Anatomia · Consigli · Cura del cavallo · Intervista

Una chiacchierata con il veterinario – Intervista alla dott.ssa Elisabetta Bacaro

Noi di Pillolequestri siamo sempre molto caute nello scrivere articoli che riguardano la salute del cavallo, perchè siamo convinte che solo i professionisti del settore con anni di esperienza alle spalle, abbiano l’autorità e le competenze necessarie per farlo. Vogliamo che anche voi siate consapevoli dell’importanza di affidarsi sempre a un veterinario preparato per prendervi cura del vostro compagno.

Oggi abbiamo intervistato Elisabetta Bacaro, medico veterinario ortopedico, specializzato cioè a risolvere le problematiche dell’apparato muscolo scheletrico del cavallo. Dopo essersi laureata nel 2003 all’università di Perugia, lavora in Inghilterra e in molte prestigiose cliniche italiane. Attualmente conduce anche diversi corsi di stretching, allenamento muscolare e gestione del cavallo in tutta Italia. La sua passione per i cavalli inizia presto, a 8 anni, quando comincia a montare e a fare le prime gare; ma ciò che più la appassiona è domare i giovani puledri e inziarli ai primi salti. E poi c’è il suo grande sogno, diventare il “dottore degli animali”. Ora non monta più, ma i cavalli continuano a essere parte della sua quotidianità.

1.Qual è il percorso di studi necessario per diventare veterinario che si occupa dei cavalli?

Per diventare medico veterinario bisogna prima di tutto superare il test di ammissione; superato il test il corso di studi dura 5 anni ( con obbligo di frequenza) più 6 mesi di tirocinio obbligatorio. Una volta laureati si diventa dottore in medicina veterinaria, e per poter esercitare la professione bisogna superare l’esame di stato cper avere l’abilitazione all’esercizio della professione per poi iscriversi all’ordine dei medici veterinari di una provincia ( di solito quella di residenza).
Terminato questo percorso in realtà non si ha una specializzazione per cui si prosegue affiancando dei medici veterinari che si occupano esclusivamente di cavalli per poter imparare la parte pratica del mestiere (alcune facolta’ consentono già durante l’università di svolgere un anno di tirocinio facoltativo durante il periodo di studio). Dopo la laurea generalmente si entra in qualche clinica aiutando con la gestione delle urgenze, della chirurgia e dei rivoverati.
Io decisi di seguire medici veterinari che si occupavano prevalentemente di ortopedia e chirurgia ortopedica per perfezionarmi e concentrarmi al massimo in quello che e’ tuttora il mio ambito di interesse.

2. Come faccio a sapere se il mio cavallo non sta bene e non può lavorare?

Ci sono diversi segnali che ci possono far capire che il cavallo non sta bene e che quindi non può lavorare. Vediamone alcuni.
Se il cavallo ha la febbre e/o dolore addominale, lo noteremo dal fatto che non ha mangiato il fieno o il mangime che gli abbiamo dato ore prima; oppure, il cavallo potrebbe aver mangiato ma avere comunque un atteggiamento “depresso” con la testa rivolta verso il basso e mostrarsi poco reattivo agli stimoli; facendolo uscire dal box, potremmo notare che non appoggia un arto, zoppicando in modo evidente o che si muove con grande difficoltà, o che mostra zone del corpo inspiegabilmente sudate; altro segnale è del muco che gli scende dal naso o del fieno non ben masticato o saliva che gli pende dalle labbra. Tutti questi sono validi motivi per dimenticarsi di montare e pensare di osservare quel che c’è diverso dal solito, magari chiedendo al proprio istruttore se si e’ in maneggio, e nel caso poi decidere di chiamare il proprio medico veterinario se il cavallo non è davvero in forma e necessita di un controllo.
Un’altra situazione, meno urgente, ma che potrebbe richiedere di far riposare il cavallo e’ il giorno successivo ad uno sforzo intenso, dove il cavallo potrebbe presentare dolore muscolare e rigidità; in quel caso una bella passeggiata a mano (non in giostra in circolo e al coperto) e’ sempre salutare per il benessere fisico e mentale del cavallo, migliore anche del solito paddock dove, se non stimolato, rischia solo di stare fermo con l’unico beneficio di ricevere i raggi solari.

3. Quali sono gli esami indispensabili da dover far fare prima di comprare un cavallo?

Prima di comprare un cavallo la visita di compravendita e’ sicuramente l’arma più efficace e sicura che ha l’acquirente per capire in quale condizione di salute si trova il cavallo in quel momento, e bisogna dichiarare al medico veterinario quale attività dovrà svolgere il cavallo in questione. La visita di compravendita e’ uno strumento per conoscere il cavallo nel momento dell’acquisto e per fare anche un confronto nel tempo tra lo stato di partenza e il giorno in cui si presenta una eventuale patologia.

4. Ogni quanto devono essere controllati i denti ?

I denti di un cavallo che vive prevalentemente in scuderia, dovrebbero essere controllati almeno una volta l’anno.
Il cavallo che invece ha la possibilità di strappare erba più ore al giorno puo’ essere controllato anche ogni anno e mezzo/due salvo diversa prescrizione del medico veterinario che conosce e ha già visitato il cavallo.

5. Quali creme/farmaci consigli di tenere nell’armadietto della scuderia?

Il consiglio che posso dare è di non tenere farmaci o creme nell’armadietto per evitare terapie fai da te. La terapia deve essere sempre gestita dal medico veterinario. Piuttosto posso consigliare di avere sempre a disposizione un buon grasso vegetale per gli zoccoli, della creta, utile in caso di gonfiore degli arti dopo uno sforzo intenso e una crema senza aggiunta di farmaci da usare in caso di abrasioni e ferite che non necessitano l’intervento del medico veterinario. E’ utile anche avere del ghiaccio spray e del ghiaccio secco da utilizzare in caso di calci, botte, tendiniti acute, in attesa dell’arrivo del medico veterinario di fiducia.

6. Quali sono le cose indispensabili che porti sempre con te alle visite?

A parte la strumentazione necessaria per fare una visita, per me indispensabile avere foglio e penna, così mentre visito annoto ogni particolare che altrimenti dimenticherei. Ho sempre la tenaglia esploratrice per i piedi e la termocamera (una telecamera che riesce a rilevare l’energia termica irradiata da un corpo) e il fonendoscopio (apparecchio per l’ auscultazione dei visceri). Per valutare l’apparato muscolo scheletrico del cavallo gli strumenti necessari sono molti ma il primo e’ sempre la voglia di mettersi in gioco e fare un ottimo lavoro.

7. Le condizioni degli arti del cavallo sono spesso fondamentali per la sua salute generale. C’è qualche consiglio che vorresti dare ai proprietari (anche molto giovani) riguardo al governo e al lavoro di tutti i giorni del cavallo, per mantenere l’apparato locomotore in salute?

Per mantenere l’apparato locomotore in buona salute bisogna prima di tutto sapere in quale condizione si trova il cavallo, in termini di appiombi, appoggio del piede, sviluppo muscolare e adeguare il lavoro del cavallo.
Così come un ragazzo che da anni non fa sport non potrebbe fare subito un allenamento troppo intensivo pur essendo giovane, allo stesso modo non si possono richiedere al cavallo prestazioni esagerate solo perché e’ un cavallo e si pensa che un buon allenamento sia fare passo trotto e galoppo. L’allenamento del cavallo va studiato e programmato, va praticato lo stretching, l’allungamento muscolare e un idoneo lavoro sui vari muscoli presenti nel corpo dell’animale. Il lavoro degli addominali per esempio e’molto sottovalutato.

8. I problemi per cui sei chiamata ad intervenire, in quale percentuale sono problemi dovuti a una scorretta gestione del cavallo e quanti invece dovuti a problemi di tipo genetico?

Le patologie genetiche nei cavalli che fanno sport incidono sulla sua salute, per questo l’ideale e’controllare i cavalli fin da piccoli, senza trascurare il pareggio e i controlli fin dal primo anno di vita. Nei cavalli agonisti il principale lavoro e’ supportare il cavallo nello sport cercando di evitare gli infortuni e gestendo quelle che sono le sue “debolezze” anche di origine genetica (ma e’una piccola parte per ora del mio lavoro).
Purtroppo invece gran parte del mio lavoro consiste nel visitare cavalli zoppi da mesi ( o anni) cercando di sistemare i danni causati da una mal gestione ma non sempre dopo anni di errori si puo’ rimediare del tutto. Ho un gran numero di cavalli tornati a lavorare, ma se la cosa fosse stata presa in tempo, in alcuni casi il risultato sarebbe stato migliore.
Il mio obiettivo e’proprio far capire che il cavallo e’ un corpo che non si rompe all’improvviso, ma dopo una serie di situazioni che e’ in grado di controllare modificando la postura dello zoccolo e del corpo per non sentire il dolore, un giorno compare la zoppia. Per cui quando arrivo a visitare il cavallo chiedo: “ma non avevi visto che ha lo zoccolo storto? Non vedi che sta usando solo l’anteriore destro?” Questo non succede in un giorno, ma in mesi. Bisogna imparare ad osservare il cavallo.

9. Cos’è che fa di un veterinario un bravo veterinario?

Un bravo medico veterinario non e’ colui che non sbaglia, ma colui che non trascura nulla, che e’ in grado di prendere in considerazione tutte le possibilità che possono causare quella malattia o situazione e che decide di effettuare la terapia senza causare un ulteriore danno.
E’ corretto inoltre che il medico veterinario spieghi esattamente quale e’ il problema, dica la propria diagnosi, riferisca quale e’ la terapia che decide di somministrare e spieghi esattamente rischi e benefici di ciò che si sta facendo .
Il medico veterinario ha il dovere di informare il proprietario dell’ animale in merito quindi a diagnosi e terapia e trascrivere il tutto su un foglio cartaceo o digitale in modo tale che si possa sempre recuperare tali informazioni anche a distanza di anni.
Non dire nulla, somministrare farmaci senza chiedere il consenso e andarsene senza aver ne’ spiegato ne’ scritto nulla non e’ a mio avviso sinonimo di serietà.

Elisabetta Bacaro
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L’horseball – Intervista a Camilla Avagnina

L’horseball è uno dei pochissimi sport equestri dove si gioca a squadre e sebbene ancora poco conosciuto, in quanto a spettacolarità e adrenalina, non è secondo a nessuno.
Abbiamo intervistato per voi la campionessa italiana di Horseball, Silvia Camilla Avagnina; il suo e il nostro scopo è quello di far conoscere questa stupenda disciplina a sempre più persone.

Ma chi è Camilla? Classe ’93, inizia a giocare a horseball all’età di 10 anni con i ponies, ma poi cambia maneggio, dove l’impossibilità di continuare a giocare, la fanno passare al salto ostacoli. A 18 anni, poi, parte per la Spagna per studiare all’università di Barcellona, e lì la svolta: vicino a casa, trova un posto dove praticare horseball, e dopo solo un anno e mezzo, viene chiamata per giocare nella nazionale italiana! Da allora non ha mai più lasciato questo sport e nonostante attualmente viva in Italia, il suo cuore è con la squadra spagnola del Serrat dove gioca insieme alle sue inseparabili compagne.

1.Raccontaci come si svolge il gioco dell’horseball, e quali sono le regole principali.

L’horseball è uno sport di squadra che unisce l’equitazione, il basket ed il rugby, anche se quando mi chiedono a cosa si può paragonare rispondo sempre che è come il Quidditch di Harry Potter, ma invece di avere le scope abbiamo i cavalli! Ci sono due squadre formate da 6 binomi ognuna (4 in campo e 2 a bordo campo pronti ad entrare ad ogni richiesta dell’allenatore); lo scopo è riuscire a buttare le palla nel canestro avversario, dopo aver fatto passare la palla tra 3 giocatori differenti della stessa squadra, senza che la difesa gliela rubi. La partita dura 20 minuti ed è divisa in due tempi da 10, con una pausa di 3 minuti, fondamentale per far riposare cavalli e cavalieri e definire le tattiche di gioco.
Vince la squadra che fa più canestri. 

2. Che caratteristiche deve avere un cavallo da horseball? Ci sono delle razze che si prestano maggiormente a questa disciplina?

Generalmente vengono usati Purosangue Inglesi o Americani che vengono dalle corse; hanno bisogno però di un grandissimo lavoro di dressage perchè oltre ad essere veloce e resistente, nell’horseball è fondamentale che il cavallo sia anche agile, in grado di fermarsi e ripartire immediatamente, di fare piroettes e cambi di galoppo al volo. Ovviamente poi non deve avere paura della palla e non deve essere aggressivo verso gli altri cavalli.

3. C’è qualche particolarità nella sella e nei finimenti utilizzati?

Sella e finimenti sono gli stessi della monta inglese; le uniche particolarità sono che la martingala si lega fissa direttamente alla capezzina della testiera e non alle redini come nel salto, e che le staffe sono legate tra loro da una cinghia.

4. Uno dei momenti più spettacolari è il “ramassage” ovvero quando ci si piega a lato del cavallo per raccogliere la palla da terra…come si fa a non cadere?

Il fatto di avere le staffe legate tra loro, permette di creare una tensione tale affinché il piede non salga troppo e non ti sbilanci facendoti cadere dall’altra parte: è un pò come se qualcuno vi tenesse il piede dall’altra parte, il concetto è lo stesso.

5. Cosa ti ha fatto decidere che l’horseball era il tuo sport?

Prima di tutto perchè è una delle poche discipline equestri che prevede un gioco di squadra, poi perchè è una disciplina completa, molto dinamica e divertente con una tifoseria da stadio (cosa che nelle altre discipline equestri è molto limitata); noi abbiamo addirittura fumogeni, cartelloni, bandiere, trombe e megafoni, un vero delirio, una vera emozione. Un’altro aspetto che mi piace è che è l’unica disciplina equestre dove con un cavallo “normale” puoi arrivare a giocare un campionato del mondo, il risultato dipende più da te e dalla tua squadra che dal cavallo in sè, diversamente dal salto ostacoli.

6. Quali sono le squadre più forti? E quali sono le gare più importanti?

A livello nazionale Francia e Spagna sono le squadre più forti, ma devo dire che anche l’Italia negli ultimi anni sta crescendo parecchio e sta dando guerra alle altre. Per quanto riguarda le gare, la più importante di club è, come nel calcio, la Champions League mentre come nazionali ci sono i Campionati d’Europa o i Campionati del Mondo (ogni 4 anni) dove si scontrano tra di loro le varie nazioni.

5 CURIOSITA’ SULL’HORSEBALL!!!

  • le redini sono accorciate con un nodo così che il cavallo non rischi di inciamparvi e il cavaliere riesca a recuperarle velocemente quando deve lasciarle per prendere la palla con entrambe le mani;
  • le cadute da cavallo sono rare, ma in caso accada, la squadra viene penalizzata dando il possesso di palla a quella avversaria;
  • l’antenato dell’horseball è il “juego del pato”, lo sport nazionale argentino, dove pato significa anatra in spagnolo, perchè anticamente al posto della palla veniva usata un’anatra chiusa in un canestro;
  • la palla utilizzata nell’horseball è provvista di 6 maniglie in cuoio;
  • rispetto al polo, il numero dei giocatori è maggiore, il campo è più piccolo e le partite durano di meno; nel polo infatti è previsto che i cavalieri cambino cavallo alla fine di ogni tempo, affinchè gli animali, costantemente spronati a correre, non si stanchino troppo.