Attualità · Consigli

Cambio maneggio #1 / come, quando, perché

Cambiare maneggio è una scelta che molti di noi fanno o per cause di forza maggiore o semplicemente perché non eravamo più soddisfatti del servizio offertoci. In ogni caso è un piccolo grande passo che può spaventare un po’ e per il quale voglio cercare di darvi qualche consiglio per affrontarlo con serenità e senza tralasciare niente, con l’aiuto prezioso di Adamo Martin, che ha da poco aperto il Centro Ippico Equi Maresco in provincia di Cuneo.
Questo primo articolo è dedicato a coloro che frequentano la scuola di equitazione; seguirà un secondo invece per i proprietari che come tali devono provvedere anche allo spostamento del proprio cavallo.

COME
Un mio primo grande consiglio è quello di far sì che, per quanto possibile, il cambio del maneggio avvenga in modo pacifico e sereno. E’ nostro diritto cambiarlo qualora non ci sentissimo più appagati dai servizi offerti, ma ricordiamoci che, soprattutto se abbiamo passato qui tanti anni, abbiamo creato dei rapporti umani con l’istruttore e gli altri responsabili del maneggio che si sono presi cura di noi, facendo il possibile per darci un’esperienza positiva dell’equitazione e per infonderci il loro sapere.
Perciò penso sia buona cosa prenderci del tempo per parlare con chi di dovere e spiegare i motivi della nostra decisione, parlando in tutta serenità, ringraziandoli dell’esperienza e di quello che ci hanno dato in tutto questo tempo. Così facendo non solo ci comporteremo da persone mature e rispettose, ma potremo rimanere in buoni rapporti col nostro vecchio maneggio, così da poter tornare senza problemi nel caso in cui, non si può mai sapere, volessimo tornare sui nostri passi. Inoltre, anche se cambiate maneggio sarà molto probabile incontrare vecchie conoscenze a fiere, gare o eventi; comportatevi correttamente quindi per risparmiarvi spiacevoli e imbarazzanti situazioni future.

QUANDO
Se non c’è l’urgenza di spostarsi immediatamente, sarebbe buona cosa visionare e fare delle lezioni di prova in più maneggi, in modo da avere una scelta più ampia e, dopo aver valutato pro e contro, essere sicuri di affidarsi ad una struttura che risponda ai nostri desideri. Teniamo conto anche che l’assicurazione che avevamo nel vecchio maneggio potrebbe essere valida anche nel nuovo (se non è scaduta) perciò informiamoci se la società assicurativa a cui si appoggia è la stessa.

PERCHE’
Può essere una necessità qualora i servizi offerti non soddisfino più quelle che sono le nostre esigenze, sia da un punto di vista quantitativo (posto troppo lontano, lezioni troppo care…) o qualitativo (manca il campo al coperto, non si pratica un certo tipo di disciplina… ). Ovviamente il motivo può essere semplicemente che abbiamo una diversa visione delle cose e il nostro pensiero si scontra con quello dell’istruttore, ma come già detto cerchiamo, per quanto sia possibile, di far sì che la nostra dipartita avvenga in un clima di serenità e calma.
Cambiare maneggio resta comunque un nostro diritto, in quanto fruitori di un servizio a pagamento, per cui anche se semplicemente sentite l’esigenza di cambiare per ritrovare l’entusiasmo di montare a cavallo, fatelo senza preoccuparvi di fare un torto a qualcuno, perché così non è. Cambiare è sempre motivo di crescita, e anche se avremo esperienze negative, queste ci aiuteranno a capire meglio cosa vogliamo e quale strada vogliamo seguire.

LA MIA ESPERIENZA
Prima di decidere di provare un altro maneggio, ho riflettuto molto, perché me ne stavo andando da un posto che per molti anni ho considerato una seconda casa, dove lasciavo amici cari e un istruttore che ho sempre rispettato e con cui ho avuto sempre la possibilità di confrontarmi serenamente. E’ stata dura per me anche perché ho sempre paura con le mie decisioni di far dispiacere agli altri, di essere fraintesa e i miei intenti mal interpretati. Ma la sincerità è la cosa più importante, lo dovete all’istruttore che vi ha seguito per anni; siate aperti con lui, spiegategli i vostri dubbi, le vostre necessità. Se è una persona intelligente, vi capirà e vi lascerà andare senza problemi e anzi, vi augurerà il meglio; se si arrabbia o se la prende allora avrete fatto doppiamente bene ad andarvene, perché evidentemente la considerazione che aveva di voi era solo pari a quella che ha di un pacchetto di lezioni.

CENTRO IPPICO EQUI MARESCO
Strada Maresco 13, Savigliano CN
TEL: 349-6953882
Facebook:
https://www.facebook.com/equimaresco/
Instragram: https://www.instagram.com/centro_ippico_equi_maresco/

Attualità · Curiosita' · Micropillole

Micropillola / Il paese con il maggior numero di cavalli

Dai dati provvisti dalla FAO (The Food and Agriculture Organization) il numero dei cavalli nel mondo si aggirerebbe intorno ai 60 milioni. Le nazioni della top 5 come più popolose sono Stati Uniti d’America, Messico, Cina, Brasile e Argentina.

Global horses distribution in 2010, www.fao.org

Se vogliamo analizzare i singoli continenti, è il Nord America ad essere quello con una maggiore quantità di cavalli; da solo costituisce un terzo del totale (19,5 milioni circa). L’Europa invece un po’ stupisce perché contrariamente a quanto si potrebbe credere, si posiziona al penultimo posto, con meno di 6 milioni di cavalli; è vero che è il secondo continente più piccolo e che non dispone certo di vasti spazi come l’Asia o l’America, ma ci si sarebbe forse aspettatati di più da un continente con una così lunga tradizione e sede dei più importanti eventi equestri.
La “peggiore” è l’Oceania, dove si trova meno dell’1% della popolazione totale mondiale.

Fonte: https://www.horsemart.co.uk/community/news-events/which-countries-have-the-most-horses-

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“The horse whisperer”: differenze tra libro e film

Questo bellissimo romanzo di Nicholas Evans è quasi sicuramente il libro di narrativa più famoso a tema cavalli. Scritto nel 1995, dopo pochi anni Robert Redford dirige ed interpreta il film ad esso ispirato, ed è a mio parere uno di quelli che, seppur visti e rivisti, si ha sempre piacere di riguardare.
Ma forse non tutti sanno che tra il libro ed il film esistono numerose differenze, alcune marginali, dettate soprattutto dalla necessità di adattare la storia ai tempi cinematografici, mentre altre sono piuttosto sostanziali. Sei curioso di scoprire quali sono?


Attenzione, se hai in mente di leggere il libro o di guardare il film, troverai nelle prossime righe degli spoilers!!!

  1. Una prima grande differenza è che nel libro, Tom Booker accetta di andare a New York dove vive Annie e la figlia Grace, per vedere Pilgrim; l’incontro sarà disastroso perché l’uomo rimarrà scioccato dalle condizioni pessime di come è tenuto il cavallo e se ne andrà via con l’intenzione di non aver più nulla a che fare con la faccenda. Annie quindi deciderà di trainare Pilgrim fino in Montana. Nel film invece Tom non accetta di andare a New York, per cui si passa subito alla scena in cui la madre decide di fare il lungo viaggio fino al ranch dei Booker, e qui avverrà il primo incontro tra Pilgrim e il suo salvatore.
  2. Passiamo ora a parlare della famiglia di Tom. Sia nel libro che nel film sappiamo che è stato sposato con una musicista incontrata a Chicago, ma nel libro c’è un’ulteriore informazione, e cioè che i due hanno avuto un figlio di nome Hal; quando Tom accetterà di volare a New York per vedere Pilgrim, ne approfitterà per andare a trovare anche il figlio che lavora in un ristorante. Invece nel film non si fa alcuna menzione del ragazzo.
  3. Altra grossa differenza. Nel film, dopo aver visto che la mamma aveva ripreso a montare in compagnia di Tom, Grace decide di provare a salire in sella, e chiede a Joe, nipote di Tom, di aiutarla a montare su Gonzo, il suo cavallo. Grace riesce con fatica a infilare il piede nella staffa, ma poi mentre cerca di issarsi sul cavallo, questo si sposta e la giovane scivola e cade. Non farà nessun altro tentativo prima di riuscire a montare Pilgrim. Nel libro invece Grace non solo riesce a salire su Gonzo, ma lo cavalca più volte prima del fatidico momento in cui salirà nuovamente sul suo Pilgrim.
  4. La sofferta storia d’amore tra Annie e Tom nel film fa da sfondo alla vicenda di Grace e Pilgrim, che a poco a poco rinascono dopo il forte trauma; nel libro invece la relazione tra i due diventa presto la storia principale, ed è sicuramente Annie il personaggio che subirà la trasformazione maggiore. Nel film, seppur sofferta, la donna prenderà la decisione di lasciare Tom e tornarsene a New York; nel libro invece è convinta di voler stare con il bel cowboy ed è pronta a lasciare tutto e tutti per lui.
  5. Ed eccoci alla differenza più grande in assoluto. Il film finisce che Grace ritrova sintonia con Pilgrim e con la madre, Annie decide di sacrificare il suo amore per Tom per il bene della sua famiglia e Tom rimane nel suo ranch. Un finale abbastanza positivo per tutti. Nel libro invece si verifica una grossa tragedia: Grace viene a conoscenza della relazione nascosta tra la madre e Tom e scappa in sella a Pilgrim; il cowboy la va a cercare e la salva da un branco selvaggio di mustang in cui si era imbattuta mentre cavalcava. L’uomo però, forse sentendosi colpevole per aver sconvolto Grace con la relazione con la madre, si mette davanti allo stallone inferocito del branco, senza dar segno di volersi spostare; morirà colpito dagli zoccoli dell’animale sotto gli occhi terrorizzati di Grace. Annie scoprirà poi di aspettare un figlio da lui e lo crescerà da sola.

E tu hai notato altre differenze?

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Micropillola / Naked Foal Syndrome

La naked foal syndrome (NFS) o sindrome del puledro nudo, è una rara malattia a trasmissione ereditaria autosomica recessiva, ciò significa che il puledro può ereditarla soltanto se entrambi i genitori sono portatori.
Come dice il termine, i soggetti colpiti da questa patologia nascono quasi totalmente senza peli o crini e purtroppo muoiono solitamente dopo pochi giorni/mesi dalla nascita, anche se le reali cause del decesso non sono ancora del tutto chiare.

Un puledro affetto dalla NFS insieme alla madre sana
Bauer et al. https://doi.org/10.1534/g3.117.039511

Il primo caso di NSF risale al 1938 e da allora il numero dei casi è costantemente cresciuto; la razza solitamente colpita da questa sindrome è quella dell’Akhal Teké.
Gli allevatori hanno la possibilità di effettuare dei test genetici per controllare i soggetti prima di farli accoppiare, poiché un cavallo può essere portatore della malattia pur non presentando alcun sintomo; se entrambi i genitori sono portatori, c’è il 25% di possibilità che il puledro nasca malato.

Cavalli famosi · Curiosita' · Storia

Micropillola / La verità dietro un quadro

Tutti sappiamo che farsi ritrarre a cavallo, un tempo, era un modo per ostentare la propria ricchezza e le proprie capacità militari ed atletiche, fino anche ad esprimere concetti più metaforici come la capacità della ragione di prevalere sull’istinto selvaggio..
Queste, insieme anche ad un fine propagandistico, sono le ragioni anche che probabilmente spinsero Napoleone a commissionare a Jacques Louis David il famosissimo dipinto qui sotto.

“Napoleone che attraversa le Alpi” Jacques-Louis David 

Il quadro, che ora si trova al castello di Malmaison vicino Parigi, ritrae il condottiero francese mentre valica il Gran Sanbernardo insieme alla sua armata durante la seconda campagna d’Italia: Bonaparte ha l’uniforme da generale, con in testa un bicorno gallonato d’oro, armato di una spada e con un mantello gonfiato dal vento che si avvolge attorno alle sue spalle. Monta un cavallo pezzato e mentre con la mano sinistra tiene le redini, con la destra sembra indicare al suo esercito la strada, verso la vittoria.
Un quadro certo che fa apparire Bonaparte come un valoroso e potente generale, un eroe.
Ma in realtà le cose andarono diversamente. La cavalcatura ideale per affrontare i terreni impervi delle Alpi era l’asino, molto più solido e resistente, e quella fu anche la scelta di Napoleone: oltrepassò il valico in sella ad un asino, condotto a mano da una guida esperta, proprio come lo ritrae un altro pittore, Paul Delaroche.
La figura di Napoleone qui non appare più come quella di un coraggioso condottiero, ma di un normale soldato, infreddolito e probabilmente stanco della lunga marcia. Nel dipinto non ci sono più colori vivaci e uniformi splendenti, ma tutto è pervaso dal grigiore della pietra e dal biancore della neve.

“Napoleone che attraversa le Alpi” Paul Delaroche

Fonti delle immagini :Wikipedia