Cavalli famosi · Curiosita' · Storia

Micropillola / La verità dietro un quadro

Tutti sappiamo che farsi ritrarre a cavallo, un tempo, era un modo per ostentare la propria ricchezza e le proprie capacità militari ed atletiche, fino anche ad esprimere concetti più metaforici come la capacità della ragione di prevalere sull’istinto selvaggio..
Queste, insieme anche ad un fine propagandistico, sono le ragioni anche che probabilmente spinsero Napoleone a commissionare a Jacques Louis David il famosissimo dipinto qui sotto.

“Napoleone che attraversa le Alpi” Jacques-Louis David 

Il quadro, che ora si trova al castello di Malmaison vicino Parigi, ritrae il condottiero francese mentre valica il Gran Sanbernardo insieme alla sua armata durante la seconda campagna d’Italia: Bonaparte ha l’uniforme da generale, con in testa un bicorno gallonato d’oro, armato di una spada e con un mantello gonfiato dal vento che si avvolge attorno alle sue spalle. Monta un cavallo pezzato e mentre con la mano sinistra tiene le redini, con la destra sembra indicare al suo esercito la strada, verso la vittoria.
Un quadro certo che fa apparire Bonaparte come un valoroso e potente generale, un eroe.
Ma in realtà le cose andarono diversamente. La cavalcatura ideale per affrontare i terreni impervi delle Alpi era l’asino, molto più solido e resistente, e quella fu anche la scelta di Napoleone: oltrepassò il valico in sella ad un asino, condotto a mano da una guida esperta, proprio come lo ritrae un altro pittore, Paul Delaroche.
La figura di Napoleone qui non appare più come quella di un coraggioso condottiero, ma di un normale soldato, infreddolito e probabilmente stanco della lunga marcia. Nel dipinto non ci sono più colori vivaci e uniformi splendenti, ma tutto è pervaso dal grigiore della pietra e dal biancore della neve.

“Napoleone che attraversa le Alpi” Paul Delaroche

Fonti delle immagini :Wikipedia

Attualità · Curiosita' · Discipline · Intervista · Sport

Pony mounted games

I Pony mounted games o più semplicemente pony games, sono letteralmente dei giochi di velocità e abilità fatti in sella ad un pony che sono diventati uno sport così come oggi lo conosciamo per merito di tale Norman Patrick, fondatore nel 1984 della Mounted Games Association della Gran Bretagna; fino ad allora la disciplina era stata appannaggio solo di pochi esclusivi, ovvero chi poteva permettersi di far parte dei costosissimi Pony Club, ma Norman la rese accessibile a chiunque volesse dar prova della propria abilità di tecnica equestre.
Nel 2003 nasce poi la International Mounted Games Association di cui fanno parte 24 paesi.
I pony games sono uno sport certamente adrenalinico, sia per chi è in sella, sia per chi guarda; essi premiano lo spirito competitivo ma anche quello di collaborazione ed ovviamente della lealtà sportiva e del rispetto verso l’avversario ed il proprio cavallo.
Ci svela alcuni aspetti di questo sport, forse ancora poco conosciuto, Serena, giovanissima atleta che ha passato metà della sua vita in sella ad un pony.

1. Ci parli un po’ di te e della tua “vita equestre”?

Sono Serena, ho 16 anni ed è da 9 che vado a cavallo. Ho iniziato fin da subito con i pony games e faccio gare dal 2014/2015. Dal 2018 ho iniziato le élite (categorie agonistiche) in gare nazionali. Da novembre 2019 poi ho preso la mia attuale pony (Cookie, irlandese) con la quale ho fatto il Pony Master Show 2020, i Campionati Italiani a squadre 2021, e circa due settimane fa abbiamo partecipato ai Campionati Italiani Individuali. Non avevo aspettative per questa gara, ma alla fine sono entrata in finale e ho portato a casa un bel terzo posto. Ieri sono tornata dal Winter Scudy, gara a coppie internazionale. Ho partecipato in una categoria più alta della mia, infatti è stata una gara con degli avversari di alto livello.

2. Brevemente, cosa sono i pony games e quali sono le regole principali?

E’ uno sport dell’equitazione che trovo sia ancora sottovalutato e poco conosciuto: consiste nel fare vari tipi di giochi a staffetta con i pony, nei quali bisogna dimostrare velocità e precisione e possono essere fatti in squadra, in coppia o da un cavaliere singolo. Per esempio in un gioco bisogna completare uno slalom tra paletti, andata e ritorno, per poi passare il testimone al cavaliere successivo della stessa squadra; in un altro invece bisogna scendere da cavallo, condurlo a mano mentre si passa sopra delle “pietre” e poi risalire in sella; in un altro ancora prendere la tazza che si trova sopra al primo paletto e riposizionarla sul secondo. Sono davvero tanti.
Riguardo ai pony le regole sono che non devono superare i 148 cm al garrese e non devono essere interi; inoltre devono avere almeno 4 anni. Per quanto riguarda il cavaliere, per partecipare alle categorie non agonistiche (club) deve avere almeno 5 anni, mentre per quelle agonistiche almeno 8.

3. Ci sono particolarità nell’abbigliamento e nell’attrezzatura di cavaliere e cavallo?

In questo sport il cavaliere non ha un abbigliamento particolare infatti ci si può vestire come si vuole anche se solitamente si vestono i colori e la divisa del proprio maneggio. Per il cavallo sella e finimenti sono quelli inglesi classici, anche se alcune imboccature sono vietate in gara.

4. Come si svolge un allenamento tipico?

Di solito un agonista si allena 4/6 volte a settimana. Gli allenamenti ovviamente variano a seconda del maneggio ma per esempio un allenamento pre-gara prevede una fase di riscaldamento alle tre andature per poi passare ad esercitarsi nei giochi specifici della gara.

5. Qual è la prova di abilità che preferisci e quale secondo te la più difficile?

In realtà a me piacciono quasi tutti i giochi, ma la cosa che mi piace di più è fare le risalite. Penso che la cosa più difficile sia prendere gli oggetti che sono per terra da cavallo, ci vuole molta agilità ma soprattutto fiducia con il pony.

6. Le “risalite” ovvero quando si deve risalire in sella mentre il cavallo è al galoppo, sono forse il momento più spettacolare; come si fa ad eseguire una buona risalita?

In realtà non saprei con preciso perché a me viene molto automatico. Secondo me più il pony va veloce è più è semplice salire anche se si pensa il contrario, perché il galoppo del pony ti spinge in alto. Poi ogni persona ha una sua tecnica quindi c’è chi è più comodo in un modo e chi in un’altro.

7. Quale aspetto dei pony games ti piace e ti appassiona di più?

L’aspetto che mi piace di più è che sia uno sport dove non ci si annoia mai, non si ripetono sempre le stesse cose perché ci sono tantissimi tipi di giochi per allenare ogni qualità del cavaliere e del pony. Inoltre è bello anche il fatto che sia uno sport che si può praticare sia a squadre (4/5 cavalieri), sia a coppie (2/3 cavalieri) e anche individualmente. Poi anche perché penso che i pony games rendano un cavaliere molto versatile, che difficilmente avrà problemi negli altri sport dell’equitazione.

Attualità · Consigli · Curiosita' · Micropillole

Micropillola / No Stirrup November

Il mese di Novembre è noto da un po’ di anni come momento dell’anno in cui cavalieri e amazzoni di tutto il mondo si sfidano nella challenge conosciuta come “No Stirrup November“, ovvero un mese in cui si monta a cavallo senza l’ausilio delle staffe.

Non si sa propriamente chi e perché abbia inventato questa sfida, ma sui social è diventata sempre più virale a partire dal 2013, e dal primo novembre sembra abitudine di molti istruttori proporre esercizi senza staffe, o direttamente sfilarle dalle selle degli allievi costringendo i malcapitati a un mese di gambe doloranti.
Scherzi a parte, sappiamo tutti che montare senza staffe è un ottimo modo per migliorare l’assetto, l’equilibrio, potenziare i muscoli delle gambe e ovviamente per essere pronti a proseguire imperturbabili l’esercizio nella sfortunata eventualità di perdita di una staffa.
Se vogliamo accettare la sfida, ricordiamoci però di farlo in sicurezza e con criterio: se sono le prime volte, cominciamo a passeggiare senza staffe e per pochi minuti; prediligiamo poi spazi circoscritti e al chiuso in modo che il cavallo abbia meno probabilità di distrarsi e spaventarsi.
E tu parteciperai a questa challenge?

Cavalli famosi · Curiosita' · Il nitrito della buonanotte

Il nitrito della buonanotte / Il kelpie

Si dice che l’esistenza del kelpie sia nota all’uomo perché una sera un viandante coi vestiti fradici e il volto pallido si avvicinò a un piccolo villaggio in cerca di soccorso; l’uomo raccontò di essersi imbattuto in uno splendido cavallo bianco nei pressi di un lago lì vicino. L’animale nitriva e colpiva l’acqua con lo zoccolo quasi volesse invitare l’uomo a montargli in groppa, ed egli estasiato da tanta bellezza si era avvicinato posando una mano sul mantello immacolato…poi di scatto il cavallo aveva voltato il muso verso di lui, fissandolo con occhi infuocati; dopo un basso e infernale nitrito si era gettato in una corsa folle verso il centro del lago, trascinandosi dietro il viandante. Fortunatamente l’uomo portava alla cintura un pugnale e presolo con la mano libera, si era tagliato di netto quella rimasta attaccata al cavallo. E allora tutti si resero conto che il mantello dell’uomo non era bagnato solo di acqua ma anche del sangue che scendeva copioso dalla terribile ferita. Un gesto scellerato che era stato tuttavia l’unico modo per potersi salvare la vita…
Il kelpie è un essere maligno del folclore celtico che si trova soprattutto nei racconti irlandesi e scozzesi; esso si manifesta nelle vicinanze di un fiume, di un lago o di un corso d’acqua con le sembianze di un cavallo bianco, (o nero in alcune versioni) la criniera e la coda bagnate. Il suo intento è quello di irretire e ingannare viandanti e viaggiatori che, rimasti incantati dalla bellezza dell’animale, cercherebbero di montarlo o toccarlo, scoprendo però poi di non riuscire più a scendere o a staccare le mani dal suo manto. A quel punto il kelpie trascinerebbe il malcapitato nell’acqua affogandolo (e in alcuni casi divorandolo).
Questa leggenda sembrerebbe aver originato tanti altri miti di entità oscure che infestano laghi e fiumi di Scozia e Irlanda, primo tra tutti il celeberrimo mostro di Loch Ness.
Si trovano rimandi al kelpie poi in diversi film e libri, anche nella pellicola del 2018 “Animali fantastici: i crimini di Grindelwald” si trova un’originale rivisitazione di questa creatura, una sorta di drago marino dalla testa di cavallo e col corpo ricoperto di alghe.

Un fotogramma del film “Animali fantastici: i crimini di Grindelwald”

The Kelpies è anche il nome di una enorme scultura di acciaio alta 30 metri rappresentante le teste di due cavalli, realizzata dall’artista scozzese Andy Scott. Il nome dell’opera, che si trova a un ora da Glasgow, tra i canali Forth e Clyde, prende evidentemente spunto dalla creatura che si dice infesti molti dei laghi scozzesi, ma è anche un omaggio al cavallo da tiro che è stato fondamentale per lo sviluppo agricolo e industriale del paese.

Curiosita' · Discipline · Storia

Tutti in carrozza / Mail coach

Le origini di questa carrozza si possono ritrovare addirittura nel Medioevo, quando era utilizzata per il trasporto delle persone ed era più rudimentale e pesante. Il mail coach vero e proprio si afferma soprattutto in Inghilterra e Francia quando cominciarono a migliorare le condizioni delle vie di transito e i valichi alpini furono aperti anche al passaggio delle carrozze (fino ad allora erano transitabili solo a piedi o a cavallo, mentre le carrozze dovevano essere smontate e rimontate con grande dispendio di tempo ed energie).
Come dice il nome, era una carrozza dedicata al trasporto della posta e dei valori il cui volume era aumentato notevolmente e non erano quindi più trasportabili unicamente dai corrieri a cavallo.
I cocchieri dei mail coach erano guidatori molto abili, capaci di affrontare percorsi a volte in condizioni avverse, sempre attenti ad offrire un servizio di massima puntualità. Questa capacità di guidare cavalli per lungo tempo e rispettando sempre la tabella di marcia, divenne una sorte di sfida per i signori dell’alta borghesia, che si dilettavano a cimentarsi nel ruolo di guidatori per mettere alla prova le proprie abilità. La cosa andò ben oltre e alcuni grandi appassionati decisero di acquistare i mail coach dimessi dal servizio postale, modificarli esteticamente e tecnologicamente e sfidarsi nei grandi parchi ( queste carrozze vennero chiamate park drag ). Vennero fondati poi i coaching club a cui partecipavano questi appassionati e nostalgici che seppero riscoprire e reinventare il mail coach sfruttandone un’altra caratteristica importante: se ci si sedeva sul tettino della carrozza, ci si trovava ad una notevole altezza (3 metri circa) che dava per esempio l’opportunità di assistere da una posizione privilegiata le tanto seguite corse di cavalli, una sorta di palchetto privato lontano dalla affollata e caotica tribuna.

Articolo scritto in collaborazione con Adamo Martin
Servizi in carrozza
www.serviziincarrozza.it
Facebook: @serviziincarrozza