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Man o’ War

Il nome di questo cavallo è scritto nel libro d’oro del galoppo mondiale e come tale penso non si possa non conoscere almeno un po’ della sua storia. Il nome di Man o’ War, letteralmente uomo della guerra, fu dato a questo purosangue inglese nato in America nel 1917, dalla moglie di uno dei più potenti uomini del mondo delle corse degli USA, per onorare il marito partito per la guerra. Il puledro fu poi comprato da Samuel Ridde, un grande magnate dell’industria tessile per solo 5,000 dollari (a fine carriera gli saranno offerti 1 milione di dollari!) e si guadagnerà il soprannome di “the big red” per la sua altezza al di sopra della media. Questo sarà lo stesso nomignolo che verrà dato 60 anni dopo a un altra grande leggenda degli ippodromi, Secretariat. Man o’ war discendeva per linea paterna da uno dei capostipiti della razza purosangue, Godolphin Arabian, perciò aveva tutte le carte in regole per diventare un grande campione. E così fu. La sua carriera agonistica sarà molto breve, solo 2 anni, ma molto intensa; su 21 gare disputate, ne vincerà 20 e sempre con diverse lunghezze di vantaggio. Per altro pare che i motivi della sua unica sconfitta furono diversi errori commessi dal fantino Johnny Loftus e da una sfortunata partenza: nei primi anni del 1900 non esistevano ancora le gabbie ma veniva usato una sorta di canape dietro al quale dovevano allinearsi tutti i cavalli, e Man o’ War finì per partire girato di 90° perdendo preziosi secondi.
All’età di soli 3 anni ci fu il suo ritiro dalle gare e sembra che questo sia stato fortemente richiesto dagli altri proprietari di cavalli, stanchi di essere sconfitti dall’imbattibile sauro. Man o’ War cominciò così la sua vita da riproduttore e ad oggi molti grandi campioni dell’ippica possono dire di essere (alla lontana) imparentati con lui: tra i più conosciuti War Admiral e Hard Tack, padre di Seabiscuit.

Di David Ohmer – originally posted to Flickr as Lexington Kentucky – Kentucky Horse Park “Man ‘O’ War”, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11251173

Man o’ war morirà all’età di 30 anni nel 1947, e la notizia fece il giro del mondo; per lui venne fatto anche un vero e proprio funerale al quale parteciparono migliaia di persone. Le sue ceneri sono al Kentucky Horse Park dove c’è anche una statua a lui dedicata.
Una curiosità: il proprietario di Man o’ War, prima di ritirarlo dalle corse, chiese all’handicapper quale peso avrebbe assegnato al cavallo se l’avesse fatto correre ancora, e la risposta fu “il peso più massiccio che sia stato mai assegnato a un purosangue”.

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Le corse ad handicap

l termine “handicap” originariamente faceva parte del linguaggio sportivo e indicava lo svantaggio assegnato in una gara al concorrente con statisticamente maggiori probabilità di vincere, per dare uguali possibilità a tutti i partecipanti e rendere più avvincente e meno scontata la competizione.
Nello specifico, nel mondo dell’ippica e principalmente nel galoppo, handicap indica una particolare categoria di corse dove ogni cavallo è chiamato a portare un peso differente, calcolato secondo le valutazioni di esperti chiamati handicapper in modo da uniformare le chances dei partecipanti; quindi più il cavallo è veloce, maggiore sarà il peso che dovrà portare.
Un cavallo viene valutato in base ai risultati recenti e in generale alla sua carriera complessiva.

Il peso assegnato comprende il peso della sella e del fantino ed eventualmente, se questo non fosse sufficiente, quello di piccoli piombi aggiunti nella sella.
Se il lavoro dell’handicapper è stato eseguito correttamente, tutti i cavalli taglieranno il traguardo con poca distanza l’uno dall’altro.
Proprio per l’incertezza del risultato, queste competizioni sono molto gradite dagli appassionati, e conseguentemente il volume medio delle scommesse è più alto rispetto alle altre gare classiche.