Discipline · Intervista · Monta americana · Sport

Dalla monta inglese a quella americana

Ero una bambina quando iniziai a montare all’Inglese, cominciai dai pony e, dopo una lunga pausa, passai ai cavalli. Nonostante mi trovassi in un maneggio principalmente dedito al salto ostacoli, amavo di gran lunga le lezioni di dressage.

Fonte : lady0ak


Quando il mio istruttore decise di andarsene mi trovai un po’ persa, non sapevo con chi sarei finita e non avevo idea di dove andare. Mi venne proposto un posto dove si faceva monta americana e di primo impatto rimasi sconcertata; non mi era mai venuto in mente di poter fare un diverso tipo di monta, anche perché nella mia idea, quella americana mancava di rispetto al cavallo per via di quei grossi morsi e di quei lunghi speroni, e pensavo mancasse anche di tecnica. Accettai comunque di andare a vedere il posto e appena arrivata al ranch me ne innamorai e decisi così di dare una possibilità a questo nuovo mondo.
La prima cosa che mi stupì positivamente fu l’atteggiamento dei cavalli, tutti quarter horse, cavalli tranquilli con una gran testa e un gran cuore, capaci di ascoltare sempre le richieste dell’uomo, animali pazienti e attenti.

Fonte : lady0ak

Scoprii in breve tempo che quello che per me sembrava poco rispettoso, era semplicemente una diversa risposta alle necessità della monta americana: il morso così grosso non creava problemi al cavallo se usato nella maniera corretta, infatti, a differenza della monta inglese, nella monta americana i comandi di direzione si danno con l’appoggio della redine sul collo del cavallo e non per pressione; sono quindi richieste redini lunghe, si lavora il cavallo per fargli mantenere una posizione rilassata del collo e non si incide quindi nell’imboccatura; gli speroni sono molto più lunghi perché la sella è più “grossa” rispetto a quella inglese e ha una staffatura decisamente più lunga, due elementi che allontanano di molto lo sperone dal cavallo e che quindi necessita essere differente per riuscire ad arrivare a toccare l’animale.
Le difficoltà più grosse sono state sicuramente riuscire a tenere le staffe più lunghe ed eliminare il contatto con la bocca del cavallo. Per il resto l’assetto è molto simile e quindi, avendo avuto una buona impostazione all’inizio, non ho riscontrato difficoltà.
Anche la tecnica si è rivelata molto importante: nonostante i cavalli siano addestrati in modo da fare tutto quello che gli viene richiesto tramite l’utilizzo di suoni e gambe, se non gli viene dato il comando nel modo giusto e se il cavaliere non si dimostra meritevole del loro rispetto, quei cavalli non faranno mai quello che gli viene richiesto.
Il contatto che si crea con il cavallo nella monta americana è molto forte; mi sono innamorata così tanto di questo mondo che ho anche deciso di comprare un cavallo addestrato per il reining.
Alla fine bisogna cercare la disciplina che meglio risponde a quello che cerchiamo noi nel montare a cavallo: c’è chi vuole il contatto con l’animale, chi ricerca la tecnica, chi ama rilassarsi e chi lo vede come puro sport. Provare le varie discipline ci aiuta a rispettare una visione differente del cavallo e ci schiarisce le idee su ciò che realmente cerchiamo.
Io ci sono riuscita.

Laura

Curiosita' · Il nitrito della buonanotte · Storia

Il nitrito della buonanotte / Hans l’intelligente

Questa sera vi racconto la storia di Hans der Kluge, o “Hans l’intelligente”, un cavallo di razza Orlov, che negli ultimi anni del 1800 riempì di stupore il pubblico tedesco, dimostrando doti straordinarie…o quasi.

Il padrone di Hans era Wilhelm Von Osten, un insegnante di matematica molto interessato alle ricerche sull’intelligenza e le capacità di apprendimento degli animali. Il cavallo Hans sembrava in grado di risolvere operazioni matematiche battendo con lo zoccolo per terra tante volte quanto era il risultato. Dal 1891 si esibì in spettacoli gratuiti in tutta Germania per mostrare agli increduli spettatori le sue grandi doti. Ovviamente molti erano gli scettici, soprattutto dopo che Hans finì sulle pagine del New York Times.

HANS

Vennero condotte diverse indagini per verificare che la genuinità della cosa, e in una di queste, fatta dallo psicologo Oskar Pfungst, si ebbe l’intuizione che le risposte del cavallo fossero collegate a chi gli poneva le domande.
Si notò infatti che la percentuale delle risposte esatte scendeva a zero quando il padrone veniva nascosto alla vista del cavallo, o quando venivano poste domande di cui l’interrogante non conosceva la risposta.
Si capì quindi che ogni respiro, postura, espressione facciale, anche la più involontaria, influiva sui colpi di zoccolo di Hans. Il cavallo percepiva una sorta di tensione attorno a sè stesso  che svaniva nel momento in cui dava il giusto numero di colpi con lo zoccolo. Hans non aveva quindi nessuna conoscenza matematica, ma un’incredibile sensibilità a qualsiasi messaggio del corpo gli venisse inviato dalla persona vicino a lui.

Il termine “Clever Hans effect” viene usato tutt’ora per descrivere il fenomeno per il quale, soprattutto riferito ad animali, si possa influenzare un soggetto attraverso impercettibili segnali. Consapevole di questo, durante il training dei cani anti-droga, il conducente del cane non e’ mai a conoscenza di dove si trovi l’eroina, per evitare che inavvertitamente l’animale venga influenzato.

Curiosita' · Storia

Yabusame – 流鏑馬

Lo Yabusame è una antica pratica giapponese in cui viene richiesta al fantino-arciere l’abilità di colpire 3 bersagli in sella a un cavallo lanciato al galoppo.

Con lo Yabusame andiamo indietro nel tempo fino al periodo Heian (794-1185), quando era una disciplina con cui si distinguevano i samurai migliori, ma che, più che tecnica di guerra, era una cerimonia che si svolgeva davanti ai templi più importanti per ingraziarsi gli dei. Il luogo più famoso legato allo Yabusame, è sicuramente il tempio di Hachiman a Kamakura
(鶴岡八幡宮), dimora del dio della guerra.
Il percorso che fa il cavallo al galoppo è un rettilineo di 218 metri delineato da due corde e lungo il quale sono disposti 3 bersagli sulla sinistra a una distanza di 5 metri e a un’altezza di 2. Quando l’arciere riesce a colpire il centro del bersaglio viene urlato tekichu.
Bellissimi sono i vestiti del fantino e le bardature del cavallo. Molto particolare è lo igote che ricopre il braccio, la spalla e il petto sinistri dell’arciere per proteggerlo dai colpi dell’arco; ha una forma asimmetrica e allungata che costringe l’arciere a portare le braccia molto piu in alto rispetto alla classica posizione di tiro, la mano che incocca la freccia quasi aldisopra della testa.

Curiosita' · Storia

Caprilli e la nuova equitazione

Con il capitano Federico Caprilli (1868-1907) si ha uno spartiacque nella storia dell’equitazione.

Prima dei suoi insegnamenti, l’equitazione era dominata dai precetti della scuola classica, dove montare a cavallo era più una questione di estetica, e l’atteggiamento del cavaliere era a discapito del movimento del cavallo, soprattutto durante il salto di ostacoli. L’intuizione di Caprilli, che derivò dalla semplice osservazione dei naturali movimenti del cavallo durante il salto in libertà, portò allo sviluppo di una tecnica equestre in cui il cavaliere doveva essere elastico e leggero sulla schiena dell’animale, cercando di assecondarne il baricentro e protendendosi in avanti per dare libertà al collo del cavallo durante il superamento dell’ostacolo. Il suo metodo si chiamerà “Sistema naturale di equitazione”.

I suoi precetti verranno presto adottati dalle scuole di equitazione di tutto il mondo, e ancora oggi le competizioni di salto ostacoli seguono le norme stabilite da Caprilli.

La tecnica del salto prima…
…e dopo Caprilli.

Foto da: https://marcocrupi.it/2019/03/foto-della-scuola-di-cavalleria-italiana-federico-caprilli.html

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