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Micropillola / No Stirrup November

Il mese di Novembre è noto da un po’ di anni come momento dell’anno in cui cavalieri e amazzoni di tutto il mondo si sfidano nella challenge conosciuta come “No Stirrup November“, ovvero un mese in cui si monta a cavallo senza l’ausilio delle staffe.

Non si sa propriamente chi e perché abbia inventato questa sfida, ma sui social è diventata sempre più virale a partire dal 2013, e dal primo novembre sembra abitudine di molti istruttori proporre esercizi senza staffe, o direttamente sfilarle dalle selle degli allievi costringendo i malcapitati a un mese di gambe doloranti.
Scherzi a parte, sappiamo tutti che montare senza staffe è un ottimo modo per migliorare l’assetto, l’equilibrio, potenziare i muscoli delle gambe e ovviamente per essere pronti a proseguire imperturbabili l’esercizio nella sfortunata eventualità di perdita di una staffa.
Se vogliamo accettare la sfida, ricordiamoci però di farlo in sicurezza e con criterio: se sono le prime volte, cominciamo a passeggiare senza staffe e per pochi minuti; prediligiamo poi spazi circoscritti e al chiuso in modo che il cavallo abbia meno probabilità di distrarsi e spaventarsi.
E tu parteciperai a questa challenge?

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La colica – Intervista a Marta Missio

Dovreste ormai ben sapere che quando si parla di salute del cavallo siamo sempre cauti e cerchiamo il più possibile di lasciare la parola a professionisti del settore. Perciò abbiamo deciso di chiedere a Marta, studentessa di veterinaria, di spiegarci che cos’è la colica e di svelarci alcune nostre curiosità su questa sindrome di cui ahimè si sente spesso parlare.

Ma prima conosciamo Marta un po’ più da vicino! Marta si definisce “studentessa, amazzone, futura veterinaria;. è infatti al 4°anno di veterinaria all’Università di Parma e ha passato moltissimi anni della sua vita immersa nel mondo dei cavalli. Comincia a prendere lezioni di equitazione a 7 anni e si appassiona soprattutto ai mounted games. Nel 2018 poi comincia il suo percorso universitario che la porta ad allontanarsi dalla pratica equestre anche se, precisa, appena torna a casa il maneggio è una tappa fissa e obbligata. “Non so ancora dire cosa esattamente mi abbia spinto a prendere questa strada. Sicuramente dietro mi porto una grande passione per i cavalli, in più mi piace la medicina e mi affascinano le materie che studio, soprattutto quelle degli ultimi anni, molto più pratiche rispetto a quelle del biennio; ma penso che la cosa principale sia l’idea di poter aiutare una vita, di darle un futuro migliore.”
Marta gestisce anche un blog (www.equiformando.com) in cui affronta diverse tematiche di veterinaria e non, con lo scopo, dice, di svelare il perché delle cose, in un mondo in cui a volte azioni banali sono fatte senza saperne il motivo.

1. Cos’è la colica e cosa succede al cavallo?

La colica non è né un sintomo né una patologia ma una sindrome, ovvero un insieme di sintomi che sono comuni a più forme morbose o determinati da più processi patologici concomitanti. Più semplicemente si tratta di un dolore addominale acuto (che potremo paragonare al nostro mal di pancia) molto spesso associato a problematiche del canale digerente. Può però essere legato a problemi che coinvolgono altri organi, come reni, fegato, apparato riproduttore…seppure sia più raro.
I sintomi di una colica sono piuttosto univoci: il cavallo si rotola molto spesso, sta con le zampe per aria, ha un’indebolimento delle funzioni sensoriali, è restio al movimento, si guarda il fianco, raspa con l’anteriore, ha una sudorazione elevata, tenta spesso di defecare, c’è una distensione addominale, assume la posizione di minzione.

2. La colica è legata unicamente a motivi alimentari?

No assolutamente, un cavallo può andare in colica per i più svariati motivi: torsione intestinale, danno ischemico, per infezioni di varia natura, rottura di un tratto dell’intestino, terapie con alcuni farmaci, stress, ingestione di corpi estranei, spostamenti di tratti dell’intestino, infiammazioni, ernie, torsioni dell’utero, fecalomi… I motivi sono veramente tantissimi ed è opportuno andare a capire la causa per poi scegliere il trattamento più corretto.

3. La mortalità di questa sindrome è davvero così alta?

Vi riporto un dato che ho estrapolato dal libro Understanding equine colic, Bradford G. Bentz: “The incidence of equine colic has been estimated by the USDA’s National Animal Health Monitoring System Equine 1998 study at 4.2 events per 100 horses per year. This health monitoring system was designed to outline the overall prevalence and occurrence of various types of disease within the North American horse population. The 1998 study found no difference in the incidence of colic among geographic regions. The percentage of equine operations that experienced one or more colic events was 16.3. Overall, only 1.4% of colic events resulted in surgical intervention. The fatality rate for all colic events was 11%.” Sono dati un po’ vecchi ma che possiamo riportare anche alla realtà odierna. Quindi sì, di colica un cavallo può morire (naturalmente o per eutanasia), ma questo dipende molto dalla causa: per esempio, una rottura della parete intestinale per cui il contenuto di questo, inclusi i batteri, si riversa nell’addome, purtroppo ha come unica risoluzione l’eutanasia. Diverso è se parliamo di una colica dovuta ad un regime alimentare non corretto o per un’infezione parassitaria: la terapia in quel caso sarà medica, quindi prevedrà l’assunzione di farmaci per andare a ridurre il dolore e lavorare poi sul fattore causale.

4. Oltre a un regime alimentare appropriato, ci sono altre misure/buone abitudini a prevenzione? 

Essendo multicausale, posso dire che la cosa migliore per prevenire una colica è in generale una buona gestione dell’animale, rispettando quanto più possibile la sua natura (per esempio buona prassi è quella di somministrare pasti piccoli e frequenti, piuttosto che darne pochi e molto voluminosi), sverminando periodicamente il cavallo, garantendo che ogni cambiamento nella vita dell’animale (che sia la dieta, il programma di lavoro o l’habitat) avvenga in modo graduale. I cavalli sono animali abitudinari e che si stressano facilmente, perciò è bene riuscire a garantire loro una routine quanto più possibile.
Tuttavia è bene sapere che pure i cavalli più curati e controllati non sono totalmente immuni a episodi di colica, che a volte si verifica per un mero colpo di sfortuna.

5. Ci sono dei cavalli più predisposti alla colica?

Sì, e prima di tutti cito i PSI. I PSI da ippodromo, in linea generale, seguono un regime dietetico che va in contrasto con le abitudini alimentari del cavallo: mangiano molti concentrati (ovvero mangime) e poco fieno, e questo squilibrio nel rapporto fibra grezza-concentrati è un fattore che predispone a sviluppare coliche.

Anche i PSA e i Falabella sono più predisposti rispetto ad altre specie a causa del fatto che sviluppano più frequentemente fecalomi (ammasso di feci disidratate che l’animale non riesce ad espellere).
Un’altra razza che spesso va incontro a colica sono i trottatori americani (Standardbreds) perché facilmente sviluppano ernie scrotali.
Inoltre, i cavalli fino ai 6 mesi di età raramente vanno incontro a colica. 

6. In quali casi è necessario intervenire chirurgicamente?

In linea di massima si decide di operare se ci sono delle torsioni o dei corpi estranei (o un qualsiasi genere di ostruzione) che non si riesce a rimuovere con fluidoterapia. Bisogna tenere conto che è una patologia dinamica, che evolve nel tempo, per cui spesso si inizia con una terapia medica e poi si sceglie un approccio chirurgico se non si ha una risoluzione. Generalmente possiamo dire che disfunzioni intestinali e infiammazioni hanno un approccio medico (farmacologico), mentre coliche da dislocazione, torsione, flessione, intussuscezione (un segmento dell’intestino scivola su un altro, come le parti di un telescopio) prevedono un trattamento chirurgico.

7. A parte chiamare il veterinario, cosa dobbiamo fare se sospettiamo una colica?

Possiamo prendere alcuni parametri vitali (frequenza cardiaca e temperatura rettale), oltre a vedere se i piedi (zoccoli e corona in particolar modo) sono caldi: può capitare che, almeno inizialmente, la colica venga confusa con un principio di laminite. Inoltre, è bene tenere monitorato il cavallo: questo significa stare in scuderia e vedere cosa fa a prescindere dalla gravità iniziale dei sintomi.
Spesso si sente dire che se si sospetta una colica, bisogna far muovere il cavallo: è vero e in una buona percentuale di casi aiuterà anche a risolvere il problema, ma non bisogna forzare a far camminare un cavallo molto dolorante. La cosa fondamentale è evitare che si sdrai e si rotoli, in quanto questo può andare a strangolare e/o ostruire l’intestino. Poi non bisogna dargli da mangiare, bere o somministrare farmaci di propria iniziativa. Altra buona pratica è isolare l’animale dagli altri cavalli e tenerlo in uno spazio abbastanza ampio e tranquillo.
In ogni caso seguite sempre le indicazioni del veterinario e non sospendete le terapie perché credete che l’animale stia meglio.

Instagram: Equiformando
Web: www.equiformando.com

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La massoterapia equina – Intervista a Maddalena Benini

Così come per l’uomo, anche per il cavallo esiste il massaggio terapeutico (massoterapia, dal francese masser, massaggiare) volto a prevenire o ad alleviare problematiche all’apparato muscolo-scheletrico. La figura del massoterapista equino è ancora piuttosto sconosciuta qui in Italia, per questo abbiamo deciso di intervistare Maddalena Benini, certificata Equine Sports Massage Therapist e fondatrice di “Equifood&Care”, azienda di prodotti per l’alimentazione e la cura dei cavalli.

1. Parlaci un po’ di te e della tua passione e lavoro.

La mia passione per i cavalli si può dire sia nata con me; già da piccolissima chiedevo a mia madre di essere portata al maneggio con molta insistenza, sebbene nessuno nella mia famiglia fosse mai andato a cavallo. Ho iniziato a montare a sette anni, e da lì non ho mai smesso. Fino a qualche anno fa facevo molte gare di salto ostacoli, esperienza che mi aiuta moltissimo nel mio attuale lavoro perché penso che il cavallo vada soprattutto “vissuto” più che studiato.
Andando avanti con gli anni la mia visione del cavallo è un po’ cambiata ed ho capito che se volevo restare in questo mondo dovevo renderlo un lavoro e non più solo una passione. Da lì la scelta è stata naturale: diventando massoterapista posso vivere nella mia passione, aiutando i cavalli a stare meglio! Mi sono indirizzata verso questo lavoro perché è una attività che si basa principalmente sull’ascolto dell’altro, cosa che purtroppo molto spesso manca per carenza di conoscenza.
All’inizio del 2021 ho aperto anche una attività di vendita di integratori e mangimi di alta qualità, sfruttando le mie conoscenze sull’alimentazione acquisite durante la laurea in biologia e pensando ai prodotti che ho sempre ricercato per i miei animali: Equifood&Care. Questo progetto nasce per fornire ad ogni cavallo un approccio personalizzato a 360° e creare anche uno spazio di divulgazione e confronto grazie ai social e al blog che cerco di mantenere sempre attivi. L’assistenza clienti è sempre attiva e il focus è sempre sul singolo cavallo.

2. Cos’è la massoterapia equina e quali sono i benefici?

La massoterapia è una pratica che ha origini antiche; consiste nel manipolare tutti i tessuti molli del corpo al fine di eliminare le tensioni e riportare l’equilibrio. E’ una tecnica dolce, non invasiva, che si basa sull’ascolto del corpo: nel caso dei cavalli si rilevano le tensioni muscolari, le asimmetrie, i ristagni linfatici, e tramite una serie di trattamenti, si riporta l’organismo in una situazione di armonia.
La massoterapia non deve però essere intesa unicamente come un momento di relax e benessere, ma come un vero e proprio trattamento utile anche per il cavallo atleta.

3. Come si diventa massoterapista equino?

Come formazione accademica ho conseguito la laurea magistrale in biologia che mi ha fornito ottimi spunti per la massoterapia e dato sicuramente delle conoscenze preliminari importanti. Altri corsi di laurea attinenti potrebbero essere, oltre ovviamente a veterinaria, la triennale di benessere animale o la formazione in tecnico veterinario. Ho poi seguito un corso in Inghilterra, certificato da oltre 20 anni, specifico per massoterapisti equini e qui in Italia continuo a seguire corsi e seminari per rimanere aggiornata.
I corsi ovviamente sono importantissimi, ma credo che siano la conoscenza del cavallo e la nostra sensibilità e capacità di saperlo ascoltare ad essere la chiave di questa professione.
La situazione della massoterapia equina in Italia purtroppo non è come all’estero, dove la figura del massaggiatore/fisioterapista è un lavoro riconosciuto e spesse presente in scuderia. Negli ultimi anni anche nel nostro paese c’è stato un aumento di interesse verso questa professione ma al momento mancano ancora i riconoscimenti legali e quindi c’è il rischio di imbattersi in persone che si improvvisano esperti…

4. Per che tipo di cavalli è indicata la massoterapia?

Il trattamento massoterapico è utile per qualsiasi cavallo; sicuramente porta grandi benefici al cavallo atleta, che è sottoposto ad un allenamento intenso e quindi ha rigidità e tensioni che possono compromettere la performance, ma è utile anche al cavallo anziano che tipicamente risente di qualche dolorino legato all’età o di ristagno linfatico. Anche cavalli con patologie croniche possono trovare giovamento da un trattamento mirato sulle loro problematiche.
Ogni intervento viene cucito addosso al singolo soggetto, totalmente personalizzato nelle modalità e nella durata.

5. Il massaggio viene usato per attenuare un dolore o anche per prevenirlo?

Il trattamento viene usato sicuramente per alleviare il dolore quando è già presente ma tenere il cavallo regolarmente massaggiato può aiutare molto a prevenire le comuni cause di contratture e dolore muscolare. Inoltre aiuta molto a drenare i fluidi e eliminare le tossine.

6. Si usano solo le mani o anche particolari dispositivi/strumenti?

La massoterapia è una terapia manuale, quindi fondamentale e imprescindibile è l’utilizzo delle mani. Queste non possono essere sostituite da nessuno strumento, perché nessuna macchina potrà avere la stessa sensibilità e attenzione. A fine trattamento, per amplificare l’effetto benefico, si possono usare gli ultrasuoni o la tecar (macchinario elettromedicale che genera calore all’interno dell’area anatomica bisognosa di cure) in quei punti in cui il cavallo ha particolare necessità. Personalmente mi sto attrezzando per avere qualche macchinario anche per poter collaborare con i veterinari in modo più completo.

7. Ci sono dei massaggi “base” che possono imparare anche i non esperti del settore? O è sempre meglio rivolgersi ad un esperto?

Personalmente a fine seduta concordo con il proprietario un piano di esercizi che può portare
avanti in autonomia, se necessario, ma si tratta fondamentalmente di esercizi di stretching o
da svolgere in sella. Difficilmente insegno il massaggio perché servono comunque delle mani esperte per percepire le tensioni e capire dove applicarlo.

Maddalena Benini 
(Sono disponibile per trattamenti e consulenze in tutto il nord e centro Italia.)
Equifood&Care – Nutrizione e Massoterapia equina 
www.equifoodandcare.it
info@equifoodandcare.it
329 9311681

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Barock Pinto

Fonte : Allevamento Le Grand Noir

Quella del Barock Pinto è una razza molto recente, nata negli anni ’60 nei Paesi Bassi dall’incrocio di un cavallo a sangue caldo pezzato e di un esemplare Frisone. L’iniziatore della razza è Bonte Nico, uno stallone pezzato nero e bianco che suscitò l’attenzione di molti allevatori nella regione della Frisia prima, e a livello nazionale dopo. Il particolare colore del manto piacque a molti, e i puledri che nascevano con questa caratteristica erano valutati molto di più rispetto a quelli con un unico colore. Inizialmente però, essendo Nico uno stallone non registrato e approvato, vennero emesse multe per sanzionare i proprietari delle cavalle che erano state ingravidate, e Nico stesso rischiò di essere confiscato; ma poi grazie all’intervento del principe Bernardo e dell’allora ministro dell’agricoltura Barend Biesheuvel, allo stallone venne concessa la libertà di essere utilizzato come riproduttore di quella che sarebbe diventata la razza del Barock Pinto. Nell’anno di maggiore attività, si conta che lo stallone abbia coperto 150 fattrici, numero incredibile se si pensa che allora non esisteva ancora l’inseminazione artificiale.
La fama di Nico era tale, che i ragazzini facevano a gara a strappare alcuni crini dalla coda del loro idolo.
Nacque così lo studbook di razza con sede nei Paesi Bassi, che ad oggi definisce gli standard di questo cavallo. Ecco alcune caratteristiche:

  • il cavallo Barock Pinto ha almeno il 37,5% di sangue Frisone;
  • è un cavallo sportivo performante in molte discipline anche ai livelli più alti, in particolare dressage ed attacchi;
  • la testa è espressiva e nobile, spesso con profilo montonino, crini abbondanti nella criniera, coda e sulle zampe;
  • il manto preferito è quello paint bianco e nero; anche se ci sono stalloni e fattrici completamente neri che vengono comunque registrati, lo standard di razza prevede almeno due macchie bianche sul corpo di almeno 10 cm di diametro l’una.
  • è un cavallo vitale, energico e sano, senza malattie ereditarie.

Allevamento Le Grand Noir (per la selezione del cavallo Frisone e Barock Pinto)
Regione Tetti Sagrini 1 – La Loggia (TO)
Facebook : Allevamento “Le Grand Noir” & “Anthrax Font”
Instagram : allevamento.legrandnoir

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Errori in Spirit, cavallo selvaggio

Nonostante il cartone della Dreamworks sia sicuramente nella lista dei film preferiti di un cavaliere che si rispetti, in questo film d’animazione sono stati commessi alcuni errori “imperdonabili” che riguardano proprio il mondo del cavallo. Sinceramente, sebbene l’abbia guardato innumerevoli volte, io non li avevo notati tutti…e tu?

  • All’inizio del film si vede uno Spirit appena nato con una dentatura già completa, quando invece ancora non dovrebbe avere denti (immagine1)
  • sempre all’inizio, il puledrino si ferma a bere, ma lecca l’acqua come un cane, quando invece i cavalli la succhiano (immagine 2)
  • Spirit racconta di essere diventato capobranco del Cimarron “come mio padre prima di me” ma questo non è possibile; i giovani stalloni si separano dal loro branco, altrimenti finirebbero per accoppiarsi con cavalle che sono loro madri e/o sorelle;
  • nel branco di Spirit ci sono due puledri, protagonisti della scena dell’attacco di un coguaro; e nonostante Spirit starà via per diverse stagioni, quando torna i due puledri non sono minimamente cresciuti; (immagine 3-4)
  • nel campo dei Lakota si vede un recinto per i cavalli, ma gli indiani d’America non ne avevano; li lasciavano pascolare liberi supervisionati dai giovani della tribù.