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Gli attacchi – Intervista a Adamo Martin

Riconosciuti dalla FEI nel 1969 come sport equestre competitivo, gli attacchi tuttavia non godono di grande notorietà nel nostro paese, e poco si conosce di questa disciplina. Per questo, fedeli al nostro impegno di parlarvi, con i nostri articoli, di un’equitazione a 360 gradi, abbiamo deciso di intervistare Adamo Martin, grande appassionato e driver di attacchi da oltre 30 anni, che ci porterà alla scoperta di questo sport affascinante, dove lo speciale rapporto uomo-cavallo non viene meno, ma si trasforma e si articola in mille nuove sfaccettature.

Conosciamo meglio l’intervistato di oggi: Adamo ha 35 anni e dall’età di 5 vive accanto ai cavalli; dopo una breve parentesi in cui si dedica alla monta inglese, scopre e rimane affascinato dal mondo degli attacchi. A 18 anni consegue il brevetto attacchi FISE, e da allora tutti i suoi sforzi sono finalizzati a mantenere i propri cavalli, finimenti e carrozze. Nel 2004 si iscrive al Gruppo Italiano Attacchi e nel 2006 apre l’azienda “Servizi in Carrozza”; da un piccolo cavallo grigio ed una carrozza, ingrandisce sempre di più la sua offerta fino ad arrivare ad avere 4 cavalli e 10 carrozze.
Ad oggi collabora inoltre con numerosi clienti che chiedono di essere seguiti nella preparazione ed addestramento per gare di tradizione, derby, gare coni e di completo. Partecipa poi in prima persona al concorso internazionale di attacchi di tradizione di Venaria Reale nel 2018 e nello stesso anno al concorso di San Siro con il suo ultimo investimento imprenditoriale, una carrozza replica di un omnibus (uno dei primi mezzi di trasporto pubblico) di metá ‘800 con cui prende parte anche alla sfilata di Fieracavalli 2018.

1. Spiegaci brevemente cos’è la disciplina degli attacchi.

Per attacchi si intende tutto ciò che si “attacca” ad un cavallo, sia esso un aratro per lavorare nei campi, una carrozza, un carro o una biga.
Gli attacchi nella menzione sportiva, fanno riferimento a quella disciplina in cui 1,2 o 4 cavalli, una carrozza e un equipaggio di 2 o 3 persone, vengono chiamati a sostenere tre prove differenti: dressage, maratona e gara coni (o percorso di ostacoli mobili)

2. Insieme al ‘guidatore’, ci sono altre persone sulla carrozza. Qual è il loro scopo e in base a cosa varia il loro numero?

In carrozza per motivi di sicurezza sarebbe raccomandabile essere sempre in due, specialmente quando si esce in campagna e quando si attaccano cavalli in situazioni potenzialmente pericolose. Nell’attacco sportivo sulla carrozza ci sono 2 persone quando sono attaccati un cavallo o due cavalli in pariglia, mentre il numero delle persone sale a 3 se i cavalli sono 4. Tutte le persone sulla carrozza ad eccezione del guidatore chiamato driver, sono dette groom, e i loro compiti possono essere diversi: aiutare il driver nel governo dei cavalli da terra durante le fermate e soste per mantenere l’attacco in sicurezza; controbilanciare la carrozza nelle curve durante la maratona ed evitare che si rovesci; aiutare il driver nella cronometrazione e a ricordare l’ordine delle porte nella gimcana.
Nell’attacco di tradizione ci possono essere anche altre figure oltre ai groom, a volte con la semplice funzione di comparse, che vanno però ad aggiungere valore e competitività all’attacco.

3. Cosa sono le gare di tradizione?

Le gare di tradizione sono gare organizzate da alcune associazioni con lo scopo di valorizzare coloro che oltre alla passione per i cavalli hanno la passione per le carrozze d’epoca originali restaurate o repliche; con queste competizioni si incentiva così il recupero e la salvaguardia di queste vere e proprie opere d’arte. Le carrozze d’epoca credo infatti siano dei pezzi di storia che racchiudono al loro interno esempi di moltissime tecniche artigianali, dalla falegnameria all’utilizzo dei metalli, dalla pelletteria alla capacità progettuale.
Nel concorso di tradizione viene valutato l’attacco su tre prove distinte, la presentazione, la routier o prova di campagna e la maneggevolezza: nella prima si valutano la conformità della carrozza con il cavallo, la qualità e la giusta regolazione dei finimenti, l’armonia dell’insieme carrozza-cavallo e l’attinenza fra l’equipaggio e l’attacco presentato, oltreché la qualità della carrozza in sé; nella seconda, che non è una prova di velocità ma di regolarità, vengono valutate le capacità del guidatore in un percorso ad ostacoli fissi; nella terza infine si attesta quanto il guidatore abbia agli ordini il cavallo con una piccola gara coni.
Le gare di tradizione non devono essere ritenute, come sovente capita, delle gare in cui vince chi ha più possibilità economiche o chi semplicemente si presenta meglio, poiché con le prove di routier e di maneggevolezza si testano anche le reali capacità del driver e del suo equipaggio di saper gestire i cavalli e la carrozza.

4. Quando c’è più di un cavallo a tirare la carrozza, c’è comunque un animale che fa da ‘leader’? E in base alla loro posizione nella pariglia, cambia il lavoro/lo sforzo che devono fare?

Nell’attacco in pariglia i cavalli hanno bisogno di un buon affiatamento, specialmente in lavori particolari, sia sportivi che di servizio. I cavalli essendo animali da branco impongono fra loro forti gerarchie e conseguentemente si riesce sempre a capire, durante il loro esercizio, l’addestramento e l’utilizzo quale ha un carattere più forte e prevaricante.
Compito del guidatore è sfruttare l’aspetto caratteriale dei cavalli per far si che lavorino in serenità e finalizzandolo a quello a cui puntiamo, limando gli aspetti più aspri, ma non dimenticando mai ciò che l’istinto degli animali ha dettato. Non è inusuale che in una coppia di cavalli colui che ha un carattere più forte è colui che fra i due si accolla meno le fatiche mantenendo però la freschezza fisica e mentale per i momenti più difficili.
Nei tiri a 4, i cavalli davanti sono definiti di “volata” e quelli più vicini alla carrozza si chiamano di “timone”; questi ultimi hanno sicuramente maggiore carico fisico. Nella pariglia invece lo sforzo richiesto ai due cavalli è il medesimo.

5. Negli attacchi viene a mancare un aiuto molto importante, le gambe. Diventa quindi solo un lavoro di redini? Ci sono altri aiuti che si utilizzano?

In carrozza non potendo utilizzare il contatto di gamba e lo spostamento del peso in sella, oltre all’azione della mano diretta, ci avvaliamo della frusta, che è indispensabile e deve sempre fare parte del corredo del buon guidatore.
Vedere un driver senza frusta è come vedere un cavaliere che non usa le gambe in sella. Contrariamente a ciò che si può pensare la frusta da attacco deve essere utilizzata per premiare, per ringraziare il cavallo e infondergli fiducia nei passaggi complessi; la frusta può essere utile anche per contenere un posteriore sfuggente o per appoggiare all’interno un costato che tende a cadere. Insieme alla voce poi, altro aiuto molto importante, serve ad aumentare l’impulso in avanti, o a calmare un animo focoso.

6. Quante redini ha in mano il driver? Con le redini si comandano solo i due cavalli davanti?

Grazie a un sistema di incrocio di redini e fibbie, il driver ha una redine per mano per ogni fila di cavalli; se quindi abbiamo due cavalli in pariglia, le redini saranno due (una per mano), mentre nei tiri a quattro e nei tandem (due cavalli posti uno dietro l’altro) le redini saranno quattro (due per ogni mano).
Le due redini che vanno ai cavalli di volata si chiamano “redini di volata” e sono fatte passare sopra alle redini che vanno ai cavalli di timone, appunto le “redini di timone”.

7. Quanti cavalli possono trainare una carrozza?

Non c’è nessuna regola a proposito del numero massimo di cavalli a cui si può attacare una carrozza. Vi sono testimonianze storiche di persone che hanno voluto battere i record attaccando anche 40 cavalli. Sicuramente sono casi eccezionali da prendere come virtuosismi di persone molto ben organizzate e preparate, con cavalli ben abituati ad essere attaccati in grandi gruppi e con grandi disponibilità di tempo e attrezzatura. Nel passato comunque durante la costruzione di grandi opere come linee ferroviarie o strade o anche per motivi bellici, venivano attaccati gruppi di anche 100 cavalli per trasportare per esempio una quache grande locomotiva che doveva essere spostata; i cavalli erano però condotti da terra.
E’ bene ricordare che il codice della strada stabilisce che non si possono attaccare più di 2 righe di cavalli; si tratta però di una disposizione piuttosto vaga poiché non si menziona il numero totale di cavalli massimo: conformemente all’ampiezza della carreggiata si potrebbe quindi attaccare anche 5 o 6 cavalli uno di fianco all’altro.

8. I cavalli usati negli attacchi, quali caratteristiche hanno? (razza, sesso, temperamento ecc…)

Bisogna stabilire prima di tutto quali siano le finalità dell’attacco: se bisogna affrontare una maratona o una gara coni, si ricercheranno cavalli scattanti, veloci ed energici, mentre per le gare di dressage si prediligeranno cavalli con movimenti eleganti ed ampi; per le gare di tradizione infine la scelta ricadrà su soggetti a sangue freddo, agli ordini e con una buona massa muscolare. In questi anni per le gare di velocità sono spesso utilizzate razze ungheresi, olandesi o polacche, in particolare Lipizzani, Nonius, Slesiani, per le gare di dressage vengono valorizzati il KWPN e il P.R.E., mentre per le gare di tradizione viene molto premiato l’andamento rilevato e fiero dell’ Hackney, del KWPN, del Gelderlander o del Frisone.
La scelta del sesso come per la razza è un discorso anche di gusti personali, anche se di solito vengono preferiti i maschi castroni che danno sicuramente meno problemi di gestione da terra e sono più pacati negli atteggiamenti.

9. Nelle competizioni (eccetto quelle di tradizione) la carrozza è uguale per tutti?

Ci sono due tipologie di carrozza: carrozza da maratona e il paethon.
La prima prende il nome dalla prova ad ostacoli fissi, ed è una carrozza leggera, affidabile e di poca manutenzione; la seconda invece viene utilizzata nelle prove di dressage ed è più snella, raffinata ed elegante, facile da trainare grazie a ruote più alte. In entrambi i casi le carrozze devono sempre sottostare ad alcune regole di peso e di dimensioni stabilite in base alla categoria e al numero di cavalli attaccati (singolo, pariglia o tiro a quattro).

10. I cavalli di una pariglia devono essere per forza tutti uguali esteticamente? (mantello/altezza/ struttura fisica)

L’uguaglianza esteriore degli attacchi multipli è un discorso più funzionale che puramente estetico: due cavalli che hanno un’altezza al garrese simile, avranno anche una lunghezza di gamba molto simile, di conseguenza la falcata e la copertura delle andature saranno pressoché uguali. I cavalli tireranno quindi allo stesso modo e l’attacco si muoverà con maggiori equilibrato ed armonia. Importante è anche che i cavalli abbiano una simile conformazione fisica, che influisce moltissimo sulla velocità delle varie andature.
Per quanto riguarda il mantello, non ci sono regole specifiche, infatti non è raro trovare pariglie che abbiano mantelli differenti; tuttavia ci sono degli accostamenti che vengono più apprezzati di altri come il mantello grigio abbinato a quello morello, o il grigio abbinato al baio scuro.

11. Chi sono le nazioni più forti negli attacchi?

In Europa, l’Olanda è molto forte, ma anche Francia, Belgio, Germania e Ungheria sono temibili avversari; quest’ultima inoltre, insieme all’Inghilterra, è una delle patrie storiche degli attacchi.
In Italia abbiamo un sacco di ottimi driver, ma essendo l’equitazione vista come uno sport secondario, mancano sponsor che possano prendere dei giovani guidatori e farli crescere come professionisti di alto livello. Abbiamo avuto comunque guidatori che sono arrivati a livelli mondiali come Carlo Mascheroni, Cristiano Cividini, Francesco Aletti Montano, Josef Dibak, Luca Cassottana e molti altri; speriamo di riuscire a continuare su questo livello, anche se mi auguro che si possa crescere ancora di più sia dal punto di vista della quantità che della qualità.

12. I cavalli da attacchi possono essere montati anche normalmente?

Ogni cavallo che viene addestrato per essere attaccato, avrebbe bisogno di un buon lavoro anche da sella, in quanto con questo si riesce a fare un lavoro più preciso per quanto riguarda alcune manovre, e per competizioni particolarmente tecniche è sicuramente bene che il cavallo venga montato per riuscire ad ottenere una maggior precisione. Questa però non è una condizione assolutamente necessaria; quando abbiamo bisogno di un buon cavallo da carrozza per gite in campagna oppure per un attacco prettamente ludico, oltre ad esercitarlo attaccato alla carrozza, è sufficiente un buon lavoro in piano propedeutico all’attacco.
Capita spesso che cavalli che sono stati maggiormente attaccati abbiano un andamento e una sensibilità in bocca leggermente diversa da un cavallo abituato ad essere montato.

13. Parlaci del rapporto che hai con i tuoi cavalli. Il benessere del cavallo deve essere al primo posto anche negli attacchi? Come ti assicuri che i cavalli lavorino in sicurezza?

I miei cavalli sono Floris, Oghied (i due olandesi baio scuro di 9 anni) Betyar e Carlos (i due ungheresi grigi di 8 e 11 anni); La loro altezza si aggira intorno ai 175 cm e il peso va dai 7 agli 8 quintali e mezzo.
Con loro ho ovviamente un buon rapporto. Penso che chi voglia fare degli attacchi il proprio lavoro, abbia due possibili strade: fare cose mediocri accontentandosi di un rapporto mediocre con il proprio cavallo, oppure fare cose buone sviluppando un rapporto eccezionale con il proprio cavallo. Ho comprato due dei miei cavalli da poco tempo, all’inizio della quarantena, ma già sento che c’è un feeling migliore con loro rispetto all’inizio. Con i miei animali voglio instaurare un rapporto di fiducia basato su un grande rispetto; non devono essere trattati come bambini o come bambolotti, hanno una loro identità e una loro fierezza che va preservata e rispettata. Ai miei cavalli chiedo molto e do tutto.
Per quanto riguarda il loro benessere, cerchiamo sempre di far si che ci sia la giusta proporzione tra il peso del cavallo e il peso della carrozza; inoltre una volta all’anno facciamo fare una visita veterinaria finalizzata ad attestare che i cavalli siano idonei al lavoro. Purtroppo nel nostro settore ci sono troppe poche norme che regolamentano il lavoro dei cavalli e molti che lavorano con le carrozze specialmente nei servizi pubblici, non tengono conto di vari aspetti della morfologia e della forza dei cavalli e dello svago che bisogna consentire loro per essere sempre attivi mentalmente nel lavoro. Noi cerchiamo sempre di dare ai cavalli il giusto turnover e vogliamo che quando arriviamo in piazza o davanti ad una chiesa simboleggino forza, reattività, calma, serenità ma anche bellezza estetica; e questa ultima si può ottenere soltanto con tante attenzioni sull’alimentazione e la pulizia del cavallo.
Una cosa molto importante è anche la cura e la pulizia degli attrezzi da lavoro quali i finimenti, la carrozza e l’ambiente in cui vive il cavallo. I finimenti specialmente devono essere di buona qualità, morbidi, robusti, avvolgenti e resistenti, e la pulizia deve essere all’ordine del giorno.

5 CURIOSITA’ SUGLI ATTACCHI!!!

  • Molti termini utilizzati nel mondo delle autovetture derivano da quello degli attacchi: berlina, coupé e spider, per esempio, sono tutti nomi di carrozze;
  • Il nome della carrozza “paetho” utilizzata nella prova di dressage, deriva dal mitologico Fetonte, figlio di Apollo che volle guidare il carro del sole del padre, ma non capace, lo avvicinò troppo alla terra, bruciando tutto; Zeus per salvare gli uomini, mandò una folgore che colpì e uccise Fetonte;
  • Nel mondo degli attacchi, spesso si indicano le carrozze con il termine di “legni”;
  • Il “timone” è un’asta di ferro o di legno che passa in mezzo ai due cavalli di una pariglia, e che essendo collegata alla carrozza, impartisce a questa il movimento delle ruote anteriori; il timone è poi legato ai cavalli tramite due cinghie e quindi quando i questi girano, spostando il timone fanno girare anche la carrozza. Nelle carrozze molto pesanti o su terreni molto impervi, si dovrebbe cercare di far girare la carrozza facendo sopravanzare un cavallo rispetto all’altro per evitare che il timone si spezzi;
  • La “braga” invece è un pezzo di cuoio che passa dietro le cosce del cavallo e che serve per frenare la carrozza qualora questa sia sprovvista di freni; attraverso un sistema di cinghie, quando il timone avanza troppo, la braga va in tensione e il cavallo frena la carrozza con i posteriori.

Servizi in carrozza di Adamo Martin
www.serviziincarrozza.it
Facebook: @serviziincarrozza

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Il paradressage – Intervista a Sara Morganti

Avevo pensato di introdurre questo articolo riportando alcuni punti salienti della biografia di Sara e le sue vittorie maggiori, ma avendo avuto il piacere e la fortuna di incontrarla a Fieracavalli, preferiamo soffermarci di più sul lato umano di questa grande campionessa.

Abbracciarla e parlare con lei è stata l’esperienza più bella della Fiera: pronta ad autografare la sua cartolina, con un gran sorriso e occhi vispi, era un raggio di sole nel padiglione della FISE. Chiaramente io, presa dall’emozione, riuscii a stento a farmi fotografare insieme a lei e a congratularmi per la sua recente vittoria ai WEG di Tryon; Elena ricorda invece di come sia stato piacevole scambiare quattro chiacchiere con Sara, restando colpita da quanta passione pervadesse le sue parole; un animo gentile e umile con una grande forza e determinazione nello sguardo, come solo i più grandi campioni.
Ebbene, nonostante i suoi mille impegni, ha accettato subito di rispondere a qualche nostra domanda, e noi la ringraziamo con tutto il cuore per averci dedicato parte del suo prezioso tempo, orgogliose di poter arricchire il nostro piccolo blog con un’intervista così significativa.

1.Quali sono gli ausili che utilizzi quando monti?

Quando monto in sella i piedi sono fissati alle staffe con degli elastici, ho le redini con le asole che mi aiutano a non farle scivolare visto che non ho forza nelle mani e non riesco a tenere il pugno chiuso. Avendo un grande deficit di forza agli arti inferiori che riesco appena a muovere in assenza di gravità, ma non con un tempismo normale, sono autorizzata per la mia classificazione funzionale ad utilizzare due fruste che appoggio in punti diversi a seconda delle richieste (per chiedere ai cavalli di andare avanti, per direzionarli, chiedere flessioni del corpo, per fare le cessioni, appoggiate ecc.). Per contenere il deficit del tronco, invece, utilizzo un busto e a volte anche un collare morbido se il collo mi fa particolarmente male.
A seconda delle classificazioni funzionali (che sono 5 in base al grado di disabilità) gli ausili che possono essere utilizzati dai cavalieri sono diversi. Nel mio caso essendo grado 1, ovvero il grado di disabilità maggiore, ho la possibilità di utilizzare un maggior numero di ausili rispetto ad esempio a un grado 5 che è il grado di minore disabilità. Sicuramente sono la dimostrazione che non serve forza per andare a cavallo visto il deficit di forza che caratterizza la mia malattia.

2. Creare un feeling con il cavallo è lo scopo di tutti i cavalieri e amazzoni. Cosa significa per te?

Creare un feeling con il cavallo è fondamentale. Ho tre cavalli e ognuno di loro è molto diverso dall’altro. Royal Delight è sicuramente la cavalla che conosco meglio visto che siamo insieme da 10 anni. Quando apro la porta del box so già di che umore è. È importante capire il carattere di ogni cavallo con il quale lavoriamo per poter trovare il modo migliore di comunicare. Per questo a me piace stare con loro anche senza necessariamente montare. Quando arrivo in scuderia e sentono la mia sedia a rotelle mi riconoscono e mi chiamano e già questo mi rende felice.
Royal ha un carattere forte. Vuole sempre decidere lei e per rendersi disponibile al lavoro deve essere convinta di aver scelto lei di fare quel che le viene richiesto. A casa a volte cerca di mettermi in difficoltà nel voler affermare la sua forte volontà di fare come vuole lei, ma in gara mi ha sempre regalato il massimo possibile.

Ferdinand è un cavallo enorme, ma sembra un cucciolo perché vuol sempre giocare. Da montato cerca di accontentarti sempre, ma se ti sente timoroso cerca di approfittarsene un pochino, ma sempre per gioco. È buono di carattere, ma si tende facilmente in situazioni che sono fuori dall’ordinario come lo sono le gare pertanto è difficile che in gara dia il meglio di sé visto che è fondamentale che per una buona ripresa di dressage il cavallo sia rilassato.
Mariebelle, la conosco meno degli altri perché è arrivata da poco. È una cavalla veramente brava, affettuosa e qualitativa. Sono uscita solo una volta in gara con lei e non è una macchina da guerra come Royal, ma col tempo forse lo potrebbe diventare.

3. Cosa pensi quando vedi il rettangolo?

Quando vedo il rettangolo penso solo a entrare e mettere in pratica tutto quanto imparato per poter eseguire al meglio le riprese per le quali mi alleno ogni giorno a livello quasi maniacale.

4. Cosa vorresti dire ai ragazzi/ragazze che si avvicinano al dressage?

Ai ragazzi che vogliono praticare questa disciplina dico di puntare alla maggiore precisione possibile, rispettando sempre i cavalli e i loro tempi di apprendimento e di sviluppo fisico. Di non voler far bene a tutti i costi perché in tal modo il cavallo non sarebbe più un “atleta felice”, obbiettivo principale da raggiungere nella pratica del dressage.

5. In cosa cambia la scheda di valutazione della ripresa rispetto al dressage non paralimpico?

I giudici valutano le riprese tenendo conto della precisione dell’esecuzione delle figure, della regolarità e qualità delle andature, il grado di collaborazione del cavallo con il cavaliere, il tatto e l’abilità equestre. Non devono assolutamente invece tenere conto del grado di disabilità dei cavalieri. La visita di classificazione infatti stabilisce le abilità fisiche residue dei cavalieri in modo che in ogni grado siano ad armi pari e in modo che sia l’abilità tecnica a fare la differenza e non le capacità fisiche.

6. Esiste ancora la leggenda che i giudici di un lato sono più buoni e i giudici dell’altro lato sono severissimi? 

Sono dell’idea che se decidiamo di praticare questa disciplina accettiamo che è una disciplina a giudizio e in quanto tale vi è un minimo di soggettività. A volte il giudizio può non piacere o non sembrare giusto, ma non vi è altra soluzione che accettarlo. Sicuramente vi sono giudici più severi di altri, ma l’importante è che siano severi con tutti in modo uguale e che il divario tra un giudice e l’altro sia minimo.

Grazie Sara, speriamo di incontrarci ancora a Verona!
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L’endurance – Intervista a Costanza Laliscia

Costanza Laliscia è giovane, giovanissima, e quando ci racconta di sè e della sua grande passione per l’endurance, si percepisce in lei il piacere vero e genuino di far conoscere a sempre più gente questa disciplina ancora troppo poco nota. La sua carriera agonistica è già molto lunga: dopo aver vinto diverse volte i campionati italiani sia junior che senior, quest’anno vince anche il campionato europeo individuale senior, ed è al primo posto del FEI Endurance Young Rider World Ranking 2019. Chi meglio di Costanza poteva spiegarci il fascino di questa disciplina?!
Ecco cosa ci ha raccontato.

1.Parlaci dell’endurance e delle regole principali da osservare durante una competizione.

L’endurance è sostanzialmente una maratona a cavallo, e le gare vanno da una distanza minima di 20 kilometri a una massima di 160 (da percorrere in uno stesso giorno). Si parte “in frotta” cioè tutti insieme e il percorso è suddiviso in vari giri, al termine di ognuno si ritorna al punto di partenza chiamato “cancello veterinario”; qui un veterinario controlla i parametri metabolici del cavallo e si accerta che non ci siano irregolarità nell’andatura (zoppie). Vince chi finisce il percorso per primo dopo aver superato la visita veterinaria. La regola fondamentale dell’endurance si può dire sia quindi il benessere del cavallo che viene visitato costantemente durante tutta la gara ed è perciò fondamentale che il cavaliere sappia gestire al meglio le energie dell’animale e distribuire bene le forze lungo tutto il percorso per essere pronti a un ipotetico sprint finale.

2. Come è iniziata la tua passione per l’endurance?

E’ iniziata grazie al mio papà appassionato di cavalli e di endurance in particolare: è stato campione del mondo a Dubai nel 2005 e io lo segiuivo in gara fin da piccolissima con il sogno di continuare la sua strada. Abbiamo anche una scuderia molto importante, la Italia Endurance Stables & Accademy, quindi la mia passione per i cavalli prima e per l’endurance poi, nasce fin da piccolissima.

3. Com’è strutturato un tuo allenamento tipo?

Gli allenamenti possono essere molti lunghi; un allenamento medio, cioè di circa due ore prevede come andatura principale il passo intervallato da qualche minuto di trotto e galoppo; importante è lavorare anche in dislivello, quindi fare percorsi di montagna, e a volte per rafforzare l’allenamento facciamo dei lavori di solo galoppo fino alle due ore anche continuative all’interno di piste di allenamento, quindi in un circuito chiuso. Io come atleta, oltrechè prepararmi col cavallo con cui farò la gara, seguo poi un percorso molto mirato di allenamento funzionale, quindi mi alleno anche in palestra in modo da rendere più ottimali possibili le mie performance in gara e dare il mio supporto massimo al cavallo.

4. Come gestisci le andature durante il percorso?

La gara viene pianificata prima, in base alla tipologia della gara stessa, al cavallo, al tipo di allenamento seguito, e al tipo di terreno. In generale cerco di trottare senza andare oltre quella che sarebbe la velocità naturale del cavallo al trotto, per evitare uno sforzo eccessivo; le andature principali in gara sono ovviamente trotto e galoppo, ma se ci sono tratti pericolosi con un terreno particolarmente disconnesso si procede al passo o addirittura si scende e si conduce il cavallo a mano.

5. Quali parametri vengono controllati al cavallo durante le visite?

Vengono controllati in primis i battiti cardici che devono essere sotto i 64 al minuto; poi si guarda il livello di idratazione, il riempimento capillare, il tono muscolare, vengono controllate le mucose, che l’intestino sia in movimento e l’andatura.

6. Qual è la difficoltà maggiore di questo sport?

Essendo percorsi molto lunghi, ci possono davvero essere tanti piccoli incidenti che
possono arrivare a compromettere il risultato della gara stessa. Anche in quei momenti in cui può subentrare un po’ di stanchezza, bisogna mantenere la concentrazione e montare bene assecondando e alleggerendo il cavallo.

7. Quale aspetto dell’endurance che ti appassiona vorresti far conoscere a chi non sa molto di questa disciplina?

Mi piace il rapporto che si instaura con il cavallo perché facciamo talmente tanti kilometri insieme che si crea qualcosa di speciale; questo legame a livello di sensazioni e sentimenti è molto importante e prezioso perché il cavallo ci trasmette le sue sensazioni a livello di stanchezza e benessere che bisogna saper ascoltare per poter gestire al meglio la gara. Inoltre nell’endurance c’è un contatto con la natura costante e si attraversano dei percorsi meravigliosi con dei paesaggi stupendi.

8. Cosa consiglieresti a una persona che vorrebbe provare a cimentarsi nell’endurance?

Consiglio di cercare di fare formazione e di apprendere il più possibile perché a
volte l’endurance viene sottovalutata pensando sia solo un passeggiata a cavallo ma in realta dietro c’è un grande studio, allenamento e lavoro di tanti professionisti.

5 CURIOSITA’ SULL’ENDURANCE!!!

  • Generalmente nell’endurance si prediligono finimenti leggeri, soprattutto per quanto riguarda la sella, e resistenti; il team di Costanza, il fuxiateam, per esempio, usa una testiera in biothane, un materiale leggero ma, contrariamente al cuoio, resistente all’acqua;
  • Lungo il percorso ci sono dei punti detti di assistenza dove si incontrano gli assistenti e le altre persone del team per rinfrescare il cavallo e farlo bere molto velocemente prima di riprendere la gara;
  • L’endurance a livello agonistico prevede che i cavalieri abbiano almeno 14 anni perché può capitare di dover attraversare tratti di strada su cui circolano veicoli, e uno dei requisiti del codice della strada per chi conduce un animale è appunto il compimento del quattordicesimo anno d’età;
  • La razza maggiormente prediletta in questa disciplina è il Purosangue Arabo;
  • Dopo ogni visita veterinaria, ci sono circa 40 minuti in cui il binomio può riposarsi e rifocillarsi prima di proseguire la gara.
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Una chiacchierata con il veterinario – Intervista alla dott.ssa Elisabetta Bacaro

Noi di Pillolequestri siamo sempre molto caute nello scrivere articoli che riguardano la salute del cavallo, perchè siamo convinte che solo i professionisti del settore con anni di esperienza alle spalle, abbiano l’autorità e le competenze necessarie per farlo. Vogliamo che anche voi siate consapevoli dell’importanza di affidarsi sempre a un veterinario preparato per prendervi cura del vostro compagno.

Oggi abbiamo intervistato Elisabetta Bacaro, medico veterinario ortopedico, specializzato cioè a risolvere le problematiche dell’apparato muscolo scheletrico del cavallo. Dopo essersi laureata nel 2003 all’università di Perugia, lavora in Inghilterra e in molte prestigiose cliniche italiane. Attualmente conduce anche diversi corsi di stretching, allenamento muscolare e gestione del cavallo in tutta Italia. La sua passione per i cavalli inizia presto, a 8 anni, quando comincia a montare e a fare le prime gare; ma ciò che più la appassiona è domare i giovani puledri e inziarli ai primi salti. E poi c’è il suo grande sogno, diventare il “dottore degli animali”. Ora non monta più, ma i cavalli continuano a essere parte della sua quotidianità.

1.Qual è il percorso di studi necessario per diventare veterinario che si occupa dei cavalli?

Per diventare medico veterinario bisogna prima di tutto superare il test di ammissione; superato il test il corso di studi dura 5 anni ( con obbligo di frequenza) più 6 mesi di tirocinio obbligatorio. Una volta laureati si diventa dottore in medicina veterinaria, e per poter esercitare la professione bisogna superare l’esame di stato cper avere l’abilitazione all’esercizio della professione per poi iscriversi all’ordine dei medici veterinari di una provincia ( di solito quella di residenza).
Terminato questo percorso in realtà non si ha una specializzazione per cui si prosegue affiancando dei medici veterinari che si occupano esclusivamente di cavalli per poter imparare la parte pratica del mestiere (alcune facolta’ consentono già durante l’università di svolgere un anno di tirocinio facoltativo durante il periodo di studio). Dopo la laurea generalmente si entra in qualche clinica aiutando con la gestione delle urgenze, della chirurgia e dei rivoverati.
Io decisi di seguire medici veterinari che si occupavano prevalentemente di ortopedia e chirurgia ortopedica per perfezionarmi e concentrarmi al massimo in quello che e’ tuttora il mio ambito di interesse.

2. Come faccio a sapere se il mio cavallo non sta bene e non può lavorare?

Ci sono diversi segnali che ci possono far capire che il cavallo non sta bene e che quindi non può lavorare. Vediamone alcuni.
Se il cavallo ha la febbre e/o dolore addominale, lo noteremo dal fatto che non ha mangiato il fieno o il mangime che gli abbiamo dato ore prima; oppure, il cavallo potrebbe aver mangiato ma avere comunque un atteggiamento “depresso” con la testa rivolta verso il basso e mostrarsi poco reattivo agli stimoli; facendolo uscire dal box, potremmo notare che non appoggia un arto, zoppicando in modo evidente o che si muove con grande difficoltà, o che mostra zone del corpo inspiegabilmente sudate; altro segnale è del muco che gli scende dal naso o del fieno non ben masticato o saliva che gli pende dalle labbra. Tutti questi sono validi motivi per dimenticarsi di montare e pensare di osservare quel che c’è diverso dal solito, magari chiedendo al proprio istruttore se si e’ in maneggio, e nel caso poi decidere di chiamare il proprio medico veterinario se il cavallo non è davvero in forma e necessita di un controllo.
Un’altra situazione, meno urgente, ma che potrebbe richiedere di far riposare il cavallo e’ il giorno successivo ad uno sforzo intenso, dove il cavallo potrebbe presentare dolore muscolare e rigidità; in quel caso una bella passeggiata a mano (non in giostra in circolo e al coperto) e’ sempre salutare per il benessere fisico e mentale del cavallo, migliore anche del solito paddock dove, se non stimolato, rischia solo di stare fermo con l’unico beneficio di ricevere i raggi solari.

3. Quali sono gli esami indispensabili da dover far fare prima di comprare un cavallo?

Prima di comprare un cavallo la visita di compravendita e’ sicuramente l’arma più efficace e sicura che ha l’acquirente per capire in quale condizione di salute si trova il cavallo in quel momento, e bisogna dichiarare al medico veterinario quale attività dovrà svolgere il cavallo in questione. La visita di compravendita e’ uno strumento per conoscere il cavallo nel momento dell’acquisto e per fare anche un confronto nel tempo tra lo stato di partenza e il giorno in cui si presenta una eventuale patologia.

4. Ogni quanto devono essere controllati i denti ?

I denti di un cavallo che vive prevalentemente in scuderia, dovrebbero essere controllati almeno una volta l’anno.
Il cavallo che invece ha la possibilità di strappare erba più ore al giorno puo’ essere controllato anche ogni anno e mezzo/due salvo diversa prescrizione del medico veterinario che conosce e ha già visitato il cavallo.

5. Quali creme/farmaci consigli di tenere nell’armadietto della scuderia?

Il consiglio che posso dare è di non tenere farmaci o creme nell’armadietto per evitare terapie fai da te. La terapia deve essere sempre gestita dal medico veterinario. Piuttosto posso consigliare di avere sempre a disposizione un buon grasso vegetale per gli zoccoli, della creta, utile in caso di gonfiore degli arti dopo uno sforzo intenso e una crema senza aggiunta di farmaci da usare in caso di abrasioni e ferite che non necessitano l’intervento del medico veterinario. E’ utile anche avere del ghiaccio spray e del ghiaccio secco da utilizzare in caso di calci, botte, tendiniti acute, in attesa dell’arrivo del medico veterinario di fiducia.

6. Quali sono le cose indispensabili che porti sempre con te alle visite?

A parte la strumentazione necessaria per fare una visita, per me indispensabile avere foglio e penna, così mentre visito annoto ogni particolare che altrimenti dimenticherei. Ho sempre la tenaglia esploratrice per i piedi e la termocamera (una telecamera che riesce a rilevare l’energia termica irradiata da un corpo) e il fonendoscopio (apparecchio per l’ auscultazione dei visceri). Per valutare l’apparato muscolo scheletrico del cavallo gli strumenti necessari sono molti ma il primo e’ sempre la voglia di mettersi in gioco e fare un ottimo lavoro.

7. Le condizioni degli arti del cavallo sono spesso fondamentali per la sua salute generale. C’è qualche consiglio che vorresti dare ai proprietari (anche molto giovani) riguardo al governo e al lavoro di tutti i giorni del cavallo, per mantenere l’apparato locomotore in salute?

Per mantenere l’apparato locomotore in buona salute bisogna prima di tutto sapere in quale condizione si trova il cavallo, in termini di appiombi, appoggio del piede, sviluppo muscolare e adeguare il lavoro del cavallo.
Così come un ragazzo che da anni non fa sport non potrebbe fare subito un allenamento troppo intensivo pur essendo giovane, allo stesso modo non si possono richiedere al cavallo prestazioni esagerate solo perché e’ un cavallo e si pensa che un buon allenamento sia fare passo trotto e galoppo. L’allenamento del cavallo va studiato e programmato, va praticato lo stretching, l’allungamento muscolare e un idoneo lavoro sui vari muscoli presenti nel corpo dell’animale. Il lavoro degli addominali per esempio e’molto sottovalutato.

8. I problemi per cui sei chiamata ad intervenire, in quale percentuale sono problemi dovuti a una scorretta gestione del cavallo e quanti invece dovuti a problemi di tipo genetico?

Le patologie genetiche nei cavalli che fanno sport incidono sulla sua salute, per questo l’ideale e’controllare i cavalli fin da piccoli, senza trascurare il pareggio e i controlli fin dal primo anno di vita. Nei cavalli agonisti il principale lavoro e’ supportare il cavallo nello sport cercando di evitare gli infortuni e gestendo quelle che sono le sue “debolezze” anche di origine genetica (ma e’una piccola parte per ora del mio lavoro).
Purtroppo invece gran parte del mio lavoro consiste nel visitare cavalli zoppi da mesi ( o anni) cercando di sistemare i danni causati da una mal gestione ma non sempre dopo anni di errori si puo’ rimediare del tutto. Ho un gran numero di cavalli tornati a lavorare, ma se la cosa fosse stata presa in tempo, in alcuni casi il risultato sarebbe stato migliore.
Il mio obiettivo e’proprio far capire che il cavallo e’ un corpo che non si rompe all’improvviso, ma dopo una serie di situazioni che e’ in grado di controllare modificando la postura dello zoccolo e del corpo per non sentire il dolore, un giorno compare la zoppia. Per cui quando arrivo a visitare il cavallo chiedo: “ma non avevi visto che ha lo zoccolo storto? Non vedi che sta usando solo l’anteriore destro?” Questo non succede in un giorno, ma in mesi. Bisogna imparare ad osservare il cavallo.

9. Cos’è che fa di un veterinario un bravo veterinario?

Un bravo medico veterinario non e’ colui che non sbaglia, ma colui che non trascura nulla, che e’ in grado di prendere in considerazione tutte le possibilità che possono causare quella malattia o situazione e che decide di effettuare la terapia senza causare un ulteriore danno.
E’ corretto inoltre che il medico veterinario spieghi esattamente quale e’ il problema, dica la propria diagnosi, riferisca quale e’ la terapia che decide di somministrare e spieghi esattamente rischi e benefici di ciò che si sta facendo .
Il medico veterinario ha il dovere di informare il proprietario dell’ animale in merito quindi a diagnosi e terapia e trascrivere il tutto su un foglio cartaceo o digitale in modo tale che si possa sempre recuperare tali informazioni anche a distanza di anni.
Non dire nulla, somministrare farmaci senza chiedere il consenso e andarsene senza aver ne’ spiegato ne’ scritto nulla non e’ a mio avviso sinonimo di serietà.

Elisabetta Bacaro
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L’horseball – Intervista a Camilla Avagnina

L’horseball è uno dei pochissimi sport equestri dove si gioca a squadre e sebbene ancora poco conosciuto, in quanto a spettacolarità e adrenalina, non è secondo a nessuno.
Abbiamo intervistato per voi la campionessa italiana di Horseball, Silvia Camilla Avagnina; il suo e il nostro scopo è quello di far conoscere questa stupenda disciplina a sempre più persone.

Ma chi è Camilla? Classe ’93, inizia a giocare a horseball all’età di 10 anni con i ponies, ma poi cambia maneggio, dove l’impossibilità di continuare a giocare, la fanno passare al salto ostacoli. A 18 anni, poi, parte per la Spagna per studiare all’università di Barcellona, e lì la svolta: vicino a casa, trova un posto dove praticare horseball, e dopo solo un anno e mezzo, viene chiamata per giocare nella nazionale italiana! Da allora non ha mai più lasciato questo sport e nonostante attualmente viva in Italia, il suo cuore è con la squadra spagnola del Serrat dove gioca insieme alle sue inseparabili compagne.

1.Raccontaci come si svolge il gioco dell’horseball, e quali sono le regole principali.

L’horseball è uno sport di squadra che unisce l’equitazione, il basket ed il rugby, anche se quando mi chiedono a cosa si può paragonare rispondo sempre che è come il Quidditch di Harry Potter, ma invece di avere le scope abbiamo i cavalli! Ci sono due squadre formate da 6 binomi ognuna (4 in campo e 2 a bordo campo pronti ad entrare ad ogni richiesta dell’allenatore); lo scopo è riuscire a buttare le palla nel canestro avversario, dopo aver fatto passare la palla tra 3 giocatori differenti della stessa squadra, senza che la difesa gliela rubi. La partita dura 20 minuti ed è divisa in due tempi da 10, con una pausa di 3 minuti, fondamentale per far riposare cavalli e cavalieri e definire le tattiche di gioco.
Vince la squadra che fa più canestri. 

2. Che caratteristiche deve avere un cavallo da horseball? Ci sono delle razze che si prestano maggiormente a questa disciplina?

Generalmente vengono usati Purosangue Inglesi o Americani che vengono dalle corse; hanno bisogno però di un grandissimo lavoro di dressage perchè oltre ad essere veloce e resistente, nell’horseball è fondamentale che il cavallo sia anche agile, in grado di fermarsi e ripartire immediatamente, di fare piroettes e cambi di galoppo al volo. Ovviamente poi non deve avere paura della palla e non deve essere aggressivo verso gli altri cavalli.

3. C’è qualche particolarità nella sella e nei finimenti utilizzati?

Sella e finimenti sono gli stessi della monta inglese; le uniche particolarità sono che la martingala si lega fissa direttamente alla capezzina della testiera e non alle redini come nel salto, e che le staffe sono legate tra loro da una cinghia.

4. Uno dei momenti più spettacolari è il “ramassage” ovvero quando ci si piega a lato del cavallo per raccogliere la palla da terra…come si fa a non cadere?

Il fatto di avere le staffe legate tra loro, permette di creare una tensione tale affinché il piede non salga troppo e non ti sbilanci facendoti cadere dall’altra parte: è un pò come se qualcuno vi tenesse il piede dall’altra parte, il concetto è lo stesso.

5. Cosa ti ha fatto decidere che l’horseball era il tuo sport?

Prima di tutto perchè è una delle poche discipline equestri che prevede un gioco di squadra, poi perchè è una disciplina completa, molto dinamica e divertente con una tifoseria da stadio (cosa che nelle altre discipline equestri è molto limitata); noi abbiamo addirittura fumogeni, cartelloni, bandiere, trombe e megafoni, un vero delirio, una vera emozione. Un’altro aspetto che mi piace è che è l’unica disciplina equestre dove con un cavallo “normale” puoi arrivare a giocare un campionato del mondo, il risultato dipende più da te e dalla tua squadra che dal cavallo in sè, diversamente dal salto ostacoli.

6. Quali sono le squadre più forti? E quali sono le gare più importanti?

A livello nazionale Francia e Spagna sono le squadre più forti, ma devo dire che anche l’Italia negli ultimi anni sta crescendo parecchio e sta dando guerra alle altre. Per quanto riguarda le gare, la più importante di club è, come nel calcio, la Champions League mentre come nazionali ci sono i Campionati d’Europa o i Campionati del Mondo (ogni 4 anni) dove si scontrano tra di loro le varie nazioni.

5 CURIOSITA’ SULL’HORSEBALL!!!

  • le redini sono accorciate con un nodo così che il cavallo non rischi di inciamparvi e il cavaliere riesca a recuperarle velocemente quando deve lasciarle per prendere la palla con entrambe le mani;
  • le cadute da cavallo sono rare, ma in caso accada, la squadra viene penalizzata dando il possesso di palla a quella avversaria;
  • l’antenato dell’horseball è il “juego del pato”, lo sport nazionale argentino, dove pato significa anatra in spagnolo, perchè anticamente al posto della palla veniva usata un’anatra chiusa in un canestro;
  • la palla utilizzata nell’horseball è provvista di 6 maniglie in cuoio;
  • rispetto al polo, il numero dei giocatori è maggiore, il campo è più piccolo e le partite durano di meno; nel polo infatti è previsto che i cavalieri cambino cavallo alla fine di ogni tempo, affinchè gli animali, costantemente spronati a correre, non si stanchino troppo.
Curiosita' · Intervista

Il galateo equestre

A cavallo come in macchina, ci sono delle regole da rispettare, per evitare di fare male a noi stessi, ai cavalli e agli altri; regole per chi monta, ma anche per chi è solo spettatore, regole da osservare prima, dopo e durante l’allenamento.

L’elenco che segue è quello che troverete affisso ai muri della Accademia Equestre Italiana del dottor de’ Martino, ma siamo concordi nel pensare che siano norme che tutti i cavalieri, di ogni età e disciplina, dovrebbero ricordare.

E nel tuo maneggio, ci sono le stesse regole? Faccelo sapere nei commenti!

PER I CAVALIERI IN CAMPO
• Chiedere il permesso prima di entrare e uscire dal maneggio a chi si trova in campo;
• Tenere la mano destra quando si incrociano altri cavalieri. Mantenere sempre una distanza di sicurezza dagli altri cavalli, soprattutto dagli stalloni e da cavalli che potrebbero scalciare;
• Chi trotta o galoppa o sta eseguendo un particolare esercizio, ha diritto di usare la pista rispetto a chi procede al passo, o ad un andatura più lenta (che quindi dovrà lasciare la pista);
• “Chiamare” sempre l’esercizio: chi fa un esercizio deve avvisare gli altri in modo da avere lo spazio necessario per poterlo eseguire;
• I cavalli giovani e i cavalieri inesperti hanno la precedenza nell’uso della pista;
• Non fare chiacchiere inutili disturbando il lavoro altrui;
Per cavalieri ed amazzoni minorenni obbligo del cap.
• Se un altro cavaliere è in difficoltà o sta per montare in sella non fare azioni di disturbo col proprio cavallo.

PER CHI NON MONTA (PUBBLICO, VISITATORI ED ALLIEVI A TERRA)
• Cercare di non spaventare i cavalli al lavoro: non correre, non urlare, battere le mani, fare commenti “fragorosi” che possono disturbare anche i cavalieri;
• Non lasciare entrare in campo i cani;
• Non entrare in campo correndo;
• Chiedere sempre prima di toccare o carezzare un cavallo;
• Non dare assolutamente cibo ai cavalli senza autorizzazione;
• Evitare di fare commenti e dare consigli a chi monta o lavora i cavalli;

PER CHI SI TROVA IN SCUDERIA
• Lasciare pulita la posta, il piazzale, la corsia, il lavaggio;
• Chiudere la selleria;
• Non lasciare bauletti aperti, finimenti, abbigliamento e materiali vari sparsi in giro: intralciano il lavoro altrui.
• Spazzare via le deiezioni del proprio animale;

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Dalla monta inglese a quella americana

Ero una bambina quando iniziai a montare all’Inglese, cominciai dai pony e, dopo una lunga pausa, passai ai cavalli. Nonostante mi trovassi in un maneggio principalmente dedito al salto ostacoli, amavo di gran lunga le lezioni di dressage.

Fonte : lady0ak


Quando il mio istruttore decise di andarsene mi trovai un po’ persa, non sapevo con chi sarei finita e non avevo idea di dove andare. Mi venne proposto un posto dove si faceva monta americana e di primo impatto rimasi sconcertata; non mi era mai venuto in mente di poter fare un diverso tipo di monta, anche perché nella mia idea, quella americana mancava di rispetto al cavallo per via di quei grossi morsi e di quei lunghi speroni, e pensavo mancasse anche di tecnica. Accettai comunque di andare a vedere il posto e appena arrivata al ranch me ne innamorai e decisi così di dare una possibilità a questo nuovo mondo.
La prima cosa che mi stupì positivamente fu l’atteggiamento dei cavalli, tutti quarter horse, cavalli tranquilli con una gran testa e un gran cuore, capaci di ascoltare sempre le richieste dell’uomo, animali pazienti e attenti.

Fonte : lady0ak

Scoprii in breve tempo che quello che per me sembrava poco rispettoso, era semplicemente una diversa risposta alle necessità della monta americana: il morso così grosso non creava problemi al cavallo se usato nella maniera corretta, infatti, a differenza della monta inglese, nella monta americana i comandi di direzione si danno con l’appoggio della redine sul collo del cavallo e non per pressione; sono quindi richieste redini lunghe, si lavora il cavallo per fargli mantenere una posizione rilassata del collo e non si incide quindi nell’imboccatura; gli speroni sono molto più lunghi perché la sella è più “grossa” rispetto a quella inglese e ha una staffatura decisamente più lunga, due elementi che allontanano di molto lo sperone dal cavallo e che quindi necessita essere differente per riuscire ad arrivare a toccare l’animale.
Le difficoltà più grosse sono state sicuramente riuscire a tenere le staffe più lunghe ed eliminare il contatto con la bocca del cavallo. Per il resto l’assetto è molto simile e quindi, avendo avuto una buona impostazione all’inizio, non ho riscontrato difficoltà.
Anche la tecnica si è rivelata molto importante: nonostante i cavalli siano addestrati in modo da fare tutto quello che gli viene richiesto tramite l’utilizzo di suoni e gambe, se non gli viene dato il comando nel modo giusto e se il cavaliere non si dimostra meritevole del loro rispetto, quei cavalli non faranno mai quello che gli viene richiesto.
Il contatto che si crea con il cavallo nella monta americana è molto forte; mi sono innamorata così tanto di questo mondo che ho anche deciso di comprare un cavallo addestrato per il reining.
Alla fine bisogna cercare la disciplina che meglio risponde a quello che cerchiamo noi nel montare a cavallo: c’è chi vuole il contatto con l’animale, chi ricerca la tecnica, chi ama rilassarsi e chi lo vede come puro sport. Provare le varie discipline ci aiuta a rispettare una visione differente del cavallo e ci schiarisce le idee su ciò che realmente cerchiamo.
Io ci sono riuscita.

Laura

Intervista

La monta spagnola – Intervista al dott. Emilio de’ Martino

Intorno alla doma/monta spagnola, esiste un mondo vastissimo e bellissimo, ma forse non molto chiaro ai più. Per chiarire tutti i vostri (e i nostri!) dubbi a riguardo, abbiamo deciso di intervistare il Dott. Emilio de’ Martino, Presidente e Fondatore di Art of  Riding – Accademia Equestre Italiana. Questa è la prima Accademia Italiana di Arte Equestre, che si trova nella storica Cavallerizza Caprilli a Pinerolo, vicino Torino.

Ma chi è il Dott. de’ Martino? Milanese, 42 anni, ha messo da parte il mondo del business editoriale per dedicarsi totalmente al suo sogno di riportare l’Arte Equestre in Italia. Infatti pochi sanno che l’arte equestre o equitazione classica è nata e si è sviluppata proprio nel nostro Bel Paese nel 1550 grazie agli Antichi Maestri (Federico Grisone, Cesare Fiaschi e G. Battista Pignatelli) delle Accademie di Napoli e Ferrara, presso cui si recavano da tutta Europa i giovani nobili del tempo per apprenderne gli insegnamenti.

“La mia vita con i cavalli è iniziata molto presto e senza provenire da una famiglia di cavalieri; a 3 anni i primi giri in sella, a 6 anni i pony sempre ed ovunque (montavo al C.I.L a Milano), poi tanto tanto salto ostacoli. A 16 anni, alla Fiera di Verona, ho incontrato il Maestro Roberto Carpi con i suoi cavalli spagnoli ed ho sentito che quei cavalli sarebbero stati il mio futuro. Ho avuto la fortuna di viaggiare e di avere grandi mentori e maestri nel mondo del cavallo iberico e dell’equitazione classica. Mi sono inoltre diplomato al Cadre Noir in Francia, ho montato a Vienna e a Lipica poi un diploma di alta scuola e doma vaquera alla Scuola Reale di Cordoba. Mai smettere di imparare umilmente dai grandi cavalieri e mai smettere di studiare i trattati equestri classici.”

1.Quando e perché nasce la monta spagnola?

Il termine “monta spagnola” è passato oggi in disuso sviluppandosi in varie discipline.
La doma vaquera, è la monta di lavoro dei Vaqueros spagnoli che come i nostri butteri custodiscono e lavorano quotidianamente con le mandrie di tori da corrida e cavalli bradi. Una monta da lavoro quindi, che si sta diffondendo in Europa come disciplina sportiva con un altissimo livello di professionalità, precisione ed addestramento.
La doma classica è la corrente moderna del dressage che conduce il cavallo e l’allievo alle figure di bassa scuola.
La doma in alta scuola (sino alle cosiddette “arie alte” o “salti di scuola”) è l’apice artistico che prepara il binomio alla ricerca ossessiva della perfezione in lealtà, contatto, docilità, andature raccolte e perfezione di ritmo, cadenza ed impulso.

2. I cavalli che si addestrano a questo tipo di monta appartengono solo determinate razze? Se si, quali?

Con il termine “cavallo iberico” si fa riferimento a ben 17 razze equine allevate e distribuite in varie regioni ed isole della penisola iberica. Certamente le più famose e diffuse sono oggi il Pura Razza Spagnola, l’Hispano arabo ed il Minorchino.
Un buon e saggio cavaliere ed addestratore deve saper indirizzare ogni puledro alla disciplina più adatta secondo le sue attitudini e doti morfologiche, anatomiche e meccaniche.
A me personalmente piace definirli tutti cavalli barocchi perchè cavalli creati a partire dal Rinascimento incrociati con cavalli spagnoli includendo anche il Lipizzano, il Frisone, il Murgese, il Cavallo Napoletano/Persano, il Kladruber e il Knabstrup. Tutte tipologie di cavalli indicati per l’Equitazione Classica ed Accademica. Ma ogni cavallo può essere portato alla doma in bassa o alta scuola secondo le sue potenzialità. Ad esempio in Accademia stiamo lavorando con una meravigliosa femmina pura Maremmana in Alta Scuola.

3. Cos’è la monta vaquera?

Questa la definizione ufficiale: una disciplina che nasce in Andalusia in funzione del lavoro con il cavallo per il controllo dei tori allo stato brado.
La Doma Vaquera persegue come principale finalità quella di mettere il cavallo in uno stato di equilibrio, obbedienza e agilità  così da essere pronto nelle condizioni più impreviste  del lavoro in campagna che sempre sorprende con le inclemenze del tempo, le asperità del terreno, gli animali selvatici e il bestiame brado. 
Personalmente ritengo che la doma vaquera attuale sia come il dressage al livello kur: il punto più alto di un tipo di monta da lavoro, dove il cavaliere deve possedere grande cultura equestre,  intuizione e sensibilità e il binomio deve lavorare in perfetta sintonia.

4. Esistono competizioni di monta spagnola?

Da alcuni anni in Italia e grazie alla attività di alcune associazioni di appassionati, esiste un Campionato Italiano delle 3 discipline: doma vaquera, doma classica e solamente delle esibizioni di alta scuola. Non ritengo l’alta scuola una disciplina sportiva, in quanto forma di espressione artistica del binomio libero di interpretare la musica ed i movimenti secondo l’attimo e la sensazione intima tra cavallo e cavaliere.

5. Qual è la cosa più bella di questa monta?

La possibilità di essere sempre giudici inflessibili di se stessi, senza doversi confrontare con tempi, penalità e rispettando l’integrità psicofisica dell’animale come obiettivo principale; la ricerca della perfezione e l’ossessione della bellezza del binomio. Il complimento più grande è quando mi chiedono… “ ma come fai, da sotto non si vede nulla, siete una statua in movimento!” Allora tutto il lavoro è ricompensato. Non esiste arte con brutalità, ignoranza e forza. Il pregio e il difetto del cavallo iberico è uno solo: il rendere cavaliere anche chi cavaliere non lo è.  Sono i cavalli che montavano i Re, gli Imperatori, i Generali e Condottieri, insomma persone che a volte proprio a cavallo non sapevano andare!

6. Dove si può andare se si volesse imparare questo tipo di monta?

E’ una disciplina che non si impara a scuola ma che da decenni viene tramandata di padre in figlio e che mantiene nel tempo i suoi segreti che parlano di tradizione e grande cultura equestre. I centri seri e professionali in Italia non sono molti, ma si può fare riferimento di sicuro ai portali web delle varie Associazioni. Devo dire che il nostro progetto ambizioso di accademia equestre a Pinerolo, è unico nel suo genere e speriamo presto di contare su altri binomi in preparazione per presentarci a Verona a Novembre con una serie di esibizioni di alto livello.

7. A volte non sente la mancanza del salto ostacoli?

L’equitazione dei concorsi di oggi non è più nelle mie corde. Soprattutto per il grande business che si genera spesso a discapito dell’animale. La mia equitazione mira alla leggerezza e naturalezza dei movimenti così come fanno abitualmente gli stalloni in natura non condizionati. L’estrema competitività anche tra i giovanissimi non è talvolta così “sana” come appare. Ma confesso che, come ho imparato in Francia al Cadre Noir, tutti i miei cavalli lavorano su cavalletti e barriere a terra sia montati, che da terra in doppia longe. Questo per rinforzare l’attenzione e la concentrazione ed alleggerire i movimenti cercando ritmo ed impulso.

8. Quale sarebbe il suo consiglio ad un giovane che si avvicina al salto ostacoli oggi?

Dico sempre ai miei allievi che “prima viene l’animale come priorità su tutto, poi lo sport e le vittorie. Essere cavalieri significa esserlo prima a terra in ogni situazione, poi in sella”. Ma a volte mi sento solo un romantico bohémien nato nel secolo sbagliato!

Il dott. de’ Martino è a disposizione di chiunque volesse avere maggiori informazioni, ai seguenti recapiti:

ART of RIDING A.S.D
dr. Emilio de’ Martino
Presidente Fondatore
SEDE OPERATIVA
Cavallerizza Caprilli -Viale della Rimembranza 3 – 10064 – PINEROLO – Torino – ITALIA
Mobile: +39.336.206271

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