Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia

Il nitrito della buonanotte / Il mito di Chirone

Nella cultura dell’antica Grecia, i centauri, così come altri esseri mitologici, rappresentavano l’esasperazione di pregi e difetti del genere umano.
Spesso descritti come brutali e avidi, uno tra loro era l’eccezione: oggi vi racconto la storia di Chirone, il più saggio e virtuoso dei centauri.

Secondo una versione del mito, Chirone sarebbe nato da Crono e dalla ninfa Filira; quest’ultima, per sfuggire alle avance del titano, si tramutò in giumenta, ma invano, perchè a sua volta Crono si trasformò in cavallo. Dall’unione nacque un essere ibrido immortale, per metà uomo e per metà bestia. A differenza però degli altri centauri, egli era saggio e benevolo, esperto di scienza, di arti e in particolare delle pratiche mediche: si credeva infatti fosse stato lui il maestro di Asclepio, venerato in Grecia come il dio della medicina e delle guarigioni. La grotta di Chirone, sul monte Pelio, era una vera e propria accademia per formare giovani principi ed eroi; il centauro fu infatti il mentore di molti altri famosi personaggi, come Enea, Teseo ed Achille.

Chirone verrà infine ferito per sbaglio da Eracle, suo amico, con un dardo bagnato con il veleno dell’idra dal quale era impossibile guarire; piuttosto di rimanere in un limbo eterno di sofferenza e disperazione, il centauro preferì la morte, scambiando la sua immortalità con Prometeo. Si dice poi che il padre degli dei Zeus, riconoscendo la grande rettitudine di Chirone, gli abbia dedicato la costellazione del centauro. Qui è rappresentato come un essere virtuoso, sul punto di sacrificare un animale (il lupo dell’omonima costellazione) sull’altare (costellazione dell’Altare).

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Il nitrito della buonanotte / Il circo equestre

Sento necessario fare una piccola premessa: spero che gli spettacoli circensi che prevedono l’uso di animali, spesso esotici, costretti ad esibirsi e a vivere in condizioni fortemente contrarie alla loro natura, vengano presto aboliti in Italia, come già è successo in altri paesi del mondo.
Detto questo, ciò che vi voglio raccontare stasera è il particolare legame che c’è sempre stato tra l’arte equestre e la storia degli spettacoli circensi.
Il circo inteso come esibizione di capacità fisiche, tecniche e di intrattenimento, ha una storia molto antica, ma è soprattutto nell’antica Roma che svolge il ruolo importante di intrattenimento del popolo dell’urbe. Allora come per molti secoli dopo, i cavalli erano i principali protagonisti, e il circo mantenne sempre un rapporto stabile con gli aspetti più evoluti dell’arte equestre.

Il circo moderno nasce nel 1700 a Londra, quando un ex sergente della cavalleria britannica, Philip Astley, fondò l’Astley’s Amphitheatre: l’ambiente era costituito da una pista circolare di 13 metri di diametro attorno a cui si sviluppavano a 360 gradi gli spalti per gli spettatori paganti. La pista circolare fu preferita al rettilineo poichè si era osservato che era più facile fare numeri acrobatici quando si galoppava in un cerchio stretto.
Alle esibizioni dei cavalli, che rappresentavano i più alti livelli di destrezza e virtuosismo equestri, si aggiunsero solo in seguito i numeri di funamboli, giocolieri, acrobati e clown. Gli intrattenimenti circensi ebbero grande fama anche a Parigi, dove Astley aprirà un secondo circo, l’Amphithéâtre Anglais; qui la fama di Astley continuerà sotto il nome di un suo socio, l’italiano Antonio Franconi, cavaliere e circense con cui i numeri di Alta Scuola rimasero una parte fondamentale e popolare del programma.

Un numero famoso era quello in cui il cavaliere rimaneva in piedi sul dorso di due cavalli lanciati al galoppo fianco a fianco; si tratta di un virtusismo già inventato dai cosacchi che se ne servivano in battaglia, ma con Astley venne eseguito per la prima volta all’interno di un circolo.
Le razze equine maggiormente utilizzate nei circhi erano gli addestratissimi Lipizzani dell’Alta Scuola, gli esili Arabi, che occupavano meno spazio sulla pista, e altre razze pesanti come i Frisoni. In ogni caso, ovviamente, si prediligevano soggetti dal temperamento calmo, con la schiena ampia e piatta e dall’andatura regolare e ritmica.

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Il nitrito della buonanotte / Snowman

La storia di Snowman è un po’ quella della cenerentola dei cavalli; in tanti momenti di quella che sempre una bellissima fiaba, appare evidente come fosse destino che il grosso grigio e il suo proprietario e fantino, l’olandese Harry de Leyer si incontrassero per scrivere insieme una pagina nella storia del salto ostacoli.

Harry conobbe Snowman nel 1956 grazie a una gomma della macchina bucata che lo fece arrivare in ritardo a un’asta di cavalli; l’ultimo rimasto era un cavallo da tiro che, poiché invenduto, era già stato caricato sul camion per il mattatoio. Harry lo acquistò per soli 80 dollari e lo rivendette subito al suo vicino di casa. Ma Snowman saltò la recinzione e tornò da Harry; una, due, tre volte, non importava quanto il recinto venisse alzato, il cavallo riusciva sempre a liberarsi e a tornare dal suo salvatore. Harry si rese allora conto che il loro destino era legato e che si trattava di un cavallo speciale, dalle grandi doti di saltatore; decise allora di riprenderselo e di farlo partecipare ad alcune gare locali. Il nome di Snowman divenne sempre più famoso, sembrava che potesse superare qualsiasi ostacolo e battere tutti i grandi campioni di salto dell’epoca; ad Harry venne offerta la cifra record di 100mila dollari per il suo cavallo, ma rifiuterà sempre di separarsi dal suo amico. Il picco della carriera di Snowman arriverà con la vittoria al concorso nazionale tenutosi nel 1958 al Madison Square Garden di New York; qui sarà nominato cavallo dell’anno per due volte consecutive. E sarà sempre al Madison Square Garden che, 11 anni dopo, il cavallo si ritirerà dalle corse, tra gli applausi e la commozione di tutta la platea di questa prestigiosa arena. Snowman, “the cinderella horse”, morirà di vecchiaia nel 1974. In un intervista Harry de Leyer afferma: “Ogni cavallo è un po’ diverso come un essere umano. Ogni cavallerizzo è diverso. Ed è come trovare la chiave per una serratura. Quello scatto e poi si apre la porta. Tra me e Snowman quello scatto c’è stato dal primo momento.”

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Il nitrito della buonanotte / Babieca

Stasera vi racconto la storia di Babieca, il cavallo grigio di El Cid, mercenario che al servizio dei Cristiani, contribuì a porre fine all’occupazione della Spagna da parte dei Mori.

Statua di El Cid a Burgos

El Cid Campeador ( cioè il capitano campione, vincitore di duelli) era il soprannome che venne dato a Rodrigo Díaz de Bivar. Venne fatto cavaliere alla corte di re Ferdinando I di Castiglia, ma la sua storia è più quella di un mercenario che mise i suoi servizi a disposizione di più nobili e perfino degli stessi invasori musulmani.
Ma parliamo del suo destriero: la leggenda vuole che il padrino di El Cid fosse un monaco certosino, e che per il suo compleanno permise al giovane di scegliere uno degli splendidi cavalli spagnoli che venivano allevati nel monastero; la scelta di El Cid cadde su un grigio che il padrino considerava debole e privo di pregio, tanto che esclamò “Babieca!”, ovvero “stupido!”, quando comprese le intenzioni del figliastro; il termine fu scelto quale nome del cavallo.
Si narra però che Babieca si dimostrò un nobile e fedele compagno di battaglia, e che il suo essere meno possente e alto rispetto agli altri cavalli, si rivelò in realtà punto di forza perché lo resero veloce e scattante durante lo scontro.
Babieca morirà due anni dopo il padrone all’età di 40 anni, ed è sepolto nel monastero di San Pedro de Cardeña.

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Il nitrito della buonanotte / El Morzillo

Cortés

Questa sera vi racconto di El morzillo (“il nero” in spagnolo), il grande andaluso con cui Hernán Cortés sbarcò nel nuovo mondo. Fu il primo uomo a portare il cavallo nelle Americhe, e questa si rivelò una preziosa arma psicologica contro i nativi; essi, infatti, mai prima di allora avevano visto questi animali, e credendoli creature divine, furono incapaci di affrontare i conquistadores.
Il possente morello in sella a cui Cortés si presentò davanti all’imperatore Azteco Montezuma, fu chiamato Tzimin Chac, il “dio della pioggia e dei fulmini”, forse per via del rumore che gli zoccoli facevano sulla pietra. Era un cavallo molto coraggioso e difficile, che come tanti cavalli da guerra, non aveva paura di nulla; si racconta che venne portato sulla terraferma su due grandi canoe, in una con gli anteriori, nell’altra con i posteriori.
Ma poi El Morzillo, compagno del condottiero spagnolo in molte avventure, si feri’ a una gamba, rimanendo zoppo. Il suo padrone lo lascerà in affidamento ai locali con la promessa di tornare a prenderlo. Cortés invece non mantenne la parola data e non fece più ritorno nel nuovo mondo. I nativi, che non avevano nessuna conoscenza sul cavallo, cercarono di nutrirlo con carne e vino, dieta che si rivelò fatale per l’animale; terrorizzati di essere puniti da Cortes, eressero una statua in onore di El Morzillo, che ritrae l’enorme andaluso nel vano tentativo di alzarsi. Pare poi che cent’anni dopo, due frati predicatori trovarono degli Indios che adoravano la statua di un cavallo, seduto sui quarti posteriori. La statua di El Morzillo .