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Micropillola / Galoppo falso vs galoppo rovescio

Prima di tutto, un piccolo ripasso sul galoppo: è un andatura in tre tempi più uno di sospensione, in cui il cavallo appoggia nell’ordine 1)posteriore esterno, 2)anteriore esterno e posteriore interno 3)anteriore interno (e successivo tempo di sospensione). Questa è la successione corretta che avremo, o dovremmo avere, in risposta alla nostra richiesta.

Il posteriore esterno è già a terra; poi toccherà a posteriore interno e anteriore esterno e per ultimo all’anteriore interno.

Ma se la successione degli arti non è corretta, e quindi l’ultimo arto a poggiare a terra risulta essere l’anteriore esterno, il cavallo avrà un galoppo “sbagliato”; si parlerà di galoppo falso se le intenzioni del cavaliere erano quelle di ottenere un galoppo dritto, ma così non è stato (solitamente per un errore nella sua richiesta), e di galoppo rovescio se invece il cavaliere ha specificatamente chiesto al cavallo di galoppare sull’anteriore esterno. Il galoppo rovescio infatti è proprio un esercizio in piano, anche di un certo livello, che porta ad una maggiore decontrazione ed ingaggio del posteriore, quindi in definitiva a migliorare in generale la qualità del galoppo stesso.

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Il groom – Intervista ad Alice Boni

La vita di Alice è un intreccio unico con i cavalli, tanto che si mette a ridere quando le chiedo di raccontarmi brevemente la sua storia e mi confida che vorrebbe scriverci un libro.
Già da piccola capisce che vive l’agonismo diversamente dagli altri, la gara è solo un test finale, ma lo scopo principale è la costruzione di un rapporto con il cavallo a casa; c’è quindi in lei la volontà di essere una “preparatrice” più che un’amazzone vincente. Il primissimo cavallo che riceve in gestione e con cui fa veramente binomio è Lieto, soprannominato Kiko; lui l’ha salvata da tristi momenti della sua vita privata e quando se n’è andato prematuramente, ammette, è stato uno shock. Per fortuna poi è arrivato Sirio, un cavallo che vecchi amici le chiedono di gestire per loro; Sirio ora ha 28 anni, vive tutt’ora con Alice, ed è l’amore della sua vita.

All’età di 16 anni circa, ho capito che volevo diventare groom, dedicare il mio impegno alla gestione dei cavalli, a farli stare bene, a fare in modo che non gli mancasse nulla. L’obiettivo era anche quello di arrivare a seguire cavalli di un certo livello, ma per me non esistono cavalli di serie A e di serie B, per me tutti devono stare bene, avere una persona che possa diventare il loro punto di riferimento e a cui possano raccontare quello che hanno da dire.” Il lavoro di groom comincia ad ingranare quando va a lavorare a Bregnano per un maestro di equitazione classica; poi segue alcuni privati soprattutto nel salto ostacoli, ma anche nel dressage e nel completo. Il lavoro grosso arriva poi 4 anni fa, quando va nella scuderia di Mario Rota, un preparatore di giovani cavalli per il salto ostacoli. C’è tanto da fare, tutto il giorno e tutti i giorni, dalla movimentazione dei cavalli, alla pulizia della scuderia e selleria, ma non ha modo di fare tanta esperienza in gara. Poi prende al balzo l’occasione di fare esperienza nel mondo del completo, accettando di lavorare per un anno con Clelia Casiraghi, completista. La segue in due internazionali, di cui il secondo in Germania, la sua prima esperienza all’estero e forse il ricordo a cui è più legata. Realizza quindi di non voler rimanere a casa, in scuderia, ma di voler seguire i cavalli nelle gare; “non mi sembrava giusto portarli in un posto che non conoscevano, senza la persona con cui avevano confidenza, io volevo essere lì con loro”. Inoltre sente l’esigenza di seguire pochi cavalli per offrire loro il massimo: tanti cavalli significa poco riposo e poco riposo significa lavorare male. E i cavalli lo sentono. “Io devo essere al mio 100% per poter garantire ai cavalli che seguo, almeno il 90%”.
Alla fine del 2020 comincia a lavorare per Simone Sordi, ad oggi il suo maggior cliente. Con lui ci sono in progetto i mondiali, gli europei e chissà, forse anche le olimpiadi; in questo lavoro come in tanti altri, si lavora giorno per giorno, “ma la voglia e il materiale su cui lavorare c’è. ” dice Alice.
Con l’umiltà di chi si mette in discussione di continuo mi dice che ha ancora tanto da imparare e che il suo è un lavoro in continuo evolversi, in continuo cambiamento, perché conosci persone e cavalli nuovi, con cui devi imparare a comunicare per creare un team che vada avanti nel tempo. Insieme al lavoro di groom vero e proprio poi fa anche formazione ai giovani che non hanno grande esperienza: “penso che se riesco a trasmettere il mio sapere e la mia voglia di fare bene, allora più cavalli avranno la possibilità di avere una persona su cui contare e a cui rivolgersi.

1.In cosa consiste il tuo lavoro? Com’è la tua “giornata tipo” a casa e in gara?

Il mio lavoro è di occuparmi del benessere e della salute dei cavalli che seguo. È un lavoro che spazia dalla pulizia del box a quella del cavallo, dalla sua alimentazione ed esercizio fisico all’essere semplicemente un punto di riferimento per il proprietario del cavallo. La giornata tipo varia poco, indipendentemente se si è a casa o in concorso, anche se quando non si è in trasferta devo pensare a più cose e in generale a più cavalli.
Di solito mi sveglio presto e come prima cosa do da mangiare ai cavalli, prima il fieno e poi il concentrato a seconda delle necessità di ognuno. Procedo poi con la pulizia dei box e della scuderia, poi con le prime uscite dei cavalli: ci sarà chi lavorerà a sella, chi alla corda, chi andrà a camminare in giostra oppure chi farà relax al paddock. Dopo la pausa pranzo, nel pomeriggio, alcuni cavalli fanno una seconda uscita, oppure arrivano i clienti che andranno a fare lezione. Per tutto il tempo della giornata c’è da gestire la scuderia e le strutture esterne; poi possono esserci particolari mansioni come tosature o assistere a visite veterinarie.
Si finisce con la somministrazione della cena ai cavalli, pulizia dei corridoi, sellerie e lavaggi, in modo da lasciare tutto pulito e in ordine per la mattina successiva.
In concorso la routine cambia di poco, ma il focus maggiore sarà verso i cavalli, per far sì che siano meno stressati possibile, e quindi più performanti.

2. Com’è la situazione in Italia e all’estero di questo lavoro?

Vorrei anzitutto fare chiarezza sul sostantivo groom, intorno al quale c’è un po’ di ignoranza. Per indicare una persona che si prende cura dei cavalli esistono principalmente due termini, artiere e groom, dove il primo è legato al mondo dell’ippica, mentre il secondo agli altri sport equestri come il salto ostacoli, l’endurance o anche le specialità della monta americana. Il problema però è che, pur svolgendo di fatto lo stesso lavoro, cioè quello di curarsi della salute e del benessere del cavallo a partire dalla bassa manovalanza come può essere la pulizia dei box, fino alla preparazione atletica del cavallo, mentre l’artiere è un mestiere riconosciuto, debitamente pagato in base all’esperienza e conoscenze, il groom non gode al momento di alcun riconoscimento e di conseguenza di nessuna tutela da parte dello Stato. Viene svolto 9 casi su 10 da stranieri mal pagati che non hanno alcuna conoscenza nel mondo dei cavalli e che si limitano a pulire i box, dar loro da mangiare e poco altro. Il mio lavoro è molto più ampio e complesso di quello che tanti pensano quando sentono parlare di groom, ma per i motivi spiegati prima è difficile ottenere il giusto compenso e riconoscimento.
All’estero questo mestiere è maggiormente rispettato, sia a livello contrattuale sia a livello umano. Come unica nota positiva la FEI il mese scorso ha firmato un protocollo di intesa con l’International Grooms Association (IGA) volto a riconoscere ufficialmente il ruolo del groom all’interno della Federazione. Aderire a queste associazioni dà la possibilità ai groom di qualsiasi nazione, dietro il versamento di una quota d’iscrizione annuale, di ricevere aiuto legale, assicurativo, psicologico, oltreché sostegno a cercare lavoro fisso e chiamate per i concorsi come freelance.

3. Esiste una scuola per diventare groom?

In Italia, ad oggi, non esistono scuole per groom come invece ci sono all’estero. Ma spero che in futuro ne nascano di valide; io stessa cerco di dare supporto e formazione a chi lo richiede, per far poi coincidere domanda e offerta. La formazione è fatta sia di teoria che di pratica, sarebbe importante riuscire a svolgerle entrambe, magari con la guida di un groom esperto.
A livello di studi ci possono essere degli indirizzi che possono tornare utili a chi vorrebbe diventare groom, come l’istituto tecnico agrario per quanto riguarda l’istruzione superiore, e il corso di laurea triennale “allevamento e benessere animale” o “scienze e tecniche equine” per quanto riguarda l’università; ad essere sinceri però, tutto quello che so l’ho imparato sul campo, stando in scuderia, dietro a persone competenti e documentandomi su libri specifici sulla cura e sul benessere del cavallo, che, neanche a dirlo, sono in inglese.

4. Assodato che il groom non sostituisce il veterinario, quali sono le conoscenze mediche che è bene avere per meglio occuparsi della salute dell’animale?

Bisogna conoscere i parametri vitali di un cavallo in salute, saper vedere e capire se prova fastidio o dolore in base al suo comportamento nel box o fuori durante le attività quotidiane. Di sicuro è utile poi conoscere segnali e sintomi di una colica o di una zoppia, casi purtroppo non rari. E’ vantaggioso poi avere qualche conoscenza di pronto soccorso per intervenire prontamente in caso di ferite.

5. Hai un sogno nel cassetto?

Sicuramente Badminton! Mi piacerebbe viverlo ovviamente come groom, ma sarebbe fantastico anche avere la possibilità di vederlo come spettatrice. Spero di arrivarci un giorno, in un modo o nell’altro.
(Il Badminton Horse Trial è un concorso internazionale di completo di categoria 5 stelle, il massimo, che si svolge in Inghilterra nell’arco di 5 giornate)

6. In cosa pensi si differenzi il rapporto tra cavallo-cavaliere e cavallo-groom?

La differenza è semplice: la maggior parte dei cavalieri passa il tempo strettamente necessario con il cavallo per il lavoro fisico (parlando di ambiente agonistico), il groom invece, specialmente in concorso, passa moltissime ore accanto al cavallo, facendo di tutto. Quello che per molti può sembrare “non far niente”, come il restare seduti all’interno del box accanto al cavallo, è in realtà tutta comunicazione non verbale con l’animale. Di conseguenza penso che tra il groom e il cavallo ci sia una conoscenza reciproca inevitabilmente più ampia e profonda.

Alice Boni, professional horse groom
Instagram: @alice.boni.560
Facebook: Alice Boni

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Come si ripone la sella?

La sella è quasi sicuramente il pezzo del nostro equipaggiamento più costoso. Ci sono tantissimi articoli che spiegano come prendersene cura per pulire, ammorbidire e preservare a lungo il cuoio e/o gli altri materiali che la compongono; ma forse poco spazio viene dedicato a dove e come è meglio riporla quando non la utilizziamo. Sì perché essendo stata pensata per adattarsi alla schiena e al corpo del nostro cavallo, se riposta male c’è il rischio che nel tempo si vada a comprometterne la struttura. “La scelta del portasella è tanto importante quanto sottovalutata. Sebbene ne esistano di varie forme e tipologie, non tutti sono adatti alle selle inglesi. Il rischio è quello di ritrovarsi con una sella che ha irrimediabilmente preso la forma del portasella anziché della schiena del cavallo.” ci rivela Ilaria Goldoni, saddle fitter indipendente e certificata in tutta Italia.

Un portasella largo che tocca i cuscini della sella (A), può danneggiarli deformandoli; quello ideale è anche il più semplice, quello a bastone (B), che poggia unicamente sull’arcione. Se proprio non si può sostituire il portasella, si può ridurre il problema mettendo un sottosella grosso (tipo western) o una pila di sottosella inglesi tra questo e la sella.
I danni prodotti da un portasella errato, ci informa Ilaria, non sempre si possono risolvere senza spese salate: se la sella ha cuscini in lana, si possono reimbottire, ma se i cuscini sono in memory o foam, vanno rifatti completamente.

E se invece il portasella non è a disposizione? Magari dobbiamo sellare il nostro cavallo mentre siamo all’aperto, e non abbiamo altra soluzione se non appoggiarla per terra… Per prima cosa mettiamo sotto qualcosa, il sottosella, una copertina o qualcosa di morbido per evitare che la sella sia a diretto contatto con il suolo e quindi che si possa graffiare. Poi facciamo in modo che questa appoggi su tre punti: l’arcione e le due estremità dei quartieri. Non mettiamola mai rivolta con il seggio a terra.

Prima di optare per la soluzione “sella per terra” però, guardiamoci intorno, perché anche una staccionata o la porta del box possono fare al caso nostro ed essere un utile appoggio.

Altri suggerimenti:

  • come luogo per custodire la sella quando non viene usata, prediligi ambienti arieggiati, a temperatura media costante e lontani dal sole e fonti di calore dirette (stufette ecc..);
  • sì al coprisella e al copristaffe;
  • non riponiamo finimenti, sottopancia e sottosella sudati sopra la sella perché il sudore acido secca il cuoio del seggio causando screpolature.

Ilaria Saddle Service
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Saresti capace di fare un box?

La gestione e pulizia delle lettiera è un argomento molto importante per la salute e il benessere dei cavalli; essendo il box un ambiente in cui tendono a crearsi polvere, umidità e cattivi odori, se non adeguatamente gestito possono insorgere problemi anche gravi di salute (problemi respiratori e di salute dello zoccolo).
Mi rendo conto che per quanto importante, questo sia un argomento che non ci riguarda da vicino, poiché solitamente nei maneggi c’è sempre qualcuno che si occupa della pulizia dei box; tuttavia ritengo che come tante altre nozioni, sia anche questo un pezzo di quel bagaglio di cultura equestre che può aiutarci ad essere amazzoni e cavalieri più informati e consapevoli, e soprattutto pronti a gestire anche le evenienze.

Per quanto riguarda i tipi di lettiera, la scelta è molto ampia: truciolo, paglia macinata, paglia in pellet, torba, lolla di riso ecc. Le differenze tra una e l’altra riguardano sostanzialmente 3 aspetti, prezzo – reperibilità – proprietà assorbente; sarà compito del gestore/proprietario del maneggio considerare queste variabili e decidere quale lettiera sia più indicata per le esigenze e la disponibilità dello stesso.
Ricordiamoci tuttavia che i compiti di una buona lettiera devono sempre essere: assorbire le urine, evitare il più possibile la formazione di polveri e di un ambiente ideale alla proliferazione di patogeni e insetti e non da ultimo, essere un giaciglio confortevole per il cavallo, sia da sdraiato che in piedi.

Vediamo ora i passaggi di uno dei metodi che consente di pulire in moto ottimale la lettiera:

  1. rimuovo tutti gli escrementi e le parti di lettiera compattata (perché bagnata) immediatamente visibili;
  2. ammucchio sui lati la lettiera a formare delle montagnette, in modo che rotolino giù escrementi e parti di lettiera bagnata nascosti;
  3. eliminati feci e urine lascio la lettiera che ha ancora potere assorbente sui lati del box, per consentire alla parte centrale sottostante, quella che generalmente è più bagnata, di asciugarsi; tale processo di asciugatura può essere agevolato con prodotti specifici come creolina e argilla bianca;
  4. nel momento in cui il cavallo deve rientrare nel box, la lettiera viene sistemata a formare una zona più voluminosa al centro, perché come già detto è qui che ho bisogno della massima assorbenza (e comfort durante la permanenza del cavallo)

Questo modo di “fare un box” presuppone che ci sia il tempo a disposizione per eseguire tutti i passaggi e che il cavallo abbia la possibilità di essere altrove mentre noi puliamo la lettiera, condizioni non sempre possibili. Ricordiamoci in ogni caso di impegnarci a rendere il box un luogo confortevole e funzionale e alla fine del lavoro, proviamo a valutare il nostro operato ponendoci la fatidica domanda “io ci dormirei qui dentro?”; se la risposta è no, beh allora forse è il caso di riprendere in mano la forca e ricominciare da capo.

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Cambio maneggio #3 / come scegliere quello giusto

Come dicevo negli articoli precedenti, prima di decidere il nostro nuovo maneggio sarebbe bene visitarne più di uno per mettere a confronto più opzioni ed essere sicuri di andare in un posto che risponde alle nostre esigenze. Oggi vediamo, ancora insieme ad Adamo Martin, quali sono i punti principali da tenere in considerazione prima di fare la nostra scelta.

Ci sono alcune valutazioni che soltanto noi possiamo e dobbiamo fare in base alle nostre personali esigenze, come la posizione del maneggio, più o meno lontano da casa nostra, o la quantità dei servizi offerti, come la possibilità di sottoscrivere contratti di mezza fida, o di praticare un certo tipo di disciplina.
Ce ne sono poi altri che invece ritengo siano imprescindibili e che quindi vadano valutati indipendentemente da tutto, per essere sicuri che il benessere degli animali e delle persone che frequentano il maneggio sia messo al primo posto.

Mi rendo conto che sia difficile dare una valutazione obiettiva, soprattutto se abbiamo soltanto il tempo di una lezione di prova per farla e se siamo alle prime armi; ma ad ogni modo cerchiamo di valutare quanti più aspetti possibili affinché la nostra scelta sia fatta con cognizione così da evitare delusioni future.

  1. La prima cosa importante è cercare di capire le condizioni psico-fisiche dei cavalli che vivono nel maneggio. Non è facile valutare questo aspetto, ma provate ad osservarli e a chiedervi: sembrano sereni o nervosi? sonnecchiano tranquillamente o si muovono dando segni di agitazione? sembrano particolarmente magri col manto spento, o in salute e in forma? Ci sono molti soggetti con tic come il ballo dell’orso? Se sì, come se ne sta prendendo cura il maneggio? Hanno la possibilità di andare in giostra o stare in paddock?
  2. Un altro aspetto molto importante è la pulizia degli ambienti (i corridoi in mezzo ai box, la selleria, le stalle… ); oltre ad essere più piacevole passare il tempo in luoghi curati, si garantisce l’igiene e il comfort per chi li frequenta. Anche questo aspetto non è tuttavia semplicissimo da valutare perché la pulizia degli ambienti è sicuramente importante, ma non deve essere portata all’eccesso; per esempio, la scuderia non deve avere un odore pungente ed acre di escrementi e non deve essere abbandonata all’incuria, così come non deve essere un luogo asettico, pulito maniacalmente e saturo dell’odore di prodotti chimici e disinfettanti.
    La scuderia deve poi essere un luogo ben illuminato e arieggiato, ma privo di correnti d’aria; la temperatura non deve essere tanto diversa da quella esterna per evitare sbalzi che potrebbero far ammalare noi e i cavalli.
  3. Infine proviamo a valutare il clima umano, l’atmosfera che si respira. Ai cavalli servono luoghi rilassati e sereni, magari con un po’ di musica in sottofondo. Guarda le persone che si prendono cura dei cavalli e prova a capire se lo fanno con amore e attenzione o se sembrano frettolose e svogliate.
    Se poi conosci l’istruttore, scambia con lui qualche parola, chiedigli dei cavalli del maneggio, di come sono le lezioni, parlagli del tuo livello e di quello che ti piacerebbe migliorare; vedi come reagisce, come ti parla, che tipo di persona ti sembra. Sarebbe bello se potessi assistere a una lezione normale per vedere anche come interagisce con i suoi allievi abituali.

Se alla fine non riesci comunque a decidere, prova a rispondere a queste domande. Metti le tue risposte su un foglio e vedi quale dei maneggi visitati ha ottenuto le più soddisfacenti.

  • Come ti è sembrata la struttura e l’atmosfera del maneggio?
    (grande, accogliente, sporca, curata, rilassata, con tante persone, agitata…)
  • Come ti sono sembrate le persone del maneggio?
    (frettolose, fredde, simpatiche, accoglienti, curiose, attente, silenziose, gioiose, chiassose…)
  • Come ti sono sembrati i cavalli del maneggio?
    (in forma, curati, grassi, magri, rilassati, agitati, ubbidienti, pochi, tanti…)

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