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L’endurance – Intervista a Costanza Laliscia

Costanza Laliscia è giovane, giovanissima, e quando ci racconta di sè e della sua grande passione per l’endurance, si percepisce in lei il piacere vero e genuino di far conoscere a sempre più gente questa disciplina ancora troppo poco nota. La sua carriera agonistica è già molto lunga: dopo aver vinto diverse volte i campionati italiani sia junior che senior, quest’anno vince anche il campionato europeo individuale senior, ed è al primo posto del FEI Endurance Young Rider World Ranking 2019. Chi meglio di Costanza poteva spiegarci il fascino di questa disciplina?!
Ecco cosa ci ha raccontato.

1.Parlaci dell’endurance e delle regole principali da osservare durante una competizione.

L’endurance è sostanzialmente una maratona a cavallo, e le gare vanno da una distanza minima di 20 kilometri a una massima di 160 (da percorrere in uno stesso giorno). Si parte “in frotta” cioè tutti insieme e il percorso è suddiviso in vari giri, al termine di ognuno si ritorna al punto di partenza chiamato “cancello veterinario”; qui un veterinario controlla i parametri metabolici del cavallo e si accerta che non ci siano irregolarità nell’andatura (zoppie). Vince chi finisce il percorso per primo dopo aver superato la visita veterinaria. La regola fondamentale dell’endurance si può dire sia quindi il benessere del cavallo che viene visitato costantemente durante tutta la gara ed è perciò fondamentale che il cavaliere sappia gestire al meglio le energie dell’animale e distribuire bene le forze lungo tutto il percorso per essere pronti a un ipotetico sprint finale.

2. Come è iniziata la tua passione per l’endurance?

E’ iniziata grazie al mio papà appassionato di cavalli e di endurance in particolare: è stato campione del mondo a Dubai nel 2005 e io lo segiuivo in gara fin da piccolissima con il sogno di continuare la sua strada. Abbiamo anche una scuderia molto importante, la Italia Endurance Stables & Accademy, quindi la mia passione per i cavalli prima e per l’endurance poi, nasce fin da piccolissima.

3. Com’è strutturato un tuo allenamento tipo?

Gli allenamenti possono essere molti lunghi; un allenamento medio, cioè di circa due ore prevede come andatura principale il passo intervallato da qualche minuto di trotto e galoppo; importante è lavorare anche in dislivello, quindi fare percorsi di montagna, e a volte per rafforzare l’allenamento facciamo dei lavori di solo galoppo fino alle due ore anche continuative all’interno di piste di allenamento, quindi in un circuito chiuso. Io come atleta, oltrechè prepararmi col cavallo con cui farò la gara, seguo poi un percorso molto mirato di allenamento funzionale, quindi mi alleno anche in palestra in modo da rendere più ottimali possibili le mie performance in gara e dare il mio supporto massimo al cavallo.

4. Come gestisci le andature durante il percorso?

La gara viene pianificata prima, in base alla tipologia della gara stessa, al cavallo, al tipo di allenamento seguito, e al tipo di terreno. In generale cerco di trottare senza andare oltre quella che sarebbe la velocità naturale del cavallo al trotto, per evitare uno sforzo eccessivo; le andature principali in gara sono ovviamente trotto e galoppo, ma se ci sono tratti pericolosi con un terreno particolarmente disconnesso si procede al passo o addirittura si scende e si conduce il cavallo a mano.

5. Quali parametri vengono controllati al cavallo durante le visite?

Vengono controllati in primis i battiti cardici che devono essere sotto i 64 al minuto; poi si guarda il livello di idratazione, il riempimento capillare, il tono muscolare, vengono controllate le mucose, che l’intestino sia in movimento e l’andatura.

6. Qual è la difficoltà maggiore di questo sport?

Essendo percorsi molto lunghi, ci possono davvero essere tanti piccoli incidenti che
possono arrivare a compromettere il risultato della gara stessa. Anche in quei momenti in cui può subentrare un po’ di stanchezza, bisogna mantenere la concentrazione e montare bene assecondando e alleggerendo il cavallo.

7. Quale aspetto dell’endurance che ti appassiona vorresti far conoscere a chi non sa molto di questa disciplina?

Mi piace il rapporto che si instaura con il cavallo perché facciamo talmente tanti kilometri insieme che si crea qualcosa di speciale; questo legame a livello di sensazioni e sentimenti è molto importante e prezioso perché il cavallo ci trasmette le sue sensazioni a livello di stanchezza e benessere che bisogna saper ascoltare per poter gestire al meglio la gara. Inoltre nell’endurance c’è un contatto con la natura costante e si attraversano dei percorsi meravigliosi con dei paesaggi stupendi.

8. Cosa consiglieresti a una persona che vorrebbe provare a cimentarsi nell’endurance?

Consiglio di cercare di fare formazione e di apprendere il più possibile perché a
volte l’endurance viene sottovalutata pensando sia solo un passeggiata a cavallo ma in realta dietro c’è un grande studio, allenamento e lavoro di tanti professionisti.

5 CURIOSITA’ SULL’ENDURANCE!!!

  • Generalmente nell’endurance si prediligono finimenti leggeri, soprattutto per quanto riguarda la sella, e resistenti; il team di Costanza, il fuxiateam, per esempio, usa una testiera in biothane, un materiale leggero ma, contrariamente al cuoio, resistente all’acqua;
  • Lungo il percorso ci sono dei punti detti di assistenza dove si incontrano gli assistenti e le altre persone del team per rinfrescare il cavallo e farlo bere molto velocemente prima di riprendere la gara;
  • L’endurance a livello agonistico prevede che i cavalieri abbiano almeno 14 anni perché può capitare di dover attraversare tratti di strada su cui circolano veicoli, e uno dei requisiti del codice della strada per chi conduce un animale è appunto il compimento del quattordicesimo anno d’età;
  • La razza maggiormente prediletta in questa disciplina è il Purosangue Arabo;
  • Dopo ogni visita veterinaria, ci sono circa 40 minuti in cui il binomio può riposarsi e rifocillarsi prima di proseguire la gara.
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Micropillola / Il piede nella staffa

Nell’assetto la posizione del piede nella staffa è fondamentale per garantirci equilibrio e una perfetta fusione coi movimenti del cavallo. Il punto preciso dove appoggiare il piede è la parte più larga della pianta dove partono le dita e non la punta come molti pensano. Questo perché è il punto che garantisce un maggior appoggio a differenza delle sole punte dalle quali la staffa può scivolare facilmente. Tale posizione del piede garantisce inoltre di far scendere bene i talloni e scaricare il peso sulla staffa avendo un corretto assetto in sella.

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L’abbigliamento della monta western

Quando si pensa ad un cowboy è quasi inevitabile che nella nostra mente affiori l’immagine di Clint Eastwood o di John Wayne nei classici film western: cappello, camicia, stivaloni e speroni. Ma è proprio così che ci si veste quando si monta all’americana? La risposta è si, gli elementi essenziali dell’abbigliamento della monta western sono rimasti pressochè gli stessi.
vediamo insieme quali sono:
il cappello: non è obbligatorio, ed è quasi unicamente per bellezza quindi utilizzato generalmente durante le competizioni;
● la camicia: esiste di tantissimi colori e fantasie viene anche questa indossata solitamente in gara;
il pantalone: solitamente vengono utilizzati i jeans sia nell’allenamento che in gara;
gli stivali: gli stivali western tengono salda la caviglia e avvolgono bene il piede, hanno una suola e un tacco grossi e rigidi;


gli speroni: possono essere con punta a stella, a goccia o rotella dentata smussata, tutto dipende dalla sensibilità del cavallo e dall’esperienza del cavaliere. gli speroni più famosi sono quelli a rotella il cui utilizzo corretto prevede che la rotella scivoli sul corpo del cavallo; Il gambo su cui fa perno la rotella, può essere lungo o corto a seconda della lunghezza della staffatura; se la staffatura è corta, e quindi il piede del cavalierei è più vicino al corpo del cavallo, basterà un gambo corto per riuscire a toccarlo. viceversa, se la staffatura è lunga, sarà necessario un gambo lungo.

Ci sono poi altri accessori che possono essere aggiunti e che possono variare in base al tipo di disciplina western. Tra questi c’è sicuramente la cintura in cuoio con una grossa fibbia, generalmente molto lavorata ed appariscente, e i chaps in cuoio o pelo, come ulteriore protezione delle gambe.

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Come superare una brutta caduta

E’ successo anche a me. Sono caduto da cavallo.
Dolore fisico a parte, è stata un’esperienza traumatica.
Ora il dolore è passato, sto bene, ma ho paura di tornare in sella.
Il ricordo di cadere torna alla mente e mi blocca, anche se vorrei rimettere i piedi nelle staffe.
Cosa fare?

La risposta è: non avere fretta, datti tempo. Il Colosseo non è stato costruito in un giorno, questo per dirti che le cose fatte bene, richiedono tempo. Se la paura ti assale quando devi montare in sella, allora fai un passo indietro. Non tirare troppo la corda e riparti da zero. Come il cavallo, anche tu sei un atleta e come tale necessiti di essere in forma fisicamente e mentalmente per dare il meglio.
Come prima cosa, parla della tua paura con il tuo istruttore, digli quello che ti turba e chiedigli consiglio. Oltrechè aiutarti a sfogare le tue ansie, parlarne con chi ha più esperienza di te, ti aiuterà a capire qual è stato il motivo della tua caduta in modo da non commettere più lo stesso errore.
Poi vai a trovare il cavallo dal quale sei caduto, salutalo, fagli qualche coccola. Se ti va, puoi passeggiarlo a mano nel maneggio e fargli brucare un po’ d’erba. Possono sembrare gesti scontati, ma non lo sono affatto, perché fortificano il vostro legame. Importante è non etichettare subito il cavallo nella lista dei “cavalli cattivi”; se ti fa sentire più sicuro chiedi all’istruttore se è possibile montare un cavallo più tranquillo per qualche lezione. Potrai così riacquistare fiducia, per poi rimetterti in gioco con il cavallo di prima.
Un’altra cosa che puoi fare per riacquistare la tranquillità, è quella di provare a muovere il cavallo da terra, alla longia; lui si sgranchisce le gambe e e tu riprendi fiducia mentre dirigi l’esercizio.
Se hai ancora qualche incertezza, puoi anche chiedere al tuo istruttore di farti fare lezione in sella ma con la longia nelle sue mani. Sarai sempre tu padrone dei movimenti del binomio, ma la longia ti darà più sicurezza.
Indossa SEMPRE le protezioni; consiglio vivamente di indossare sia il cap che la “tartaruga” a prescindere da età ed esperienza. Essere equipaggiati adeguatamente può farci sentire più sicuri anche psicologicamente. Può essere anche utile farti supervisionare da qualcuno del maneggio, da un istruttore o da una persona con esperienza, che possa intervenire in caso di necessità.
Altra cosa importante è di non buttarsi giù di morale, di non sentirsi degli incapaci; a tutti può succedere, anche i campioni cadono!
Dopo aver superato questo momento tornerai a fare lezione come prima, in totale serenità e magari, con una marcia in più. Come dice un detto “cadere per poi rialzarsi più forti di prima”!

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L’horseball – Intervista a Camilla Avagnina

L’horseball è uno dei pochissimi sport equestri dove si gioca a squadre e sebbene ancora poco conosciuto, in quanto a spettacolarità e adrenalina, non è secondo a nessuno.
Abbiamo intervistato per voi la campionessa italiana di Horseball, Silvia Camilla Avagnina; il suo e il nostro scopo è quello di far conoscere questa stupenda disciplina a sempre più persone.

Ma chi è Camilla? Classe ’93, inizia a giocare a horseball all’età di 10 anni con i ponies, ma poi cambia maneggio, dove l’impossibilità di continuare a giocare, la fanno passare al salto ostacoli. A 18 anni, poi, parte per la Spagna per studiare all’università di Barcellona, e lì la svolta: vicino a casa, trova un posto dove praticare horseball, e dopo solo un anno e mezzo, viene chiamata per giocare nella nazionale italiana! Da allora non ha mai più lasciato questo sport e nonostante attualmente viva in Italia, il suo cuore è con la squadra spagnola del Serrat dove gioca insieme alle sue inseparabili compagne.

1.Raccontaci come si svolge il gioco dell’horseball, e quali sono le regole principali.

L’horseball è uno sport di squadra che unisce l’equitazione, il basket ed il rugby, anche se quando mi chiedono a cosa si può paragonare rispondo sempre che è come il Quidditch di Harry Potter, ma invece di avere le scope abbiamo i cavalli! Ci sono due squadre formate da 6 binomi ognuna (4 in campo e 2 a bordo campo pronti ad entrare ad ogni richiesta dell’allenatore); lo scopo è riuscire a buttare le palla nel canestro avversario, dopo aver fatto passare la palla tra 3 giocatori differenti della stessa squadra, senza che la difesa gliela rubi. La partita dura 20 minuti ed è divisa in due tempi da 10, con una pausa di 3 minuti, fondamentale per far riposare cavalli e cavalieri e definire le tattiche di gioco.
Vince la squadra che fa più canestri. 

2. Che caratteristiche deve avere un cavallo da horseball? Ci sono delle razze che si prestano maggiormente a questa disciplina?

Generalmente vengono usati Purosangue Inglesi o Americani che vengono dalle corse; hanno bisogno però di un grandissimo lavoro di dressage perchè oltre ad essere veloce e resistente, nell’horseball è fondamentale che il cavallo sia anche agile, in grado di fermarsi e ripartire immediatamente, di fare piroettes e cambi di galoppo al volo. Ovviamente poi non deve avere paura della palla e non deve essere aggressivo verso gli altri cavalli.

3. C’è qualche particolarità nella sella e nei finimenti utilizzati?

Sella e finimenti sono gli stessi della monta inglese; le uniche particolarità sono che la martingala si lega fissa direttamente alla capezzina della testiera e non alle redini come nel salto, e che le staffe sono legate tra loro da una cinghia.

4. Uno dei momenti più spettacolari è il “ramassage” ovvero quando ci si piega a lato del cavallo per raccogliere la palla da terra…come si fa a non cadere?

Il fatto di avere le staffe legate tra loro, permette di creare una tensione tale affinché il piede non salga troppo e non ti sbilanci facendoti cadere dall’altra parte: è un pò come se qualcuno vi tenesse il piede dall’altra parte, il concetto è lo stesso.

5. Cosa ti ha fatto decidere che l’horseball era il tuo sport?

Prima di tutto perchè è una delle poche discipline equestri che prevede un gioco di squadra, poi perchè è una disciplina completa, molto dinamica e divertente con una tifoseria da stadio (cosa che nelle altre discipline equestri è molto limitata); noi abbiamo addirittura fumogeni, cartelloni, bandiere, trombe e megafoni, un vero delirio, una vera emozione. Un’altro aspetto che mi piace è che è l’unica disciplina equestre dove con un cavallo “normale” puoi arrivare a giocare un campionato del mondo, il risultato dipende più da te e dalla tua squadra che dal cavallo in sè, diversamente dal salto ostacoli.

6. Quali sono le squadre più forti? E quali sono le gare più importanti?

A livello nazionale Francia e Spagna sono le squadre più forti, ma devo dire che anche l’Italia negli ultimi anni sta crescendo parecchio e sta dando guerra alle altre. Per quanto riguarda le gare, la più importante di club è, come nel calcio, la Champions League mentre come nazionali ci sono i Campionati d’Europa o i Campionati del Mondo (ogni 4 anni) dove si scontrano tra di loro le varie nazioni.

5 CURIOSITA’ SULL’HORSEBALL!!!

  • le redini sono accorciate con un nodo così che il cavallo non rischi di inciamparvi e il cavaliere riesca a recuperarle velocemente quando deve lasciarle per prendere la palla con entrambe le mani;
  • le cadute da cavallo sono rare, ma in caso accada, la squadra viene penalizzata dando il possesso di palla a quella avversaria;
  • l’antenato dell’horseball è il “juego del pato”, lo sport nazionale argentino, dove pato significa anatra in spagnolo, perchè anticamente al posto della palla veniva usata un’anatra chiusa in un canestro;
  • la palla utilizzata nell’horseball è provvista di 6 maniglie in cuoio;
  • rispetto al polo, il numero dei giocatori è maggiore, il campo è più piccolo e le partite durano di meno; nel polo infatti è previsto che i cavalieri cambino cavallo alla fine di ogni tempo, affinchè gli animali, costantemente spronati a correre, non si stanchino troppo.
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Mostra nazionale del cavallo

LA STORIA La Mostra Nazionale del Cavallo a Città di Castello è una tra le più antiche manifestazioni equestri d’Italia. Nasce nel 1032 per celebrare il patrono San Florido con feste durante cui si svolgevano due fiere di merci e bestiame, giostre, palii e corse di cavalli berberi. Nel XVII secolo le fiere vennero sostituite da spettacoli teatrali e sfilate di carri a tema religioso, che però successivamente saranno soppresse con la Rivoluzione Francese. I festeggiamenti in onore del santo, ripresero nel 1827 insieme alle fiere del mese di novembre. Per tutto l’Ottocento e il Novecento le Fiere del Mulo e del Cavallo di Città di Castello hanno continuato a crescere, influendo positivamente sullo sviluppo agricolo ed economico dell’Alta Valle del Tevere, e grazie all’espansione di questo settore, numerose botteghe di artigiani (falegnami, fabbri, sellai, maniscalchi e costruttori di carrozze) sorsero e prosperarono. Dopo una breve sospensione nel dopoguerra, la manifestazione riprese vigore negli anni ’50 fino a quando, nel 1967, nacque l’attuale ‘Mostra Nazionale del Cavallo’.
Nella metà degli anni ’70, infine, la Mostra venne anticipata da novembre al secondo fine settimana di settembre e quindi trasferita dal Foro Boario agli stabilimenti della FAT (Fabbrica Autonoma Tabacchi di Cerbara).
Dopo aver festeggiato nel 2016 l’edizione dei 50 anni di vita, da quest’anno la Mostra Nazionale del Cavallo ha trasferito la propria sede al parco Alexander Langer (comunemente chiamato parco dell’ansa del Tevere).

LA MIA ESPERIENZA Nel corso degli anni, sono sempre andata a visitare questa fiera, che nel suo periodo d’oro era molto simile a quella di Fieracavalli a Verona, anche se più contenuta. C’era un grande capannone coperto pieno di stand di attrezzatura equestre e non solo, aree ristoro, souvenir e tanto altro. Tra i marchi presenti, c’erano nomi molto noti come Umbria Equitazione, Tattini, Fouganza, Fix Design, Parlanti. Fuori e tutt’intorno al capannone, oltre ai box dei cavalli, c’erano più campi suddivisi a seconda delle discipline che ospitavano.

In questa fiera si sono susseguite nel tempo davvero tante discipline: barrel, cutting, pole bending e trail per quanto riguarda la monta western; salto ostacoli, dressage, attacchi, volteggio ed endurance per la monta inglese. C’erano persino riprese in campo di monta spagnola e monta da lavoro anche in abiti storici, concorsi di morfologia e salto in libertà. La sera infine, si accendevano le luci del Gala, spettacolo equestre a 360 gradi.

Ve ne parlo al passato perché dopo la 50esima edizione, c’è stato il trasferimento di sede al Parco Alexander Langer che per la fiera è stato un po’ come ricominciare da zero, oltrechè portare ad un notevole ridimensionamento.
In queste nuove edizioni vedo che si sta dando spazio a discipline che rimangono a volte in secondo piano, come l’endurance, il polo, gli attacchi, ricche di storia, tecnica e frutto di tanto lavoro ed esercizio tanto quanto il salto ostacoli o il dressage.
Da grande fan e sostenitrice di questa mostra, spero che torni presto in vigore come una volta, e spero che attraverso questo mio articolo anche solo 1 persona decida l’anno prossimo di farci un salto.
Per avere maggiori informazioni, vi lascio il link del sito ufficiale.
www.mostradelcavallo.eu

LO SAPEVI ? Molti anni fa ho gareggiato in questa mostra per ben due volte! La prima nel volteggio e la seconda nel dressage. E’ stata una bella ed indimenticabile esperienza.

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Dalla monta inglese a quella americana

Ero una bambina quando iniziai a montare all’Inglese, cominciai dai pony e, dopo una lunga pausa, passai ai cavalli. Nonostante mi trovassi in un maneggio principalmente dedito al salto ostacoli, amavo di gran lunga le lezioni di dressage.

Fonte : lady0ak


Quando il mio istruttore decise di andarsene mi trovai un po’ persa, non sapevo con chi sarei finita e non avevo idea di dove andare. Mi venne proposto un posto dove si faceva monta americana e di primo impatto rimasi sconcertata; non mi era mai venuto in mente di poter fare un diverso tipo di monta, anche perché nella mia idea, quella americana mancava di rispetto al cavallo per via di quei grossi morsi e di quei lunghi speroni, e pensavo mancasse anche di tecnica. Accettai comunque di andare a vedere il posto e appena arrivata al ranch me ne innamorai e decisi così di dare una possibilità a questo nuovo mondo.
La prima cosa che mi stupì positivamente fu l’atteggiamento dei cavalli, tutti quarter horse, cavalli tranquilli con una gran testa e un gran cuore, capaci di ascoltare sempre le richieste dell’uomo, animali pazienti e attenti.

Fonte : lady0ak

Scoprii in breve tempo che quello che per me sembrava poco rispettoso, era semplicemente una diversa risposta alle necessità della monta americana: il morso così grosso non creava problemi al cavallo se usato nella maniera corretta, infatti, a differenza della monta inglese, nella monta americana i comandi di direzione si danno con l’appoggio della redine sul collo del cavallo e non per pressione; sono quindi richieste redini lunghe, si lavora il cavallo per fargli mantenere una posizione rilassata del collo e non si incide quindi nell’imboccatura; gli speroni sono molto più lunghi perché la sella è più “grossa” rispetto a quella inglese e ha una staffatura decisamente più lunga, due elementi che allontanano di molto lo sperone dal cavallo e che quindi necessita essere differente per riuscire ad arrivare a toccare l’animale.
Le difficoltà più grosse sono state sicuramente riuscire a tenere le staffe più lunghe ed eliminare il contatto con la bocca del cavallo. Per il resto l’assetto è molto simile e quindi, avendo avuto una buona impostazione all’inizio, non ho riscontrato difficoltà.
Anche la tecnica si è rivelata molto importante: nonostante i cavalli siano addestrati in modo da fare tutto quello che gli viene richiesto tramite l’utilizzo di suoni e gambe, se non gli viene dato il comando nel modo giusto e se il cavaliere non si dimostra meritevole del loro rispetto, quei cavalli non faranno mai quello che gli viene richiesto.
Il contatto che si crea con il cavallo nella monta americana è molto forte; mi sono innamorata così tanto di questo mondo che ho anche deciso di comprare un cavallo addestrato per il reining.
Alla fine bisogna cercare la disciplina che meglio risponde a quello che cerchiamo noi nel montare a cavallo: c’è chi vuole il contatto con l’animale, chi ricerca la tecnica, chi ama rilassarsi e chi lo vede come puro sport. Provare le varie discipline ci aiuta a rispettare una visione differente del cavallo e ci schiarisce le idee su ciò che realmente cerchiamo.
Io ci sono riuscita.

Laura

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Il reining, il dressage americano

Il reining, che tra le discipline western è in Italia la più seguita, viene paragonata al dressage; infatti il binomio deve dimostrare di essere in perfetta sintonia durante l’esecuzione di schemi (pattern) la cui precisione e armonia sarà valutata dai giudici di gara. Il cavallo deve rispondere prontamente agli ordini del cavaliere, che devono essere il più impercettibile possibile dall’esterno.
I pattern sono predefiniti nel regolamento dell’NRHA, associazione americana madre della disciplina. Prima di ogni gara viene stabilito il pattern da eseguire e ogni deviazione dallo schema è considerata errore. Le figure principali del reining sono:

Sliding stop: è forse la figura più conosciuta e spettacolare. Il cavallo viene fatto galoppare con andatura progressiva, e al comando del cavaliere blocca i posteriori per fare una lunga scivolata aiutandosi con gli anteriori per avanzare.

Fonte: Irene

Spin : si tratta di 4 giri di 360 gradi che il cavallo compie attorno a sè stesso facendo perno sui posteriori e incrociando gli anteriori, prima in un senso e poi nell’altro.

Fonte: Irene

Cambi di galoppo : devono essere eseguiti al volo, quindi senza transizioni al trotto, dando l’impressione che non vi sia alcuno sforzo del cavallo e con un comando da parte del cavaliere che deve essere il più impercettibile possibile.

Cerchi grandi e piccoli : devono essere eseguiti a varie velocità, e viene premiata la precisione della figura.

Rollback : si esegue subito dopo lo stop: appena terminato lo sliding stop, il cavallo si gira di 180 gradi facendo perno sui posteriori e riparte subito in linea retta al galoppo.

Back : anche questa manovra viene eseguita dopo lo stop e il cavallo deve indietreggiare velocemente.

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Il salto in libertà

Il salto in libertà è una prova in cui un cavallo entrato nell’età adatta per iniziare l’attività sportiva, viene esortato a saltare una serie di ostacoli senza essere montato dal cavaliere.

Il cavallo viene fatto entrare in un ring delimitato da una recinzione, che lo porterà verso dei salti di progressiva altezza. È una pratica usata per valutare in anticipo le attitudini al salto in un soggetto, e in particolare:

  • il coraggio e la serenità nell’affrontare l’ostacolo
  • l’equilibrio e l’agilità
  • la distensione della testa e del collo
  • la creazione di una parabola rotonda e centrata rispetto al salto
  • il giusto raccoglimento di arti anteriori e posteriori sotto il corpo

Il salto in libertà è uno strumento utile per valutare le potenzialità del cavallo, e in base a quelle, decidere come impostare il lavoro futuro per quel soggetto.
È sicuramente uno ‘spettacolo’ emozionante vedere saltare questi giovani cavalli; in molte fiere vengono allestiti dei padiglioni per ospitare il salto in libertà, perciò se vi capita, non perdete l’occasione!

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Il volteggio

Il volteggio è una disciplina equestre riconosciuta in tutto il mondo dalla FEI (Federazione Equestre Internazionale) e consiste nell’eseguire esercizi a corpo libero e a tempo di musica sul dorso del cavallo, condotto alla longia al passo e al galoppo.
La persona che tiene il cavallo alla longia si chiama “longeur”, fa parte della squadra e deve essere patentata FISE.
E’ uno sport sia di squadra che individuale e si può praticare sin da giovanissimi. Si comincia con una graduale preparazione fisica da terra e prima di salire sul cavallo, il volteggiatore prova gli esercizi sul “cavallo finto” bardato come quello vero, per perfezionare posizioni e figure.

Esistono due tipi di esercizi: gli “obbligatori”, composti da figure di base eseguibili al passo o al galoppo a seconda della categoria appartenente, e i “liberi”, vere e proprie coreografie create dalla squadra o dal singolo atleta. Esistono categorie individuali, a coppie e a squadre.
L’abbigliamento dei volteggiatori è composto da una tuta leggera elastica con i colori della squadra e scarpette da ginnastica artistica.