Cavalli famosi · Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia

Il nitrito della buonanotte / Babieca

Stasera vi racconto la storia di Babieca, il cavallo grigio di El Cid, mercenario che al servizio dei Cristiani, contribuì a porre fine all’occupazione della Spagna da parte dei Mori.

Statua di El Cid a Burgos

El Cid Campeador ( cioè il capitano campione, vincitore di duelli) era il soprannome che venne dato a Rodrigo Díaz de Bivar. Venne fatto cavaliere alla corte di re Ferdinando I di Castiglia, ma la sua storia è più quella di un mercenario che mise i suoi servizi a disposizione di più nobili e perfino degli stessi invasori musulmani.
Ma parliamo del suo destriero: la leggenda vuole che il padrino di El Cid fosse un monaco certosino, e che per il suo compleanno permise al giovane di scegliere uno degli splendidi cavalli spagnoli che venivano allevati nel monastero; la scelta di El Cid cadde su un grigio che il padrino considerava debole e privo di pregio, tanto che esclamò “Babieca!”, ovvero “stupido!”, quando comprese le intenzioni del figliastro; il termine fu scelto quale nome del cavallo.
Si narra però che Babieca si dimostrò un nobile e fedele compagno di battaglia, e che il suo essere meno possente e alto rispetto agli altri cavalli, si rivelò in realtà punto di forza perché lo resero veloce e scattante durante lo scontro.
Babieca morirà due anni dopo il padrone all’età di 40 anni, ed è sepolto nel monastero di San Pedro de Cardeña.

Cavalli famosi · Curiosita' · Micropillole · Razze equine · Storia

Micropillola / Windsor Greys

Con il termine di “Windsor Greys” si indicano i cavalli grigi che tradizionalmente trainano le carrozze reali inglesi nelle cerimonie ufficiali; una delle ultime è stata quella del matrimonio tra Meghan e Harry nel maggio del 2018.

I Windsor Grey non sono una razza a parte, ma vengono selezionati principalmente tra esemplari di Cleveland Bay e razze tedesche o olandesi, per il loro temperamento e ovviamente per il tipico manto grigio. Questi sono diventati i cavalli ufficiali della corte inglese a partire dal 1920, quando andarono a rimpiazzare i “Royal Hanoverian Creams”, cavalli di razza Hannover con un rarissimo manto color caffelatte.

I Windsor Greys sono alloggiati presso le Royal Mews e per due di loro, Daniel e Storm, che solitamente sono in testa alla pariglia, è stata dedicata una statua che si trova vicino al castello di Windsor, inaugurata per festeggiare i 60 anni di regno della regina Elisabetta.

Curiosita' · Micropillole · Storia

Micropillola / Le Royal Mews

Le Royal Mews sono le stalle reali inglesi che originariamente si trovavano a Charing Cross, poi furono spostate a Buckingham Palace. Il termine “mews” sembra derivare dalla parola “mew” cioè fare la muta, perchè in questi edifici anticamente erano tenuti i falchi reali durante il periodo della muta del piumaggio.
Le mews di Charing Cross vennero distrutte da un incendio nel 1534 e furono ricostruite come stalle per ospitare i cavalli e le carrozze reali.
Poi quando Giorgio IV convertì Buckingham Palace nella principale residenza dei reali nel 1820, anche le stalle vennero spostate qui. Le Royal Mews sono aperte regolarmene al pubblico e qui si possono ammirare le carrozze utilizzate durante particolari occasioni dai reali, e circa 30 cavalli e a macchine utilizzate per gli spostamenti.

Curiosita' · Razze equine · Storia

Le maggiori razze tedesche

La Germania è la patria di grandi cavalli atleti, frutto di un allevamento rigoroso e attento, mantenutosi tale nei secoli. Insieme scopriremo le caratteristiche principali di 4 famosissime razze che sono l’Holstein, l’Hannover, l’Oldenburg e il Trakenher. Guardate la mappa per scoprire in che zona ognuno di loro ha origine. Iniziamo!!!

L’Hannover è il migliore cavallo tedesco di tipo semi-pesante. Numerosi stalloni Purosangue inglesi furono mandati nella provincia di Hannover al fine di incrociarli con fattrici di diverse razze locali; alcune di queste discendevano dal Great Horse tedesco, il gran destriero medievale. Questo cavallo può portare senza problemi anche fantini pesanti, ma nonostante questo la sua buona conformazione lo rende un cavallo anche molto elegante e fiero, anche se forse non molto veloce.

Andiamo nella regione dello SchleswigHolstein, la più settentrionale della Germania, per incontrare l’Holstein, una razza che risale al 1300 circa, quando la sua robustezza e forza erano sfruttate nelle guerre e battaglie. Nel corso dei secoli però gli apporti di sangue spagnolo, orientale e italiano, ne resero la taglia via via più leggera. Nel XIX secolo, inoltre, incroci con Purosangue inglesi e Cleveland Bay produssero un cavallo che poteva essere sia da tiro che da sella. Come tutte le razze tedesche, è un cavallo che fa la sua comparsa in numerosissimi consorsi di diverse discipline.

Il Trakenher, lo trovate collocato fuori dalla cartina della Germania, perchè il suo luogo di nascita fa ora parte della Russia, anche se in passato era un territorio della Prussia Orientale. La zona intorno al villaggio di Trakehen (da trakis, grande palude) venne risanata da Federico I di Prussia, e qui nel 1732 fu stabilito l’allevamento di questa razza. Gli stalloni provenivano in gran parte della stalle reali, in parte vennero importati. La rigidità e meticolosità nella selezione dei riproduttori, ha garantito alla razza di conservarsi sino ad ora perfettamente; il Trakenher deve il suo temperamento e i suoi tratti morfologici a due razze in particolare, il Purosangue Inglese e l’Arabo. E’ un cavallo dinamico ma anche docile, che eccelle nel salto e nel dressage.

L’Oldenburg nasce nella zona della bassa Sassonia, dove anticamente sorgeva il gran ducato di Oldenburg; la razza deriva dai cavalli Frisoni che vivevano in questa zona e anche questo inizialmente è un cavallo impiegato per trainare le carrozze e come aiuto nei lavori agricoli. In seguito, gli incroci con Purosangue Inglesi permetteranno alla razza di acquistare maggiore leggerezza ed eleganza. Il marchio dell’Oldenburg, posto sul quarto sinistro, è una O sormontata da una corona.

Ci sono altre razze tedesche come il Westfaliano o il Frisone Orientale…tu ne conosci altre? Vuoi parlarcene? Scrivici nei commenti!!!

Anatomia · Curiosita' · Razze equine · Storia

Il quarab

Nel 1953 negli Stati Uniti d’America Idraff, stallone Arabo, e Cotton Girl, giumenta Quarter Horse, diedero alla luce Indy Sue, puledra che rappresenta il primo incrocio tra le due razze ufficialmente documentato. La puledra venne registrata come Quarter Horse e si dimostrò vincente nelle gare di performance, western pleasure, reining, hunter under saddle e cutting. Nel 1960 ottenne un posto nel Performance Register of Merit.
Il primo registro ufficiale a promuovere i cavalli nati dall’incrocio tra Arabo e Quarter Horse è l’”United Quarab Registry” del 1989. Il “Painted Quarab Index”, del 1991, ha fatto includere anche i mantelli overo e tobiano, tipici del Paint Horse.

Nel 2006 nasce l’ AICQA, Associazione Italiana Cavallo Quarab, con lo scopo di promuovere questo cavallo in Italia. Nel 2012 viene istituito il Registro Italiano del Cavallo di Razza Quarab e dal 2013 l’offerta di registrazione è estesa a tutti i cavalli di razza Quarab che si trovano all’estero e che non hanno una associazione di riferimento nel proprio Paese.
Lo “Stud Book”, cioè l’albo di razza, si trova presso la International Quarab Horse; all’interno di questo albo sono accettati i cavalli che posseggano da 1/8 a 7/8 di sangue di una razza rispetto all’altra.
L’altezza del Quarab va dai 142 ai 162 cm e l’aspetto fisico varia a seconda della prevalenza di sangue Arabo o Quarter. La morfologia viene distinta in 3 tipologie principali:
Foundation type, ovvero lo standard di razza, che coniuga insieme le caratteristiche di entrambe le razze; Stock type, che si mostra più simile al Quarter e al Paint Horse ma che include dei tratti di eleganza dell’Arabo; Pleasure type, che si avvicina di più alla razza Araba, soprattutto nel morfologia della testa.
Questo cavallo si dimostra molto versatile, agile e resistente e quindi adatto sia per le specialità della monta Western sia per il Dressage e l’Endurance.

Curiosita' · Storia

La storia delle staffe

Marco Aurelio

Pima o poi tutti noi abbiamo sperimentato quei dolorosissimi e interminabili giri di campo di trotto senza staffe; utilissimi a migliorare il nostro assetto ma anche a capire quanto, questa piccola parte della sella, sia veramente utile e condizioni fortemente il nostro equilibrio.

Le staffe sono un’invenzione piuttosto recente; se osservate bene la statua di Marco Aurelio qui a fianco, il più antico monumento equestre in bronzo, vedrete come l’imperatore sia seduto su delle gualdrappe con le gambe a penzoloni.

La prima staffa fa la sua comparsa in India, alla fine del II secolo a.C.; molto diversa da quella che conosciamo oggi, era un semplice anello in cui veniva infilato solo l’alluce.
Le invasioni dei popoli che provenivano dalle pianure asiatiche e che avevano una certa dimestichezza con i cavalli, furono decisive nell’introdurre innovazioni significative nelle classiche bardature e di conseguenza portarono anche a un cambiamento nelle tecniche della cavalleria.
In Occidente si deve aspettare il IV-V secolo d.C. per l’introduzione dell’uso della staffa, periodo in cui giunsero cavalieri provenienti dalle zone del Danubio. Con la nascita della cavalleria pesante, la sella venne trasformata; fino ad allora, il peso del cavaliere era gravato direttamente sulla colonna vertebrale del cavallo, ma successivamente, al posto di cuscini e gualdrappe, venne creata un anima rigida, arcuata nella parte centrale, che permettava una migliore distribuzione del peso su zone più robuste dell’animale, alleggerendo il dorso. L’introduzione della staffa contribuì ulteriormente a questa tendenza, e consentì ai cavalieri di affrontare percorsi più lunghi e a velocità più sostenute. Consentivano inoltre di combattere con le mani libere anche durante le cariche al galoppo.

Staffa cilena a scarpa in legno

I primi modelli di staffa furono in cuoio o in legno, ma verso il V secolo si passò a staffe metalliche, ancora piuttosto pesanti; durante il periodo carolingio (intorno all’800 d.C) cominciarono ad assottigliarsi e ad assumere una forma più snella ed elegante.
Un’altra trasformazione si ebbe alla fine del X secolo, quando la staffa diventò più arrotondata. La staffa continuò ad essere oggetto di modifiche dalla fine del Trecento fino a tutto il Seicento, che diedero vita a una grande varietà di tipologie che cercavano di rispondere ad esigenze ed usi differenti: staffe ampie e solide per gli uomini d’arme, più snelle e leggere per la caccia o le passeggiate.

Staffa giapponese Abumi

Alla grande preoccupazione di tutti i cavalieri di rimanere intrappolati con il piede nella staffa in caso di caduta, proposero una soluzione soltanto i giapponesi, che inventarono le cosidette Abumi, o staffe a barca, prive di bracci laterali.

Cavalli famosi · Curiosita' · Storia

Alessandro Magno e Bucefalo

Alessandro Magno fu l’unico in grado di domare il focoso Bucefalo, nome che tradotto dal greco significa “testa di bue”, a sottolineare la possenza dell’animale, molto più grosso di altri. Si dice che Bucefalo avesse il mantello morello con una stella bianca sulla fronte e un occhio azzurro; era un esemplare dell’eccellente razza tessalica,(cioè della Tessaglia, la regione greca da cui si diceva provenissero i centauri) che il padre di Alessandro acquistò per 13 talenti, una somma esorbitante.

Tuttavia il cavallo era turbolento e recalcitrante a farsi montare, tanto che stava per essere restituito al proprietario, quando Alessandro si accorse di un dettaglio: Bucefalo aveva paura dei movimenti della propria ombra e quindi lo rivolse col muso verso il sole, riuscendo a montarlo.

“…Filippo e i suoi rimasero dapprincipio silenziosi e preoccupati; quando però Alessandro voltò il cavallo e ritornò gioioso e fiero, tutti alzarono un grido di giubilo; il padre addirittura pianse di gioia e, quando Alessandro smontò, lo baciò sulla testa dicendogli : “Figlio, cercati un regno che ti si confaccia : la Macedonia è troppo piccola per te…” (Plutarco – Vite parallele)

Da allora Bucefalo non si lasciò montare da nessun altro e Alessandro non ebbe un altro destriero. I due affrontarono per quasi 20 anni tantissime battaglie per la conquista del mondo conosciuto.

L’affetto e il legame tra Alessandro per Bucefalo era tale che si narra di quando alcuni barbari rapirono il cavallo, ma questi, di fronte alla minaccia del’imperatore di sterminare l’intera popolazione colpevole, decisero di restituirglielo; Alessandro, riconoscente, finì addirittura per pagar loro il riscatto.

Alla fine solo la morte separò il cavaliere dal suo cavallo, e precisamente durante la guerra contro il re Poro, re indiano della regione del Punjab. Bucefalo venne ferito a morte ma sembra che fece appello a tutte le sue forze per portare il suo padrone in trionfo. Poi coperto di sudore e di sangue, Bucefalo si stese al suolo morendo all’età di 30 anni. Venne sepolto con gli onori militari e in suo nome venne fondata la città Bucefalia.

Curiosita' · Razze equine · Storia

Le maggiori razze di Regno Unito e Irlanda

Il Regno Unito e l’Irlanda sono forse i paesi con la più lunga tradione equestre. Qui ci sono alcuni dei più antichi allevamenti europei, che già nel XII secolo producevano cavalli per le stalle reali o per l’esercito; qui nasce sua maestà il Purosangue Inglese, ma anche molte delle razze di pony più conosciute. Come sempre, guardate la mappa qui sopra per scoprire in che zona ognuno di loro ha origine. Iniziamo!!!

Al Purosangue Inglese non serve certo una presentazione: è il cavallo più veloce al mondo ed è la razza che è stata usata per “migliorarne” molte altre a livello di atleticità e leggerezza. Il PSI deriva dall’incrocio di 3 stalloni arabi importati in Inghilterra verso il 1600, e incrociati con le fattrici appartenenti a un antico ceppo di cavalli inglesi da corsa. Si generò così una razza superiore per velocità e tenuta, che ha mantenuto i suoi caratteri intatti fino ai giorni nostri.

Da una razza leggera e scattante, passiamo ad una decisamente pesante ma ugualmente stupenda: lo Shire. Questo gigante discende dal Great Horse, il grande cavallo dei tornei medioevali, un destriero massiccio e forte in grado di portare cavalieri che a causa delle loro armature arrivavano a pesare anche a 180 Kg. All’epoca della regina Elisabetta era anche utilizzato per trasportare carri e vetture lunghe le strade delle città, spesso difficilmente praticabili. Lo Shire di oggi ha sicuramente mantenuto alcune caratteristiche di questi grandi cavalli e ha una propria fisionomia da circa 200 anni. Prima dell’avvento della macchina era il cavallo più diffuso in Inghilterra, usato nelle città e anche nelle campagne. Oltre all’altezza, un’altra sua caratteristica sono gli arti ricoperti da lunghi peli a partire dal garretto e dal ginocchio.

Andiamo ora in Galles per scoprire uno dei pony più diffusi e conosciuti, il Welsh. Il libro genealogico di questa razza distingue 4 diverse sezioni di pony in base alla loro altezza e conformazione fisica: Welsh Mountain Pony, Welsh Pony, Welsh Pony Cob e Wesh Cob. La sezione più antica è sicuramente quella del Welsh Mountain che viveva selvaggio sulle montagne del Galles e che conobbe grande espansione soprattutto sotto l’impero romano. Per questo arabo in miniatura, il limite d’altezza è fissato a 1.22m. Il Welsh Pony è più alto del Mountain, infatti può arrivare a 1,37m. Il Welsh Pony Cob ha anch’esso un’altezza massima di 1,37m e presenta caratteristiche intermedie. Infine il Welsh Cob è il più alto (massimo 1,52m) ed è apprezzato soprattutto per la sua attitudine al trotto.

Bisogna arrivare fino alle isole Shetland, a nord della Scozia, per trovare questo minuscolo pony. Poco si conosce sulle origini dello Shetland, che potrebbe derivare da incroci con ponies celtici. In passato questa razza veniva utilizzata per tutti i lavori: come animale da tiro nei campi, come soma e sella. Nel XIX secolo veniva utilizzato soprattutto come aiuto per l’uomo nelle miniere di carbone dell’Inghilterra settentrionale. Questo pony è tra i più piccoli, secondo solo al Falabella: al garrese è alto poco più di un metro. I crini sono fluenti e densi e c’è un ciuffo anche sul glomo. Il mantello tradizionale è il morello ma lo Shetland può avere qualsiasi tipo di mantello, anche quello pezzato.

Il Clydesdale prende il nome dalla valle di Clyde, in Scozia, E’ un cavallo che deriva dalle antiche razze fiamminghe e che nacque agli inizi del 1700 come razza da tiro sia in campagna che in città. Lo si potrebbe confondere con lo Shire, che comunque ha dato il suo apporto di sangue alla razza, ma ci sono alcune differenze tra i due: innanzitutto il Clydesdale è solitamente più basso, ha poi spalle più oblique e una testa dal profilo dritto, mentre lo Shire ne ha uno più acquilino; infine il Clydesdale soprattutto durante le manifestazioni, ha la coda rasata e decorata. Ah, lo sapevi che i cavalli che si vedono nelle pubblicità della nota birra Budweiser, sono proprio Clydesdale???

Arriviamo infine nella verde Irlanda, più precisamente nella regione di Connemara, da cui prende il nome questo bel pony; in realtà, l’altezza che può arrivare fino a circa 144 cm, lo rende una cavalcatura ideale anche per adulti poco pesanti. E’ una razza molto antica, probabilmente discendente dai cavalli celtici, incrociata poi con sangue berbero e spagnolo. C’è stato anche l’apporto del Purosangue Inglese che ne ha reso un ottimo cavallo da sella, che alle normali doti del purosangue, unisce la robustezza e la saldezza dei ponies.

Ci sono molte altre razze britanniche e irlandesi come l’Hackney, il Dartmoor, il New Forest, il Cleveland Bay…tu ne conosci altre? Vuoi parlarcene? Scrivici nei commenti!!!

Curiosita' · Discipline · Eventi · Sport · Storia

Mostra nazionale del cavallo

LA STORIA La Mostra Nazionale del Cavallo a Città di Castello è una tra le più antiche manifestazioni equestri d’Italia. Nasce nel 1032 per celebrare il patrono San Florido con feste durante cui si svolgevano due fiere di merci e bestiame, giostre, palii e corse di cavalli berberi. Nel XVII secolo le fiere vennero sostituite da spettacoli teatrali e sfilate di carri a tema religioso, che però successivamente saranno soppresse con la Rivoluzione Francese. I festeggiamenti in onore del santo, ripresero nel 1827 insieme alle fiere del mese di novembre. Per tutto l’Ottocento e il Novecento le Fiere del Mulo e del Cavallo di Città di Castello hanno continuato a crescere, influendo positivamente sullo sviluppo agricolo ed economico dell’Alta Valle del Tevere, e grazie all’espansione di questo settore, numerose botteghe di artigiani (falegnami, fabbri, sellai, maniscalchi e costruttori di carrozze) sorsero e prosperarono. Dopo una breve sospensione nel dopoguerra, la manifestazione riprese vigore negli anni ’50 fino a quando, nel 1967, nacque l’attuale ‘Mostra Nazionale del Cavallo’.
Nella metà degli anni ’70, infine, la Mostra venne anticipata da novembre al secondo fine settimana di settembre e quindi trasferita dal Foro Boario agli stabilimenti della FAT (Fabbrica Autonoma Tabacchi di Cerbara).
Dopo aver festeggiato nel 2016 l’edizione dei 50 anni di vita, da quest’anno la Mostra Nazionale del Cavallo ha trasferito la propria sede al parco Alexander Langer (comunemente chiamato parco dell’ansa del Tevere).

LA MIA ESPERIENZA Nel corso degli anni, sono sempre andata a visitare questa fiera, che nel suo periodo d’oro era molto simile a quella di Fieracavalli a Verona, anche se più contenuta. C’era un grande capannone coperto pieno di stand di attrezzatura equestre e non solo, aree ristoro, souvenir e tanto altro. Tra i marchi presenti, c’erano nomi molto noti come Umbria Equitazione, Tattini, Fouganza, Fix Design, Parlanti. Fuori e tutt’intorno al capannone, oltre ai box dei cavalli, c’erano più campi suddivisi a seconda delle discipline che ospitavano.

In questa fiera si sono susseguite nel tempo davvero tante discipline: barrel, cutting, pole bending e trail per quanto riguarda la monta western; salto ostacoli, dressage, attacchi, volteggio ed endurance per la monta inglese. C’erano persino riprese in campo di monta spagnola e monta da lavoro anche in abiti storici, concorsi di morfologia e salto in libertà. La sera infine, si accendevano le luci del Gala, spettacolo equestre a 360 gradi.

Ve ne parlo al passato perché dopo la 50esima edizione, c’è stato il trasferimento di sede al Parco Alexander Langer che per la fiera è stato un po’ come ricominciare da zero, oltrechè portare ad un notevole ridimensionamento.
In queste nuove edizioni vedo che si sta dando spazio a discipline che rimangono a volte in secondo piano, come l’endurance, il polo, gli attacchi, ricche di storia, tecnica e frutto di tanto lavoro ed esercizio tanto quanto il salto ostacoli o il dressage.
Da grande fan e sostenitrice di questa mostra, spero che torni presto in vigore come una volta, e spero che attraverso questo mio articolo anche solo 1 persona decida l’anno prossimo di farci un salto.
Per avere maggiori informazioni, vi lascio il link del sito ufficiale.
www.mostradelcavallo.eu

LO SAPEVI ? Molti anni fa ho gareggiato in questa mostra per ben due volte! La prima nel volteggio e la seconda nel dressage. E’ stata una bella ed indimenticabile esperienza.

Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia

Il nitrito della buonanotte / El Morzillo

Cortés

Questa sera vi racconto di El morzillo (“il nero” in spagnolo), il grande andaluso con cui Hernán Cortés sbarcò nel nuovo mondo. Fu il primo uomo a portare il cavallo nelle Americhe, e questa si rivelò una preziosa arma psicologica contro i nativi; essi, infatti, mai prima di allora avevano visto questi animali, e credendoli creature divine, furono incapaci di affrontare i conquistadores.
Il possente morello in sella a cui Cortés si presentò davanti all’imperatore Azteco Montezuma, fu chiamato Tzimin Chac, il “dio della pioggia e dei fulmini”, forse per via del rumore che gli zoccoli facevano sulla pietra. Era un cavallo molto coraggioso e difficile, che come tanti cavalli da guerra, non aveva paura di nulla; si racconta che venne portato sulla terraferma su due grandi canoe, in una con gli anteriori, nell’altra con i posteriori.
Ma poi El Morzillo, compagno del condottiero spagnolo in molte avventure, si feri’ a una gamba, rimanendo zoppo. Il suo padrone lo lascerà in affidamento ai locali con la promessa di tornare a prenderlo. Cortés invece non mantenne la parola data e non fece più ritorno nel nuovo mondo. I nativi, che non avevano nessuna conoscenza sul cavallo, cercarono di nutrirlo con carne e vino, dieta che si rivelò fatale per l’animale; terrorizzati di essere puniti da Cortes, eressero una statua in onore di El Morzillo, che ritrae l’enorme andaluso nel vano tentativo di alzarsi. Pare poi che cent’anni dopo, due frati predicatori trovarono degli Indios che adoravano la statua di un cavallo, seduto sui quarti posteriori. La statua di El Morzillo .