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5 curiosità sui denti del cavallo

La salute dei denti nel cavallo come per l’uomo è fondamentale non solo affinché l’animale possa nutrirsi in modo corretto, ma anche perché trascurarla potrebbe portare a problematiche ben più ampie all’apparato digestivo, alla schiena, agli arti. Bisogna quindi rivolgersi al veterinario per un controllo periodico (una o due volte all’anno), ma penso che anche il proprietario debba avere almeno le conoscenze base sull’argomento anche per poter notare anomalie in anticipo e intervenire prontamente.
Noi intanto vogliamo “svelarvi” 5 piccole curiosità…dicci nei commenti se già le conoscevi!

  1. Anche il cavallo, nei suoi primi anni di vita, ha i denti da latte, più piccoli e bianchi rispetto a quelli da adulto, grossi e gialli; i denti temporanei verranno persi e sostituiti da quelli permanenti a partire dai due anni fino ai cinque circa, quando il cavallo svilupperà la dentatura completa;
  2. I canini, chiamati scaglioni, fuoriescono generalmente soltanto nei maschi; per questo le femmine di norma arrivano ad avere 36 denti, 4 in meno (i canini appunto) dei maschi;
  3. I denti del cavallo sono detti ipsodonti (dal greco ipso = altezza e odonte = dente), perché hanno una crescita continua, con una corona molto sviluppata in senso verticale; questa corona detta “di riserva” rimane al di sotto della gengiva e va a compensare il normale logoramento dei denti dovuto alla masticazione. Questa corona però si esaurisce intorno alla fine dei vent’anni, per cui è normale che un cavallo che ha superato i 30 cominci a perdere i denti;
  4. La dentatura del cavallo si consuma e si rigenera in un sistema efficiente di compensazione; ma questo solo in teoria, perché nella pratica, essendo la mascella più ampia del 30% rispetto alla mandibola, la masticazione porta a un logoramento dei denti irregolare, con la formazione di punte che possono provocare ulcere fastidiose e dolorose nelle guance e sulla lingua. Per ovviare al problema, durante i controlli di routine si può intervenire con lime o frese elettriche per pareggiare i denti;
  5. Sulle barre possono crescere denti irregolari chiamati lupini o denti di lupo che generalmente vengono rimossi perché potrebbero causare fastidi nella masticazione e battere sull’imboccatura.
Diminuzione della corona di riserva durante gli anni
Dentatura completa mascella e mandibola (A incisivi, B premolari, C molari D canini)
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La massoterapia equina – Intervista a Maddalena Benini

Così come per l’uomo, anche per il cavallo esiste il massaggio terapeutico (massoterapia, dal francese masser, massaggiare) volto a prevenire o ad alleviare problematiche all’apparato muscolo-scheletrico. La figura del massoterapista equino è ancora piuttosto sconosciuta qui in Italia, per questo abbiamo deciso di intervistare Maddalena Benini, certificata Equine Sports Massage Therapist e fondatrice di “Equifood&Care”, azienda di prodotti per l’alimentazione e la cura dei cavalli.

1. Parlaci un po’ di te e della tua passione e lavoro.

La mia passione per i cavalli si può dire sia nata con me; già da piccolissima chiedevo a mia madre di essere portata al maneggio con molta insistenza, sebbene nessuno nella mia famiglia fosse mai andato a cavallo. Ho iniziato a montare a sette anni, e da lì non ho mai smesso. Fino a qualche anno fa facevo molte gare di salto ostacoli, esperienza che mi aiuta moltissimo nel mio attuale lavoro perché penso che il cavallo vada soprattutto “vissuto” più che studiato.
Andando avanti con gli anni la mia visione del cavallo è un po’ cambiata ed ho capito che se volevo restare in questo mondo dovevo renderlo un lavoro e non più solo una passione. Da lì la scelta è stata naturale: diventando massoterapista posso vivere nella mia passione, aiutando i cavalli a stare meglio! Mi sono indirizzata verso questo lavoro perché è una attività che si basa principalmente sull’ascolto dell’altro, cosa che purtroppo molto spesso manca per carenza di conoscenza.
All’inizio del 2021 ho aperto anche una attività di vendita di integratori e mangimi di alta qualità, sfruttando le mie conoscenze sull’alimentazione acquisite durante la laurea in biologia e pensando ai prodotti che ho sempre ricercato per i miei animali: Equifood&Care. Questo progetto nasce per fornire ad ogni cavallo un approccio personalizzato a 360° e creare anche uno spazio di divulgazione e confronto grazie ai social e al blog che cerco di mantenere sempre attivi. L’assistenza clienti è sempre attiva e il focus è sempre sul singolo cavallo.

2. Cos’è la massoterapia equina e quali sono i benefici?

La massoterapia è una pratica che ha origini antiche; consiste nel manipolare tutti i tessuti molli del corpo al fine di eliminare le tensioni e riportare l’equilibrio. E’ una tecnica dolce, non invasiva, che si basa sull’ascolto del corpo: nel caso dei cavalli si rilevano le tensioni muscolari, le asimmetrie, i ristagni linfatici, e tramite una serie di trattamenti, si riporta l’organismo in una situazione di armonia.
La massoterapia non deve però essere intesa unicamente come un momento di relax e benessere, ma come un vero e proprio trattamento utile anche per il cavallo atleta.

3. Come si diventa massoterapista equino?

Come formazione accademica ho conseguito la laurea magistrale in biologia che mi ha fornito ottimi spunti per la massoterapia e dato sicuramente delle conoscenze preliminari importanti. Altri corsi di laurea attinenti potrebbero essere, oltre ovviamente a veterinaria, la triennale di benessere animale o la formazione in tecnico veterinario. Ho poi seguito un corso in Inghilterra, certificato da oltre 20 anni, specifico per massoterapisti equini e qui in Italia continuo a seguire corsi e seminari per rimanere aggiornata.
I corsi ovviamente sono importantissimi, ma credo che siano la conoscenza del cavallo e la nostra sensibilità e capacità di saperlo ascoltare ad essere la chiave di questa professione.
La situazione della massoterapia equina in Italia purtroppo non è come all’estero, dove la figura del massaggiatore/fisioterapista è un lavoro riconosciuto e spesse presente in scuderia. Negli ultimi anni anche nel nostro paese c’è stato un aumento di interesse verso questa professione ma al momento mancano ancora i riconoscimenti legali e quindi c’è il rischio di imbattersi in persone che si improvvisano esperti…

4. Per che tipo di cavalli è indicata la massoterapia?

Il trattamento massoterapico è utile per qualsiasi cavallo; sicuramente porta grandi benefici al cavallo atleta, che è sottoposto ad un allenamento intenso e quindi ha rigidità e tensioni che possono compromettere la performance, ma è utile anche al cavallo anziano che tipicamente risente di qualche dolorino legato all’età o di ristagno linfatico. Anche cavalli con patologie croniche possono trovare giovamento da un trattamento mirato sulle loro problematiche.
Ogni intervento viene cucito addosso al singolo soggetto, totalmente personalizzato nelle modalità e nella durata.

5. Il massaggio viene usato per attenuare un dolore o anche per prevenirlo?

Il trattamento viene usato sicuramente per alleviare il dolore quando è già presente ma tenere il cavallo regolarmente massaggiato può aiutare molto a prevenire le comuni cause di contratture e dolore muscolare. Inoltre aiuta molto a drenare i fluidi e eliminare le tossine.

6. Si usano solo le mani o anche particolari dispositivi/strumenti?

La massoterapia è una terapia manuale, quindi fondamentale e imprescindibile è l’utilizzo delle mani. Queste non possono essere sostituite da nessuno strumento, perché nessuna macchina potrà avere la stessa sensibilità e attenzione. A fine trattamento, per amplificare l’effetto benefico, si possono usare gli ultrasuoni o la tecar (macchinario elettromedicale che genera calore all’interno dell’area anatomica bisognosa di cure) in quei punti in cui il cavallo ha particolare necessità. Personalmente mi sto attrezzando per avere qualche macchinario anche per poter collaborare con i veterinari in modo più completo.

7. Ci sono dei massaggi “base” che possono imparare anche i non esperti del settore? O è sempre meglio rivolgersi ad un esperto?

Personalmente a fine seduta concordo con il proprietario un piano di esercizi che può portare
avanti in autonomia, se necessario, ma si tratta fondamentalmente di esercizi di stretching o
da svolgere in sella. Difficilmente insegno il massaggio perché servono comunque delle mani esperte per percepire le tensioni e capire dove applicarlo.

Maddalena Benini 
(Sono disponibile per trattamenti e consulenze in tutto il nord e centro Italia.)
Equifood&Care – Nutrizione e Massoterapia equina 
www.equifoodandcare.it
info@equifoodandcare.it
329 9311681

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Micropillola / Le prime ore di vita

Dopo la nascita, il puledro manifesta gli stessi bisogni che ha un neonato: fame, sete, sonno e vicinanza con la madre. Tuttavia il cavallo è un animale molto precoce rispetto all’uomo, perciò nel giro di poche ore dal parto, il puledro è già padrone di abilità fisiche e capacità meccaniche che un bambino conquista soltanto verso i due anni di età: 24 ore dopo la nascita il puledro già corre su gambe che sono lunghe quasi quanto quelle di un adulto.

Ma vediamo ora nel dettaglio cosa accade al puledro nelle sue primissime ore di vita:

  • immediatamente dopo la nascita: il puledro respira, apre gli occhi, muove la testa e le gambe; si sdraia su un fianco; osserva e ispeziona gli oggetti e il corpo della madre con il naso, il muso e la lingua; ascolta; mostra il riflesso di suzione; cerca di alzarsi.
  • un’ora dalla nascita : si alza e rimane in piedi; cerca la madre, cammina e defeca il meconio (le prime feci); succhia il latte e segue la madre con cui inizia l’imprinting vero e proprio; nitrisce.
  • 2 ore dalla nascita : si sdraia completamente, dorme, si alza, prova timore nei confronti di persone e oggetti ma è curioso e rimanendo vicino alla madre cerca di ispezionare e indagare ciò che non conosce.
  • 3 ore dalla nascita : inizia a giocare, muove la coda, ispeziona gli oggetti prendendoli in bocca, trotta e galoppa, fa operazioni di grooming.
  • 24 ore dalla nascita : si gratta la testa con gli zoccoli anteriori, si struscia sugli oggetti, sbadiglia, fa rumori aprendo e chiudendo la bocca, si rotola, mostra la reazione di flehmen.
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Micropillola / Come riesce a riposare in piedi?

Sappiamo tutti che il cavallo è un animale “famoso” per la sua capacità di riposare anche stando in piedi. Ma come ci riesce?

Due sono i sistemi che glielo permettono: il primo, che potremmo chiamare “sistema di supporto passivo” (stay apparatus), è un insieme di legamenti e tendini che all’occorrenza “bloccano” le articolazioni degli anteriori e le articolazioni di nodello e pastorale dei posteriori, perciò le gambe rimangono dritte mentre sostengono il peso dell’animale che si riposa.
L’altro consiste in una particolare interazione di muscoli e tendini nei posteriori per la quale ginocchio e garretto lavorano simultaneamente (reciprocal apparatus); se l’uno si flette o si allunga, l’altro si comporterà allo stesso modo. E così il cavallo può bloccare anche garretto e ginocchio di un posteriore, scaricando su di esso il peso, lasciando l’altro libero di “riposarsi” appoggiandolo solo sulla punta dello zoccolo. Il peso sarà spostato di tanto in tanto da una gamba all’altra per alternare l’arto da far riposare.

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Dove e come agisce l’imboccatura?

Ci sono moltissimi tipi di imboccatura, dal semplice filetto snodato ai morsi più complessi e severi. Oggi però vogliamo farvi capire cosa succede nella bocca del cavallo quando l’imboccatura entra in azione attraverso le nostre mani sulle redini.
Osserviamo quali sono i punti di contatto diretto con la bocca del cavallo:

  • LE BARRE. Sono la parte priva di denti che si trova tra gli incisivi e i premolari; qui il filetto si appoggia e crea sia pressione che sfregamento, ruotando nella bocca del cavallo;
  • LE COMMESSURE LABIALI. Sono la parte che collega il labbro superiore con quello inferiore; bisogna innanzitutto regolare i montanti dell’imboccatura affinchè non siano troppo corti col risultato che il filetto tiri troppo sulle commessure labiali; queste subiscono pressione quando le redini si tendono e possono essere anche pizzicate qualora si utilizzi un filetto con anelli mobili (come quello in figura, dove gli anelli possono ruotare);
  • LA LINGUA. Essendo sotto all’imboccatura, ne subisce il peso; nel caso di un’imboccatura snodata, la lingua ha maggiore spazio di movimento ma può venire schiacciata nel caso si tirino le redini perchè i bracci del filetto si avvicinano tra loro, come uno schiaccianoci; nel caso invece di un cannone monopezzo, lo spazio di movimento della lingua è inferiore, ma si evita l’effetto di schiacciamento.
  • LA BARBOZZA. E’ la parte tra il mento e la mandibola che viene coinvolta nel caso dei morsi provvisti di barbozzale, una catenella che passa su questa parte e la stringe quando l’imboccatura entra in azione.

Parti che possono ma non devono essere toccate dall’imboccatura sono il palato e i denti; sono entrambe parti che se coinvolte provocano grande dolore al cavallo. Per quanto riguarda il palato, può succedere che lo snodo del filetto spezzato lo tocchi, in particolare se l’animale tiene la testa sulla verticale o se ha un palato particolarmente basso; in ogni caso è una situazione da evitare, cambiando tipologia di imboccatura. I denti sono altrettanto delicati e rischiano di essere toccati qualora i montanti dell’imboccatura siano regolati male.
C’è poi la nuca che può essere coinvolta indirettamente nel caso di morsi che utilizzano le leve; quando si tirano le redini, la parte inferiore della leva va indietro, mentre la parte superiore va in avanti; in questo modo la pressione tramite i montanti arriva fino alla nuca, costringendo il cavallo ad abbassare la testa.

Indipendentemente dalla zona, la testa del cavallo è comunque da considerarsi una parte molto delicata e sensibile. La scelta pertanto dell’imboccatura e il controllo che questa, insieme ad ogni parte della testiera, sia correttamente utilizzata, devono essere fatti con la supervisione di un istruttore o di una persona con esperienza.