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Lo sliding stop

Lo sliding stop è tra le figure più conosciute e spettacolari dell’equitazione western, un momento delle gare di reining in cui il tifo si fa molto intenso e sentito.

Il cavallo avanza in linea retta con un galoppo progressivo e allo “whoa” del cavaliere, blocca i posteriori continuando a camminare in avanti con gli anteriori.
Questo tipo di manovra necessita di un’adeguata conformazione fisica, attitudine e addestramento del cavallo, dell’abilità del cavaliere oltreché di un terreno adatto.
Le caratteristiche fisiche principali che si richiedono al cavallo per eseguire al meglio questa manovra si ritrovano principalmente nella razza del Quarter Horse; questa infatti ha una muscolatura del dorso e della groppa molto sviluppata, e la schiena, lunga e inclinata, permette al cavallo di portare sotto di sé i posteriori nello sliding stop; questa conformazione fornisce inoltre un buon equilibrio sui posteriori nell’esecuzione di stop e rapidi cambi di direzione.
Grazie alla selezione fatta tramite l’allevamento, già dai primi giorni di vita, il puledro quarter mostra l’attitudine ad eseguire stop anche in libertà, fermandosi bruscamente dopo essersi lanciato al galoppo verso una staccionata.
Per quanto riguarda il terreno, non deve esserci né troppa sabbia perché andrebbe a bloccare la scivolata, né troppo poca perché al contrario potrebbe risultare troppo scivoloso compromettendo l’equilibrio del cavallo.

Tips per eseguire un buon sliding stop:

  • il cavallo deve galoppare libero e rilassato in linea retta, con le spalle allineate, un buon impulso e aumentando la velocità progressivamente. Senza impulso si avrà uno stop debole;
  • il cavallo deve essere attento ai comandi senza anticiparli;
  • durante la frenata il cavallo deve rimanere arrotondato e rilassato e il cavaliere deve essere attento al movimento dell’animale, lasciandogli le redini sciolte e guidandolo con il corpo; al comando vocale, il cavaliere deve spostare leggermente indietro le spalle e, facendo pressione sulla seduta, provocare una pressione sulle staffe, in particolare sui talloni che vengono spinti verso il basso e si allontanano dai fianchi del cavallo.
Fonte: Irene
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Splashed white horse

Lo splashed white o splash, è un tipo di mantello caratterizzato da macchie bianche più o meno estese; in alcuni soggetti sono minime, mentre in altri sono talmente ampie da sembrare che il cavallo sia stato letteralmente intinto nella pittura bianca a partire dai piedi.

La testa e le gambe sono bianche e pure la coda, che in alcuni casi ha bianca solo la punta.
La caratteristica principale dello spashed white che lo distingue da altri tipi di colorazioni, è che i margini delle macchie sono definiti e regolari e queste si sviluppano soprattutto nel senso orizzontale; la parte inferiore della pancia è spesso bianca e la macchia si sviluppa poi generalmente verso l’alto su entrambi i lati.
Gli occhi possono essere azzurri e il cavallo può presentare sordità, anche se i casi sembrano essere limitati ai soggetti in cui ci sia assenza di melanociti (e quindi di pigmentazione = colore bianco) anche all’interno dell’orecchio.
Questo mantello può presentarsi in diverse razze, tra queste Quarter Horse, Paint Horse, Islandese, Miniature Horse, Morgan, Shetland e Trakehner. Si tratta di una mutazione genetica, in alcuni casi generatasi centinaia di anni fa, più precisamente di 5 mutazioni identificate con le sigle SW1, SW2, SW3, SW4, SW5. Gli allevatori sono chiamati a sottoporre i propri cavalli al test del DNA così da poter identificare quale di queste mutazioni sia eventualmente presente nel loro cavallo poichè alcune combinazioni genetiche si sono rivelate letali per il puledro.

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Il quarab

Nel 1953 negli Stati Uniti d’America Idraff, stallone Arabo, e Cotton Girl, giumenta Quarter Horse, diedero alla luce Indy Sue, puledra che rappresenta il primo incrocio tra le due razze ufficialmente documentato. La puledra venne registrata come Quarter Horse e si dimostrò vincente nelle gare di performance, western pleasure, reining, hunter under saddle e cutting. Nel 1960 ottenne un posto nel Performance Register of Merit.
Il primo registro ufficiale a promuovere i cavalli nati dall’incrocio tra Arabo e Quarter Horse è l’”United Quarab Registry” del 1989. Il “Painted Quarab Index”, del 1991, ha fatto includere anche i mantelli overo e tobiano, tipici del Paint Horse.

Nel 2006 nasce l’ AICQA, Associazione Italiana Cavallo Quarab, con lo scopo di promuovere questo cavallo in Italia. Nel 2012 viene istituito il Registro Italiano del Cavallo di Razza Quarab e dal 2013 l’offerta di registrazione è estesa a tutti i cavalli di razza Quarab che si trovano all’estero e che non hanno una associazione di riferimento nel proprio Paese.
Lo “Stud Book”, cioè l’albo di razza, si trova presso la International Quarab Horse; all’interno di questo albo sono accettati i cavalli che posseggano da 1/8 a 7/8 di sangue di una razza rispetto all’altra.
L’altezza del Quarab va dai 142 ai 162 cm e l’aspetto fisico varia a seconda della prevalenza di sangue Arabo o Quarter. La morfologia viene distinta in 3 tipologie principali:
Foundation type, ovvero lo standard di razza, che coniuga insieme le caratteristiche di entrambe le razze; Stock type, che si mostra più simile al Quarter e al Paint Horse ma che include dei tratti di eleganza dell’Arabo; Pleasure type, che si avvicina di più alla razza Araba, soprattutto nel morfologia della testa.
Questo cavallo si dimostra molto versatile, agile e resistente e quindi adatto sia per le specialità della monta Western sia per il Dressage e l’Endurance.

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Dalla monta inglese a quella americana

Ero una bambina quando iniziai a montare all’Inglese, cominciai dai pony e, dopo una lunga pausa, passai ai cavalli. Nonostante mi trovassi in un maneggio principalmente dedito al salto ostacoli, amavo di gran lunga le lezioni di dressage.

Fonte : lady0ak


Quando il mio istruttore decise di andarsene mi trovai un po’ persa, non sapevo con chi sarei finita e non avevo idea di dove andare. Mi venne proposto un posto dove si faceva monta americana e di primo impatto rimasi sconcertata; non mi era mai venuto in mente di poter fare un diverso tipo di monta, anche perché nella mia idea, quella americana mancava di rispetto al cavallo per via di quei grossi morsi e di quei lunghi speroni, e pensavo mancasse anche di tecnica. Accettai comunque di andare a vedere il posto e appena arrivata al ranch me ne innamorai e decisi così di dare una possibilità a questo nuovo mondo.
La prima cosa che mi stupì positivamente fu l’atteggiamento dei cavalli, tutti quarter horse, cavalli tranquilli con una gran testa e un gran cuore, capaci di ascoltare sempre le richieste dell’uomo, animali pazienti e attenti.

Fonte : lady0ak

Scoprii in breve tempo che quello che per me sembrava poco rispettoso, era semplicemente una diversa risposta alle necessità della monta americana: il morso così grosso non creava problemi al cavallo se usato nella maniera corretta, infatti, a differenza della monta inglese, nella monta americana i comandi di direzione si danno con l’appoggio della redine sul collo del cavallo e non per pressione; sono quindi richieste redini lunghe, si lavora il cavallo per fargli mantenere una posizione rilassata del collo e non si incide quindi nell’imboccatura; gli speroni sono molto più lunghi perché la sella è più “grossa” rispetto a quella inglese e ha una staffatura decisamente più lunga, due elementi che allontanano di molto lo sperone dal cavallo e che quindi necessita essere differente per riuscire ad arrivare a toccare l’animale.
Le difficoltà più grosse sono state sicuramente riuscire a tenere le staffe più lunghe ed eliminare il contatto con la bocca del cavallo. Per il resto l’assetto è molto simile e quindi, avendo avuto una buona impostazione all’inizio, non ho riscontrato difficoltà.
Anche la tecnica si è rivelata molto importante: nonostante i cavalli siano addestrati in modo da fare tutto quello che gli viene richiesto tramite l’utilizzo di suoni e gambe, se non gli viene dato il comando nel modo giusto e se il cavaliere non si dimostra meritevole del loro rispetto, quei cavalli non faranno mai quello che gli viene richiesto.
Il contatto che si crea con il cavallo nella monta americana è molto forte; mi sono innamorata così tanto di questo mondo che ho anche deciso di comprare un cavallo addestrato per il reining.
Alla fine bisogna cercare la disciplina che meglio risponde a quello che cerchiamo noi nel montare a cavallo: c’è chi vuole il contatto con l’animale, chi ricerca la tecnica, chi ama rilassarsi e chi lo vede come puro sport. Provare le varie discipline ci aiuta a rispettare una visione differente del cavallo e ci schiarisce le idee su ciò che realmente cerchiamo.
Io ci sono riuscita.

Laura