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Intrinzen – Intervista a Giorgia Ghizzoni (Hatha Equus Italia)

Quella che ho avuto con Giorgia è stata fino ad ora l’intervista più impegnativa a livello di contenuti ed argomenti trattati; una di quelle che ti apre gli occhi su quanto ancora poco conosci i cavalli e che ti convince più di prima di quanto sia imprescindibile in questo mondo e non solo, un atteggiamento di umiltà e di apertura nei confronti di ciò che non conosciamo.
Avevo già tentato di documentarmi sull’argomento, come d’altra parte faccio sempre per poter fare delle domande che abbiano un minimo di senso e di interesse, e digitando “Intrinzen” su internet e sui social mi ero imbattuta in video di cavalli liberi e gioiosi, impegnati in qualche corsetta, sgroppatina o inseguimenti di strani bastoni con una pallina sulla punta; mi sembrava tutto un semplice gioco per il quale il cavallo veniva incomprensibilmente premiato. Tutto mi sarei aspettata, tranne che di sentire Giorgia rispondere alle mie prime domande parlandomi di neurologia, fisiologia e tecniche della scienza dell’apprendimento; mi sono allora resa conto che dietro a questa parola dal sapore un po’ nordico, c’è molto di più di un semplice gioco.

1.Ci parli un po’ di te, della tua vita passata, del tuo presente e dei tuoi sogni futuri?

Giorgia e Sombra, primo piano foto Pila Boss

I cavalli sono una delle mie prime memorie. Ho avuto l’opportunità di conoscere vari lati degli sport equestri ma alla fine dell’adolescenza ho abbandonato momentaneamente questo mondo per dedicarmi a quello della musica classica; ho viaggiato molto finendo poi in America dove sono stata direttrice esecutiva di un’orchestra locale. Nel frattempo però ho avuto modo di conoscere un professionista Parelli, Tiziano Romani, che mi ha raccontato di questa nuova natural horsemanship che si approccia al cavallo con modi ancora più naturali e gentili, lasciando spazio all’animale di esprimersi, ed ho cominciato a documentarmi e a comprare materiale, nonostante in quegli anni non ci fossero cavalli nella mia vita. In California sono poi entrata in contatto con un Horse Rescue affiliato con Parelli e spesso supportato da corsi di Erin Fowle, un’istruttrice 5 stelle Parelli, dove cavalli salvati da situazioni traumatiche venivano riabilitati. La direttrice Laura Ponter mi ha presa sotto la sua ala e sono diventata una trainer volontaria del centro. Mi sono poi spostata in un altro Horse Rescue dove venivano accolti solo Mustang ed è qui che ho incontrato Sombra, la mia cavalla. Con tutti gli strumenti che avevo imparato e di cui ero confidente, ho cominciato a lavorare con lei, sicura di poterla aiutare a diventare un cavallo adatto al mondo domestico, ma da subito mi ha fatto capire che quello che conoscevo, con lei non avrebbe funzionato. Ho chiesto consiglio a vari professionisti della natural horsemanship, ma era sempre svogliata, disinteressata, non collaborava; era molto insicura del suo corpo, paurosa e io non sapevo come fare a creare uno straccio di interesse al lavoro con me, soprattutto in libertà e in sella. Il caso ha voluto che mio marito per Natale mi regalasse l’accademia online di Mustang Maddy, una trainer famosissima americana che lavora con i mustang e che aveva recentemente rivoluzionato il suo approccio, andando da una forma personalizzata di natural horsemanship al rinforzo positivo. Mi sono immersa in questo “linguaggio” e non ho mai visto la mia cavalla così impegnata nelle attività che le proponevo. Niente più indifferenza, fughe, tentativi di saltare i cancelli pur di non essere montata.
Ho poi lasciato il mio lavoro con la musica per dedicarmi in toto ai cavalli, e sono diventata collega di Elizabeth Riecks, fondatrice di Hatha Equus, inizialmente mia insegnante, a cui mi rivolgevo per dubbi o feedback durante la doma di Sombra. Nel 2021 è nata Hatha Equus Italia.
Il mio sogno è quello di sostenere sempre più binomi nel mondo equestre sportivo e amatoriale in cui l’umano è complice felice di un cavallo (atleta) felice. Il mio riconoscimento più grande è vedere mustang reduci da esperienze traumatiche rifiorire e diventare cavalli rilassati e capaci di avere partnership bellissime con i loro umani di riferimento; vedere cavalli andati in pensione dal mondo delle corse prendere possesso del loro corpo e giocare, dare a se stessi il permesso di esplorare il movimento con gioia e di affezionarsi a quelle persone di cui prima erano spaventati; sapere dagli allievi che seguiamo, che i nostri concetti hanno cambiato la loro vita equestre, così come loro l’hanno cambiata a noi.

2. Quali sono i concetti fondamentali e innovativi di Intrinzen e qual é il risultato a cui si ambisce?

Lo scopo di Intrinzen è quello che il cavallo si innamori del movimento; il movimento è vita e un cavallo che svolge tutte le funzioni di movimento (locomozione pura, per approvvigionarsi risorse e per socializzare) è un cavallo longevo e sano.
Ecco alcuni dei principi scientifici innovativi su cui si basa Intrinzen e che coinvolgono vari rami della scienza come scienza del dolore, del movimento, dell’apprendimento, neurologia e fisiologia.

  • Il dolore non corrisponde sempre a un danno ai tessuti. Il cervello spesso fa delle ipotesi su possibili danni, e per proteggere la parte che potrebbe essere danneggiata ed evitare che si affatichi, porta l’animale a evitare alcuni movimenti. Alcuni cavalli non si muovono anche perché hanno memoria di dolore provato in passato.
  • Movimenti specifici ripetuti nel tempo creano un movimento “fragile”, perché tendini, legamenti e muscoli vengono continuamente micro-stressati nello stesso modo; quindi per creare un corpo agile, stabile e forte la chiave è “ripetizione senza ripetizione” [“Repetition without repetition”, Nikolay Bernstein]: su larga scala e minima, deve essere sempre garantita la variabilità nel movimento.
  • Quando un movimento è imposto, il livello di impegno è deciso da altri e l’alternativa ha conseguenze poco piacevoli o percepite come negative dal cavallo, allora il sistema nervoso non rilascia volentieri risorse per quel movimento, ma fa il minimo necessario per farlo senza alcun adattamento conseguente. Quindi manca la consapevolezza nell’animale di essere riuscito a fare un nuovo movimento che potrebbe tornargli utile in altre situazioni; questo perché c’è un’imposizione, una motivazione estrinseca, che non “convince” il sistema nervoso fino in fondo.
  • Anche il movimento che viene prescritto in modo preciso (metti un piede qui, l’incollatura tienila così, esegui la spalla in dentro ecc) non sarà convincente per il sistema nervoso [Approccio Ecologico Dinamico o Constraints Led Approach, Scienza del Movimento e dell’Apprendimento Motorio.], e quindi il movimento sarà eseguito senza convinzione. Oltretutto se si insegna con restrizioni (imboccatura, frustino, gamba) utilizzate in un certo modo, spesso si allena soltanto il muscolo contrario, quello che resiste, e non quello che supporta il movimento richiesto. Il movimento ancora una volta è “fragile” rispetto a un movimento intrinsecamente motivato nel quale l’idea è venuta al cavallo.

3. Può Intrinzen conciliarsi con l’equitazione moderna soprattutto quella fatta a livello agonistico?

Intrinzen si basa sul concetto imprescindibile che qualsiasi attività venga svolta con il consenso del cavallo; se si è disposti a rinunciare a una gara per la quale si è investito tempo e soldi perché il nostro cavallo, a pochi minuti dall’inizio, ci fa capire che non ha intenzione di offrirci la sua collaborazione, allora sì, questa conciliazione è possibile. Altrimenti Intrinzen è difficilmente compatibile con l’equitazione agonistica.
Si ha inoltre a cuore la longevità del cavallo, mentre le statistiche di alcune discipline equestri a certi livelli mostrano un alto tasso di mortalità equina. Tuttavia nel mondo umano, anche in Italia, molti principi su cui si basa Intrinzen supportano squadre professioniste di calcio, di pallavolo, pallamano, e stanno entrando in alcune nicchie del mondo equestre. In Inghilterra già alcune università (prime tra tutte la Gloucester e la Hallam University) riconoscono la rivoluzione dei concetti base di Intrinzen tanto da farli diventare parte fondamentale del curriculum di un istruttore di equitazione sportiva di livello 4!

4 .Qual é la posizione di Hatha Equus nei confronti di Intrinzen?

Hatha Equus cerca di essere un ponte tra Intrinzen e molto altro, tra il sostenere ogni cavallo nel diventare la migliore versione di se stesso e i sogni del suo complice umano: Intrinzen infatti si focalizza sul cavallo e non considera l’umano se non come supporto. Per noi invece il mantra è “complici felici di cavalli (atleti) felici” quindi se un nostro allievo è molto interessato per esempio al salto ostacoli, lo aiutiamo anche (non solo!) tramite i principi di Intrinzen ad proporre questa disciplina al suo cavallo in modo da appassionare anche lui/lei. Hatha Equus ha studiato e studia Intrinzen e tutti i principi scientifici su cui si basa; Kathy Sierra (fondatrice di Intrinzen) ci ha dato il permesso di utilizzare la parola “intrinzen” nel nostro training. Al momento sono l’unica italiana al mondo ad avere questo privilegio.

5. Cosa consigli a chi vorrebbe saperne di più e magari iniziare ad approcciarsi alla filosofia di Intrinzen?

Il mio consiglio è quello di seguire il corso online di Kathy dove lei si mette anche a disposizione gratuitamente per rispondere a dubbi e domande. E’ però in lingua inglese. (https://www.pantherflow.com/)
Noi di Hatha Equus offriamo un corso online che include Intrinzen. Non siamo scienziate ma facciamo del nostro meglio per offrire una panoramica sui principi scientifici, e per sostenere binomi nell’implementazione. Abbiamo fatto quest’anno il nostro primo corso estivo e ce ne saranno altri sicuramente! Il modo più efficace di studiare con noi è probabilmente fare prima un corso online, poi uno dal vivo.
Interessante da consultare c’è anche una piattaforma che si chiama Stepping Stones dove alcuni intrinzener da tutto il mondo caricano video di sessioni di lavoro per mostrare esempi pratici. (https://www.pantherflow.com/stepping-stones)
Invito tutti ad avere basi di sicurezza (fisica ed emozionale, per l’umano e per il cavallo) chiare e ferrate prima di cimentarsi in alcune attività Intrinzen di gioco sfrenato in libertà senza filtri. Esempi sono la conoscenza e la gestione del concetto di food feelings, fondamentale per chi volesse introdurre il cibo nel training, e tutti quei protocolli di relazione spaziale reciproca necessari per essere certi di operare al sicuro.

Elizabeth and Giorgia che giocano a ispirare Sombra a fare movimenti simili a ‘haunches in’ (travers) con Intrinzen. Foto Pila Boss

6. Nelle sessioni di lavoro, il cavallo ha totale libertà nel campo senza alcune costrizione o c’è una gradualità? Come si evitano situazioni pericolose?

Il training si può fare in tanti modi, sia in totale libertà, sia con corda e capezza. La cosa importante è che questi strumenti non costituiscano fisicamente e psicologicamente una costrizione per il cavallo, perché allora l’animale non ha piena autonomia e quindi non possiamo sapere se il movimento è davvero nato spontaneamente o è soltanto frutto di una costrizione, magari anche solo percepita. Si analizza caso per caso: se ho un cavallo che viene da un percorso di natural horsemanship, allora di solito tolgo corda e capezza per mostrargli che può decidere senza che ci sia una conseguenza indesiderabile (pressione, scomodità ecc); una volta che il cavallo è consapevole di avere totale autonomia, allora posso ritornare a corda e capezza, perché sa che ora non costituiscono più un vincolo.
La nostra raccomandazione agli allievi dei corsi è di non iniziare a fare giochi in totale libertà prima di aver stabilito dei protocolli chiari e distinti sulla sicurezza. Siamo ferree a riguardo. Fino ad allora chiediamo di fare attività con contatto protetto (frapponendo una recinzione tra cavallo e persona per esempio); a cui si può comunque ritornare anche dopo aver stabilito le regole del gioco, perché crea bellissime opportunità di movimento.

7. Quali sono le critiche che ti vengono fatte più spesso e cosa credi renda le persone restie nei confronti di questo modo di lavorare coi cavalli?

In realtà al momento sto trovando un contesto di dialogo anche con grandi esponenti del mondo equestre italiano. Ci piace poter dare un contributo per dare nuove prospettive al mondo sportivo equestre, e questo interesse nei confronti della scienza del movimento ci riempie di orgoglio e di entusiasmo per tutte le belle relazioni tra binomi che verranno, e il nuovo tipo di atleticismo che diverrà la norma. Ci sono però indubbiamente alcuni aspetti con cui le persone a volte hanno difficoltà a rapportarsi:
1) partiamo col dire che Intrinzen è una novità e come tale va a mettere in discussione le cose così come le conosciamo e come ce le hanno insegnate, soprattutto in discipline classiche; per questo c’è ovviamente una certa resistenza, anche se Intrinzen si basa su studi e ricerche concrete e peer reviewed;
2) “il cavallo lo fa solo per il cibo” è’ una frase che sento spesso. Il cibo è un feedback che ci serve per far capire al cavallo che ci piace quello che sta facendo, ma può essere benissimo sostituito da coccole e grattini, o da qualsiasi stimolo che da lui desiderabile. Inoltre durante la sessione il cavallo ha costantemente accesso ad altre fonti di cibo, come reti di fieno o addirittura erba, molto più appetibili di quello che gli diamo noi, cioè semplici pellet di fieno.
3) la “faccia da workout”. Non essendo abituati a vedere i cavalli in piena autonomia che giocano in libertà, siamo portati a credere che labbra tese, code che sferzano, occhi concentrati e orecchie all’indietro siano solo e sempre segnali di un cavallo a disagio o sofferente. Si può invece trattare anche di espressioni che mostrano un cavallo impegnato ed appassionato in ciò che sta facendo, la cosiddetta workout face. Pensare che un cavallo possa fare una piroette al galoppo con un’espressione rilassata e pacifica é come pretendere che un amante della palestra, durante un esercizio sorrida o rida di gioia. Avrà invece una faccia concentrata, affaticata, in alcuni momenti anche sofferente, ma questo non vuol dire che stia facendo qualcosa che non gli piace o che gli provoca disagio e dolore. Dobbiamo imparare a soffermarci sul contesto (ad es. libertà o equipaggiamento? Psicologia inversa o scelta effettiva?) , quello ci dirà realmente come stanno le cose.

8. Intrinzen va bene per tutti i cavalli? Anziani/puledri, atleti/in pensione, sereni/con problematiche da risolvere…

Si, assolutamente. L’unica eccezione sono quei cavalli che hanno una voglia di giocare talmente grande che nonostante soffrano di un qualche disturbo fisico come può essere una frattura al ginocchio, hanno un sistema nervoso che promuove più il gioco che non la sensazione di dolore, per cui è nostra responsabilità offrire stimoli appropriati al loro livello di salute.
Quello che noi facciamo è offrire contesti, senza avere idea di cosa il cavallo andrà a fare: se il cavallo è anziano potrebbe offrire movimenti lenti ma comunque diversi secondo quelle che sono le sue possibilità, e questo va benissimo…ma non è detto visto che abbiamo un’allieva con una cavalla ventinovenne che fa rollback, spin e partenze al galoppo da ferma che farebbero invidia a cavalli giovani! Il punto è: ogni cavallo offrirà quello che vuole e che può, il nostro compito è ispirarlo a fare più possibile in termini di variabilità. Non esiste una risposta giusta e una sbagliata, ma tutto è all’insegna del divertimento e della creatività.

DorDollo il re della creatività e variabilità in movimento durante una sessione Intrinzen con la sua umana di riferimento Martina Besana a ‘I cavalli del Farma’ dove si è svolto il corso estivo di Hatha Equus 2022. Foto Alessandra Mango

9. Se avessi la possibilità di parlare con Sombra, cosa le diresti?

Ma io con lei ci parlo sempre, e lei con me! Abbiamo raggiunto un linguaggio comune, una comunicazione tale che il binomio, per quanto inter-specie, sia capace di “fare quattro chiacchiere” o comunque di esprimere i propri bisogni e preferenze molto chiaramente.  Quello che a livello più profondo le dico continuamente è GRAZIE, perché mi ha reso la horse woman che sono ora e perché mi tiene umile, coi piedi per terra, visto che puntualmente con lei, quando penso di aver capito tutto, scopro invece di non sapere niente. Ma quando questo accade, quando mi dice “tu non sai neanche lontanamente quello che pensavi di conoscere”, non mi dispero più così tanto, perché so che sto per entrare nel prossimo capitolo meraviglioso e importantissimo del mio apprendimento sui cavalli. Anche se lei era selvatica, restituita al governo perché giudicata “troppo difficile” e a rischio macello, io non ho mai pensato di doverla “salvare”. Avendo passato tanto tempo con i cavalli, mi era chiaro fin da subito che si trattasse di un percorso a doppio senso e che io e lei saremmo state molto significative l’una per l’altra. Lei è la mia stella polare e la più grande insegnante che avessi mai potuto incontrare.

Giorgia Ghizzoni, fondatrice Hatha Equus Italia e Training Associate in Hatha Equus
Instagram: hathaequus_italia
Sito web: https://hathaequus.com/italia/

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Micropillola / OTTB

La sigla OTTB significa “off track thoroughbred“, letteralmente “purosangue fuori pista” quindi un cavallo che non corre più nei tracciati di galoppo, o più semplicemente un “ex cavallo da corsa”. Si tratta perciò di un cavallo allevato ed addestrato per correre nelle corse ippiche che però non partecipa più ad esse. I motivi per cui un cavallo viene ritirato possono essere molteplici; dalla semplice mancanza di attitudine a questa disciplina, all’infortunio, all’essere arrivato a fine carriera. Nessuna di queste motivazioni in linea di massima preclude però all’animale la possibilità di potersi cimentare in altre discipline equestri, anche perché questi cavalli risultano spesso soggetti molto versatili e sportivi.

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Il cavallo Zangerscheide

Ultimamente si sente molto parlare di cavalli “Zangerscheide“, soprattutto nel salto ostacoli di alti livelli. Non si tratta di una vera e propria razza, ma di uno Studbook, quindi di un registro genealogico o più semplicemente di un allevamento che si è posto lo scopo di selezionare esemplari che avessero particolari doti nel salto.
La storia della nascita di tutto questo è alquanto singolare e merita secondo me di essere conosciuta.
Il protagonista della nostra storia è tale Leon Melchior, uomo d’affari nel mondo dell’edilizia, lontanissimo da tutto ciò che riguardava i cavalli; tuttavia il consiglio del medico di praticare sport all’aria aperta lo porta ad incontrare questi animali, ed inevitabilmente nasce una passione travolgente. Forte anche di grandi possibilità economiche, negli anni ’70 Melchior crea una grande scuderia col nome di Zangerscheide nelle sue tenute di Lanaken in Belgio, che sarà presto frequentata da cavalieri e istruttori di alti livelli. Egli stesso acquisterà la cavalla Heureka, fresca vincitrice del GP di Acquisgrana e seguito dall’allenatore Hermann Schridde, campione olimpico, arriverà ad indossare i colori della squadra olandese in Coppa delle Nazioni ad Aachen, nel 1971.

Av Just chaos – https://www.flickr.com/photos/7326810@N08/
4339075443/sizes/o/in/photostream/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33392619

Ma le ambizioni di Melchior non si fermano qui. Heureka, cavalla holsteiner di 13 anni, diventerà la prima fattrice dell’allevamento Zangerscheide, ad oggi uno dei più rinomati al mondo e che si è sempre distinto per metodi all’avanguardia (uno tra i primi ad utilizzare l’inseminazione artificiale e il congelamento del seme).
All’inizio i cavalli che venivano utilizzati provenivano da diverse linee di sangue e nazioni, poi alla fine degli anni 70 si creò la linea Zangerscheide e i puledri venivano marchiati con una Z sulla coscia (e presente anche alla fine del nome).
Ad oggi i cavalli prodotti da questa “fabbrica” di campioni, sono utilizzati in tutto il mondo nelle competizioni di alto livello.

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Le corse ad handicap

l termine “handicap” originariamente faceva parte del linguaggio sportivo e indicava lo svantaggio assegnato in una gara al concorrente con statisticamente maggiori probabilità di vincere, per dare uguali possibilità a tutti i partecipanti e rendere più avvincente e meno scontata la competizione.
Nello specifico, nel mondo dell’ippica e principalmente nel galoppo, handicap indica una particolare categoria di corse dove ogni cavallo è chiamato a portare un peso differente, calcolato secondo le valutazioni di esperti chiamati handicapper in modo da uniformare le chances dei partecipanti; quindi più il cavallo è veloce, maggiore sarà il peso che dovrà portare.
Un cavallo viene valutato in base ai risultati recenti e in generale alla sua carriera complessiva.

Il peso assegnato comprende il peso della sella e del fantino ed eventualmente, se questo non fosse sufficiente, quello di piccoli piombi aggiunti nella sella.
Se il lavoro dell’handicapper è stato eseguito correttamente, tutti i cavalli taglieranno il traguardo con poca distanza l’uno dall’altro.
Proprio per l’incertezza del risultato, queste competizioni sono molto gradite dagli appassionati, e conseguentemente il volume medio delle scommesse è più alto rispetto alle altre gare classiche.

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5 curiosità su Monty Roberts

By user:borsi112 – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=112873774

Al di là di quelli che sono i suoi metodi e principi sull’addestramento e sulla comunicazione con il cavallo, condivisibili o meno, quando ho letto della vita di quest’uomo nella sua biografia “The man who listens to horses“, ne sono rimasta davvero colpita. Ciò che lo rende ai miei occhi un uomo eccezionale è il suo grande desiderio di cambiare le cose, la sua intuizione che il modo con cui ci si approcciava ai cavalli non poteva essere quello giusto; una persona che si è fatta carico della sofferenza che questi animali erano costretti a sopportare per il capriccio dell’uomo, e che ha cercato di mettersi in comunicazione con loro ascoltandoli, osservandoli, studiandoli, in un epoca dove tutto questo era follia, una perdita di tempo.
Oggi voglio svelarvi solo 5 piccole curiosità su Monty Roberts, ma per saperne di più, vi invito a leggere il suo famosissimo libro, tradotto anche in lingua italiana.

  1. fin da piccolissimo dimostrò grande talento a montare, e fu spinto a partecipare ad importanti gare western dall’età di soli 4 anni; le sue capacità vennero sfruttate principalmente per pubblicizzare la scuola di equitazione gestita dal padre e dalla madre a Salinas, in California;
  2. il padre si “riforniva” periodicamente di mustang che venivano catturati per essere utilizzati nei ranch o nelle competizioni e, com’era di norma, si serviva di metodi brutali per addomesticarli, instillando in loro terrore e sottomissione nei confronti dell’uomo; egli non accettò mai che il figlio avesse trovato un metodo alternativo nemmeno quando assistette di persona alla dimostrazione della sua efficacia;
  3. Monty, desideroso di studiare da vicino i mustang, convinse il padre ad essere mandato insieme ad altri nel deserto del Nevada a catturare altri cavalli che sarebbero serviti per un rodeo. Qui, osservando il loro comportamento all’interno del branco, gettò le basi di quello che divenne il metodo del “Join-up”. Aveva solo 15 anni;
  4. all’età di 20 anni assistette alle riprese del film “East of Eden” e gli fu affidato il compito di illustrare la vita da cowboy a un giovanissimo James Dean. Passarono molti mesi insieme e diventarono grandi amici, tanto che James espresse il desiderio di comprare un ranch e dirigerlo insieme a Monty e alla moglie; purtroppo come sappiamo l’attore morì in un incidente stradale nel 1955;
  5. nel 1989 le idee di Monty arrivarono fino all’orecchio della regina Elisabetta, che lo invitò al castello di Windsor per assistere di persona a una delle sue famose dimostrazioni; sarà proprio la regina ad esortarlo a documentare e a scrivere di questo suo metodo innovativo, cosa che si era promesso di non fare dopo la reazione avversa del padre.