Consigli · Cura del cavallo · Curiosita'

La gerarchia nella mandria

In ogni gruppo di animali, siano essi api, elefanti o leoni, viene stabilita una scala gerarchica; per quanto riguarda i cavalli, questo ordine definisce anche l’autorità che il singolo avrà nella mandria. I fattori che influenzano la posizione di un cavallo rispetto a un altro sono l’età, il sesso, il temperamento, la forza, la fisicità e da quanto tempo si trova all’interno del gruppo. La gerarchia viene stabilita spesso con la violenza e quindi con lotte, morsi, calci e corse; ma una volta che è decisa, nella mandria c’è armonia perché ogni cavallo sa qual è il suo posto e il suo ruolo.
La gerarchia viene creata sia tra i cavalli allo stato brado sia tra quelli che vivono in un maneggio e che si trovano a condividere lo stesso paddock; è per questo che l’introduzione di un nuovo soggetto deve essere sempre graduale per evitare lotte e disordini. Il nuovo arrivato andrebbe messo ad una certa distanza dal gruppo preesistente per permettere ai cavalli di annusarsi e di vedersi; poi dopo qualche giorno si potrà decidere di inserire il cavallo in una stretta cerchia di soggetti meglio disposti alle nuove conoscenze e poi piano piano inserirne altri.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, a capo della mandria non c’è lo stallone, ma quella che viene indicata come “alpha” o “boss mare” ovvero la cavalla leader, solitamente la più anziana del gruppo. Il suo ruolo è quello di guidare la mandria e di assicurarsi che ogni soggetto rispetti la gerarchia stabilita.
Per quanto riguarda i cavalli addomesticati, anche l’uomo entra a far parte di questa gerarchia, e deve stabilirsi, per questioni di gestione e di sicurezza, a capo del gruppo; durante l’addestramento dovrà convincere il cavallo non solo di questa sua supremazia gerarchica, ma anche di essere un leader saggio, giusto ed affidabile.

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Micropillola / Tenuta delle redini alla Littauer

Tutti sappiamo che il modo corretto di impugnare le redini è quello della figura di sinistra. Ma se vi dicessi che si possono tenere anche come la figura di destra?

Si tratta della tenuta alla Littauer, dal nome dell’ex ufficiale della cavalleria russa Vladimir Littauer, maestro di equitazione attivo soprattutto a partire dagli anni 30: la redine, al contrario della tenuta classica, entra nella mano da sopra, tra pollice e indice, permettendo un’azione più fine e delicata. Questa tenuta viene consigliata come metodo di rieducazione per quei cavalieri la cui azione severa della mano si è troppo radicata ed avviene in modo automatico, risultando difficile da correggere e rivedere; la tenuta alla Littauer porta la persona ad avvertire una nuova sensibilità e riprendere consapevolezza dei movimenti della propria mano.

Fonte: “Alla ricerca dell’equilibrio” di Gerd Heuschmann

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Micropillola / Come riesce a riposare in piedi?

Sappiamo tutti che il cavallo è un animale “famoso” per la sua capacità di riposare anche stando in piedi. Ma come ci riesce?

Due sono i sistemi che glielo permettono: il primo, che potremmo chiamare “sistema di supporto passivo” (stay apparatus), è un insieme di legamenti e tendini che all’occorrenza “bloccano” le articolazioni degli anteriori e le articolazioni di nodello e pastorale dei posteriori, perciò le gambe rimangono dritte mentre sostengono il peso dell’animale che si riposa.
L’altro consiste in una particolare interazione di muscoli e tendini nei posteriori per la quale ginocchio e garretto lavorano simultaneamente (reciprocal apparatus); se l’uno si flette o si allunga, l’altro si comporterà allo stesso modo. E così il cavallo può bloccare anche garretto e ginocchio di un posteriore, scaricando su di esso il peso, lasciando l’altro libero di “riposarsi” appoggiandolo solo sulla punta dello zoccolo. Il peso sarà spostato di tanto in tanto da una gamba all’altra per alternare l’arto da far riposare.

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Let’s talk horses #15

CAPEZZONE

E’ una capezza imbottita da doma da utilizzare alla longia ed è uno degli strumenti per l’addestramento dei puledri. Può essere fatta in cuoio o in nylon ed oltre ad una robusta imbottitura, ha degli anelli in acciaio sulla nasalina che offrono più agganci per la longia o le redini. E’ molto più efficace della capezza classica perché non ruota e non si sposta evitando di ferire la cute del cavallo e fargli perdere la traiettoria.

DOPPIA CRINIERA

Viene così chiamata la criniera di un cavallo che invece di cadere tutta su un lato solo, si divide e ricade su entrambi i lati del collo.

FIDA / MEZZA FIDA

Sono due tipologie di contratto stipulato tra il proprietario del cavallo e un’altra persona, l’affidatario. Nel caso di fida intera, l’affidatario avrà l’utilizzo esclusivo del cavallo e dovrà sostenere le spese ordinarie e straordinarie di mantenimento dell’animale. Se invece l’utilizzo del cavallo è condiviso col proprietario o altra persona, si parlerà di mezza fida; anche i costi di mantenimento verranno divisi a metà.

Attualità · Curiosita' · Storia

La villa del sauro bardato a Pompei

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ha reso Pompei e altri piccoli comuni alle falde del vulcano, famosi in tutto il mondo; la lava che ha completamente sommerso l’antica città, ha conservato edifici, manufatti, persino persone ed animali, permettendoci di sapere come si viveva 2000 anni fa in questa zona dell’Italia.
All’inizio del 2018, un eccezionale ritrovamento aveva portato alla luce gli ambienti di servizio di una grande e lussuosa villa, in particolare la stalla in cui era presente la sagoma integra di un cavallo ancora legato, le zampe di un secondo animale e una mangiatoia lignea. La villa venne perciò ribattezzata “tenuta del sauro bardato”.


Con il proseguire delle operazioni, è stato possibile realizzare il calco di tutti e due i cavalli, ed è stata accertata la presenza anche di un terzo equino, che però non si è potuto recuperare per colpa dei danni operati dai tombaroli.
Sono venuti alla luce anche reperti di bronzo e ferro, che facevano parte della ricca bardatura di questi animali. Nello specifico sembra che i resti siano quelli di una sella detta “a quattro corni”: una struttura lignea rivestita di placche di bronzo con 4 corni, due davanti e due dietro che servivano a dare maggiore stabilità al cavaliere, in un’epoca in cui le staffe ancora non esistevano.

I finimenti, insieme a scheletri che fanno intuire si trattasse di cavalli dalla presenza imponente, lasciano intendere che ci si trovi davanti ad importanti animali di rappresentanza, di razza selezionata e utilizzati per lo più durante le parate.
Il fatto che fossero bardati al momento della tragedia, ha fatto avanzare l’ipotesi che fossero stati preparati per la fuga.