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Errori in Spirit, cavallo selvaggio

Nonostante il cartone della Dreamworks sia sicuramente nella lista dei film preferiti di un cavaliere che si rispetti, in questo film d’animazione sono stati commessi alcuni errori “imperdonabili” che riguardano proprio il mondo del cavallo. Sinceramente, sebbene l’abbia guardato innumerevoli volte, io non li avevo notati tutti…e tu?

  • All’inizio del film si vede uno Spirit appena nato con una dentatura già completa, quando invece ancora non dovrebbe avere denti (immagine1)
  • sempre all’inizio, il puledrino si ferma a bere, ma lecca l’acqua come un cane, quando invece i cavalli la succhiano (immagine 2)
  • Spirit racconta di essere diventato capobranco del Cimarron “come mio padre prima di me” ma questo non è possibile; i giovani stalloni si separano dal loro branco, altrimenti finirebbero per accoppiarsi con cavalle che sono loro madri e/o sorelle;
  • nel branco di Spirit ci sono due puledri, protagonisti della scena dell’attacco di un coguaro; e nonostante Spirit starà via per diverse stagioni, quando torna i due puledri non sono minimamente cresciuti; (immagine 3-4)
  • nel campo dei Lakota si vede un recinto per i cavalli, ma gli indiani d’America non ne avevano; li lasciavano pascolare liberi supervisionati dai giovani della tribù.

Curiosita' · Micropillole · Storia

Micropillola / I simboli sui cavalli degli indiani d’America

Vediamo insieme quelli che erano i principali simboli con cui i nativi americani erano soliti decorare i loro migliori cavalli, all’alba di una battaglia o di una battuta di caccia. Alcuni servivano per mostrare il valore del guerriero, altri erano segni per ingraziarsi la sorte.

  1. Linee orizzontali poste sopra il naso o sulle gambe, mostravano il numero delle vittorie e dei trofei di guerra.
  2. Cerchi attorno agli occhi e/o alle narici servivano ad amplificare i sensi del cavallo.
  3. la freccia dritta era un simbolo di buon auspicio per la riuscita dell’impresa.
  4. ferri di cavallo squadrati o tondeggianti, segnavano il numero delle incursioni (per rubare cavalli) portate a termine dal guerriero.
  5. una forma di serpente con un piccolo cerchio e una linea a zigzag lungo le gambe posteriori, serviva ad augurare al cavallo di agire con velocità e senza essere scoperti.
  6. una o due linee a zigzag, simbolo del fulmine, servivano a dare potenza e velocità.
  7. l’impronta di una mano di qualsiasi colore tranne il rosso, segnalava che una missione era stata portata a termine; se era rossa invece, segnava la morte di un nemico. Inoltre, se era posta sulla spalla del cavallo, era anche un voto di vendetta.
  8. puntini bianchi posti sul petto erano l’auspicio che la grandine si abbattesse sul nemico.
Curiosita' · Storia

Gli indiani d’America e i cavalli

E’ noto che i nativi americani sono stati grandi uomini di cavalli e che l’arrivo di questo animale abbia rivoluzionato completamente la vita di queste tribù, divenendo un mezzo fondamentale per la caccia, gli spostamenti e il trasporto.

Eppure i primi nativi che incontrarono il cavallo portato dagli spagnoli, ne rimasero terrorizzati; non avendola mai vista pensarono fosse una creatura mostruosa e ostile. Poi però, riconoscendogli grandi doti e utilizzi, cominciarono a considerarlo un’animale sacro, portato dagli dei. Essendo il cane l’animale conosciuto che maggiormente assomigliava al cavallo, i nativi lo chiamarono con espressioni come “il grande cane dell’uomo bianco”, “cane misterioso” o ancora “cane daino”.
I Comanche furono una delle tribù maggiormente legata al cavallo; ne possedevano talmente tanti da usarli come merce di scambio per ottenere armi o altri beni. Questo grazie all’allevamento ma anche grazie alla cattura di esemplari selvaggi o tramite il furto. Un guerriero comanche, poteva arrivare a possedere tra i 50 e i 100 cavalli.
I nativi americani utilizzavano ancor prima dell’arrivo dei cavalli cinghie di cuoio che furono poi adattate per diventare briglie, lacci e capezze. Le prime selle, che comunque arrivarono molto più tardi, erano sacche di pelle di animale riempite con paglia e assicurate al dorso del cavallo con cinghie; divennero col tempo poi più elaborate, con staffe e decorazioni.
I cavalli, quando bisognava affrontare delle battaglie o delle battute di caccia, venivano decorati sul manto con simboli dai colori sgargianti e pezzi di stoffa colorati venivano attaccati alla criniera o alla coda; alcune tribù usavano anche delle maschere a forma di testa di bisonte con corna e piume per dar loro un’aria più aggressiva.

Tutto era legato anche alla componente magica che questi animali portavano con sè, essendo considerati esseri divini, soprannaturali. Anche il colore del manto aveva una certa valenza: alcune tribù preferivano i cavalli grigi, altre quelli neri, altre ancora quelli pezzati.
I bambini erano abituati a stare a cavallo fin da piccolissimi, e una delle prime importanti responsabilità di un ragazzino che si avviava verso la maturità, era quello di badare ai cavalli, a non perderli mai di vista ed ad assicurarsi che avessero sempre acqua a disposizione.