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Micropillola / Le prime ore di vita

Dopo la nascita, il puledro manifesta gli stessi bisogni che ha un neonato: fame, sete, sonno e vicinanza con la madre. Tuttavia il cavallo è un animale molto precoce rispetto all’uomo, perciò nel giro di poche ore dal parto, il puledro è già padrone di abilità fisiche e capacità meccaniche che un bambino conquista soltanto verso i due anni di età: 24 ore dopo la nascita il puledro già corre su gambe che sono lunghe quasi quanto quelle di un adulto.

Ma vediamo ora nel dettaglio cosa accade al puledro nelle sue primissime ore di vita:

  • immediatamente dopo la nascita: il puledro respira, apre gli occhi, muove la testa e le gambe; si sdraia su un fianco; osserva e ispeziona gli oggetti e il corpo della madre con il naso, il muso e la lingua; ascolta; mostra il riflesso di suzione; cerca di alzarsi.
  • un’ora dalla nascita : si alza e rimane in piedi; cerca la madre, cammina e defeca il meconio (le prime feci); succhia il latte e segue la madre con cui inizia l’imprinting vero e proprio; nitrisce.
  • 2 ore dalla nascita : si sdraia completamente, dorme, si alza, prova timore nei confronti di persone e oggetti ma è curioso e rimanendo vicino alla madre cerca di ispezionare e indagare ciò che non conosce.
  • 3 ore dalla nascita : inizia a giocare, muove la coda, ispeziona gli oggetti prendendoli in bocca, trotta e galoppa, fa operazioni di grooming.
  • 24 ore dalla nascita : si gratta la testa con gli zoccoli anteriori, si struscia sugli oggetti, sbadiglia, fa rumori aprendo e chiudendo la bocca, si rotola, mostra la reazione di flehmen.
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Micropillola / Tenuta delle redini alla Littauer

Tutti sappiamo che il modo corretto di impugnare le redini è quello della figura di sinistra. Ma se vi dicessi che si possono tenere anche come la figura di destra?

Si tratta della tenuta alla Littauer, dal nome dell’ex ufficiale della cavalleria russa Vladimir Littauer, maestro di equitazione attivo soprattutto a partire dagli anni 30: la redine, al contrario della tenuta classica, entra nella mano da sopra, tra pollice e indice, permettendo un’azione più fine e delicata. Questa tenuta viene consigliata come metodo di rieducazione per quei cavalieri la cui azione severa della mano si è troppo radicata ed avviene in modo automatico, risultando difficile da correggere e rivedere; la tenuta alla Littauer porta la persona ad avvertire una nuova sensibilità e riprendere consapevolezza dei movimenti della propria mano.

Fonte: “Alla ricerca dell’equilibrio” di Gerd Heuschmann

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Micropillola / Come riesce a riposare in piedi?

Sappiamo tutti che il cavallo è un animale “famoso” per la sua capacità di riposare anche stando in piedi. Ma come ci riesce?

Due sono i sistemi che glielo permettono: il primo, che potremmo chiamare “sistema di supporto passivo” (stay apparatus), è un insieme di legamenti e tendini che all’occorrenza “bloccano” le articolazioni degli anteriori e le articolazioni di nodello e pastorale dei posteriori, perciò le gambe rimangono dritte mentre sostengono il peso dell’animale che si riposa.
L’altro consiste in una particolare interazione di muscoli e tendini nei posteriori per la quale ginocchio e garretto lavorano simultaneamente (reciprocal apparatus); se l’uno si flette o si allunga, l’altro si comporterà allo stesso modo. E così il cavallo può bloccare anche garretto e ginocchio di un posteriore, scaricando su di esso il peso, lasciando l’altro libero di “riposarsi” appoggiandolo solo sulla punta dello zoccolo. Il peso sarà spostato di tanto in tanto da una gamba all’altra per alternare l’arto da far riposare.

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Micropillola / I simboli sui cavalli degli indiani d’America

Vediamo insieme quelli che erano i principali simboli con cui i nativi americani erano soliti decorare i loro migliori cavalli, all’alba di una battaglia o di una battuta di caccia. Alcuni servivano per mostrare il valore del guerriero, altri erano segni per ingraziarsi la sorte.

  1. Linee orizzontali poste sopra il naso o sulle gambe, mostravano il numero delle vittorie e dei trofei di guerra.
  2. Cerchi attorno agli occhi e/o alle narici servivano ad amplificare i sensi del cavallo.
  3. la freccia dritta era un simbolo di buon auspicio per la riuscita dell’impresa.
  4. ferri di cavallo squadrati o tondeggianti, segnavano il numero delle incursioni (per rubare cavalli) portate a termine dal guerriero.
  5. una forma di serpente con un piccolo cerchio e una linea a zigzag lungo le gambe posteriori, serviva ad augurare al cavallo di agire con velocità e senza essere scoperti.
  6. una o due linee a zigzag, simbolo del fulmine, servivano a dare potenza e velocità.
  7. l’impronta di una mano di qualsiasi colore tranne il rosso, segnalava che una missione era stata portata a termine; se era rossa invece, segnava la morte di un nemico. Inoltre, se era posta sulla spalla del cavallo, era anche un voto di vendetta.
  8. puntini bianchi posti sul petto erano l’auspicio che la grandine si abbattesse sul nemico.
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Micropillola / Federico Tesio

Sono sicura che molti di voi non hanno idea di chi sia questo signore qui a fianco…ma se vi dicessi che nelle sue scuderie sono stati allevati campioni indiscussi del galoppo come Nearco e Ribot??
Federico Tesio nasce a Torino nel 1869. E’ un grande appassionato di cultura umanista e scientifica ma, soprattutto, di cavalli. Fu egli stesso un fantino di corse di galoppo, ma dopo una brutta caduta, si dedicò ad un altro suo sogno; nel 1898 comprò la proprietà di Dormello sul lago Maggiore che trasformò, con anche l’aiuto della moglie, in un allevamento di Purosangue Inglese. Il suo interesse per la scienza ed in particolare per la teoria evoluzionistica di Darwin e gli studi di genetica di Mendel, lo accompagnò nella ricerca della formula segreta per ottenere dei cavalli vincenti: tra questi Nearco, ma soprattutto Romanella e Tenerani, i genitori del grande Ribot.
Oltre ad essere un grande nome che ha positivamente influenzato l’allevamento del purosangue in Italia, Tesio ha sicuramente dato un grande contributo all’ippica italiana da un punto di vista tecnico-normativo, partecipando alla formazione dell’UNIRE, un ente che tra le altre cose incentivava l’allevamento e il miglioramento di razze equine da competizione.
Nel 1932, per problemi di liquidità, il 50 per cento dell’azienda viene ceduto al marchese Mario Incisa della Rocchetta, e quindi il nome modificato in “Tesio-Incisa”.
Federico Tesio morirà nel 1954, due mesi prima del debutto di Ribot, che quindi non vedrà mai correre.