Cavalli famosi · Curiosita' · Micropillole · Storia

Micropillola / Le cavalle di Diomede

Diomede divorato dalle sue cavalle, dipinto di Gustave Moreau (dettaglio)

Celeberrimo è il personaggio di Ercole (o Eracle) e altrettanto celebre il mito delle sue dodici fatiche. A noi in particolare interessa l’ottava, quella in cui l’eroe avrebbe dovuto liberare le 4 giumente di Diomede e portarle da Euristeo (colui che impose a Eracle “le fatiche”). Diomede, re della Tracia, era figlio del dio Ares, e come il padre era spietato e crudele: aveva abituato le sue splendide e terribili cavalle a nutrirsi della carne umana dei soldati nemici caduti in guerra, e in assenza di combattimenti, le sfamava con gli sventurati che naufragavano sulle coste del suo regno, o con gli ignari ospiti che invitava nel suo palazzo. Ercole riuscì a rabbonire le giumente dando loro in pasto Diomede stesso, e dopo averle caricate sulla nave le portò a Micene da Euristeo. Quest’ultimo pare poi che le abbia liberate sul monte Olimpo e lì siano state divorate dalle bestie feroci che vi abitavano.

Cavalli famosi · Curiosita' · Storia

Xanto e Balio, i cavalli di Achille

Il mito di Achille è uno dei più ricchi e famosi della mitologia greca: tutti sanno dell’assedio di Troia, dell’inganno del cavallo, del tallone che gli costò la vita. Ma forse pochi conoscono i suoi due cavalli immortali, Xanto (che significa “fulvo, baio”) e Balio (che significa “pezzato, pomellato”).

I due animali erano figli dell’arpia Podarge e di Zefiro, il più veloce dei venti, ed erano stati regalati al re Pelèo da Poseidone; erano cavalli eccezionali non solo per l’incredibile velocità e per il fatto di essere immortali, ma anche perché avevano il dono della parola.
Pelèo li dona poi al figlio, Achille, affinché conducano il suo carro durante la guerra di Troia.

“Questi, dunque, per lui strinse al giogo i veloci cavalli, Xanto e Ballo, che al pari correvan col soffio dei venti.”
(Iliade canto XVII)

A Xanto e Balio si affezionerà molto anche lo sfortunato Patroclo, grande amico di Achille, e quando il giovane cadrà in battaglia, i due animali lo piangeranno, rifiutandosi di tornare a combattere, la testa abbassata e le criniere fluenti che sfiorano il terreno. Anche Zeus si impietosisce di fronte alla forte compassione dei cavalli nei confronti del loro auriga, ma poi interviene affinché ritornino alla guerra, scuotendo via la polvere dalle loro criniere.

Condurranno il carro di Achille anche nell’infelice gesto di trascinare il corpo del rivale Ettore lungo tutte le mura di Troia.
Sarà Balio infine a predire all’eroe la morte imminente:

“E Baio a lui rispose, corsiere veloce, dal giogo,
sùbito giù chinando la testa (…)
n Certo, anche adesso te salveremo, divino Pelide;
ma t’è vicino il giorno che devi morire; e la colpa
noi non abbiamo”
(Iliade canto XIX)


Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia

Il nitrito della buonanotte / Il mito di Chirone

Nella cultura dell’antica Grecia, i centauri, così come altri esseri mitologici, rappresentavano l’esasperazione di pregi e difetti del genere umano.
Spesso descritti come brutali e avidi, uno tra loro era l’eccezione: oggi vi racconto la storia di Chirone, il più saggio e virtuoso dei centauri.

Secondo una versione del mito, Chirone sarebbe nato da Crono e dalla ninfa Filira; quest’ultima, per sfuggire alle avance del titano, si tramutò in giumenta, ma invano, perchè a sua volta Crono si trasformò in cavallo. Dall’unione nacque un essere ibrido immortale, per metà uomo e per metà bestia. A differenza però degli altri centauri, egli era saggio e benevolo, esperto di scienza, di arti e in particolare delle pratiche mediche: si credeva infatti fosse stato lui il maestro di Asclepio, venerato in Grecia come il dio della medicina e delle guarigioni. La grotta di Chirone, sul monte Pelio, era una vera e propria accademia per formare giovani principi ed eroi; il centauro fu infatti il mentore di molti altri famosi personaggi, come Enea, Teseo ed Achille.

Chirone verrà infine ferito per sbaglio da Eracle, suo amico, con un dardo bagnato con il veleno dell’idra dal quale era impossibile guarire; piuttosto di rimanere in un limbo eterno di sofferenza e disperazione, il centauro preferì la morte, scambiando la sua immortalità con Prometeo. Si dice poi che il padre degli dei Zeus, riconoscendo la grande rettitudine di Chirone, gli abbia dedicato la costellazione del centauro. Qui è rappresentato come un essere virtuoso, sul punto di sacrificare un animale (il lupo dell’omonima costellazione) sull’altare (costellazione dell’Altare).