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Saddle fitting – Intervista a Ilaria Goldoni

Bellissima la sensazione di libertà e di connessione con il cavallo quando si monta a pelo. Ma diciamocelo, la sella è forse uno dei pochi pezzi dell’equipaggiamento equestre che possiamo definire come irrinunciabile e insostituibile. Americana, da dressage, da salto, ne esistono tantissimi tipi e con tecnologie e materiali che rendono la seduta sempre più comoda, performante oltreché bella. Ma in qualità di amanti dei cavalli, ancor prima che di amazzoni e cavalieri, è nostro dovere assicurarci che la sella vada bene anche per il nostro compagno, senza causargli fastidio o dolore. E in questo può aiutarci Ilaria, al momento unica saddle fitter indipendente certificata in tutta Italia. Le abbiamo fatto alcune domande per saperne di più su questo poco conosciuto ma interessantissimo mestiere.

1.Presentati e parlaci un po’ della tua storia equestre.

Ho avuto la grande fortuna di crescere in mezzo ai cavalli fin da piccola; avevo circa 6 anni quando mio nonno mi mise per gioco sul dorso di un’asinella, e da quel giorno posso dire di non essere più scesa. Dopo gli 11 anni ho iniziato a prendere lezioni in vari maneggi e nel tempo ho sperimentato varie discipline, anche se buona parte della mia adolescenza l’ho dedicata al cross country. Dopo un periodo sabbatico dalle gare, ho poi cominciato ad addestrare cavalli giovani, e questo ha stravolto completamente la mia visione dell’ equitazione. È stato proprio uno di questi giovani cavalli, particolarmente irascibile e sensibile di schiena, che mi ha fatta avvicinare ed appassionare al mondo delle selle e del saddle fitting. Così, dopo il raggiungimento della laurea, ho intrapreso un percorso di studi all’estero, diventando Master Saddle Fitter Consultant, Saddle Repairer & Reflocker. Rientrata in Italia, a 22 anni ho deciso di fondare la mia attività col nome di “Ilaria Saddle Service”, mettendo a frutto le mie conoscenze per aiutare cavalli e cavalieri e con la speranza di portare un po’ di cultura di saddle fitting anche in Italia. Il mio lavoro è di aiutare chi ha difficoltà nella scelta della sella giusta, oltre che eseguire riparazioni, modifiche, adattamenti e vendita selle.
I miei clienti sono nella gran parte dei casi persone che gestiscono il proprio cavallo in autonomia, che stravedono per lui e che farebbero di tutto per il suo benessere indipendentemente dai fini agonistici o dalla disciplina.
Durante tutto il mio percorso in ambito equestre ho potuto contare sull’appoggio incondizionato della mia famiglia a cui non smetterò mai di dire “grazie di cuore”.

2. Cos’è il saddle fitting in poche parole?

Il saddle fitting è la disciplina che riguarda lo studio dell’ergonomicità e della vestibilità delle selle per il cavallo e per il cavaliere. Possiamo paragonarlo al lavoro di un ortopedico che suggerisce un paio di scarpe in base alla forma dei piedi ed all’utilizzo che vuole farne il paziente. 

3. Qual è stato il percorso di studi necessario per arrivare a dove sei ora? Com’è l’offerta formativa qui in Italia?

Purtroppo ad oggi, in Italia non esiste nessun tipo di offerta formativa seria, completa ed indipendente riguardo al saddle fitting professionale. È una materia estremamente complessa di cui non basta un corso di qualche giornata per avere un panorama completo. Il mio suggerimento per chi desidera avvicinarsi a questa materia è di intraprendere studi all’estero con le società più note che organizzano corsi di formazione saddle fitting.

4. La sella è forse l’attrezzatura più costosa in ambito equestre. Hai qualche suggerimento per renderla una spesa più accessibile? E cosa rende alcune selle così costose?

Sono dell’idea che non sia indispensabile investire un capitale per avere una sella di qualità e di buona vestibilità. Molti pensano che in quanto saddle fitter mi occupi di lavorare solo con selle su misura o molto costose, in realtà non è affatto così. Un bravo saddle fitter vi aiuta a risparmiare, senza rinunciare alla qualità ed al comfort. Penso che esistano molte marche un po’ sopravvalutate soprattutto per la forte immagine di prestigiosità ed accurate scelte in termini di sponsorizzazioni e testimonial che hanno fatto. È anche vero che esistono marche particolarmente costose a causa di grandi studi ingegneristici e di sviluppo materiali e brevetti, per cui il prodotto finale risulta un innovazione di spicco, ma in questo caso si tratta di brand di nicchia che in Italia non arrivano quasi mai. 

5. In cosa consiste una consulenza di saddle fitting?

Una consulenza di saddle fitting condotta da me si svolge con un primo colloquio e questionario per raccogliere più dati possibili su cavallo e cavaliere (dai dati anagrafici, alle discipline svolte, ad eventuali infortuni passati etc). Dopodiché viene effettuata una palpazione per valutare la mobilità e la sensibilità della schiena del cavallo, oltre che per cercare peli bianchi, fiaccature, gonfiori e tutto ciò che può essere segno di dolore dovuto all’uso della sella. A questo punto si raccolgono le misure della schiena e successivamente si passa ad un esame della sella appoggiandola sul cavallo.
A seconda che il cliente voglia acquistare una nuova sella o ricevere una consulenza sulla sella attuale, la consulenza viene portata avanti anche con il cavallo in movimento, montato, e con eventuali modifiche da apportare alla sella in base alle valutazioni fatte. In ultima istanza si può completare il tutto con analisi termografica e rilascio di certificato di saddle fitting.

6. Quali sono le misure e le caratteristiche del cavallo che vengono annotate?

Si parte dai dati anagrafici del cavallo, ad una palpazione manuale per coglierne sensibilità, mobilità e punti dolenti, alla raccolta delle sagome e misurazioni prese sul dorso del cavallo, al movimento del cavallo stesso. Per scegliere la sella si valuta la forma della schiena del cavallo sia da statica che in movimento.

7. La procedura è uguale sia per la sella inglese che quella americana?

Per quanto mi compete, sì (io specializzata in selle inglesi). La differenza maggiore è che un saddle fitter specializzato in selle americane non potrà fare modifiche ed adattamenti come con le selle inglesi (ad esempio alle selle western non si può modificare l’apertura dell’arcione o fare la reimbottitura dei cuscini). 

8. Gli effetti di una buona sella possono essere “peggiorati” da un uso sbagliato di sottosella\gel\agnellino? E viceversa, una cattiva sella può essere “migliorata” da un buon sottosella\gel\agnellino?

Assolutamente si, ed è un aspetto su cui tengo ad insistere perché purtroppo viene fatto un enorme abuso di tutti quei prodotti “under saddle” che vengono descritti con poteri ammortizzanti o di redistribuzione della pressione. Una sella ben fittata e con cuscini in buono stato è già dotata di queste due funzioni. Non esiste gel, agnellino o salvaschiena al mondo che possa sopperire nel lungo termine ad una sella che veste male o un cavaliere che sbatte di qua e di là. Aggiungere troppi spessori sotto alla sella ci allontana dal cavallo, rende la sella più instabile, porta a tirare di più il sottopancia e riduce la mobilità del cavallo. Ci sono però casi in cui i cui i cavalli hanno carenze muscolari, asimmetrie, o semplicemente il cliente non può permettersi di acquistare una sella adatta; e allora si cerca il compromesso utilizzando questi spessori salvaschiena o sottosella imbottiti, anche se non sono da considerarsi la soluzione ottimale nel lungo periodo.

9. Esistono davvero selle “universali” che vanno bene per la maggior parte dei cavalli (esclusi quelli con particolari patologie\esigenze)?

Esistono si, selle “universali” che dovrebbero andare bene alla maggior parte dei cavalli; ma non a tutti però, anche in mancanza di patologie o esigenze particolari. Chi spaccia di avere una sella che va bene per tutti i cavalli non sa di cosa sta parlando. Nemmeno un sottosella può essere adatto a tutti i cavalli. A parte questa precisazione, esistono senz’altro selle che vestono un numero molto importante di cavalli, rispetto ad altre pensate per tipologie di schiene in minoranza.

10. L’archetto intercambiabile è davvero garanzia che la sella possa andare bene a più cavalli?

Purtroppo no. Ciò che fa la vestibilità della sella non è solo l’apertura dell’arcione (o la misura di archetto) ma un insieme di altri elementi come la forma dell’arcione, dei cuscini, l’imbottitura, i riscontri e tanto altro. Una sella con archetto intercambiabile ci semplifica la vita ed è più facile da vendere nel caso andasse cambiata, ma purtroppo non è garanzia di buona vestibilità. Idem per selle senza arcione.

11. Quando compriamo una sella, quali sono i dettagli \misure cruciali per essere sicuri che possa andare bene per noi ed il nostro cavallo? Dovrebbe essere sempre possibile provare la sella prima dell’acquisto?

Innanzitutto dobbiamo controllare la misura di seggio: si fa un rapporto tra la nostra altezza e la seduta della sella, tenendo conto anche del peso corporeo (es una persona alta 170cm, di corporatura media, porterà una 17”, se invece fosse di corporatura abbondante meglio una 17.5″). Teniamo conto che come per i vestiti, da marca a marca e da modello a modello cambia la vestibilità anche a parità di taglia. Dopodichè bisognerebbe sapere che misura di arcione e di cuscini necessita il nostro cavallo, e questa purtroppo è la parte più complessa perché non esistono standard di riferimento. Ad esempio l’arcione 32 di una marca italiana ha una misura diversa di un arcione 32 tedesca o di un arcione 32 inglese e così via. La forma longitudinale dell’arcione e dei cuscini è altrettanto importante. Per cui se non avete particolare dimestichezza con queste misure vi consiglio di rivolgervi ad un saddle fitter, o quanto meno di provare la sella sul cavallo prima di acquistarla.
Nel 2021 la possibilità di provarla, nuova o usata che sia, dovrebbe essere un diritto di tutti.

12. Offri anche servizio di revisione a sella e finimenti; ogni quanto andrebbe fatta? ci sono dei segnali che ci dovrebbero far capire che è ora di farla?

Dipende dall’uso. Un professionista che fa un uso intensivo della sella dovrebbe farla controllare ogni anno. Un amatore che ne fa un uso di due volte a settimana circa può rimandare fino a due-tre anni. Dipende anche dall’età della sella. I segnali più importanti sono: scricchiolii vari, pieghe sul seggio, inconsistenza della sella, imbottitura dei cuscini dura, grave asimmetria dei cuscini o della sella o di come sta posizionata sul cavallo, riscontri allungati o con fori sformati e altro ancora. In mancanza di questi segnali, è comunque buon costume fare revisionare e riparare la sella non appena si verifichino danni estetici (tagli, squarci, scuciture, etc). 

13. Mi ha stupito che durante queste revisioni si scoprano danni gravi come la rottura dell’arcione..ma è davvero qualcosa di cui il cavaliere potrebbe non accorgersi?

Purtroppo si, il cavaliere principiante e medio non si accorge quasi mai. Spesso anche cavalieri professionisti. A meno che l’arcione non sia rotto in modo netto ci si può non accorgersi del danno fino a quando non si fanno le manipolazioni apposite, o fino a quando non si apre la sella. Purtroppo ci sono tante selle usate con arcioni rotti senza che i cavalieri se ne accorgano, spesso anche di marche di fascia alta. Per questo tutte le selle usate che ritiro vengono prima revisionate, ed in caso di arcione rotto provvedo alla sostituzione. Montare una sella con arcione rotto è estremamente dannoso. 

14. Quali possono essere i danni fisici prodotti da una sella che non è conforme all’anatomia e ai bisogni del cavallo?

In primis creano mal di schiena, che può essere manifestata da parte del cavallo con nervosismo durante il sellaggio o lo stringimento del sottopancia, il riscaldamento, le partenze al galoppo, sgroppate e smontonate repentine, rifiuto a fare determinati esercizi o salti, pessimo utilizzo della schiena e scarso contatto con la mano. Ovviamente possono poi presentarsi fiaccature, peli bianchi, bubboni e gonfiori.
Quando questi atteggiamenti vengono ignorati, arrivano spesso a creare problemi cronici che compromettono seriamente la salute del cavallo.
Si stima che il 74% dei cavalli con mal di schiena abbia zoppie, e che il 32% di cavalli con zoppie croniche abbiano mal di schiena. Questo perchè quando i cavalli hanno dolore ad una parte del corpo cercano di compensare adottando posture e movimenti che vanno a sovraccaricare altre strutture. 

15. Quanto tempo richiede creare una sella personalizzata?

Dipende dalla casa manifatturiera e dalla logistica annessa. Indicativamente dalle due settimane ai due mesi. A causa del covid e del ritardo nelle forniture che ne deriva, alcune case manifatturiere hanno dilungato i tempi fino a tre-quattro mesi.

Ilaria Saddle Service
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La villa del sauro bardato a Pompei

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ha reso Pompei e altri piccoli comuni alle falde del vulcano, famosi in tutto il mondo; la lava che ha completamente sommerso l’antica città, ha conservato edifici, manufatti, persino persone ed animali, permettendoci di sapere come si viveva 2000 anni fa in questa zona dell’Italia.
All’inizio del 2018, un eccezionale ritrovamento aveva portato alla luce gli ambienti di servizio di una grande e lussuosa villa, in particolare la stalla in cui era presente la sagoma integra di un cavallo ancora legato, le zampe di un secondo animale e una mangiatoia lignea. La villa venne perciò ribattezzata “tenuta del sauro bardato”.


Con il proseguire delle operazioni, è stato possibile realizzare il calco di tutti e due i cavalli, ed è stata accertata la presenza anche di un terzo equino, che però non si è potuto recuperare per colpa dei danni operati dai tombaroli.
Sono venuti alla luce anche reperti di bronzo e ferro, che facevano parte della ricca bardatura di questi animali. Nello specifico sembra che i resti siano quelli di una sella detta “a quattro corni”: una struttura lignea rivestita di placche di bronzo con 4 corni, due davanti e due dietro che servivano a dare maggiore stabilità al cavaliere, in un’epoca in cui le staffe ancora non esistevano.

I finimenti, insieme a scheletri che fanno intuire si trattasse di cavalli dalla presenza imponente, lasciano intendere che ci si trovi davanti ad importanti animali di rappresentanza, di razza selezionata e utilizzati per lo più durante le parate.
Il fatto che fossero bardati al momento della tragedia, ha fatto avanzare l’ipotesi che fossero stati preparati per la fuga.

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Il Gala d’Oro di Fieracavalli

Il Gala d’Oro è uno degli appuntamenti più attesi di Fieracavalli, un evento che richiama artisti nazionali e internazionali che si esibiscono in riprese di dressage, caroselli e spettacoli in libertà. Un evento che entusiasma piccoli e grandi, esperti e neofiti.

Ma facciamo un passo indietro. Fieracavalli nasce nel 1898 a Verona e diviene la 1° fiera internazionale dei cavalli, la più grande d’Italia.
Nel 1985 nasce lo spettacolo di gala, una serata di animazione per il pubblico della Fiera nella quale si esibiscono artisti promossi dall’Ente Fiere. Due anni dopo, nel 1987, viene realizzata una struttura migliore per ospitare lo spettacolo e far esibire un numero maggiore di professionisti del mondo equestre. Viene anche istituito il Premio Internazionale “Il Cavallo nel Circo” che per 7 edizioni, verrà assegnato al miglior artista. Nel 1991 viene realizzato per la prima volta in Italia, uno spettacolo dedicato alla storia dell’arte equestre, intitolato “La Briglia d’Oro“; da quel momento in poi, ogni anno, lo spettacolo di gala avrebbe avuto un titolo diverso a seconda del tema della serata. Negli anni successivi per diverse edizioni lo spettacolo venne intitolato “Gala d’Oro“, finché nel 2004 l’intero spettacolo prese questo nome ufficialmente, continuando ad avere un tema differente per ogni anno.
Nel 2018 Fieracavalli festeggia 120 anni di storia ed in questa occasione il Gala d’Oro viene intitolato “Anniversary” ospitando grandi artisti come la Rudj Bellini Company, il team Nero Luminoso con i suoi murgesi, Vincent Liberator con i suoi iberici in libertà, le arie di alta scuola di David Chaves e la Fanfara a cavallo della Polizia di Stato in apertura dello spettacolo.
Nel 2019, nasce l’Accademia del Gala d’Oro per formare i futuri talenti degli spettacoli del mondo equestre, nella quale vengono forniti corsi specifici per formare artisti professionisti. Inoltre, all’interno dell’Accademia, viene istituito il primo centro documentale sulla storia del cavallo nel mondo dello spettacolo.

Hai mai visto questo spettacolo? Quest’anno andrai a Fieracavalli? Faccelo sapere qui sotto con un commento!

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Micropillola / Flight e fight animals

Gli animali si possono dividere in due gruppi: quelli che combattono (fight animals) e quelli che fuggono (flight animals); il cavallo corrisponde a quest’ultimo gruppo.

I flight animals hanno due principali istinti: riprodursi e sopravvivere. E per poter sopravvivere, utilizzano la loro arma principale, la fuga. La selezione naturale ha fatto si che il cavallo sviluppasse nel tempo caratteristiche anatomiche e fisiologiche per poter far fronte alla minaccia dei predatori: un tronco compatto e degli arti lunghi e scattanti; un senso dell’olfatto e dell’udito molto sviluppato e la possibilità di avere una visuale di quasi 360°. E indovina un po’? Il cavallo si trova a dover fare i conti con uno dei migliori rappresentanti del gruppo dei fight animals: l’uomo, un animale che tende a voler dominare sugli altri, e ad usarli per i propri scopi. Ma ad oggi è sempre più evidente che per instaurare un rapporto di cooperazione e fiducia solido e duraturo, l’uomo deve essere disposto a mettere da parte queste sue caratteristiche, guadagnandosi la fiducia del cavallo col rispetto e non abusando mai del suo status di flight animal.

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Micropillola / I cavalli vapore

Quando viene pubblicizzata una macchina, si sente parlare di “quanti cavalli ha” per indicare la potenza del motore.

Questa unità di misura, che tuttavia non fa parte del sistema metrico internazionale, deriva dal periodo della prima rivoluzione industriale (1700) quando cominciarono a diffondersi le macchine a vapore, andando a sostituire la trazione animale, i cavalli appunto; per esprimere la potenza di questi macchinari si indicava il numero di cavalli che sarebbe servito per compiere lo stesso lavoro.
La dicitura corretta è in realtà cavallo vapore (CV) e rappresenta la forza necessaria per sollevare 75kg di peso in un tempo di un metro al secondo; in realtà questa è una potenza molto inferiore a quella che verrebbe generata da un cavallo reale.