Anatomia · Attualità · Curiosita' · Micropillole · Razze equine

Micropillola / I cavalli con i baffi

Non è uno scherzo di carnevale e nemmeno un’immagine modificata, questo cavallo ha veramente dei lunghi baffi sotto il naso!
Non si tratta di una razza specifica ma di un particolare gene, che può presentarsi sia negli esemplari maschi che femmine.
Ovviamente ci sono razze in cui il gene si presenta con maggiore frequenza, e sono ad esempio quelle dei Gipsy Vanner, degli Shire, dei Clydesdale, e tutte quelle razze conosciute e apprezzate per le folti chiome e peli molto lunghi.
Questo gene che fa crescere i baffi, è lo stesso responsabile della doppia criniera , di una coda lunga e folta, dei peli lunghi in prossimità degli zoccoli; è un gene di tipo recessivo e cumulativo (più copie del stesso gene portano ad avere più peli).
A cosa servono questi baffi? Si pensa che possano essere utilizzati dall’animale per riconoscere i vari tipi di erba anche in condizioni di scarsa luce.

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Micropillola / La posizione del cavallo nel trailer

I cavalli possono essere caricati sul van o trailer in due modi principali: diritti,con il muso rivolto verso il senso di marcia, o in obliquo (a circa 45 gradi rispetto alla strada).

La prima metodologia è quella più frequente, ma anche quella dove il cavallo rischia di perdere maggiormente l’equilibrio in caso di frenata/accellerata improvvisa del mezzo; la secondo metodologia invece, chiamata “carico alla francese”, è usata solitamente nei grossi van, poichè tale disposizione dei cavalli richiede un maggiore spazio, ed è quella che consente all’animale di mantenere un maggiore equilibrio durante la marcia.



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Cavalli e fotografia – Intervista a Chiara Bertozzi

Prima o dopo la lezione, in sella o da terra, col nostro cellulare o chiedendo un favore al nostro amico, c’è sempre tempo per una fotografia o un selfie insieme al nostro cavallo. Ma non sempre lo scatto è soddisfacente: nel box c’è poca luce, il cavallo non guarda dove vorremmo, un selfie che riprenda noi e il suo muso sembra impossibile…
Abbiamo pensato allora di chiedere qualche consiglio a Chiara, fotografa professionista e, come noi, grande amante dei cavalli.

Chiara con le sue due cavalle

Chi è Chiara? Classe 84, riminese, si appassiona alla fotografia piano piano cominciando prima con una compatta Olimpus e passando poi a una Canon AE1 a pellicola dei genitori, usata sempre con attenzione maniacale. Definisce la fotografia “una via per mostrare il mio punto di vista sulle cose che mi circondano”. E i cavalli? Li incontra quando ha 8 anni e non li lascia più. Praticando equitazione, ha confidenza con questi animali anche in fase di scatto: “Mi capita di prevedere le loro azioni e conoscendo questi splendidi animali, riesco a rapportarmi in maniera corretta nei loro confronti senza stressarli.”

1.Guardando i tuoi scatti, gli animali sono spesso i soggetti delle tue fotografie. Perchè ti piace fotografarli? E cos’hanno i cavalli di particolare per te?

Fin da bambina, sono sempre stata molto vicina agli animali, li ho sempre trovati interessanti ed affascinanti, hanno una sensibilità e dolcezza spesso carente nell’animo umano. Con i cavalli è stato amore a prima vista, mi piace accudirli, passare il tempo con loro, e naturalmente, fotografarli. Non sono soggetti facilissimi, ma se ti avvicini a loro con calma e rispetto riesci a trasportare in una foto la loro personalità.

2. Quali sono le maggiori difficoltà che si possono incontrare quando si vuole fotografare un cavallo?

La difficoltà maggiore è trovarsi di fronte un animale di 5 quintali non collaborativo. In primis bisogna parlare con il proprietario per capire che genere di foto vorrebbe, poi bisogna lavorare in sintonia per ottenerle, non è sempre facile, perché posare davanti ad una macchina fotografica è più difficile di quello che si pensa. Bisogna poi mantenere la sua attenzione per la durata dell’intero servizio fotografico.

3. Come si fa a richiamare l’attenzione del cavallo perché guardi verso l’obiettivo o nella direzione che desideriamo?

La maggior parte dei cavalli è attenta ai rumori, per questo, se ricercate una postura attenta con le orecchie tese in avanti potete aiutarvi creando dei suoni, né troppo acuti né fastidiosi, per non spaventarli. Si possono poi usare tutti quei “suoni” che comunemente utilizziamo quando siamo in sella.

4. È possibile fare belle foto anche col cellulare? Hai qualche trucchetto da insegnarci?

Sì è possibile, ecco alcuni consigli:

  • è importante curare la composizione, cioè la disposizione del soggetto in fase di scatto, e per questo può tornare utile attivare l’opzione “griglia” quando scattiamo una foto. Ci sono molte regole di composizione in fotografia per rendere un’ immagine bilanciata, la più comune è quella di avere il soggetto al centro dell’immagine; oppure c’è la regola dei terzi, dove l’immagine viene divisa in 9 rettangoli (come con l’opzione “griglia”) e là dove si formano punti d’incrocio e linee bisogna far cadere il nostro soggetto. Un’altra regola è quella delle diagonali: posizionando il soggetto in concomitanza di linee diagonali si rende l’immagine più interessante e le si da più dinamicità;
  • quando si vuole scattare un selfie, bisogna tenere conto che l’obiettivo frontale spesso modifica le proporzioni, quindi io consiglio di fare qualche prova variando la posizione del cellulare e cercando quella che ci valorizza di più.
  • importante poi è cercare uno sfondo che faccia “staccare” il soggetto, che lo metta in risalto;
  • controlliamo di avere una corretta messa a fuoco del soggetto;
  • proviamo a variare il punto di vista, che con il cellulare è ancora più facile che con una macchina, per rendere lo scatto più originale e diverso dal solito.

5. Quando si vuole fotografare un cavallo, quali sono le “pose” più belle da fargli assumere secondo te?

Prima di pensare alle pose, bisogna valutare la morfologia del soggetto, le sue proporzioni. Per fare un esempio: un cavallo eccessivamente lungo di schiena e che è poco muscolato, io eviterei di fotografarlo di lato perché enfatizzerei ancora di più la sua struttura, non valorizzando il soggetto. Prima di iniziare a scattare, bisogna capire come poter valorizzare al meglio il soggetto, proprio come se di fronte avessi una persona, valutandone le proporzioni, i punti deboli e quelli di forza.

6. Parlando sempre di “pose”, quali sono le migliori quando nella foto il cavallo è insieme al suo cavaliere/amazzone?

Sicuramente quelle che riescono a raccontare il rapporto speciale che li lega, fatto di gesti semplici ed istintivi. Non mi piace decidere le pose in anticipo, preferisco pensare a quello che mi trasmette l’animale e guardare come interagisce con il suo padrone. Ad ogni modo le più famose e gettonate sono quelle che ritraggono metà occhio del cavallo e metà occhio del cavaliere; c’è poi il ritratto classico del cavallo che riceve un bacio sul naso dal padrone, uno di fronte all’altro, ripresi di profilo.

7. Hai qualche consiglio per far apparire il cavallo più fotogenico? (passare un lucidante per il pelo, acconciargli la criniera, sellarlo…)

Tutto dipende dal contesto dell’immagine, ma sicuramente una bella strigliata, ed una criniera sistemata, rendono nel complesso l’immagine più curata. All’occorrenza uso una passata di grasso nero sugli zoccoli e del semplicissimo balsamo a secco nella criniera che aiuta a mantenerla lucida e morbida. Sul pelo si può usare un lucidante o dell’aceto diluito (sempre che al cavallo non dia fastidio) per sgrassarlo e farlo splendere.

8. Se il cavallo è sellato, ci sono secondo te accostamenti di colore vincenti o da evitare?

Nella monda inglese preferisco sobrietà e minimalismo, quindi colori non invasivi ma che fanno da cornice al cavallo senza soffocarlo; per la monta americana, mi piacciono sottosella in lana colorati in linea con le protezioni. In tutti i casi, quando si ritraggono cavalli vestiti, l’attrezzatura deve essere pulita ed in ordine. Pensate sempre che nell’immagine ci deve essere armonia, tutti gli elementi devono collaborare per rendere al meglio il soggetto della foto.

9. Qual è il momento della giornata più propizio per dei buoni scatti? Soprattutto in maneggio dove ci sono zone molto buie (box, campo al coperto) e molto soleggiate (campo all’aperto).

Nei box spesso la luce non è delle migliori, bisogna provare a giocare con le ombre che si creano al loro interno. La mattina presto o nelle ultime ore di luce, si ha un ambiente con atmosfere più morbide e sfumate. Mentre scattando nelle ore centrali si ha una luce più dura ed intensa che tende ad appiattire le forme.

10. Cavalli e flash..meglio evitare?

Il flash si può usare, ma eviterei quello del cellulare. Quando lavoravo durante le manifestazioni equestri, (gare e fiere), usavo il flash in campo gara senza problemi. Il flash può essere usato per schiarire, per staccare il soggetto dallo sfondo, rendere l’immagine più decisa e contrastata.

11. Un selfie con il proprio cavallo…a volte è difficile riuscire ad ottenere un’inquadratura soddisfacente. Qualche consiglio? 

Per fare un buon selfie, dovete avere la sua attenzione e la sua collaborazione, quindi non stressate o agitate il cavallo. Posizionatevi vicino a lui, mantenete il cellulare ad una certa distanza dal viso per evitare distorsioni e fate più scatti consecutivi, così avete più probabilità di riuscire a catturare il momento migliore. Evitate il sole a picco del mezzogiorno per non avere brutte ombre sotto agli occhi e preferite una luce più morbida che non indurisca i lineamenti.  Difficilmente riuscirete a far entrare tutta la testa del cavallo, quindi cercate di sfruttare le varie zone del muso (naso, occhi, profilo) con creatività e ironia.

Chiara Bertozzi
Facebook : Chiara-Bertozzi photography
Instagram : @chiara.bertozzi.photography

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Amberley Snyder

Amberley Snyder, nata in California il 29 Gennaio 1991, è la seconda di sei fratelli. La sua passione per i cavalli nasce molto presto, e a soli 7 anni comincia a gareggiare in competizioni di barrel, pole bending e altre discipline di monta americana. Una dietro l’altra, colleziona numerose vittorie e vince anche la “All-Around Cowgirl World Championship” del 2009. Proprio quando niente e nessuno sembra poter fermare questa talentuosa barrel racer, un terribile incidente stradale cambierà per sempre la sua vita.

Il 10 gennaio 2010 mentre guida verso il National Western Stock Show a Denver, in Colorado, si distrae per guardare la mappa, invadendo la corsia opposta; accortasi dell’errore, sterza troppo energicamente, il veicolo rotola fuori strada e la ragazza, con la cintura slacciata, viene scaraventata fuori dall’abitacolo, andando a sbattere contro una recinzione. Il colpo è così forte da spezzarle la schiena, e Amberley rimane paralizzata dalla vita in giù. Pochi attimi sembrano aver messo fine alla sua carriera, ma la grande forza di volontà e l’amore per i cavalli sono talmente forti, che dopo la terapia riabilitativa e con l’aiuto di speciali fasce e cinture che la tengono ancorata alla sella, dopo soli 4 mesi dall’incidente, Amberley risale a cavallo. Riprendere non è comunque facile, non solo per il suo handicap fisico, ma anche perchè diventa necessario riaddestrare i cavalli affinché imparino a rispondere a comandi che non possono più essere dati attraverso l’uso delle gambe.
La storia di Amberley commuove e ispira tutta l’America, e la ragazza diviene un simbolo di chi non si è voluto arrendere e a continuato a inseguire i suoi sogni nonostante tutto: “We don’t always get to choose what happen to us, but we do get to choose what we do next“.

Alla sua incredibile storia viene dedicato un film che esce su Netflix nel 2019 intitolato “Walk.Ride.Rodeo”; la controfigura per le scene acrobatiche a cavallo dopo l’incidente, è la stessa Amberley.
La ragazza ha poi continuato a competere ad alti livelli e a impegnarsi negli esercizi di riabilitazione, arrivando a riprendere l’uso parziale di alcuni muscoli del polpaccio e parte della sensibilità nella metà superiore delle gambe. Sta inoltre pensando a provare nuove strade per il recupero, come l’uso di un esoscheletro e della stimolazione elettrica funzionale.

Curiosita' · Storia

Epona, dea dei cavalli

Epona è una divinità femminile della cultura celtica, simbolo di fertilità e protettrice di cavalli, asini e muli; il nome infatti deriverebbe da “epos“, cioè “cavallo” nell’antica lingua dei celti.

Il culto di Epona sembra essersi originato presso tribù nomadi dell’Asia centrale che vedevano nei cavalli una risorsa indispensabile per spostarsi e quindi per sopravvivere. Divenne poi popolare soprattutto tra il primo e il quarto secolo d.C. all’interno di una cultura celtico-romana. Se ne hanno tracce in tutto l’impero romano, in Bretagna, Gallia, Renania, Nord Africa, fino alla Bulgaria; il tempio più grande della dea era in Borgogna, zona rinomata per l’allevamento di cavalli.
La dea celtica venne aggiunta nel pantheon romano ed era cara soprattutto agli ufficiali di cavalleria.
Epona viene rapprensentata, nella maggior parte dei casi, in presenza di cavalli; spesso è in groppa a una giumenta, a volte seguita da un puledro. Questa immagine della dea in sella a una cavalla, potrebbe anche essere un simbolo funerario, poichè evocherebbe il viaggio dell’anima nell’oltretomba.
Le popolazioni celtiche consideravano i cavalli come esseri oracolari, cioè molto vicini agli spiriti e agli dei, e infatti vi erano numerosi rituali che prevedevano la presenza di questi animali per interpretare il volere delle divinità.

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The club house / La categoria di potenza

Nel concorso ippico internazionale di Piazza di Siena a Roma, la categoria di potenza è sempre stata una specialità di grande spettacolo per appassionati e non. Caratterizzata da due salti di riscaldamento e poi il famoso muro di oltre 2 metri, era una prova molto attesa e amata dal pubblico perché ricca di adrenalina; tuttavia negli anni cominciò a perdere importanza a causa della poca disponibilità di binomi disposti ad affrontare la sfida e dello stress fisico e psicologico del cavallo nel salto di un muro imponente.
Alla luce dei fatti, nel 2015 l’allora presidente FISE Vittorio Orlandi, prese la decisione di cancellare questa categoria, sostituendola con una simile, la sei barriere.
Questa prova è strutturata come una grande gabbia formata da sei ostacoli verticali, di altezza progressiva, disposti a due tempi l’uno dall’altro.
Il cambiamento attuato è stato applaudito sia dal pubblico che da molti ostacolisti tra i quali il grande Michel Robert.

ELENA: è sicuramente una gara molto spettacolare che da prova del coraggio e della determinazione del binomio, ma se io fossi chiamata ad affrontarla, sarei seriamente preoccupata per l’impatto che potrebbe avere sulla salute del cavallo. Penso che sarebbe ora di cercare di promuovere l’immagine dell’equitazione senza dover sempre ricorrere a prove così intense e pericolose, perchè la spettacolarità del cavallo può essere rivelata in molti altri modi, non solo attraverso l’altezza di un ostacolo.

INES: sono d’accordo nel riconoscere che sia una prova altamente adrenalinica perché toglie il fiato agli spettatori, ma nonostante il miglioramento della prova, resa un po’ più graduale, per me resta un “no”. A mio parere, far saltare un ostacolo di circa 2 metri ad un binomio solo per spettacolo, oltre che essere pericoloso, è poco sportivo, sia per l’immenso sforzo di lancio e di atterraggio che è la parte più delicata del salto in sé, ma anche per la poca o nulla esperienza che potrebbe avere il cavallo per questa prova.

LAURA: ritengo che come prova, nonostante la modifica apportata, rimanga troppo pericolosa per quanto riguarda il benessere fisico dell’animale e che non metta in luce le qualità di cavallo e cavaliere; penso che sia finalizzata più alla spettacolarizzazione dell’evento. 

Curiosita' · Discipline · Micropillole · Monta americana

Micropillola / Lo horn

La sella americana, derivata dalla sella equestre spagnola del XV secolo, si caratterizza anche per la presenza di uno horn o pomello, la cui funzione originaria è quella di essere un sostegno a cui legare un’estremità del lazo, la corda adoperata per gestire il bestiame. In base all’utilizzo per cui è pensata la sella, lo horn avrà una dimensione differente: se si tratta di una sella da lavoro, l’horn sarà più grande e quindi robusto per sopportare meglio gli strappi del lazo. Sarà quindi più grande nelle selle impiegate per il roping, mentre più piccolo in quelle utilizzate nelle altre discipline come il reining e il cutting.

Anatomia · Curiosita'

Le diagonali del trotto

Sappiamo bene che il trotto è un’andatura a due tempi; il cavallo, in successione, porta avanti la diagonale formata da posteriore destro e anteriore sinistro (diagonale sinistro) e poi la diagonale formata da posteriore sinistro e anteriore destro (diagonale destro). Quindi per distinguere il diagonale destro da quello sinistro, basterà guardare quale dei due anteriori poggia a terra.
Quando si esegue il trotto battuto, ci sediamo in sella in corrispondenza di una diagonale e ci alziamo in corrispondenza dell’altra; per determinare su quale diagonale stiamo trottando, bisogna vedere quale anteriore poggia a terra nel momento in cui ci sediamo sulla sella. Nella figura in alto, vedete che l’amazzone si alza quando l’anteriore destro appoggia a terra e si siede quando lo fa l’anteriore sinistro; si dice quindi che sta trottando sul diagonale sinistro.
Se siamo in un ambiente delimitato come il rettangolo del maneggio, si parlerà anche di diagonale esterno e diagonale interno; tornando alla foto in alto, essendo l’anteriore sinistro rivolto verso l’interno del campo, si dirà che l’amazzone sta trottando sul diagonale interno.
Per cambiare diagonale basterà rimanere seduti o sollevati per due tempi consecutivi.

Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia

Il nitrito della buonanotte / Il mito di Chirone

Nella cultura dell’antica Grecia, i centauri, così come altri esseri mitologici, rappresentavano l’esasperazione di pregi e difetti del genere umano.
Spesso descritti come brutali e avidi, uno tra loro era l’eccezione: oggi vi racconto la storia di Chirone, il più saggio e virtuoso dei centauri.

Secondo una versione del mito, Chirone sarebbe nato da Crono e dalla ninfa Filira; quest’ultima, per sfuggire alle avance del titano, si tramutò in giumenta, ma invano, perchè a sua volta Crono si trasformò in cavallo. Dall’unione nacque un essere ibrido immortale, per metà uomo e per metà bestia. A differenza però degli altri centauri, egli era saggio e benevolo, esperto di scienza, di arti e in particolare delle pratiche mediche: si credeva infatti fosse stato lui il maestro di Asclepio, venerato in Grecia come il dio della medicina e delle guarigioni. La grotta di Chirone, sul monte Pelio, era una vera e propria accademia per formare giovani principi ed eroi; il centauro fu infatti il mentore di molti altri famosi personaggi, come Enea, Teseo ed Achille.

Chirone verrà infine ferito per sbaglio da Eracle, suo amico, con un dardo bagnato con il veleno dell’idra dal quale era impossibile guarire; piuttosto di rimanere in un limbo eterno di sofferenza e disperazione, il centauro preferì la morte, scambiando la sua immortalità con Prometeo. Si dice poi che il padre degli dei Zeus, riconoscendo la grande rettitudine di Chirone, gli abbia dedicato la costellazione del centauro. Qui è rappresentato come un essere virtuoso, sul punto di sacrificare un animale (il lupo dell’omonima costellazione) sull’altare (costellazione dell’Altare).

Attualità · Curiosita'

La sella australiana

La sella tradizionale australiana è un tipo di sella creata per rispondere alle esigenze di comodità e sicurezza soprattutto quando si deve affrontare un terreno accidentato e irregolare. Originariamente nasce con un aspetto molto simile alla sella inglese (seggio, cuscinetti, staffili e staffe) ma con una seduta più ampia e una paletta più alta; nel tempo però vengono aggiunti elementi della sella americana che vanno ad aumentare il comfort e la stabilità del cavaliere in sella, come gli staffili e le staffe, e anche talvolta il pomolo, assente nel modello tradizionale.

La posizione della staffa nella sella australiana è però più avanzata in confronto a quella americana, permettendo alle gambe di essere più in avanti rispetto al corpo, e quindi al cavaliere di avere maggiore comodità.
Altra aggiunta funzionale per dare più stabilità, sono i “knee pads” che potremmo tradurre con “ginocchiere”.


Per tutte queste sue caratteristiche si presta ad attività in cui è necessario stare in sella a lungo, come il cutting, l’endurance, lunghe passeggiate a cavallo e altre discipline tipiche australiane come il “campdrafting” (simile al cutting) e lo “stockman’s challenge” (composto da varie prove simili al reining e al cutting).
E’ comunque una sella che può essere customizzata a piacere e in cui gli elementi di quella inglese e di quella americana possono essere combinati in base alle proprie esigenze personali. La tendenza più diffusa è comunque quella di avere sia staffe che staffili della sella americana, essendo questi i modelli più confortevoli.