenne dopo l’addomesticamento di un altro grande erbivoro, la renna. Trattandosi di animali migratori che si spostano alla ricerca dei licheni di cui si cibano, era facile seguire i branchi di renne; questi branchi vivevano nella regione che va dalla Grande Muraglia Cinese fino alla Mongolia, proprio là dove si affermarono le civiltà dei popoli allevatori di cavalli.

In seguito le renne si spostarono verso l’artico e i cavalli divennero più numerosi nelle fredde steppe, perciò quando il cavallo cominciò ad essere addomesticato, i popoli di queste regioni avevano già un’esperienza di 2000 anni nell’addomesticamento, nell’allevamento e nell’utilizzo della renna per il traino e come cavalcatura.
Questa teoria che sostiene che la renna abbia “preparato il posto” al cavallo domestico, è avvalorata da alcuni ritrovamenti a Pazyryk, in Siberia: una briglia decorata con sagome di renne, e una specie di maschera indossata da un cavallo sepolto che ne trasformava il muso in quello di una renna, completa di corna ramificate. Questi e altri oggetti sembrerebbero confermare che i guerrieri di queste steppe si fossero serviti delle renne prima di riuscire ad addomesticare il cavallo.

Tuttavia c’è chi non è d’accordo con questa tesi, ritenendo che l’addomesticamento della renna, placido animale migratore, è troppo diverso da quello di un cavallo, animale più nervoso e stanziale.

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Il ferro di cavallo, antico portafortuna

Il ferro di cavallo è uno tra i più noti oggetti che si crede portino fortuna…ma perché questa credenza?

I motivi sono molti e variano in base al paese di origine: in Turchia, per esempio, è perché la mezzaluna è il simbolo del paese e della dea Iside, mentre in Cina è la somiglianza del ferro di cavallo al corpo sinuoso del serpente sacro Nagendra, a renderlo un oggetto benaugurante; nel Medioevo poi, il ferro era un metallo ritenuto efficace per allontanare il malocchio o addirittura usato come rimedio medico. Persino i Cristiani credevano in quest’amuleto in quanto la forma ricordava la lettera C di Cristo.
Suggestiva è infine la leggenda di Saint Dunstan, vescovo di Canterbury intorno all’anno 1000, che prima di diventare un uomo di chiesa, esercitava la professione di fabbro; il racconto dice che era talmente abile, che anche il diavolo volle che ferrasse il suo cavallo, ma Saint Dunstan, riconosciuto il demonio, dopo averlo incatenato, inchiodò il ferro allo zoccolo del diavolo stesso, provocandogli grande sofferenza. Pur di essere liberato, il maligno promise che non sarebbe entrato nelle case alla cui porta fosse stato appeso un ferro di cavallo. Ma attenzione, perché per essere efficace, il ferro di cavallo va appeso con le punte rivolte verso l’alto, altrimenti la buona sorte scivola via.