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Il Cadre Noir

Il Cadre noir è un gruppo di ecuyers, letteralmente “cavalieri”, istruttori della scuola di equitazione francese di Saumur (École Nationale d’Équitation, ENE). Cadre fa parte della terminologia militare nata durante le guerre napoleoniche e stava ad indicare un gruppo di ufficiali incaricati di formare e dirigere le truppe; noir invece fa riferimento al colore nero dell’uniforme di questi cavalieri, indossata durante le esibizioni.

La scuola nasce per formare gli ufficiali della cavalleria francese e qui vengono professati gli insegnamenti di grandi esponenti della tradizionale equitazione francese, primo fra tutti François Robichon de La Guérinière, che scrisse molto sull’arte del dressage e fu egli stesso istruttore di equitazione di re Luigi XV.
Dopo la seconda guerra mondiale, quando ormai appariva inutile una scuola di equitazione per fini militari, venne riconosciuto il grande prestigio internazionale della scuola di Saumur, che insieme alla Scuola Portoghese di Arte Equestre a Lisbona, la Scuola Spagnola di Vienna e la Scuola Reale Andalusa di Arte Equestre a Jerez de la Frontera, rappresenta una delle 4 accademie di equitazione classica più autorevoli al mondo.
Nel 1972 nasce la scuola nazionale di equitazione attorno a quello che era la scuola del Cadre Noir, e i suoi insegnanti ne andranno a costituire i maggiori istruttori. Ad oggi la maggior parte dello staff è civile, ma ci sono ancora esponenti dell’esercito.
A differenza per esempio della scuola viennese, dove vengono usati soltanto Lipizzani, al Cadre Noir si trovano diverse razze come il Selle Français, il Purosangue, l’Anglo-arabo e il Lusitano.

Nelle esibizioni del Cadre noir, forse gli esercizi più spettacolari sono i cosidetti sauts d’école o airs relevés, in cui il cavallo, montato o condotto a mano, si stacca da terra:

  • La courbette : il cavallo si impenna sui posteriori e rimane in questa posizione per qualche secondo
  • La croupade : il cavallo da terra scalcia energicamente coi posteriori estendendoli completamente
  • La cabriole : è la combinazione dei due esercizi sopra, per cui il cavallo alza gli anteriori per poi scalciare coi posteriori, compiendo una sorta di salto.
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Il nitrito della buonanotte / Il circo equestre

Sento necessario fare una piccola premessa: spero che gli spettacoli circensi che prevedono l’uso di animali, spesso esotici, costretti ad esibirsi e a vivere in condizioni fortemente contrarie alla loro natura, vengano presto aboliti in Italia, come già è successo in altri paesi del mondo.
Detto questo, ciò che vi voglio raccontare stasera è il particolare legame che c’è sempre stato tra l’arte equestre e la storia degli spettacoli circensi.
Il circo inteso come esibizione di capacità fisiche, tecniche e di intrattenimento, ha una storia molto antica, ma è soprattutto nell’antica Roma che svolge il ruolo importante di intrattenimento del popolo dell’urbe. Allora come per molti secoli dopo, i cavalli erano i principali protagonisti, e il circo mantenne sempre un rapporto stabile con gli aspetti più evoluti dell’arte equestre.

Il circo moderno nasce nel 1700 a Londra, quando un ex sergente della cavalleria britannica, Philip Astley, fondò l’Astley’s Amphitheatre: l’ambiente era costituito da una pista circolare di 13 metri di diametro attorno a cui si sviluppavano a 360 gradi gli spalti per gli spettatori paganti. La pista circolare fu preferita al rettilineo poichè si era osservato che era più facile fare numeri acrobatici quando si galoppava in un cerchio stretto.
Alle esibizioni dei cavalli, che rappresentavano i più alti livelli di destrezza e virtuosismo equestri, si aggiunsero solo in seguito i numeri di funamboli, giocolieri, acrobati e clown. Gli intrattenimenti circensi ebbero grande fama anche a Parigi, dove Astley aprirà un secondo circo, l’Amphithéâtre Anglais; qui la fama di Astley continuerà sotto il nome di un suo socio, l’italiano Antonio Franconi, cavaliere e circense con cui i numeri di Alta Scuola rimasero una parte fondamentale e popolare del programma.

Un numero famoso era quello in cui il cavaliere rimaneva in piedi sul dorso di due cavalli lanciati al galoppo fianco a fianco; si tratta di un virtusismo già inventato dai cosacchi che se ne servivano in battaglia, ma con Astley venne eseguito per la prima volta all’interno di un circolo.
Le razze equine maggiormente utilizzate nei circhi erano gli addestratissimi Lipizzani dell’Alta Scuola, gli esili Arabi, che occupavano meno spazio sulla pista, e altre razze pesanti come i Frisoni. In ogni caso, ovviamente, si prediligevano soggetti dal temperamento calmo, con la schiena ampia e piatta e dall’andatura regolare e ritmica.

Intervista

La monta spagnola – Intervista al dott. Emilio de’ Martino

Intorno alla doma/monta spagnola, esiste un mondo vastissimo e bellissimo, ma forse non molto chiaro ai più. Per chiarire tutti i vostri (e i nostri!) dubbi a riguardo, abbiamo deciso di intervistare il Dott. Emilio de’ Martino, Presidente e Fondatore di Art of  Riding – Accademia Equestre Italiana. Questa è la prima Accademia Italiana di Arte Equestre, che si trova nella storica Cavallerizza Caprilli a Pinerolo, vicino Torino.

Ma chi è il Dott. de’ Martino? Milanese, 42 anni, ha messo da parte il mondo del business editoriale per dedicarsi totalmente al suo sogno di riportare l’Arte Equestre in Italia. Infatti pochi sanno che l’arte equestre o equitazione classica è nata e si è sviluppata proprio nel nostro Bel Paese nel 1550 grazie agli Antichi Maestri (Federico Grisone, Cesare Fiaschi e G. Battista Pignatelli) delle Accademie di Napoli e Ferrara, presso cui si recavano da tutta Europa i giovani nobili del tempo per apprenderne gli insegnamenti.

“La mia vita con i cavalli è iniziata molto presto e senza provenire da una famiglia di cavalieri; a 3 anni i primi giri in sella, a 6 anni i pony sempre ed ovunque (montavo al C.I.L a Milano), poi tanto tanto salto ostacoli. A 16 anni, alla Fiera di Verona, ho incontrato il Maestro Roberto Carpi con i suoi cavalli spagnoli ed ho sentito che quei cavalli sarebbero stati il mio futuro. Ho avuto la fortuna di viaggiare e di avere grandi mentori e maestri nel mondo del cavallo iberico e dell’equitazione classica. Mi sono inoltre diplomato al Cadre Noir in Francia, ho montato a Vienna e a Lipica poi un diploma di alta scuola e doma vaquera alla Scuola Reale di Cordoba. Mai smettere di imparare umilmente dai grandi cavalieri e mai smettere di studiare i trattati equestri classici.”

1.Quando e perché nasce la monta spagnola?

Il termine “monta spagnola” è passato oggi in disuso sviluppandosi in varie discipline.
La doma vaquera, è la monta di lavoro dei Vaqueros spagnoli che come i nostri butteri custodiscono e lavorano quotidianamente con le mandrie di tori da corrida e cavalli bradi. Una monta da lavoro quindi, che si sta diffondendo in Europa come disciplina sportiva con un altissimo livello di professionalità, precisione ed addestramento.
La doma classica è la corrente moderna del dressage che conduce il cavallo e l’allievo alle figure di bassa scuola.
La doma in alta scuola (sino alle cosiddette “arie alte” o “salti di scuola”) è l’apice artistico che prepara il binomio alla ricerca ossessiva della perfezione in lealtà, contatto, docilità, andature raccolte e perfezione di ritmo, cadenza ed impulso.

2. I cavalli che si addestrano a questo tipo di monta appartengono solo determinate razze? Se si, quali?

Con il termine “cavallo iberico” si fa riferimento a ben 17 razze equine allevate e distribuite in varie regioni ed isole della penisola iberica. Certamente le più famose e diffuse sono oggi il Pura Razza Spagnola, l’Hispano arabo ed il Minorchino.
Un buon e saggio cavaliere ed addestratore deve saper indirizzare ogni puledro alla disciplina più adatta secondo le sue attitudini e doti morfologiche, anatomiche e meccaniche.
A me personalmente piace definirli tutti cavalli barocchi perchè cavalli creati a partire dal Rinascimento incrociati con cavalli spagnoli includendo anche il Lipizzano, il Frisone, il Murgese, il Cavallo Napoletano/Persano, il Kladruber e il Knabstrup. Tutte tipologie di cavalli indicati per l’Equitazione Classica ed Accademica. Ma ogni cavallo può essere portato alla doma in bassa o alta scuola secondo le sue potenzialità. Ad esempio in Accademia stiamo lavorando con una meravigliosa femmina pura Maremmana in Alta Scuola.

3. Cos’è la monta vaquera?

Questa la definizione ufficiale: una disciplina che nasce in Andalusia in funzione del lavoro con il cavallo per il controllo dei tori allo stato brado.
La Doma Vaquera persegue come principale finalità quella di mettere il cavallo in uno stato di equilibrio, obbedienza e agilità  così da essere pronto nelle condizioni più impreviste  del lavoro in campagna che sempre sorprende con le inclemenze del tempo, le asperità del terreno, gli animali selvatici e il bestiame brado. 
Personalmente ritengo che la doma vaquera attuale sia come il dressage al livello kur: il punto più alto di un tipo di monta da lavoro, dove il cavaliere deve possedere grande cultura equestre,  intuizione e sensibilità e il binomio deve lavorare in perfetta sintonia.

4. Esistono competizioni di monta spagnola?

Da alcuni anni in Italia e grazie alla attività di alcune associazioni di appassionati, esiste un Campionato Italiano delle 3 discipline: doma vaquera, doma classica e solamente delle esibizioni di alta scuola. Non ritengo l’alta scuola una disciplina sportiva, in quanto forma di espressione artistica del binomio libero di interpretare la musica ed i movimenti secondo l’attimo e la sensazione intima tra cavallo e cavaliere.

5. Qual è la cosa più bella di questa monta?

La possibilità di essere sempre giudici inflessibili di se stessi, senza doversi confrontare con tempi, penalità e rispettando l’integrità psicofisica dell’animale come obiettivo principale; la ricerca della perfezione e l’ossessione della bellezza del binomio. Il complimento più grande è quando mi chiedono… “ ma come fai, da sotto non si vede nulla, siete una statua in movimento!” Allora tutto il lavoro è ricompensato. Non esiste arte con brutalità, ignoranza e forza. Il pregio e il difetto del cavallo iberico è uno solo: il rendere cavaliere anche chi cavaliere non lo è.  Sono i cavalli che montavano i Re, gli Imperatori, i Generali e Condottieri, insomma persone che a volte proprio a cavallo non sapevano andare!

6. Dove si può andare se si volesse imparare questo tipo di monta?

E’ una disciplina che non si impara a scuola ma che da decenni viene tramandata di padre in figlio e che mantiene nel tempo i suoi segreti che parlano di tradizione e grande cultura equestre. I centri seri e professionali in Italia non sono molti, ma si può fare riferimento di sicuro ai portali web delle varie Associazioni. Devo dire che il nostro progetto ambizioso di accademia equestre a Pinerolo, è unico nel suo genere e speriamo presto di contare su altri binomi in preparazione per presentarci a Verona a Novembre con una serie di esibizioni di alto livello.

7. A volte non sente la mancanza del salto ostacoli?

L’equitazione dei concorsi di oggi non è più nelle mie corde. Soprattutto per il grande business che si genera spesso a discapito dell’animale. La mia equitazione mira alla leggerezza e naturalezza dei movimenti così come fanno abitualmente gli stalloni in natura non condizionati. L’estrema competitività anche tra i giovanissimi non è talvolta così “sana” come appare. Ma confesso che, come ho imparato in Francia al Cadre Noir, tutti i miei cavalli lavorano su cavalletti e barriere a terra sia montati, che da terra in doppia longe. Questo per rinforzare l’attenzione e la concentrazione ed alleggerire i movimenti cercando ritmo ed impulso.

8. Quale sarebbe il suo consiglio ad un giovane che si avvicina al salto ostacoli oggi?

Dico sempre ai miei allievi che “prima viene l’animale come priorità su tutto, poi lo sport e le vittorie. Essere cavalieri significa esserlo prima a terra in ogni situazione, poi in sella”. Ma a volte mi sento solo un romantico bohémien nato nel secolo sbagliato!

Il dott. de’ Martino è a disposizione di chiunque volesse avere maggiori informazioni, ai seguenti recapiti:

ART of RIDING A.S.D
dr. Emilio de’ Martino
Presidente Fondatore
SEDE OPERATIVA
Cavallerizza Caprilli -Viale della Rimembranza 3 – 10064 – PINEROLO – Torino – ITALIA
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