Attualità · Consigli · Curiosita' · Micropillole

Micropillola / La posizione del cavallo nel trailer

I cavalli possono essere caricati sul van o trailer in due modi principali: diritti,con il muso rivolto verso il senso di marcia, o in obliquo (a circa 45 gradi rispetto alla strada).

La prima metodologia è quella più frequente, ma anche quella dove il cavallo rischia di perdere maggiormente l’equilibrio in caso di frenata/accellerata improvvisa del mezzo; la secondo metodologia invece, chiamata “carico alla francese”, è usata solitamente nei grossi van, poichè tale disposizione dei cavalli richiede un maggiore spazio, ed è quella che consente all’animale di mantenere un maggiore equilibrio durante la marcia.



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Cavalli e fotografia – Intervista a Chiara Bertozzi

Prima o dopo la lezione, in sella o da terra, col nostro cellulare o chiedendo un favore al nostro amico, c’è sempre tempo per una fotografia o un selfie insieme al nostro cavallo. Ma non sempre lo scatto è soddisfacente: nel box c’è poca luce, il cavallo non guarda dove vorremmo, un selfie che riprenda noi e il suo muso sembra impossibile…
Abbiamo pensato allora di chiedere qualche consiglio a Chiara, fotografa professionista e, come noi, grande amante dei cavalli.

Chiara con le sue due cavalle

Chi è Chiara? Classe 84, riminese, si appassiona alla fotografia piano piano cominciando prima con una compatta Olimpus e passando poi a una Canon AE1 a pellicola dei genitori, usata sempre con attenzione maniacale. Definisce la fotografia “una via per mostrare il mio punto di vista sulle cose che mi circondano”. E i cavalli? Li incontra quando ha 8 anni e non li lascia più. Praticando equitazione, ha confidenza con questi animali anche in fase di scatto: “Mi capita di prevedere le loro azioni e conoscendo questi splendidi animali, riesco a rapportarmi in maniera corretta nei loro confronti senza stressarli.”

1.Guardando i tuoi scatti, gli animali sono spesso i soggetti delle tue fotografie. Perchè ti piace fotografarli? E cos’hanno i cavalli di particolare per te?

Fin da bambina, sono sempre stata molto vicina agli animali, li ho sempre trovati interessanti ed affascinanti, hanno una sensibilità e dolcezza spesso carente nell’animo umano. Con i cavalli è stato amore a prima vista, mi piace accudirli, passare il tempo con loro, e naturalmente, fotografarli. Non sono soggetti facilissimi, ma se ti avvicini a loro con calma e rispetto riesci a trasportare in una foto la loro personalità.

2. Quali sono le maggiori difficoltà che si possono incontrare quando si vuole fotografare un cavallo?

La difficoltà maggiore è trovarsi di fronte un animale di 5 quintali non collaborativo. In primis bisogna parlare con il proprietario per capire che genere di foto vorrebbe, poi bisogna lavorare in sintonia per ottenerle, non è sempre facile, perché posare davanti ad una macchina fotografica è più difficile di quello che si pensa. Bisogna poi mantenere la sua attenzione per la durata dell’intero servizio fotografico.

3. Come si fa a richiamare l’attenzione del cavallo perché guardi verso l’obiettivo o nella direzione che desideriamo?

La maggior parte dei cavalli è attenta ai rumori, per questo, se ricercate una postura attenta con le orecchie tese in avanti potete aiutarvi creando dei suoni, né troppo acuti né fastidiosi, per non spaventarli. Si possono poi usare tutti quei “suoni” che comunemente utilizziamo quando siamo in sella.

4. È possibile fare belle foto anche col cellulare? Hai qualche trucchetto da insegnarci?

Sì è possibile, ecco alcuni consigli:

  • è importante curare la composizione, cioè la disposizione del soggetto in fase di scatto, e per questo può tornare utile attivare l’opzione “griglia” quando scattiamo una foto. Ci sono molte regole di composizione in fotografia per rendere un’ immagine bilanciata, la più comune è quella di avere il soggetto al centro dell’immagine; oppure c’è la regola dei terzi, dove l’immagine viene divisa in 9 rettangoli (come con l’opzione “griglia”) e là dove si formano punti d’incrocio e linee bisogna far cadere il nostro soggetto. Un’altra regola è quella delle diagonali: posizionando il soggetto in concomitanza di linee diagonali si rende l’immagine più interessante e le si da più dinamicità;
  • quando si vuole scattare un selfie, bisogna tenere conto che l’obiettivo frontale spesso modifica le proporzioni, quindi io consiglio di fare qualche prova variando la posizione del cellulare e cercando quella che ci valorizza di più.
  • importante poi è cercare uno sfondo che faccia “staccare” il soggetto, che lo metta in risalto;
  • controlliamo di avere una corretta messa a fuoco del soggetto;
  • proviamo a variare il punto di vista, che con il cellulare è ancora più facile che con una macchina, per rendere lo scatto più originale e diverso dal solito.

5. Quando si vuole fotografare un cavallo, quali sono le “pose” più belle da fargli assumere secondo te?

Prima di pensare alle pose, bisogna valutare la morfologia del soggetto, le sue proporzioni. Per fare un esempio: un cavallo eccessivamente lungo di schiena e che è poco muscolato, io eviterei di fotografarlo di lato perché enfatizzerei ancora di più la sua struttura, non valorizzando il soggetto. Prima di iniziare a scattare, bisogna capire come poter valorizzare al meglio il soggetto, proprio come se di fronte avessi una persona, valutandone le proporzioni, i punti deboli e quelli di forza.

6. Parlando sempre di “pose”, quali sono le migliori quando nella foto il cavallo è insieme al suo cavaliere/amazzone?

Sicuramente quelle che riescono a raccontare il rapporto speciale che li lega, fatto di gesti semplici ed istintivi. Non mi piace decidere le pose in anticipo, preferisco pensare a quello che mi trasmette l’animale e guardare come interagisce con il suo padrone. Ad ogni modo le più famose e gettonate sono quelle che ritraggono metà occhio del cavallo e metà occhio del cavaliere; c’è poi il ritratto classico del cavallo che riceve un bacio sul naso dal padrone, uno di fronte all’altro, ripresi di profilo.

7. Hai qualche consiglio per far apparire il cavallo più fotogenico? (passare un lucidante per il pelo, acconciargli la criniera, sellarlo…)

Tutto dipende dal contesto dell’immagine, ma sicuramente una bella strigliata, ed una criniera sistemata, rendono nel complesso l’immagine più curata. All’occorrenza uso una passata di grasso nero sugli zoccoli e del semplicissimo balsamo a secco nella criniera che aiuta a mantenerla lucida e morbida. Sul pelo si può usare un lucidante o dell’aceto diluito (sempre che al cavallo non dia fastidio) per sgrassarlo e farlo splendere.

8. Se il cavallo è sellato, ci sono secondo te accostamenti di colore vincenti o da evitare?

Nella monda inglese preferisco sobrietà e minimalismo, quindi colori non invasivi ma che fanno da cornice al cavallo senza soffocarlo; per la monta americana, mi piacciono sottosella in lana colorati in linea con le protezioni. In tutti i casi, quando si ritraggono cavalli vestiti, l’attrezzatura deve essere pulita ed in ordine. Pensate sempre che nell’immagine ci deve essere armonia, tutti gli elementi devono collaborare per rendere al meglio il soggetto della foto.

9. Qual è il momento della giornata più propizio per dei buoni scatti? Soprattutto in maneggio dove ci sono zone molto buie (box, campo al coperto) e molto soleggiate (campo all’aperto).

Nei box spesso la luce non è delle migliori, bisogna provare a giocare con le ombre che si creano al loro interno. La mattina presto o nelle ultime ore di luce, si ha un ambiente con atmosfere più morbide e sfumate. Mentre scattando nelle ore centrali si ha una luce più dura ed intensa che tende ad appiattire le forme.

10. Cavalli e flash..meglio evitare?

Il flash si può usare, ma eviterei quello del cellulare. Quando lavoravo durante le manifestazioni equestri, (gare e fiere), usavo il flash in campo gara senza problemi. Il flash può essere usato per schiarire, per staccare il soggetto dallo sfondo, rendere l’immagine più decisa e contrastata.

11. Un selfie con il proprio cavallo…a volte è difficile riuscire ad ottenere un’inquadratura soddisfacente. Qualche consiglio? 

Per fare un buon selfie, dovete avere la sua attenzione e la sua collaborazione, quindi non stressate o agitate il cavallo. Posizionatevi vicino a lui, mantenete il cellulare ad una certa distanza dal viso per evitare distorsioni e fate più scatti consecutivi, così avete più probabilità di riuscire a catturare il momento migliore. Evitate il sole a picco del mezzogiorno per non avere brutte ombre sotto agli occhi e preferite una luce più morbida che non indurisca i lineamenti.  Difficilmente riuscirete a far entrare tutta la testa del cavallo, quindi cercate di sfruttare le varie zone del muso (naso, occhi, profilo) con creatività e ironia.

Chiara Bertozzi
Facebook : Chiara-Bertozzi photography
Instagram : @chiara.bertozzi.photography

Anatomia · Attualità · Consigli · Cura del cavallo

Cavalli che odiano il grooming

Dappertutto leggiamo che il grooming è un momento nella routine del maneggio molto importante perchè, oltre che per una semplice questione di pulizia e igiene, ci permette di avvicinarci al cavallo, entrare in sintonia con lui e fargli qualche coccola. Ma quello che tanti non dicono è che può benissimo capitare che il cavallo che vi sta davanti non sia un amante del grooming, e che brusca e striglia siano per lui strumenti di tortura.
Come si fa a capirlo? Molto semplice. Noterete segni di impazienza e nervosismo appena comincerete a passare la striglia: appiattisce le orecchie all’indietro, si allontana da voi, batte a terra lo zoccolo o piega la testa verso l’odiata spazzola dando segno di volervi mordere.
Perchè lo fa e cosa si può fare? Questi i casi più comuni:

1.è un problema di educazione/ubbidienza, soprattutto nel caso di cavalli giovani; in questo caso bisogna armarsi di pazienza, procedere per gradi, premiare il cavallo quando collabora, usare la nostra voce per tranquillizzarlo, allungare i tempi della pulizia progressivamente per permettergli di abituarsi a questa pratica;

2.il cavallo ha avuto brutte esperienze magari con un proprietario precedente durante il momento della pulizia; anche in questo caso, come nel punto 1, bisogna procedere per gradi e con pazienza;

3.il cavallo ha una pelle particolarmente sensibile, cosa non infrequente nei purosangue; dobbiamo adoperare quindi spazzole meno dure (striglia di gomma, brusca con setole morbide, guanto di gomma ecc..) e regolare la pressione che esercitiamo sul corpo del cavallo durante la pulizia;

4. il cavallo prova dolore dovuto a malessere o a una lesione: rivolgiamoci all’istruttore e/o al veterinario, soprattutto se questa particolare sensibilità del cavallo è inconsueta e se notate lesioni, gonfiori e zone calde.

Curiosita' · Storia

Epona, dea dei cavalli

Epona è una divinità femminile della cultura celtica, simbolo di fertilità e protettrice di cavalli, asini e muli; il nome infatti deriverebbe da “epos“, cioè “cavallo” nell’antica lingua dei celti.

Il culto di Epona sembra essersi originato presso tribù nomadi dell’Asia centrale che vedevano nei cavalli una risorsa indispensabile per spostarsi e quindi per sopravvivere. Divenne poi popolare soprattutto tra il primo e il quarto secolo d.C. all’interno di una cultura celtico-romana. Se ne hanno tracce in tutto l’impero romano, in Bretagna, Gallia, Renania, Nord Africa, fino alla Bulgaria; il tempio più grande della dea era in Borgogna, zona rinomata per l’allevamento di cavalli.
La dea celtica venne aggiunta nel pantheon romano ed era cara soprattutto agli ufficiali di cavalleria.
Epona viene rapprensentata, nella maggior parte dei casi, in presenza di cavalli; spesso è in groppa a una giumenta, a volte seguita da un puledro. Questa immagine della dea in sella a una cavalla, potrebbe anche essere un simbolo funerario, poichè evocherebbe il viaggio dell’anima nell’oltretomba.
Le popolazioni celtiche consideravano i cavalli come esseri oracolari, cioè molto vicini agli spiriti e agli dei, e infatti vi erano numerosi rituali che prevedevano la presenza di questi animali per interpretare il volere delle divinità.

Anatomia · Curiosita'

Le diagonali del trotto

Sappiamo bene che il trotto è un’andatura a due tempi; il cavallo, in successione, porta avanti la diagonale formata da posteriore destro e anteriore sinistro (diagonale sinistro) e poi la diagonale formata da posteriore sinistro e anteriore destro (diagonale destro). Quindi per distinguere il diagonale destro da quello sinistro, basterà guardare quale dei due anteriori poggia a terra.
Quando si esegue il trotto battuto, ci sediamo in sella in corrispondenza di una diagonale e ci alziamo in corrispondenza dell’altra; per determinare su quale diagonale stiamo trottando, bisogna vedere quale anteriore poggia a terra nel momento in cui ci sediamo sulla sella. Nella figura in alto, vedete che l’amazzone si alza quando l’anteriore destro appoggia a terra e si siede quando lo fa l’anteriore sinistro; si dice quindi che sta trottando sul diagonale sinistro.
Se siamo in un ambiente delimitato come il rettangolo del maneggio, si parlerà anche di diagonale esterno e diagonale interno; tornando alla foto in alto, essendo l’anteriore sinistro rivolto verso l’interno del campo, si dirà che l’amazzone sta trottando sul diagonale interno.
Per cambiare diagonale basterà rimanere seduti o sollevati per due tempi consecutivi.