Anatomia · Attualità · Cura del cavallo · Curiosita' · Intervista

La massoterapia equina – Intervista a Maddalena Benini

Così come per l’uomo, anche per il cavallo esiste il massaggio terapeutico (massoterapia, dal francese masser, massaggiare) volto a prevenire o ad alleviare problematiche all’apparato muscolo-scheletrico. La figura del massoterapista equino è ancora piuttosto sconosciuta qui in Italia, per questo abbiamo deciso di intervistare Maddalena Benini, certificata Equine Sports Massage Therapist e fondatrice di “Equifood&Care”, azienda di prodotti per l’alimentazione e la cura dei cavalli.

1. Parlaci un po’ di te e della tua passione e lavoro.

La mia passione per i cavalli si può dire sia nata con me; già da piccolissima chiedevo a mia madre di essere portata al maneggio con molta insistenza, sebbene nessuno nella mia famiglia fosse mai andato a cavallo. Ho iniziato a montare a sette anni, e da lì non ho mai smesso. Fino a qualche anno fa facevo molte gare di salto ostacoli, esperienza che mi aiuta moltissimo nel mio attuale lavoro perché penso che il cavallo vada soprattutto “vissuto” più che studiato.
Andando avanti con gli anni la mia visione del cavallo è un po’ cambiata ed ho capito che se volevo restare in questo mondo dovevo renderlo un lavoro e non più solo una passione. Da lì la scelta è stata naturale: diventando massoterapista posso vivere nella mia passione, aiutando i cavalli a stare meglio! Mi sono indirizzata verso questo lavoro perché è una attività che si basa principalmente sull’ascolto dell’altro, cosa che purtroppo molto spesso manca per carenza di conoscenza.
All’inizio del 2021 ho aperto anche una attività di vendita di integratori e mangimi di alta qualità, sfruttando le mie conoscenze sull’alimentazione acquisite durante la laurea in biologia e pensando ai prodotti che ho sempre ricercato per i miei animali: Equifood&Care. Questo progetto nasce per fornire ad ogni cavallo un approccio personalizzato a 360° e creare anche uno spazio di divulgazione e confronto grazie ai social e al blog che cerco di mantenere sempre attivi. L’assistenza clienti è sempre attiva e il focus è sempre sul singolo cavallo.

2. Cos’è la massoterapia equina e quali sono i benefici?

La massoterapia è una pratica che ha origini antiche; consiste nel manipolare tutti i tessuti molli del corpo al fine di eliminare le tensioni e riportare l’equilibrio. E’ una tecnica dolce, non invasiva, che si basa sull’ascolto del corpo: nel caso dei cavalli si rilevano le tensioni muscolari, le asimmetrie, i ristagni linfatici, e tramite una serie di trattamenti, si riporta l’organismo in una situazione di armonia.
La massoterapia non deve però essere intesa unicamente come un momento di relax e benessere, ma come un vero e proprio trattamento utile anche per il cavallo atleta.

3. Come si diventa massoterapista equino?

Come formazione accademica ho conseguito la laurea magistrale in biologia che mi ha fornito ottimi spunti per la massoterapia e dato sicuramente delle conoscenze preliminari importanti. Altri corsi di laurea attinenti potrebbero essere, oltre ovviamente a veterinaria, la triennale di benessere animale o la formazione in tecnico veterinario. Ho poi seguito un corso in Inghilterra, certificato da oltre 20 anni, specifico per massoterapisti equini e qui in Italia continuo a seguire corsi e seminari per rimanere aggiornata.
I corsi ovviamente sono importantissimi, ma credo che siano la conoscenza del cavallo e la nostra sensibilità e capacità di saperlo ascoltare ad essere la chiave di questa professione.
La situazione della massoterapia equina in Italia purtroppo non è come all’estero, dove la figura del massaggiatore/fisioterapista è un lavoro riconosciuto e spesso presente in scuderia. Negli ultimi anni anche nel nostro paese c’è stato un aumento di interesse verso questa professione ma al momento mancano ancora i riconoscimenti legali e quindi c’è il rischio di imbattersi in persone che si improvvisano esperti…

4. Per che tipo di cavalli è indicata la massoterapia?

Il trattamento massoterapico è utile per qualsiasi cavallo; sicuramente porta grandi benefici al cavallo atleta, che è sottoposto ad un allenamento intenso e quindi ha rigidità e tensioni che possono compromettere la performance, ma è utile anche al cavallo anziano che tipicamente risente di qualche dolorino legato all’età o di ristagno linfatico. Anche cavalli con patologie croniche possono trovare giovamento da un trattamento mirato sulle loro problematiche.
Ogni intervento viene cucito addosso al singolo soggetto, totalmente personalizzato nelle modalità e nella durata.

5. Il massaggio viene usato per attenuare un dolore o anche per prevenirlo?

Il trattamento viene usato sicuramente per alleviare il dolore quando è già presente ma tenere il cavallo regolarmente massaggiato può aiutare molto a prevenire le comuni cause di contratture e dolore muscolare. Inoltre aiuta molto a drenare i fluidi e eliminare le tossine.

6. Si usano solo le mani o anche particolari dispositivi/strumenti?

La massoterapia è una terapia manuale, quindi fondamentale e imprescindibile è l’utilizzo delle mani. Queste non possono essere sostituite da nessuno strumento, perché nessuna macchina potrà avere la stessa sensibilità e attenzione. A fine trattamento, per amplificare l’effetto benefico, si possono usare gli ultrasuoni o la tecar (macchinario elettromedicale che genera calore all’interno dell’area anatomica bisognosa di cure) in quei punti in cui il cavallo ha particolare necessità. Personalmente mi sto attrezzando per avere qualche macchinario anche per poter collaborare con i veterinari in modo più completo.

7. Ci sono dei massaggi “base” che possono imparare anche i non esperti del settore? O è sempre meglio rivolgersi ad un esperto?

Personalmente a fine seduta concordo con il proprietario un piano di esercizi che può portare
avanti in autonomia, se necessario, ma si tratta fondamentalmente di esercizi di stretching o
da svolgere in sella. Difficilmente insegno il massaggio perché servono comunque delle mani esperte per percepire le tensioni e capire dove applicarlo.

Maddalena Benini 
(Sono disponibile per trattamenti e consulenze in tutto il nord e centro Italia.)
Equifood&Care – Nutrizione e Massoterapia equina 
www.equifoodandcare.it
info@equifoodandcare.it
329 9311681

Attualità · Curiosita' · Razze equine · Storia

Barock Pinto

Fonte : Allevamento Le Grand Noir

Quella del Barock Pinto è una razza molto recente, nata negli anni ’60 nei Paesi Bassi dall’incrocio di un cavallo a sangue caldo pezzato e di un esemplare Frisone. L’iniziatore della razza è Bonte Nico, uno stallone pezzato nero e bianco che suscitò l’attenzione di molti allevatori nella regione della Frisia prima, e a livello nazionale dopo. Il particolare colore del manto piacque a molti, e i puledri che nascevano con questa caratteristica erano valutati molto di più rispetto a quelli con un unico colore. Inizialmente però, essendo Nico uno stallone non registrato e approvato, vennero emesse multe per sanzionare i proprietari delle cavalle che erano state ingravidate, e Nico stesso rischiò di essere confiscato; ma poi grazie all’intervento del principe Bernardo e dell’allora ministro dell’agricoltura Barend Biesheuvel, allo stallone venne concessa la libertà di essere utilizzato come riproduttore di quella che sarebbe diventata la razza del Barock Pinto. Nell’anno di maggiore attività, si conta che lo stallone abbia coperto 150 fattrici, numero incredibile se si pensa che allora non esisteva ancora l’inseminazione artificiale.
La fama di Nico era tale, che i ragazzini facevano a gara a strappare alcuni crini dalla coda del loro idolo.
Nacque così lo studbook di razza con sede nei Paesi Bassi, che ad oggi definisce gli standard di questo cavallo. Ecco alcune caratteristiche:

  • il cavallo Barock Pinto ha almeno il 37,5% di sangue Frisone;
  • è un cavallo sportivo performante in molte discipline anche ai livelli più alti, in particolare dressage ed attacchi;
  • la testa è espressiva e nobile, spesso con profilo montonino, crini abbondanti nella criniera, coda e sulle zampe;
  • il manto preferito è quello paint bianco e nero; anche se ci sono stalloni e fattrici completamente neri che vengono comunque registrati, lo standard di razza prevede almeno due macchie bianche sul corpo di almeno 10 cm di diametro l’una.
  • è un cavallo vitale, energico e sano, senza malattie ereditarie.

Allevamento Le Grand Noir (per la selezione del cavallo Frisone e Barock Pinto)
Regione Tetti Sagrini 1 – La Loggia (TO)
Facebook : Allevamento “Le Grand Noir” & “Anthrax Font”
Instagram : allevamento.legrandnoir

Attualità · Cavalli famosi · Curiosita'

Errori in Spirit, cavallo selvaggio

Nonostante il cartone della Dreamworks sia sicuramente nella lista dei film preferiti di un cavaliere che si rispetti, in questo film d’animazione sono stati commessi alcuni errori “imperdonabili” che riguardano proprio il mondo del cavallo. Sinceramente, sebbene l’abbia guardato innumerevoli volte, io non li avevo notati tutti…e tu?

  • All’inizio del film si vede uno Spirit appena nato con una dentatura già completa, quando invece ancora non dovrebbe avere denti (immagine1)
  • sempre all’inizio, il puledrino si ferma a bere, ma lecca l’acqua come un cane, quando invece i cavalli la succhiano (immagine 2)
  • Spirit racconta di essere diventato capobranco del Cimarron “come mio padre prima di me” ma questo non è possibile; i giovani stalloni si separano dal loro branco, altrimenti finirebbero per accoppiarsi con cavalle che sono loro madri e/o sorelle;
  • nel branco di Spirit ci sono due puledri, protagonisti della scena dell’attacco di un coguaro; e nonostante Spirit starà via per diverse stagioni, quando torna i due puledri non sono minimamente cresciuti; (immagine 3-4)
  • nel campo dei Lakota si vede un recinto per i cavalli, ma gli indiani d’America non ne avevano; li lasciavano pascolare liberi supervisionati dai giovani della tribù.

Attualità · Cavalli famosi · Curiosita' · Micropillole

Micropillola / Il pony degli Hobbit

Nel famosissimo e pluripremiato film de “Il Signore degli Anelli” certo non mancano le scene con cavalli, molti di loro con nomi e storie proprie. Ma forse c’è n’è uno in particolare che più di tutti ci ha fatto tenerezza: è Bill, il piccolo palomino che accompagna gli hobbit nel loro viaggio fino a Gran Burrone.

Secondo il racconto di Tolkien, Bill viene comprato da Aragorn a Brea da un losco personaggio che lo maltrattava, e accompagnerà la compagnia per lo più come animale da soma fino al regno degli Elfi. Sam si affeziona particolarmente a Bill, tanto che quando Gandalf gli ordinerà di lasciarlo andare per farlo tornare a casa, per l’hobbit sarà un addio doloroso.

Durante le riprese, vista la necessità di avere una cavalcatura che suggerisse le piccole dimensioni degli hobbit, Bill è stato interpretato da due cavalli diversi: Shane, un Quarter Horse e Rastus, un pony Shetland.

Attualità · Cura del cavallo · Curiosita' · Monta americana · Sport

I materiali delle imboccature

Dal materiale con cui viene fatta un’imboccatura ne dipenderà la resistenza e il deterioramento nel tempo, il “sapore” percepito dal cavallo, il peso e la rigidità e quindi il tipo di azione che andrà a svolgere in bocca. Le patenti di alcuni di questi materiali sono detenuti da grandi nomi nell’industria delle imboccature, come la tedesca Sprenger.
Vediamo insieme alcuni dei materiali più frequenti e più innovativi.

ACCIAIO INOSSIDABILE: è il materiale più largamente utilizzato perché leggero e duraturo. I migliori morsi fatti di acciaio sono creati con l’antichissima tecnica della fusione a cera persa dove sostanzialmente il metallo fuso viene versato in uno stampo di argilla. Pare che l’acciaio non sia un materiale che ha impatto sulla maggior o minore salivazione dell’animale, e sembra avere un sapore e un odore neutro.

RAME: è un metallo con un particolare “gusto” dolce, perciò risulta più gradevole di altri per alcuni cavalli, incoraggiandone la salivazione. Tuttavia ha una scarsa longevità e si consuma in modo non uniforme; per questo è più probabile che solo alcune parti dell’imboccatura siano in rame (per esempio il cannone o l’oliva centrale) mentre altre in acciaio (come gli anelli o le aste).

SWEET IRON: tradotto letteralmente come “ferro dolce” è in realtà acciaio che però a differenza di quello inossidabile, viene modellato a freddo; ne risulta un metallo più morbido e che si arrugginisce facilmente. La ruggine che si crea, che non è la stessa che si forma per esempio su macchine o tubi, conferisce il sapore dolce, ancora più gradevole, pare, di quello del rame. E’ un materiale molto usato nelle imboccature americane, ed ha un caratteristico colore blu-scuro/nero.

AURIGAN: è una lega prodotta dalla Sprenger formata da rame, silicone e zinco. Riesce così ad essere un materiale dal gusto piacevole grazie alla percentuale di rame, ma molto più resistente. L’assenza di nichel poi, lo rende ideale per cavalli che ne sono allergici.

NATHE: anche questa è un’invenzione tedesca, e si tratta di un materiale sintetico molto simile alla plastica. E’ abbastanza flessibile quindi può risultare più piacevole da masticare per alcuni cavalli, e non ha bisogno di un’anima di metallo interna, quindi il risultato è un prodotto sottile; tuttavia ha una longevità relativamente breve rispetto ai metalli.

HAPPY MOUTH: queste imboccature sono fatte in una particolare plastica a cui viene aggiunto l’aroma di mela; hanno poi una caratteristica texture ondulata che invita il cavallo alla masticazione.